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Nigeria: Amnesty presenta nuove prove di violazioni dei diritti umani nel Delta del Niger



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COMUNICATO STAMPA
CS130-2005

NIGERIA: AMNESTY INTERNATIONAL PRESENTA NUOVE PROVE DI VIOLAZIONI DEI
DIRITTI UMANI NELLA REGIONE PETROLIFERA DEL DELTA DEL NIGER

'E' come il paradiso e l'inferno. Loro hanno tutto, noi niente. Se
protestiamo, ci mandano i soldati?'
(Eghare W. O. Ojhogar, capo della comunita' Ugborodo)

'Mi hanno detto di inginocchiarmi sulla sabbia insieme agli altri capi,
con le mani legate dietro la schiena. Poi i soldati hanno iniziato a
picchiarci con i frustini e ci hanno fatto mangiare la sabbia.'
(Cadbury George Omieh, Igno XXI, Re di Odioma)

Dieci anni dopo l'esecuzione dello scrittore e attivista per i diritti
umani Ken Saro- Wiwa e di otto suoi compagni, nuove prove raccolte da
Amnesty International mostrano come gli abitanti della regione petrolifera
del Delta del Niger continuino a rischiare la morte e la fame per colpa
delle forze di sicurezza nigeriane.

Secondo un rapporto reso pubblico oggi da Amnesty International, le
poverissime comunita' che protestano contro le compagnie petrolifere o
sono sospettate di sabotare le attivita' estrattive vanno incontro a
punizioni collettive.

'E' un insulto alla memoria di Ken Saro-Wiwa e dei suoi compagni che i
responsabili di uccisioni, pestaggi e stupri siano ancora al riparo dalla
giustizia. Le campagne degli attivisti per i diritti economici e sociali
restano piu' che mai attuali, dato che il 70% della popolazione del Delta
del Niger vive nella piu' assoluta poverta', nonostante il boom delle
rendite petrolifere' - ha dichiarato Stefano Meoni, responsabile delle
campagne sull'Africa occidentale della Sezione Italiana di Amnesty
International.

Basato su una recente missione di Amnesty International nel Delta del
Niger, il rapporto 'Rivendicare diritti e risorse: ingiustizia, petrolio e
violenza in Nigeria' dedica particolare attenzione alle violazioni dei
diritti umani commesse quest'anno al terminal di Escravos e nella
comunita' di Odiosa, sulla costa del Delta del Niger.

Il 4 febbraio i soldati della Task force congiunta hanno aperto il fuoco
contro un gruppo di persone della comunita' Ugborodo che stavano
manifestando di fronte al terminal di Escravos, di proprieta' della
Chevron Nigeria. Un uomo e' morto e altre 30 persone sono rimaste ferite,
alcune in modo grave. Ci sono volute diverse ore per portare i feriti in
ospedale, a bordo di un battello. Ne' il governo, ne' Chevron Nigeria
hanno fornito assistenza medica o logistica adeguata e non e' stata aperta
alcuna inchiesta sull'accaduto.

Il 19 febbraio, almeno 17 persone sono state uccise e due donne sarebbero
state stuprate nel corso di un raid della Task force congiunta all'interno
della comunita' Ijaw di Odioma. L'operazione era stata ufficialmente
lanciata per arrestare un gruppo di vigilantes armati, ma gli arresti non
hanno avuto luogo mentre circa l'80 per cento delle abitazioni sono state
distrutte. Il mese prima, Shell Nigeria aveva rinunciato a un progetto di
prospezione nell'area, pare venendo incontro a una richiesta dei giovani
di Odioma e rendendosi conto che esisteva una contesa sui terreni oggetto
della prospezione. Sui fatti di febbraio non e' stata aperta alcuna
inchiesta e oggi Odioma e' pressoche' disabitata.

Amnesty International chiede al governo federale nigeriano di condurre
inchieste complete e indipendenti sulle denunce di uccisioni, ferimenti,
stupri e distruzione di proprieta' ad opera delle forze di sicurezza. I
risultati delle inchieste dovranno essere resi pubblici e i responsabili
delle violazioni dei diritti umani portati di fronte alla giustizia.

L'organizzazione chiede inoltre che la Chevron commissioni un'indagine
indipendente e imparziale sul ruolo avuto dalla compagnia nel corso degli
incidenti del 4 febbraio al terminal di Escravos, e che la Shell indaghi
sulle denunce riguardanti un accordo di sicurezza tra un subappaltatore di
Shell Nigeria e un gruppo criminale di Odioma.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 3 novembre 2005

Il rapporto 'Rivendicare diritti e risorse: ingiustizia, petrolio e
violenza in Nigeria' e' disponibile in lingua inglese all'indirizzo
http://www.amnesty.org e in sintesi in lingua italiana su
www.amnesty.it/pressroom/documenti/Nigeria

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6976920, e-mail: press at amnesty.it



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