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[aa-info] Fw: Terza posizione e company



"Federico Degni Carando" <degnicarando at alice.it>
Sent: Saturday, January 28, 2006 12:51 PM
Subject: Chi è Gilberto Paris LIPPI?


> Abbiate pazienza ed attenzione fino alla fine dell'articolo:
>
>
>
> In una lettera apparsa sul quotidiano triestino “Il Piccolo”
> (25.2.2000) il responsabile provinciale della sezione triestina
> di Forza Nuova, Fabio Bellani, definì “evidente mistificazione”
> quanto scritto dallo stesso quotidiano in occasione della
> manifestazione di contestazione della trasmissione “Circus” di
> Michele Santoro (presente a Trieste, ricordiamo, per dibattere
> del “caso Haider”), ossia l’avere rilevato la presenza di “Terza
> posizione”. Che “non esiste più da 20 anni”, scrive Bellani, il
> che è anche vero, però se Forza Nuova non desidera essere confusa
> con Terza posizione dovrebbe evitare di scrivere, come invece fa
> in certi suoi bollettini e documenti “Forza Nuova per la Terza
> posizione”. Ma cos’era Terza Posizione?
> Scrive Gianni Flamini: [2] ... Francesco Mangiameli, Roberto
> Fiore, Gabriele Adinolfi (...) stavano fondando una nuova
> organizzazione e dando alle stampe un giornale. Si sarebbero
> chiamati entrambi “Terza posizione”. Era il 1979, e Flamini
> cita un brano dei loro scritti: “Terza posizione rimuove le
> stagnanti acque della rassegnazione e si manifesta come polo per
> tutti coloro che vogliono disegnare con noi il futuro del nostro
> sistema. Dobbiamo considerarci naturali alleati dell’Islam, a cui
> non può non andare la nostra stima”. Il 14.12.1979, in una sede
> romana del movimento vengono arrestati tre esponenti di Terza
> posizione, colti nel bel mezzo del trasporto di una cassa piena
> di bombe a mano. Nella perquisizione successiva la DIGOS troverà
> divise da carabiniere e guardia di finanza, documenti rubati e
> falsi, fucili ed esplosivi vari. Su possibili legami tra Terza
> posizione ed i terroristi dei NAR indagò all’epoca il giudice
> Mario Amato, che fu assassinato da Gilberto Cavallini, dei NAR,
> il 23.6.1980.
> Ancora, Flamini [3] a proposito di questo omicidio: « Da
> qualche settimana (si parla dell’aprile del 1980, n.d.r.) viene
> dipanandosi nel carcere di Regina Coeli una tetra storia di
> denunce, ritrattazioni e ricatti che ha come protagonista un
> detenuto marchigiano, Marco Mario Massimi, arrivato alla soglia
> dei quarant’anni provvisto di un solido passaporto di
> avventuriero e falsario, oltre che di attivismo neofascista. A
> metà aprile il detenuto Massimi ha mandato un circospetto
> messaggio al giudice Mario Amato (...) per avvertirlo che è
> disposto a raccontargli qualche storia sepolta nell’archivio
> delle imprese criminali dei NAR (...), Massimi ha parlato di vari
> misfatti e anche di un omicidio (...) di Antonio Leandri (...)
> ucciso per sbaglio perché scambiato per l’avvocato missino
> Giorgio Arcangeli, odiato come spia dagli affiliati ai famosi
> Nuclei». Secondo Massimi ... quel delitto (...) era stato
> deciso durante un incontro al quale erano presenti anche due
> professori. Che sarebbero stati il criminologo Aldo Semerari
> (psichiatra forense, massone, diplomatico del Sovrano Ordine di
> Malta e “da sempre agente dei servizi d’informazione militare”) e
> Paolo Signorelli (detto il “professore”, era “noto anche per
> l’abitudine di arricchire le sue lezioni di storia e filosofia
> con discorsi sul fascismo, sul nazismo, sulla purezza della razza
> e sulle prospettive di un nuovo fascismo in Italia”; fu tra i
> fondatori di “Lotta popolare” nel 1976 e poi della rivista
> “Costruiamo l’azione” nel 1978; arrestato nel ‘79, divise per un
> mese la propria cella con il leader dei NAR Valerio Fioravanti).
