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[aa-info] Fw: Senza commento!



Toni Negri: Casarini sindaco!


> Cr*,
>
>
>
> Sabato, 28 Gennaio 2006
>
> Al cattivo maestro piace il Nordest che fa squadra
> Toni Negri porta ad esempio Benetton, Diesel, Geox. «Venezia? Cacciari è 
> un
> amico carissimo ma come sindaco preferirei Casarini»
>
> Venezia
> «Massimo Cacciari è un grandissimo amico e sono più o meno d'accordo con 
> lui
> su quanto sta facendo per Venezia, ma spero che il prossimo sindaco della
> città sia Luca Casarini, il leader dei Disobbedienti». È una risata
> fragorosa quella che appare sul volto scarno ed elegante di Toni Negri. 
> Una
> risata inaspettata, che gli illumina gli occhi dietro gli inconfondibili
> occhiali. Nonostante le 73 primavere, il "cattivo maestro", il padre di
> Potere operaio, teorico e stratega delle lotte di classe, non ha perso la
> voglia di sorprendere. Nonno di «due nipotini e mezzo», come precisa, e
> innamorato a tal punto di Venezia da aver voluto prendere per l'ennesima
> volta la residenza, dal settembre 2004 vive in un appartamento di grande
> bellezza al secondo piano di un palazzo nei pressi di San Cancian. 
> Quindici
> giorni li trascorre qui, tra queste mura ravvivate da stucchi e lampadari 
> di
> Murano, e quindici giorni a Parigi, il Paese che l'ha «adottato».
>
> «Casarini l'ho conosciuto da bambino, così come Cacciari. Spero di averli
> tirati su bene», dice, lievemente compiaciuto, non dimenticando però di
> rilevare che «l'unica classe dirigente che poteva crescere in Italia è 
> stata
> distrutta negli anni Settanta». Capelli grigi e ondulati, fisico snello e
> stile minimale, Negri siede su una poltrona scura che troneggia al centro 
> di
> uno studio zeppo di volumi. Alla sua sinistra una libreria in metallo
> scompare sotto il peso delle sue pubblicazioni: una a fianco all'altra 
> sono
> sistemate le varie edizioni dell'opera «Impero», scritta nel 2000 con
> Michael Hardt e tradotta in un imprecisato numero di lingue. Per terra,
> accanto alla scrivania, sono impilati «Spinoza», «Moltitudine» e alcuni
> saggi sulla globalizzazione, tema caro al professore padovano arrestato 
> nel
> 1979 con l'accusa di insurrezione armata contro lo Stato italiano. Dalla
> finestra alle sue spalle s'intravede uno stormo di uccelli mentre alla
> destra fanno capolino numerose fotografie di lui giovane e rivoluzionario 
> (o
> terrorista, come preferiva definirlo un giornale anglosassone in un 
> articolo
> d'antan che Negri ha messo in cornice e provvisoriamente sistemato ai 
> piedi
> del caminetto), della sua famiglia, ma anche una spilletta del Partito
> radicale, gruppo politico che lo ha visto eleggere in Parlamentaro.
>
> Come sono cambiati i giovani da quando l'Italia aveva il colore del 
> piombo?
> Il professore non ha dubbi: «Sono cambiati completamente, così come a 
> mutare
> è stato tutto il contesto, che ha subito un salto culturale e 
> antropologico
> enorme. Se guardiamo alla nostra regione, passare dal Veneto al Nordest è
> stato un salto non da poco, che ha portato alla modificazione della Chiesa 
> e
> alla circolazione dei saperi. In questi anni sono cambiate anche le donne,
> diventate più belle - commenta, intrecciandoci una risata - ricordo con
> allegria le contadinotte di un tempo, forti, sane e robuste, che per la
> prima volta indossavano uno Chanel».
> «Ma se penso a com'eravamo, penso a me stesso, agli anni Cinquanta,
> Sessanta, alla guerra, al grande boom. Io sono vecchio: parlare dei 
> giovani
> significa per me parlare dei miei figli, delle loro difficoltà, del
> precariato, della mancanza di speranza».
>
> Una disperazione che però nulla ha a che vedere con le recenti rivolte dei
> giovani immigrati delle banlieue francesi: una realtà che Negri conosce
> perfettamente avendo lì vissuto e lavorato come sociologo per quindici 
> anni.
> «L'Italia vive altri rischi, non quelli di una rivoluzione urbana che in
> Francia è nata a seguito di un accumulo, forte e prolungato, di 
> isolamento,
> di esclusione. Per capire quanto è accaduto nelle banlieue si dovrebbe
> immaginare una classe operaia che, una volta conclusa quella che era la 
> sua
> funzione in fabbrica, viene recintata ai margini della città. La gente
> soffre, si dispera, i giovani chiedono lavoro e non lo trovano. In Italia
> questo non accade: c'è, sì, il problema della mancanza di lavoro per i
> giovani ma qui ci sono molte capacità sociali, non esiste un così elevato
> grado di esclusione. In Veneto, poi, la situazione è ancora diversa: la
> disoccupazione, per esempio, qui è davvero minima rispetto ad altre parti
> del Paese».
>
> I rischi nazionali, per Negri, sono piuttosto quelli legati alla povertà,
> alla degradazione generale, al non funzionamento della struttura pubblica:
