[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

RDC, Kivu Nord: processo di pace a rischio, se non si affrontano le rivalità politiche e militari



#  Questa lista per la distribuzione delle informazioni
#  e' gestita dalla Sezione Italiana di Amnesty International.
#  Questo messaggio viene elaborato e inviato automaticamente. Si
#  prega di non rispondere a questo messaggio di e-mail in quanto non
#  vengono controllate eventuali risposte inviate al relativo indirizzo

COMUNICATO STAMPA
CS111-2005

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO: PROCESSO DI PACE A RISCHIO, SE NON SI
AFFRONTANO LE RIVALITA' POLITICHE E MILITARI NEL KIVU NORD, DENUNCIA
AMNESTY

Amnesty International ha ammonito oggi che le tensioni politiche, militari
ed etniche crescenti nella provincia del Kivu settentrionale nella
Repubblica Democratica del Congo (RDC) potrebbero condurre ad una ripresa
del conflitto armato, che rischierebbe di destabilizzare il fragile
processo di pace nel paese e di minare ulteriormente la gia' grave
situazione umanitaria e dei diritti umani.

In un esauriente rapporto pubblicato oggi, intitolato Nord Kivu: Civilians
pay the price for political and military rivalry, Amnesty International
documenta come i diversi partiti del governo di transizione della RDC
abbiano contribuito al deterioramento della situazione nel Kivu
settentrionale, inclusa l'infiammazione delle tensioni etniche, per far
progredire i loro propri interessi politici, economici o militari.
Inoltre, come le ingerenze dei vicini Ruanda e Uganda abbiano continuato
ad influenzare negativamente l'evoluzione della situazione nella
provincia.

'Il Kivu Nord e' attualmente in una situazione in cui gli antagonismi
politici e militari, su scala regionale e nazionale, si stanno
fronteggiando sino allo stremo e il risultato finale e' sempre piu'
tragico per la popolazione della regione', ha dichiarato Marzia Marzolla,
responsabile del coordinamento Africa centrale di Amnesty International
Italia.

Il governo di transizione della RDC si e' impegnato a migliorare la
sicurezza e a condurre il paese alle elezioni nazionali, ora posticipate
all'inizio del 2006. Tuttavia, occorrono ancora importanti riforme per far
progredire il paese verso una posizione di stabilita' in cui le elezioni
possano impostarsi in un contesto libero e sicuro. Una di queste riforme
chiave e' la formazione di un esercito nazionale integrato, composto da
componenti di ex-gruppi armati e dell'ex-esercito governativo. Dopo molti
ritardi, il processo di integrazione e' ora in corso, anche nel Kivu
settentrionale, ma seriamente ostacolato dalla carenza di un forte impegno
politico.

'In realta', gli ex-belligeranti mostrano estrema riluttanza nello
smantellare le loro strutture militari a favore di un esercito integrato
nazionale, in quanto queste strutture sono le basi del loro potere', ha
affermato Marzia Marzolla. 'Tuttavia, una reale unificazione delle forze
armate e' un prerequisito per elezioni libere dagli abusi dei diritti
umani e per il successo del futuro processo di pace nel paese'.

Amnesty International e' preoccupata in particolare che non siano stati
fatti sforzi per escludere dall'esercito integrato nazionale individui
sospettati di aver commesso gravi abusi dei diritti umani.

'Le diverse comunita' etniche della RDC possono essere maggiormente
garantite che un esercito unificato agisca come una forza imparziale se i
presunti responsabili di abusi dei diritti umani sono esclusi dai loro
ranghi e consegnati alla giustizia', ha aggiunto Marzolla.

L'esito incerto dell'integrazione militare accresce notevolmente la
pericolosa miscela di tensioni nella RDC orientale. Come documenta il
rapporto di Amnesty International, il fallimento dell'integrazione e'
stata una delle cause del conflitto militare su vasta scala del dicembre
2004, nel quale uccisioni, torture, stupri e altri abusi, molti dei quali
motivati dall'appartenenza etnica, hanno causato centinaia di vittime
civili. I presunti responsabili degli abusi non sono stati consegnati alla
giustizia e alcuni sono stati integrati nel nuovo esercito nazionale.