> Dalla ricostruzione di Flamini appare che le rivelazioni di
> Massimi, invece di rimanere riservate, si propalarono e Massimi
> aveva fatto presto ad accorgersene, se non altro per via
> dell’agitato valzer di avvocati di destra che si era subito
> ritrovato intorno. Tutti interessati a difenderlo. Tra essi
> Nicola Madia, Francesco Caroleo Grimaldi e Antonio De Nardellis,
> i quali si sarebbero ritrovati, assieme a Semerari e Signorelli,
> la sera del 13 aprile 1980, perché c’era “un grave stato di
> pericolo” per il professor Semerari, almeno stando a quanto
> risulterebbe dalle intercettazioni delle telefonate fatte da
> Madia. In seguito, a richiesta degli inquirenti sul perché di
> quel raduno, dopo negazioni e tergiversamenti, qualcuno dei
> convocati ammetterà che la riunione (...) serviva soltanto per
> studiare eventuali misure perfettamente legali contro il giudice
> Amato, per esempio presentando una querela contro di lui.
> Querela che non verrà mai presentata, ma nel frattempo Massimi
> aveva ritrattato le sue dichiarazioni ed aveva anche denunciato
> il giudice Amato per abuso di potere.
> Quaranta giorni dopo il giudice Amato cadrà ucciso
> nell’agguato tesogli dai NAR. Semerari invece verrà ritrovato
> cadavere a Napoli il 1° aprile 1982 ed il suo omicidio verrà
> attribuito alla camorra.
> Torniamo a Terza Posizione. Dopo le perquisizioni del ‘79
> Fiore e Adinolfi lasciano l’organizzazione in mano a Giorgio
> Vale, ed in questo modo avviene il salto di qualità: l’attività
> deliquenziale non è più sporadica (...) Vale (...) perfettamente
> a suo agio nel ruolo di capo legionario organizza campi
> paramilitari dove allena gli altri terroristi... [4]. Gli
> “ideologi” Fiore e Adinolfi invece fuggono nel settembre del 1980,
> secondo le accuse di Valerio Fioravanti, all’estero, con la
> “cassa” del movimento... Dopo quasi vent’anni di “esilio” a
> Londra Fiore ricomincerà a costruire un altro gruppo di estrema
> destra, Forza Nuova appunto, che si avvarrà di contatti con molti
> altri movimenti simili che stanno nascendo un po’ qua e un po’ là
> in Europa. Altra sorte avrà Mangiameli, che sarà ritrovato
> cadavere a Roma l’11.9.1980, ucciso dai fratelli Valerio e
> Cristiano Fioravanti e Giorgio Vale dei NAR, perché avrebbe
> tenuto per sè il denaro che questi gli avevano affidato con
> l’incarico di organizzare l’evasione del terrorista Concutelli.
> Ancora Cingolani: «nel corso degli anni, delle ricostruzioni,
> delle confessioni di alcuni pentiti, l’omicido di Francesco
> Mangiameli assume tuttavia altri significati; secondo alcuni
> testi e secondo i giudici di Bologna (...) il vero movente
> dell’omicidio (...) andrebbe ricercato nel fatto che Mangiameli
> era venuto a conoscenza di particolare inconfessabili e di oscuri
> rapporti tra Valerio Fioravanti e la P2; del connubio cioè che
> secondo la sentenza di primo grado dei giudici di Bologna è
> responsabile dell’ideazione e dell’esecuzione della strage del 2
> agosto (...) Valerio Fioravanti aveva conosciuto Mangiameli (...)
> agli inizi del 1980 ed era stato proprio Roberto Fiore a
> presentarglielo. In quel periodo vi era una sorta di
> “corteggiamento” di Terza Posizione nei confronti del capo
> militare dei NAR e del suo gruppo... ». Ed ecco uno stralcio del
> volantino scritto da Francesca Mambro per la rivendicazione
> dell’omicidio di Mangiameli: « ... abbiamo giustiziato il
> demenziale profittatore Francesco Mangiameli degno compare di
> quel Roberto Fiore e di quel Gabriele Adinolfi, rappresentanti
> della vigliaccheria cronica... ».
> A proposito di Fiore e Adinolfi affermerà Valerio
> Fioravanti: « I capi di Terza posizione erano abili perché non
> dicevano ai giovani militanti occorre fare questa o quella
> rapina, ma nel corso di una riunione esponevano l’esigenza di
> avere del denaro per delle iniziative e facevano in modo che i
> ragazzi volontariamente proponessero un piano di rapina. In
> questo modo, molti ragazzi erano stati mandati allo sbaraglio e
> poi arrestati ».
>
> DAL LIBANO A LONDRA E DI NUOVO IN ITALIA.
