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Newsletter Anno 3, n. 22 - 14 dicembre 2005



NEWSLETTER DEL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E RICERCA PER LA CITTADINANZA ATTIVA
Anno 3, n. 22 - 14 dicembre 2005

A cura di Gabriele Sospiro
Con la collaborazione di:
Olivier Gbezera (OG)
Anna Kucma  (AK)
Paolo Sospiro (PS)



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INDICE
1.   CAPODANNO MULTIETNICO AL CIRCOLO AFRICA E CENA MESSICANA
2.   PRESENTAZIONE RICERCHE IN PROGRESS: PROSSIMO APPUNTAMENTO
3.   CORSO ON LINE DI BASE DI ECONOMIA E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
4.   CAMPAGNA "CAMBIARE SI PUÒ"
5.   PISTOIA: QUANDO L'AFRICA È NERA
6.   ACCUSE DI CRIMINI CONTRO UMANITÀ PER HISSENE HABRE
7.   TESI DI LAUREA SUGLI SLUMS DI NAIROBI
8.   FORUM SOCIALE MONDIALE A BAMAKO (MALI)
9.   MINORI STRANIERI IN ITALIA: SONO 500 MILA!
10.  FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE E UNIONE EUROPEA


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1. CAPODANNO MULTIETNICO AL CIRCOLO AFRICA E CENA MESSICANA
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Anche quest'anno il Circolo culturale Africa organizza per capodanno il
cenone multietnico. È un'occasione per trascorrere un capodanno differente e
per scoprire per la prima volta odori e sapori sconosciuti o per tornare ad
assaggiarli nuovamente. C'è ancora un po' di tempo per capodanno, intanto
noi vi facciamo gli auguri di Buon Natale e vi segnaliamo che domenica
prossima a partire dalle 20.30 ci sarà una cena di autofinanziamento per un
progetto in Chiapas in Messico promosso e organizzato dalla associazione
"Terra nuova" di Falconara (AN).
Per informazioni e prenotazioni:
tel. 071-2072585
Email: segreteria at circoloafrica.org
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This year as the last one the Circolo Culturale Africa is setting up for New
Year's Day multiethnic party. It is a good chance for living a different New
Year's Day and for discovering for the first time tastes and smells or for
returning to taste them newly. There is still a little time for New Year's
Day, in the meantime Merry Christmas to all of you and we let you know that
this Sunday starting from 8.30 pm there will be a self-financing dinner for
a project in Chiapas, Mexico, promoted and organized by "Terra nuova"
Association of Falconara (AN).
For information and reservations: tel. 071-2072585 email:
segreteria at circoloafrica.org


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2. PRESENTAZIONE RICERCHE IN PROGRESS: PROSSIMO APPUNTAMENTO
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Martedì 19 dicembre ci sarà il nostro ultimo appuntamento con la
presentazione delle ricerche. Questa volta sarà nostra ospite il dr.
Accorigi che ci parlerà della "Battaglia di Algeri".
Con questo lavoro l'autore analizza i giorni dell'indipendenza in Algeria
dal punto visto politico e non solo. L'autore sottolinea come la vittoria
militare francese non riuscì a impedire che la disfatta della Battaglia di
Algeri si trasformasse in una schiacciante vittoria sul piano politico,
fondamentale per tutto il processo di decolonizzazione del paese.
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Tuesday December 19th there will be our last meeting with the research
presentation. This time we will host dr. the Accorigi that will speak us
about the "Battle of Algeri" By this work the author analyzes the days of
independence in Algeria not only from political perspective. The author
emphasizes how the military victory of the French did not prevent that the
defeat of the battle of Algeri turned into a crushing political victory,
fundamental for all the process of decolonization of the country.