> «Quando sono tornato in Italia ho fatto un viaggio e sono rimasto 
> sconvolto
> da ciò che ho trovato, specie nelle nostre terre. Enormi tir che si parano
> davanti alle auto come muri invalicabili. Per percorrere un tratto di 
> strada
> che un tempo richiedeva venticinque minuti, oggi impieghi non meno di due
> ore. La cosa che più mi spaventa, però, è che la trasformazione 
> neo-liberale
> dell'economia e della società ha cozzato contro un muro». È questo il vero
> Moloch per l'ex docente di Dottrina dello Stato. «Se per me la
> globalizzazione rappresenta una cosa buona e quindi il futuro, il
> neoliberismo identifica la cosa cattiva. Sulla globalizzazione io ci
> scommetto ancora, nonostante il processo sia molto contraddittorio».
>
> Mentre Negri parla, la città, sotto, si muove. «Sono più o meno d'accordo
> con quanto ha fatto e sta facendo Cacciari, mi dispiace per voi - dice,
> sfoderando per l'ennesima volta quel sorriso un po' irregolare - è un 
> amico
> e credo che malgrado tutto sia un gran signore. Agisce con coerenza, con
> buon senso. A mio avviso è l'unico in grado di dare una risposta concreta 
> a
> quanto richiede la città: trovare quell'equilibrio difficile ma 
> fondamentale
> tra lo sviluppo e la sussistenza. È questo soprattutto il grande punto
> interrogativo che ha attraversato la storia degli ultimi 50 anni. Il
> sovraccarico industriale (Porto Marghera e le morti per Cvm in primis) e
> turistico rappresenta invece l'errore più grande che sia mai stato 
> compiuto
> sulla sua pelle. Per salvare Venezia bisogna puntare sulla forza
> intellettuale. La città è il prodotto della cultura e del lavoro umano: il
> suo futuro non è legato a siti particolari, certamente non a progetti di
> sotterranei né a ripopolamenti della laguna, ma a quella che è la
> comunicazione delle forze intellettuali.
>
> Un posto come Venezia con, in più, tale forza, la bellezza e la comodità,
> sarebbe eccezionale».
> Meno gentili le parole per la sua Padova. «Negli ultimi anni la città è
> diventata irriconoscibile. È un piccolo borgo, presuntuoso, arrogante. Non
> c'è più la puzza di piscio sotto i portici, non ci sono più osterie e, 
> quel
> che è peggio, ha perduto il senso di comunità. Questa città snob,
> appiattita, io non l'amo più».
> Favorevole ai progetti della nuova tangenziale di Cortina e al Passante di
> Mestre, Negri è molto scettico sul Mose. «Ricordo l'alluvione del '66: a
> quel tempo abitavo dietro a Ca' Foscari: l'acqua aveva raggiunto il 
> secondo
> piano e aveva portato con sé la melma - e mentre rammenta l'Acqua granda, 
> la
> sua espressione si fa truce - e la nafta. Per me, se ci fosse stato il 
> Mose,
> non sarebbe cambiato nulla, anzi, sarebbe stato anch'esso scavato dalla
> mareggiata. Sono convinto che ci siano molti altri sistemi per far fronte 
> al
> fenomeno».
>
> E la riqualificazione di Porto Marghera? "Necessaria - risponde senza
> esitare - È un bubbone, un cancro ma, parliamoci chiaro, senza Porto
> Marghera, l'aeroporto, il canale dei petroli, Venezia non avrebbe alcun
> futuro. Non dimentichiamo che l'allarme sul polo industriale l'abbiamo
> lanciato noi molti anni fa: ancora nel 1966 all'Università di Padova
> Gianfranco Pancino, oggi capo ricerca all'Istituto Pasteur di Parigi, 
> aveva
> discusso la prima tesi di laurea sulle morti per Cvm». Pancino, per la
> cronaca, vive in Francia dopo essere stato condannato a 25 anni di carcere
> in Italia perché sostenitore della lotta armata.
>
> A chi sostiene che il Veneto non è riuscito a fare sistema, Negri
> controbatte deciso che «non è vero: basta pensare a Timisoara o ad aziende
> come la Benetton, la Diesel o la Geox, tanto per fare qualche nome. Forse
> quello che si può rimproverare al Veneto è di non essere stato capace di 
> far
> corrispondere le infrastrutture a quello che è stato il suo sviluppo, 
> talora
> troppo impetuoso. L'assenza in questi ultimi anni di politici veneti al
> governo non significa nulla: a Roma hanno sempre mandato i professori, 
> penso
> a Mariano Rumor, che era una "macchietta", mentre i bravi amministratori 
> se
> li sono tenuti ben stretti qui, sul territorio. Quello che fa la 
> differenza
> è il fatturato, è il fatto che, malgrado la presenza della Lega, si riesca
> ancora a tenere in piedi un certo numero di lavoratori stranieri e che la
> disoccupazione, qui, sia ancora minima. Queste sono le cose che contano».
>
> E il Carnevale alle porte? «È una tragedia che per fortuna quest'anno
> eviterò: per due settimane sarò in America latina per un ciclo di
> conferenze. Vuole sapere se mi sono mai mascherato? No, tranne quando, da
> giovane, mi calavo il passamontagna».
>
> Monica Zornetta - gazzettino
>
>
> 





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