>
> Scrive Silvio Maranzana [5]: « Due terroristi dei NAR stanno
> orchestrando da Londra lo sbarco in Italia di un nuovo movimento
> fascista ». L’articolo ricostruisce l’attività di Fiore e del suo
> camerata, il cantautore Massimo Morsello (conosciuto nel’ambiente
> come il “De Gregori di destra”) latitanti nella compiacente
> Londra, dove sono diventati “imprenditori di successo”, titolari
> della “Meeting point”, un’azienda che organizza concerti e
> turismo scolastico, soggiorni e prevendite di biglietti per
> partite. Così pure, scrive Maranzana, secondo la polizia inglese
> i Nostri avrebbero organizzato attraverso la società “Trust of
> St. Michael the Archangel” delle vendite di beneficienza per
> raccogliere fondi “destinati a fondare in Spagna un villaggio
> fascista”. Un progetto per un villaggio spagnolo “dove i
> nazionalisti di tutta Europa possano vivere nel nuovo ordine”
> appare anche, prosegue Maranzana, nel bollettino interno
> dell’organizzazione “neonazista” “Third position international”,
> tanto per riprendere le solite sigle. All’idea di questo
> “villaggio” « Morsello se la ride. “Una città nera? Magari si
> potesse costruire, me ne andrei là di corsa. Purtroppo però sono
> tutte invenzioni di un giornalista” ». Però nel novembre 1999 il
> quotidiano “Liberazione” riprenderà un articolo dello spagnolo
> “El paìs” nel quale si legge che “il gruppo neonazista britannico
> Terza posizione internazionale” (toh! coincidenza? n.d.r.) “si
> appresta a ricostruire un villaggio abbandonato che ha comprato
> interamente due anni fa (...) nella regione di Valencia”.
> Quanto alla permanenza a Londra dei due condannati per
> associazione sovversiva in Italia, troviamo che il quotidiano “Il
> Manifesto” del 5.11.1998 riprende un articolo dell’inglese
> “Guardian”, il quale avrebbe sostenuto “sulla base di nuove
> informazioni di un’ex agente della CIA in Europa” che Fiore e
> Morsello sarebbero stati “reclutati” in Libano nei primi anni ‘80
> (si erano lì rifugiati subito dopo essere scappati dall’Italia)
> dal servizio segreto inglese M16 e che per questo motivo la Gran
> Bretagna non concesse mai la loro estradizione all’Italia.
> Michael Schmidt [6] riferisce che la rivista inglese
> “Searchlight” (giugno e luglio 1989) sostenne più precisamente
> che il M16 riteneva sufficientemente importante quello che
> Fiore sa sui campi di addestramento di Al Fatah in Libano, per
> permettergli di gestire anche tre ditte a Londra .
> Il Libano coi suoi campi paramilitari è un leit-motiv anche
> per alcuni triestini che furono coinvolti nei primi anni ‘80 nel
> corso delle inchieste sui NAR: i fratelli Livio e Ciro Lai,
> Gilberto Paris Lippi, Fausto Biloslavo ed Antonio Azzano. Questi
> ultimi tre il 1° luglio 1981 vengono arrestati per ordine della
> magistratura di Bologna per reticenza e falsa testimonianza in
> merito a loro soggiorni nel Libano, in campeggi paramilitari dei
> falangisti. Due giorni dopo viene precisato che l’inchiesta si
> colloca nel quadro delle indagini sulla strage del 2 agosto alla
> stazione ferroriaria [7].
> Gilberto Paris Lippi, negli anni ‘70 militante del Fronte
> della Gioventù, diventerà negli anni ‘90 esponente di spicco di
> A.N. arrivando a ricoprire la carica di vicepresidente della
> Provincia di Trieste e poi di consigliere regionale.