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3. CORSO ON LINE DI BASE DI ECONOMIA E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
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Prosegue il corso on line sull'intreccio fra cooperazione internazionale ed
economia. Il corso è strutturato in due moduli. Nel primo verranno forniti
alcuni strumenti di carattere teorico.
Nel secondo grazie al contributo di docenti impegnati nell'ambiente delle
organizzazioni non governative operanti in varie parti del mondo si proverà
ad entrare più nel dettaglio fornendo anche esemplificazioni concrete. Per
avere maggiori informazioni sui costi e il programma inviare una email a
segreteria at circoloafrica.org con scritto sull'oggetto CORSO COOPERAZIONE
INTERNAZIONALE.
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It's going on the on line course which is focalized on the bind between
International cooperation and Economy. The course is structured in two
modules. In the first one some theoretical instruments will be provided. In
the second one, thanks to the contribution of lecturers committed in non
governmental organizations operating in several parts of the world it will
be tried to go more into the details providing also some specific
exemplifications . Further information about the cost and the program can be
gotten writing an email to: segreteria at circoloafrica.org indicating in the
object INTERNATIONAL COOPERATION.

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4. CAMPAGNA "CAMBIARE SI PUÒ"
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Un insieme di associazioni, di cittadini e di reti sociali italiane hanno
lanciato una campagna le cui finalità sono largamente condivise da chi ha a
cuore il destino dell'Italia e del continente in cui viviamo. La campagna
intende sensibilizzare la cittadinanza italiana e vincolare l'Unione ad una
serie di precise richieste sintetizzare in dieci punti. Si parte dalla
necessità di difendere la Costituzione italiana quotidianamente sotto
attacco per proseguire con l'urgenza di combattere il precariato nel mercato
del lavoro. Nel documento si pone l'attenzione anche sul bisogno di
ripensare al welfare in modo non sia riservato soltanto a chi ne può
potenzialmente fare a meno. Ulteriori punti di attenzione sono quelli
relativi alla chiusura dei Centri di permanenza temporanea (CPT) dove
migliaia di immigrati vengono rinchiusi in luoghi di non-diritto, l'esigenza
di rilanciare la scuola pubblica e la contrarietà ad ogni forma di guerra
riassunta nello slogan "Mai più Kosovo, mai più Irak, mai più terrorismo".

Per aderire alla campagna: adesioni at cambiaresipuo.it

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A group of associations, citizens and Italian social networks have launched
a campaign whose purposes are widely shared from who have to heart the
destiny of Italy and the continent in which we live. The campaign means to
let the Italian citizenship been sensibilizated and to bind the Italian
Union represented by the former EU President Prodi to a series of precise
demands synthesized in ten points. Getting started by the necessity to
defend the Italian Constitution daily under attack following up with the
urgency to fight the "precarization" in the labour market. In the document
the attention is placed also on the need to rethink the welfare in a way
that it is not reserved to those people that can potentially make less.
Ulterior points of attention are those dealing with the shuting of the
Centers of temporary permanence (CPT) where thousands of immigrants are
locked up in a not-right places, the need to launch again the public school
and the contrary to every form of war reassumed in the slogan "Never more
Kosovo, never more Irak, never more terrorism".

