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da chiama l'africa



Buona strada !

                      Con questo augurio gli scouts usano salutarsi. E' un'
espressione che forse potrà anche far sorridere, perché poco cibernetica o
tecnologica. Ma quando penso alla storia di Chiama l'Africa, la mente
ripercorre il cammino fatto insieme a tanti amici, alle piazze con i
camion, ai giovani del campo e dei convegni.

Siamo cresciuti insieme, abbiamo scoperto l'Africa "in piedi", quella della
società civile, che aiuta la propria gente a reagire alle violenza con la
non violenza, che giorno per giorno si organizza per continuare a cantare
la vita, anche quando i morti delle guerre e delle violenze consumate
contro gli africani, come la proprietà intellettuale, pesano sui popoli
Africani. Per la pace, abbiamo camminato insieme agli Africani per le
strade di Butembo, abbiamo ascoltato con attenzione i loro portavoce negli
appuntamenti di Ancona.

Abbiamo sempre pensato e auspicato che la politica dovrebbe guardare i
poveri con occhio più attento, capire le situazioni ed agire perché i
diritti, anche dei più deboli, siano riconosciuti effettivamente.

Ora due nostri amici, Eugenio Melandri coordinatore, e Giuliana Nessi Vice
Presidente, si sono messi a disposizione della politica accettando la
candidatura nelle prossime elezioni regionali. Eugenio nella Regione Lazio,
Giuliana in Lombardia.

A questi due nostri amici, ai quali si riconosce serietà, onestà
intellettuale e attenzione ai più deboli, la sete di giustizia, Chiama
l'Africa augura che siano eletti.

E, comunque vadano le cose, faremo una grande festa perché siete due di noi.

Secondo Ferioli Presidente

Ferrara 14/03/2005



INFO:

giuliananessi at virgilio.it

eugenio.melandri at tele2.it - http://www.eugeniomelandri.it

ROMA GIOVEDI' 24 MARZO ore 17.30
L'INFORMAZIONE AL TEMPO DELLA "GUERRA PREVENTIVA" DI BUSH
Antica Libreria Croce, Corso Vittorio Emanuele 158 (zona centro)

Con: Eugenio Melandri (Direttore di Solidarietà Internazionale. Candidato
indipendente PdCI elezioni regionali Lazio); Gianfranco Pagliarulo
(direttore di La Rinascita); Bassam Saleh (giornalista palestinese); Sergio
Cararo (Radio Città Aperta). Presiede: Andrea Genovali (Presidente
Associazione Punto Critico). Coordina Fabio Nobile (Associazione Punto
Critico)

ROMA MERCOLEDI' 30 MARZO

FESTA DELLA SOLIDARIETA'

Alpheus, via del Commercio 36

ore 19 : incontro-dibattito sul tema

POLITICHE REGIONALI E SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE

Con: Giuseppe Florio (Presidente Associazione Progetto Continenti); Jean
Léonard Touadi (giornalista e scrittore); Abdoulaye Bah (funzionario Onu in
Africa); Alessio D'Amato (capogruppo PdCI al Consiglio Regionale del
Lazio); Eugenio Melandri (candidato indipendente PdCI elezioni regionali
Lazio)

ore 20.30 CENA AFRICANA

ore 21.30 CONCERTO CON

PAPE SIRIMANE KANOUTE'

MASSIMO BUBOLA



Mi è stato chiesto di esprimere il mio pensiero in ordine ad alcuni
importanti temi delle prossime elezioni, insieme alle azioni che intenderei
sostenere qualora diventassi consigliera regionale. Ecco quindi una breve
lettera nella quale cercherò di parteciparvi le preoccupazioni e le
speranze che mi hanno persuasa ad accettare la proposta di questa
candidatura.


In questi ultimi anni tutti abbiamo assistito ad un processo sempre più
accelerato e spregiudicato di accentramento dei poteri reali in aree
ristrette e ben definite, proprio mentre si predicava il decentramento
istituzionale e si ammiccava alla secessione, ormai in attuazione, con un
forte spregio dei valori costituzionali mascherato da belle parole.

Credo sia tempo che i cittadini e le cittadine riprendano il ruolo di
protagonisti delle politiche territoriali, ridando fiato e potere in primo
luogo agli Enti Locali come i Comuni, le Comunità Montane, le Province,
strangolati dai continui tagli finanziari e dalla burocrazia regionale, e
insieme valorizzando e mettendo in rete le realtà positive già esistenti,
come le associazioni di volontariato, di cui è così ricco il nostro
territorio, gli oratori e i centri di aggregazione giovanile, in un'ottica
di lavoro sinergico e funzionale proprio perché gestito dalle persone che
conoscono meglio i problemi e le risorse del contesto.