L'organizzazione chiede alle autorita' della RDC e alla comunita'
internazionale di occuparsi urgentemente delle cause della crisi
sotterranea nel Kivu settentrionale, consegnare alla giustizia gli
individui responsabili di crimini secondo il diritto internazionale
umanitario e dei diritti umani, contenere la proliferazione delle armi e
disinnescare le tensioni etniche nella provincia.

Amnesty International ha evidenziato in particolare il ruolo della
comunita' internazionale che deve guidare le prime elezioni democratiche
nazionali nella RDC.

'La comunita' internazionale ha un ruolo vitale nel garantire che i
diritti umani e la salvezza della popolazione congolese non siano
ulteriormente compromessi dalle elezioni che avanzano. E' necessario
insistere, sia ora sia nel periodo post-elettorale, sulla responsabilita'
e sulla giustizia per gli abusi dei diritti umani commessi nella RDC' ha
concluso Marzolla.

L'organizzazione ha anche chiesto alla forza di peacekeeping delle Nazioni
Unite nella RDC, la MONUC, di adempiere al proprio mandato in maniera
efficace.

'Nonostante la chiarezza del proprio mandato di protezione dei civili
nella regione del Kivu settentrionale, la MONUC ha fallito in diverse
occasioni, spesso intervenendo troppo tardi nell'impedire gli abusi dei
diritti umani. La MONUC deve rafforzare la propria presenza nelle regioni
a rischio di escalation di violenza, incluso il Kivu Nord, e assicurare di
agire prontamente per proteggere i civili'.

Le raccomandazioni chiave di Amnesty International sono:
- il processo di integrazione militare deve includere un meccanismo di
controllo indipendente per garantire che le persone ragionevolmente
sospettate di aver commesso abusi dei diritti umani siano escluse
dall'esercito nazionale e indagate;
- le autorita' della RDC e della comunita' internazionale devono dare
priorita' alla riabilitazione del sistema di giustizia collassato;
- si deve agire per evitare l'incitamento alla discriminazione razziale,
all'ostilita' e alla violenza, anche rimuovendo dall'incarico ogni
funzionario accusato di aver incitato tale ostilita';
- le armi distribuite ai civili nel Kivu settentrionale devono essere
recuperate e distrutte;
- la MONUC deve essere rafforzata nelle regioni a rischio di escalation di
violenza e deve adempiere al proprio mandato di protezione dei civili.

Ulteriori informazioni
Il Kivu settentrionale e' una delle province piu' strategiche della RDC,
situata al confine tra la RDC, l'Uganda e il Ruanda, la cui situazione per
la sicurezza e gli interessi economici e politici hanno portato la RDC a
conflitti armati disastrosi, due volte dal 1996. La provincia include zone
di controllo di diversi gruppi politici armati congolesi, basati in
maggioranza sulle etnie, ognuno sponsorizzato alternativamente dai tre
governi e dai loro eserciti nazionali. La provincia e' abitata da una
serie di gruppi etnici diversi con relazioni storiche conflittuali,
focalizzate particolarmente sul possesso della terra. Il Kivu
settentrionale ha anche un'importanza economica di primo piano, con
introiti doganali redditizi dall'attraversamento dei confini con l'Uganda
e il Ruanda, giacimenti minerari preziosi e interessi notevoli derivanti
dall'agricoltura e dall'allevamento di bestiame.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 28 settembre 2005

Il rapporto North-Kivu: Civilians pay the price for political and military
rivalry e' disponibile in lingua inglese all'indirizzo:
http://www.amnesty.org

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224, cell. 348-6974361, e-mail: press at amnesty.it


#  Le comunicazioni effettuate per mezzo di Internet non sono affidabili e
#  pertanto Amnesty International non si assume responsabilita' legale per i
#  contenuti di questa mail e di eventuali allegati. L'attuale infrastruttura
#  tecnologica non puo' garantire l'autenticita' del mittente ne' dei
#  contenuti di questa mail. Se Lei ha ricevuto questa mail per errore, e'
#  pregato di non utilizzare le informazioni in essa riportate e di non
#  portarle a conoscenza di alcuno. Opinioni, conclusioni e altre
#  informazioni contenute in questa mail rappresentano punti di vista
#  personali  e non, salvo quando espressamente indicato, quelli di Amnesty
#  International.