To join the campaign: adesioni at cambiaresipuo.it

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5. PISTOIA: QUANDO L'AFRICA È NERA
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Sabato scorso il Circolo ha partecipato a Pistoia all'incontro "Quando
l'Africa è Nera", organizzata dalla cooperativa Pantagruel
(www.coop-pantagruel.org), che si occupa in generale di tematiche legate
alle migrazioni e all'interculturalità. Questa iniziativa aveva lo scopo di
fare luce su un continente sconosciuto sia per mancanza d'informazione sia
per mancanza di curiosità e di dare varie informazioni sulla realtà in
Africa.
Come Circolo Africa, si è tentato di dare al nostro intervento una
prospettiva storica sull'Africa e una più specifica sulla condizione
politica-socio-economica di alcuni Paesi dell'Africa Occidentale (Burkina
Faso, Ghana, Senegal, Togo, Mali, Nigeria, Liberia, Mauritania), cercando di
sottolineare le tendenze a medio termine in questi Paesi. Il risultato è in
parte sorprendente in quanto prendendo in considerazione alcuni dati macro
socio-economici e la presenza di elezioni libere nella storia recente, ci si
rende conto dei passi avanti che sono stati fatti e che la situazione è
migliore di come è descritta nella maggior parte dei casi dai media.
Carlo Batà ha presentato il suo ultimo lavoro su Thomas Sankara, dando una
prospettiva storica sul Burkina-Faso e su uno dei movimenti più importanti
del continente, il panafricanismo, purtroppo ucciso con il suo leader.
L'indebitamento, la lotta contro il neocolonialismo e contro le
multinazionali erano gia, 20 anni fa, fra i temi su cui Sankara s'esprimeva,
in un modo duro e radicale che fin ora non si è più fatto sentire sul
continente.
Silvia Lensi, responsabile dei progetti nello stesso Burkina-Faso del
Movimento Shalom di San Miniato, ci ha presentato le diverse realizzazioni
concrete di questo gruppo, cioè la costruzione di una scuola, un ospedale,
pozzi d'acqua.
Questo movimento ha la particolarità di lavorare in modo stretto con la
popolazione locale, per esempio invitando ingegneri burkinabè in Italia per
formarli al funzionamento delle diverse realizzazioni, andando cosi oltre
l'aiuto e cercando invece la cooperazione.
In fine, le testimonianze d'Ibrahima Gueye (Senegal) e di Kodjo Sankaniri
Djonta (Togo) hanno portato alla luce la vita quotidiana di questi Paesi.
Entrambi residenti a Pistoia, sono coinvolti nella vita sociale locale per
essere "ambasciatori" dei loro Paesi. Quel colpo d'occhio sulle realtà
locali è stato completato dalla proiezione del film "Le mandat" di Sembene
Ousmane, regista senegalese di fama sul continente e, tra l'altro, autore
del primo film girato in Africa da un africano.
Gli interventi hanno permesso, grazie alla loro diversità, di farsi un'idea
complessiva del continente, un passo avanti rispetto ad altri incontri che,
focalizzando su un tema, a volte hanno l'effetto contrario di mostrare
l'Africa esclusivamente come un continente problematico, di cultura, di
tradizioni o di speranza, mentre è tutto ciò e ancora molto di più.
OG

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Last Saturday the Circolo took part in a meeting called "Quando l'Africa è
Nera" (When Africa is Black), in Pistoia, Toscany. The meeting was organized
by the Pantagruel association, who usually works on issues related to
migrations and inter-culturality. The goal of this initiative was to bring
light to a series of issues related to a continent that remains unknown to
many, for lack of information or of curiosity, and to present some of its
realities.
As Circolo Africa, we tried to provide an overview of some west African
countries (Burkina Faso, Ghana, Senegal, Togo, Mali, Nigeria, Liberia,
Mauritania), focusing on both the development and the political changes that
took and that are taking place. The aim was to give an idea of the
medium-term trends in action, and one can realize that a quick look at most
of these countries' recent history shows a slow but constant progress
towards democracy and development, notwithstanding the pessimistic views of
most medias.
Carlo Batà presented his work on Thomas Sankara, giving us a historic
perspective on Burkina-Faso and on one of the continent's most important
movements, pan-africanism, who was unfortunately killed with its leader.
Indebtness, fight against neo-colonialism and against multinational firms
were already, 20 years ago, among the issues Sankara adressed with a hard
and radical voice, the kind of voice that hasn't been heard on the continent
ever since.
Silvia Lensi, project manager in Burkina-Faso for the San Miniato Shalom
Movement exposed us the various realizations of this group, among which
schools, hospitals, water points...One of the important points of this
association is the tight working relationship with the local population,
hosting engineers in Italy for trainings. In this way, Shalom tries to go
beyond help and to focus on cooperation, a much more efficient way to give a
hand to Africa.
Last but not least, the testimonies of Ibrahima Gueye (Senegal) and Kodjo
Sankaniri Djonta (Togo) brought light to the daily life in those countries.
Both of them live in Pistoia, and are actively working in the local social
life as "ambassadors" of their homelands. The viewing of "Le mandat"  (The
mandate) by Sembene Ousmane, one of Africa's most renowned directors,
finished giving us a glance at local realities.
The interventions, thanks to their diversity, gave us the opportunity to
have a global idea of the continent, a step forward in respect to most
meetings that focus on one thematic, sometimes having the contrary effect of
showing Africa only as a problematic continent, one of culture or one of
hope, when it's all that, and much more.