Si è tanto sventolato il modello di gestione mista pubblico/privato come
rimedio di tutti i mali, ma la sua realizzazione concreta, sia nel sociale
che nel sanitario e nell'istruzione, ne ha rivelato il vero scopo di
sostegno al business dell'imprenditoria privata, senza alcuna attenzione
per il servizio pubblico fortemente penalizzato dall'incuria, dai tagli
indiscriminati, dai criteri aziendalistici rivolti esclusivamente ai
bilanci, con scarsa o nessuna cura delle persone. Basta pensare ai tiket,
uguali per ricchi e poveri, o a come gli ospedali sono costretti a
dimettere in brevissimo tempo ammalati e persino operati, ancora con le
flebo addosso, o ai tempi lunghissimi di attesa per le visite
specialistiche! Oggi può curarsi bene solo chi ha i soldi per le visite
private e le relative terapie. E non parliamo della scuola, e soprattutto
dei buoni-scuola distribuiti quasi esclusivamente a chi può permettersi il
lusso di una scuola privata.

Occorre invertire la tendenza, promuovere qualità e quantità dei servizi
pubblici con scelte di fondo che tengano conto delle mutate situazioni
sociali, delle nuove povertà, dei problemi delle popolazioni migranti (come
noi fino a poco tempo fa), delle famiglie in difficoltà, che sono sempre
più numerose, del futuro lavorativo per i nostri giovani, e infine anche
delle possibilità di muoversi e persino di respirare, sempre più
problematiche..

C'è poi questo boomerang di una globalizzazione economica selvaggia e priva
di etica, favorita dalla compiacenza politica, che si sta abbattendo anche
sulla nostra regione con una crisi ormai preoccupante, soprattutto
industriale e di conseguenza commerciale, ma anche con l'inquinamento,
l'alterazione dei cibi, l'insicurezza generale e in particolare la sfiducia
nel futuro da parte delle giovani generazioni. Occorre che proprio le
regioni più ricche assumano una nuova responsabilità globale, con rapporti
di partenariato che favoriscano il vero sviluppo delle regioni più povere,
incentivando al tempo stesso le nuove e più alte professionalità richieste
da un mercato del lavoro planetario. Occorrono insomma politiche economiche
più intelligenti, tese a rivalutare il territorio locale nel più ampio
contesto globale anche con adeguate infrastrutture, sia viarie che
formative e comunicative, ormai indilazionabili.

Nella nostra provincia, poi, il problema si pone in modo drammatico: la
crisi del tessile in particolare, la delocalizzazione di molte industrie,
le forti difficoltà di molte altre, sono certamente un prodotto di questa
globalizzazione, ma la situazione è aggravata anche dagli insopportabili
ritardi nel miglioramento della rete viaria. L'altra grave carenza va
ricercata nel sistema formativo specie professionale, di competenza
regionale, del tutto inadeguato alle nuove esigenze, proprio perché
completamente accentrato: come può la Regione conoscere problemi e risorse
dei diversi territori provinciali? Occorre invece una lungimirante politica
di concertazione che metta insieme imprenditori, sindacati e responsabili
politici per la programmazione urgente di una linea alternativa che tenga
conto dei problemi ma anche delle risorse del nostro territorio e delle
nuove opportunità di mercato, spingendo sulla ricerca e sulla innovazione e
quindi, di nuovo, sulla formazione più opportuna.

Infine credo che ci sia un problema di tutti in Lombardia, ed è la qualità
della vita. Ormai non si tratta più solo dello stress di una vita convulsa,
ma sono a rischio gli elementi fondamentali per la vita: l'aria, l'acqua,
il cibo, la terra. Anche se questi non hanno confini, è un fatto che le
città lombarde sono fra le più inquinate del mondo. Non bastano i piccoli
rimedi della domenica senza auto. Gli scienziati lo dicono da anni e ormai
non c'è più tempo da perdere: bisogna passare alle energie pulite e
rinnovabili, sprecare di meno per ridurre i rifiuti, coltivare con metodi
naturali, ridurre il traffico su gomma e promuovere il trasporto
ferroviario, curare e incentivare le riserve ambientali, Parco delle Orobie
compreso? Insomma, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sul serio per
il bene comune, e non solo di qualcuno.

Chiudo questa lettera con un sogno: vorrei tanto che tutte le donne fossero
protagoniste consapevoli della vita pubblica come lo sono di quella
privata. Il senso della cura del mondo in fondo ci appartiene. Perché non
metterlo a frutto in spazi più ampi? Forse le cose andrebbero meglio?..

Cordialmente


Giuliana Nessi