OG

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6. ACCUSE DI CRIMINI CONTRO UMANITÀ PER HISSENE HABRE
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L'affare dell'ex-dittatore del Ciad Hissene Habre, in esilio nel Senegal sta
andando avanti da diverse settimane, creando delle polemiche. Adesso,
l'affare sta per raggiungere il livello continentale.
L'ex-dittatore è stato accusato in Novembre in Belgio per crimini contro
l'Umanità e violazioni dei diritti umani, grazie alla legge in vigore. Essa
permette di giudicare nel Belgio i casi che non possono essere giudicati
altrove. Delle famiglie di vittime del Ciad hanno provato a perseguirlo nel
Ciad e nel Senegal, però la giustizia di entrambi Paesi si è dichiarata
incompetente per giudicarlo o per estradarlo, anche se è stato brevemente
fermato a casa in Senegal.
L'affare ha causato varie proteste nel continente, essendo visto come
un'ennesima provocazione verso l'Africa, questa volta contro la sua
giustizia, ed è come un nuovo modo per i Paesi occidentali di intervenire
negli affari interni africani. Il fatto che il Belgio stesso ha un passato
insanguinato in Africa (colonizzazione brutale del Congo, del Ruanda e del
Burundi, le cui conseguenze disastrose si vedono fino ad oggi, il caso
Patrice Lumumba, il sostegno a Mobutu,etc.) scredita l'accusa, anche se è
necessario che è stata fatta da cittadini del Ciad e non dal governo belga.
Nel Senegal, l'affare fa ragionare sull'indipendenza vera del Paese, come
problema culturale, l'islam (la religione maggioritaria nel Paese) infatti
vieta di consegnare un ospite.
In ogni caso, dopo una serie di decisione, l'ultima delle quali che afferma
l'incompetenza dei tribunali senegalesi, il presidente Abdoulaye Wade ha
deciso di portare l'affare al livello dell'Unione Africana, con l'incontro
dei capi di stato del mese prossimo in Sudan. Cosi, ha scelto di mettere
"l'Africa di fronte alle sue responsabilità". Questa decisione costringerà
l'Unione, e quindi tutto il continente, ad adottare delle misure adatte a
tali casi e ad assumere il suo passato, invece di essere giudicati da
tribunali esteri. Potrebbe dare una maggior credibilità all'Unione Africana,
già crescente dopo il suo lavoro su varie crisi sul continente. Ma soltanto
se è all'altezza della sfida.

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The case of Hissene Habre, former Chadian dictator in exile in Senegal, has
been tormenting local politics for months now, and is about to reach the
continental level.
The former dictator was indicted in Belgium last November, under the
"universal jurisdiction" law in effect, revised so as to allow cases that
cannot be judged elsewhere. Families of Chadian victims had tried to pursue
him in Chad and Senegal, but both countries' courts declared themselves
incompetent to judge or extradite him, even though he was briefly placed
under house arrest in Senegal.
The case has raised various protests on the continent, as it is seen as a
new provocation towards Africa, this time against its justice systems and as
a new way of western meddling in African affairs. The fact that Belgium
itself has a bloody history in Africa (brutal colonization in Congo, Rwanda
and Burundi, with disastrous consequences that linger on up until now, the
Patrice Lumumba case, support to Mobutu.) obviously discredit its
accusation, even though it is useful to remind that the extradition is based
upon a case presented by Chadian citizens and not by the Belgian government.
In Senegal, the case raises concerns about the countries independence, as
well as cultural problems, the customs of Islam (the country's main
religion) prohibiting to deliver one's host.
Anyhow, after a series of justice decisions, the latest declaring the
country's justice incompetence in the case, Senegal's president Abdoulaye
Wade decided to present the case to the African Union in next month's
meeting in Sudan, therefore putting "Africa in front of its
responsibilities". Such a move will force the organization, and thus the
whole continent, to adopt measures for such cases and to assume its own
past, as opposed to going on being judged by foreign instances. It will give
major credibility to the Union, already increasing as a result of its work
on various crises on the continent. Granted it is up to the challenge.
OG


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7. TESI DI LAUREA SUGLI SLUMS DI NAIROBI
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Nell'ambito delle presentazioni di tesi che il Circolo organizza, abbiamo
accolto Lunedì la dottoressa Marina Bonalume, che ci presentato il suo
lavoro sugli slums di Nairobi, capitale del Kenya.
Dopo aver fato un panorama generale sulla situazione urbanistica dell'Africa
(dove gli slums hanno il tasso di crescita più alto al mondo, e accolgono
gia il 60 % della popolazione urbana subsahariana), ci è stata presentata
quella del Kenya e di Nairobi in particolare. Capitale di 4 milioni
d'abitanti, Nairobi conta il 45 % della popolazione urbana del Paese e il 32
% della popolazione totale.
La cosi detta "inflazione urbana" colpisce Nairobi da molti anni, ma il
movimento si è accelerato ultimamente, per varie ragioni. Innanzitutto, la
crescita naturale, dovuta al callo della mortalità e quello minore della
natalità è una delle cause strutturali, l'altra essendo la situazione nelle
aree rurale. Esse sono sovraffollate, con un sottoimpiego cronico (dovuto
alla mancata industrializzazione). Questi fattori, aggiunti al dislivello
tra redditi urbani e rurali, e all'idea diffusissima che la città pùo essere
uno sbocco per i giovanni, formati o no, fa che Nairobi vede i suoi slums
crescere ogni giorno.
L'esilio rurale ha ovviamente delle ripercussioni negative su questi
quartieri, in cui la disoccupazione è altissima, gli alloggi non bastano e
non ci sono scuole pubbliche.
Questi quartieri, fatti di baraccole, sono nati dal fatto che le popolazione
africane non potevano costruire né acquistare terreni nel centro della
città, e quindi hanno sovraffollato le aree circondante. Fino ad oggi,
questi quartieri non sono stati riconosciuti da parte delle autorità,
causando una serie di problemi al livello amministrativo.
Il progetto seguito da Marina Bonalume è un proposto dall'agenzia Habitat,
il cui scopo è di studiare la situazione locale per poter proporre delle vie
di miglioramento. Spartito in due fasi, una di studio e una di implemento, è
stato avviato nel quartiere di Kibera-Soweto, coinvolgendo fortemente la
società civile e l'università.
L'elencazione delle baraccole e stata seguita dall'incontro con la gente,
tramite un questionario. Esso sarà poi la base delle azione scelte per le
realizzazioni concrete del progetto.
Dalla prima fase escono fuori una serie di punti negativi e positivi. Il
tempo, il numero di persone coinvolte, la manipolazione delle persone
analfabete fanno parte dei problemi principali. Inoltre, la mancanza fin ora
di realizzazioni concrete importante può fare pensare ai locali che si
tratta soltanto di un progetto di studio, un rischio vero visto che la
maggior parte dei finanziamenti sono stati allocati a questa fase.
Invece, il progetto ha permesso di creare un senso d'appartenenza che
potrebbe incitare gli abitanti a portare avanti quest'esperienza e a lottare
in modo più organizzativo per i propri diritti. La fiducia nelle iniziative
governative è cresciuta, e si spera adesso in una risonanza internazionale
di questa situazione fin ora nascosta da parte, a punto, delle autorità.
La presentazione infatti ci ha permesso di avvicinarsi di una situazione
complessa e importantissima dell'Africa di oggi, visto che ogni anno le
città del continente accolgono 5 milioni abitanti e che prima o poi questa
situazione dovrà essere affrontata.
OG

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As part of the thesis presentation cycle that the Circolo is organizing, we
had the pleasure to host Marina Bonalume this Monday, as she presented us
her work on Nairobi's slums and on a project aiming at upgrading them.
After a general overview of the urban situation in Africa (where the slums
grow at the highest rate worldwide, and already host 60 % of the sub-Saharan
urban population), we focused on Kenya and on Nairobi. With 4 million
inhabitants, the country's capital hosts 45 % of the urban population and 32
% of it overall population.
The so-called "urban inflation" has been hitting Nairobi for years, but it
has increased as of lately, for a series of reasons. First of all, the
natural growth, due to the plummeting of the death rate and the lesser
decrease of the birth rate is one of the structural causes, the other being
the situation in rural areas. These areas are over-populated, with a chronic
under-employment (resulting from the failed industrialization). These
factors, added to the salary discrepancies between urban and rural areas and
to the idea that the city could represent a way out for youngsters, educated
or not, have leaded to Nairobi's slums growing daily.
This rural exile obviously has a negative impact on these neighborhoods,
where unemployment is high and the lodgings lack, as well as public schools.
These slums first emerged as a consequence of the banning made to Africans
to buy or to build in the center areas of the city, prompting them to settle
in its surrounding areas, a solution supposed to be temporary. Till this
day, these slums are yet to be recognized by the authorities, creating a
series of administrative problems.
The project that Marina Bonalume participated in is led by Habitat agency,
and its goal is to study the local situation in order to provide upgrading
solutions. It has 2 phases, the first being the study and the second being
the implementation of the results. It was launched in the Kibera-Soweto
slum, involving the local civil society and the university.
The listing of the houses was followed by consulting the locals, by means of
a questionnaire. The results will then be used to choose which actions will
follow.
From this first stage of the project a number of negative and positive
aspects stick out. The under-estimated time to fulfill the objectives, the
excessive number of persons working on the project and the manipulation of
blind and analphabet persons are among the main problems. Moreover, the
absence of any meaningful concrete realization could make the locals think
that the project is mainly about the study, a not so far-fetched idea as
most of the budget was allocated to this phase. On the other hand, the
project helped create a sense of community, of belonging, one that might
push the inhabitants to go on with this experience and fight in a more
organized way for their rights. Trust in governmental initiatives has risen,
and there is now hope to bring light, at an international level, to a
situation until now concealed.
The presentation actually gave us the opportunity to have a better
understanding of a complex and fundamental issue of today's Africa, as every
year there are around 5 million new inhabitants in the continent's cities,
and that, sooner than later, this issue will have to be confronted.

OG

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8. FORUM SOCIALE MONDIALE A BAMAKO (MALI)
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Dal 19 al 23 gennaio 2006 a Bamako in Mali ci sarà l'importante Forum
Mondiale Policentrico. La capitale maliana ospiterà dunque insieme alla
città di Caracas in Venezuela questa speciale edizione del Forum sociale
mondiale. Per Bamako e per l'Africa in generale è una occasione preziosa per
mostrare la vitalità della società civile. La nostra associazione proverà ad
organizzare un gruppo con destinazione Mali. Se siete interessati vi
chiediamo di scriverci una email il più rapidamente possibile con
intestazione FORUM DI BAMAKO al seguente indirizzo:
segreteria at circoloafrica.org

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From 19 to 23 of January 2006 in Bamako, Mali, there will be the important
Polycentric World Social Forum. The Malian capital will host together with
the city of Caracas in Venezuela this special edition of World Social Forum.
For Bamako and in general for Africa this is a precious occasion in order to
show the vitality of the civil society. Our association will try to organize
a group with destination Mali. If you are interested to we ask you to write
us an email as soon as possible with the following heading FORUM OF BAMAKO
to this address: segreteria at circoloafrica.org


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9. MINORI STRANIERI IN ITALIA: SONO 500 MILA!
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Nove neonati su 100 sono stranieri. Uno su due (41%) viene portato dal
pediatra se i genitori sono regolari. Solo uno su 20 (5,6%) se mamma e papà
sono invece irregolari. I tassi di mortalità infantile e neonatale sono di
3,7 per ogni mille rispetto a 2,7 di bimbi con genitori italiani.
Ha il merito di sfatare alcuni luoghi comuni il primo rapporto
Unicef-Caritas sulla situazione dei minori stranieri in Italia presentato
ieri a Roma. Primo fra tutti quello che i bambini stranieri nascano già
malati e rappresentino un rischio per i bambini italiani.
Complessivamente i minori stranieri in Italia sono 491 mila (tra questi 29
mila i nuovi ingressi per motivi familiari) e sono oltre 5.500 quelli non
accompagnati (aprile 2005). I minori rappresentano il 17,6% della
popolazione complessiva immigrata (più 2% rispetto al 2003). Il maggior
numero di bambini e adolescenti stranieri vive al nord (dove l'incidenza
arriva al 22%) con punte in Veneto (22%). Nel Lazio si registra la
percentuale più bassa (10,9%) mentre le Marche con il 21% detiene il secondo
posto nazionale. Al sud, tranne Abruzzo, Puglia e Sicilia, le presenze sono
inferiori alla media.
Inoltre - in base ai dati Inps riferite alle assunzioni a tempo determinato
e indeterminato relative al 2003 - i minori stranieri assunti sono stati
59.601, pari al 7,1% sul totale delle assunzioni. La regione con il numero
assoluto più elevato di assunzioni è stata la Lombardia (11.975) mentre
l'incidenza percentuale più alta va al Trentino Alto Adige (12,6%). I minori
in istituto sono 452 (17,6%); sono maggiormente presenti nel Lazio (1 su 2),
in Lombardia (46,8%) e in Umbria (31,1%).
Tutti questi minori - ha detto oggi a Roma il presidente dell'
Unicef-Italia, Antonio Sclavi - vivono in una sorta di "invisibilità
sociale" ed "hanno invece bisogno di una costante attenzione. La convenzione
sui diritti dell'infanzia è valida anche per loro, ogni bambino che si trova
sul territorio italiano è da essa protetto". E tra i piccoli ci sono i
bambini ancora più invisibili, sono i bambini non accompagnati,
"assolutamente esposti al pericolo della malavita, attratti anche dal
miraggio dei facili guadagni".
Don Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana, ha aggiunto che la
dimensione dell'infanzia nella migrazione "è importante sotto molti punti di
vista. In primo luogo, la presenza crescente delle famiglie e dei bambini
determina una riduzione delle situazioni di clandestinità e di lavoro
sommerso fra le popolazioni immigrate.
Alle famiglie di immigrati si aggiungono quelle miste, sempre più numerose
in Italia. Le unioni miste fotografate dal rapporto sono circa 200 mila (nel
1991 erano 65 mila). Tre su quattro sono tra un italiano e una straniera. In
meno del 10% dei casi - rileva il rapporto Caritas-Unicef - un coniuge e'
cristiano e l'altro e' musulmano, mentre in generale si rileva una
maggioranza di mogli provenienti dal Brasile (6,5%). Il numero dei nati
dalle unioni miste e' aumentato del 22% da 2000 al 2004, con la maggior
percentuale in Lombardia. In questa regione, 1 bambino su 4 ha un padre
straniero: il 10% egiziano, il 9% marocchino, il 6,4% tunisino.
In Italia ci sono 42.577 famiglie straniere con un solo genitore, pari al
9,7% di tutti nuclei stranieri (per lo più sono nel centro Italia, 11%). La
comunità più numerosa con famiglie monogenitoriali è quella marocchina
(4.079), albanese (3.959), rumena (2.197). Il tasso di natalità degli
immigrati é doppio rispetto a quella nazionale.

Fonte: www.stranieriinitalia.it


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10. FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE E UNIONE EUROPEA
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Nella newsletter anno n. 2, n. 3 del 27 gennaio del 2004 avevamo dato la
notizia dal titolo "Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea", nella
quale descrivevamo il funzionamento del FMI e quindi i passi necessari per
una loro riforma. Di seguito riportiamo il testo della notizia dell'epoca e
successivamente le parole di Romano Prodi in un'intervista a "Repubblica" ed
infine un commento finale.
Alcune righe per fare un'analisi sul funzionamento del FMI e del peso che
hanno i singoli paesi in esso. In questi anni, molto è stato detto e scritto
circa il peso che hanno gli Stati Uniti  all'interno del FMI. Abbiamo deciso
di presentare in questa newsletter un'anteprima della piccola indagine che
faremo prossimamente proprio come CDCA. Il libro di Stiglitz, ormai non
più  recente e che potete trovare al centro, ed alcuni articoli che sono
stati pubblicati negli ultimi anni ci hanno spinto ad un accenno. Il FMI è
un istituzione internazionale nata nel secondo dopoguerra come risultato
della prima globalizzazione, avvenuta negli ultimi decenni dell'ottocento e
i primi decenni del novecento. In particolare furono la grande depressione
americana che portò al new deal e le continue crisi mondiali che generarono
la prima e la seconda guerra mondiale che convinsero l'Inghilterra e
soprattutto gli Stati Uniti della necessità di una struttura sopranazionale
in grado di gestire il commercio ed i flussi monetari mondiali così come lo
sviluppo dei paesi in via di sviluppo (PVS). In questo progetto, un ruolo
fondamentale lo ebbe John Maynard Keynes. Il FMI sin dalla nascita decide
per quote versate e non per teste, come nel caso dell'ONU, o altre
istituzioni. Il quorum minimo è del 85%, per alcune decisioni. Considerato
che gli Stati Uniti hanno una quota del 17%, nessuna decisione può essere
presa senza il benestare degli Stati Uniti. Ciò ha generato negli anni
scorsi una forte indignazione sui metodi di decisione ma soprattutto sul
mondo che vuole il FMI. Tuttavia se  prendiamo in considerazione le quote
detenute da ciascun paese europeo, basta andare sul sito del FMI
(www.imf.org ) ci rendiamo conto che singolarmente essi non sono in grado di
contrastare lo strapotere americano mentre collettivamente l'Unione Europea
detiene il 22%. Ciò permetterebbe l'UE di incidere nei processi decisionali
del FMI, da una parte, mentre dall'altra, di prendere alcune responsabilità
circa il buon funzionamento del fondo. Così come fanno gli Stati Uniti ogni
volta che non sono d'accordo su alcune questioni hanno la capacità di porre
il veto, lo stesso potrebbe avvenire per l'UE. La soluzione non è tanto
abolire il fondo o la banca mondiale quanto fare in modo che i nostri
governi incidano di più in essi collettivamente.
Questa mattina in un'intervista rilasciata a Repubblica Prodi sostiene di
aver in mente alcuni suggerimenti e dichiara "Ho in mente una serie di
proposte in campo economico, ma non solo. Per esempio la messa in comune
delle quote del Fondo Monetario Internazionale, che avrebbe come logica
conseguenza il suo spostamento da Washington in Europa." Crediamo che questo
sia un passo necessario per riequilibrare lo strapotere americano per poi in
una seconda fase aumentare il peso di altre aree del mondo. Nel frattempo
però, finalmente, sarà possibile valutare la buona volontà dell'Europa di
ridurre le disuguaglianze nel e un progetto diverso per il mondo.

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In our newsletter issued on January 27th 2004, we wrote an article entitled
"The IMF and the EU". The article described the IMF's rule of decision, and
we suggested one step to change IMF's policy. Today, the leader of the left
Italian opposition released an interview to "la Repubblica", an Italian
newspaper, in which he declared that if he becomes Italy's Prime Minister
one of his proposals to the other EU member states will be to sum the
European Union's  IMF quotes. He added that a direct consequence of this
decision would be the shift of power to this part of the Atlantic Ocean.
Hereafter we report in a few lines the article.
The IMF is an institution born after the second World War. At that time the
United States and the United Kingdom's intention was to create an
international institution able to guarantee the order of financial and
commercial flows. This decision was the consequence of the first
globalization that hit the world at the end of the 19th century and
following the two World Wars. The IMF is an international institution such
as the World Bank, the WTO and the UN. The difference between the first and
the others is that the IMF is an institution based on quotas instead of  per
head vote criteria. In fact the decision are taken on the amount quotas
(money) donated by each country (www.imf.org). The USA have 17% of the total
quotas while the EU's countries have 22%, but they are divided. Some
decisions, as a IMF's rule, should be deliberated with a majority of 85%
therefore any important decision must achieve American consensus.
In our article we suggested to the EU to regroup their quotas and change the
balance within the IMF. Therefore Prodi's suggestion seems to go in this
direction. We add that should it happen the EU finally would have the
opportunity to change the IMF policy and hopefully this opportunity will be
used to reduce the gap between developed and developing countries, poverty
and inequality worldwide.


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segnalazioni e suggerimenti scrivete a segreteria at circoloafrica.org.

Il prossimo numero uscirà:
il 27 dicembre 2005.

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