> Biloslavo (sulla cui figura ci dilunghiamo un po’ perché lo
> ritroveremo anche più avanti in altre occasioni pubbliche)
> diventerà poi reporter di guerra per conto dell’agenzia
> Albatross, fondata assieme a Giovanni Micalessin ed Almerigo
> Grilz (questi, che fu negli anni ‘70 dirigente del Fronte della
> Gioventù e poi del M.S.I., rimase ucciso in Mozambico nel 1987
> mentre seguiva i guerriglieri anticomunisti della Renamo,
> finanziati dal governo razzista sudafricano); negli anni ‘80 andò
> più volte in Afghanistan; nel 1987 fu arrestato ed imprigionato
> per alcuni mesi dalle autorità afghane perché sospettato di
> contatti coi guerriglieri; ritornò ancora una volta a Kabul e fu
> investito da un camion, restando vivo per miracolo. Si recò anche
> diverse volte nella ex Jugoslavia: nel 1993, durante un reportage
> nell’entroterra dalmata, rivelò [8] l’esistenza di
> un’esplosiva missiva di un generale italiano (...) da poco in
> pensione (che) consigliava i serbi su come conquistare Zara...,
> ed anche che in Krajina un ex mercenario serbo stava
> addestrando la “brigata Garibaldi” composta da uno sparuto gruppo
> di italiani. Questa notizia fu “smentita” sulle pagine del
> “Piccolo” dove il giornalista Paolo Rumiz scrisse di “bombe”,
> complotti e disinformazione per “tirare l’Italia nella trappola
> balcanica” accusando direttamente ed indirettamente il
> sottoscritto, l’Indipendente, altri giornalisti oltre a politici
> vari, dall’ex senatore Arduino Agnelli all’ex sindaco di Trieste
> Giulio Staffieri. La polemica innescata sfociò in una querela
> da parte di Biloslavo che la ritirò tre anni dopo a fronte della
> pubblicazione sul “Piccolo” del testo dal quale abbiamo tratto i
> brani sopra evidenziati. Biloslavo è inoltre uno dei giornalisti
> “specializzati” sull’argomento “foibe”, ha pubblicato diversi
> articoli (sul “Borghese”, su “Epoca”, “Il Giornale Nuovo” ed
> altri) sugli “infoibatori titini” che ancora si troverebbero in
> Slovenia e Croazia. Fu lui a lanciare la campagna contro gli
> “infoibatori” che percepiscono le pensioni italiane, raccolta poi
> dal P.M. romano Pititto. Ha anche scritto degli articoli in cui
> riprendeva le (sbagliate) ricostruzioni storiche di Marco Pirina,
> dando ad esse una patente di legittimità. Pubblicò nel 1985
> un’intervista che sostenne di avere fatto telefonicamente al
> partigiano fiumano Oskar Piskulic, indagato per l’uccisione di
> tre persone nel corso dell’insurrezione di Fiume, e rese
> testimonianza al P.M. Pititto, che conduceva l’inchiesta, in
> merito a questo suo colloquio con Piskulic. Però in altra sede
> Piskulic ha negato di avere concesso interviste a Biloslavo,
> telefoniche o di persona che fossero.
> Biloslavo in seguito fece le seguenti dichiarazioni
> (pubblicate sul “Piccolo” del 27.11.97) in merito alla comparsa
> del suo nome tra quelli degli otto triestini che sarebbero stati
> frequentatori di una campo falangista libanese secondo quanto
> scritto da Giuseppe De Lutiis [9]: « E’ non solo falso, ma
> ridicolo e difatti nessun organo inquirente mi ha mai chiesto
> informazioni. Io a Beirut ci sono stato per alcune settimane tra
> il ‘78 ed il ‘79, ospite a casa di alcuni amici cristiano-
> maroniti. (...) non ho mai saputo della partecipazione di
> estremisti di destra triestini a campi di addestramento...».
> Ma
> questa affermazione è in netta contraddizione con quanto scritto
> dalla stampa dell’epoca e poi riportato da Tonel: sul “Piccolo”
> [10] infatti leggiamo che “ sono stati interrogati ieri nel
> carcere di San Giovanni in Monte a Bologna i tre triestini
> arrestati il 2 luglio scorso... ”. Quindi non corrisponderebbe al
> vero che “nessun organo inquirente” abbia chiesto “informazioni”
> a Biloslavo. Ricordiamo anche che l’avvocato dei tre era quel
> Marcantonio Bezicheri che fu a suo tempo difensore di Freda e che
> ritroveremo anche più avanti.
> Torniamo ai fondatori di Forza Nuova. Massimo Morsello che,
> secondo Gianni Barbacetto [11] si autodefinisce “fascista,
> cattolico, latitante e cantautore politicamente scorretto” è
> rientrato in Italia nella primavera del ‘99 grazie alla legge
> Simeone perché gravemente ammalato (si parlò di cancro in fase
> terminale). Ma dopo qualche mese Morsello pare avere riacquistato
> la salute, difatti va in giro a fare concerti e comizi ed è
> intervenuto pure ad una manifestazione a Trieste nel maggio
> scorso.
> Nello stesso articolo Barbacetto ricostruisce così la “genesi”
> di Forza Nuova, nata all’inizio come una sorta di movimento
> d’opinione all’interno della Fiamma tricolore, dove coagulava i
> militanti attorno al proprio bollettino, il “Foglio di lotta”
> (che esce tuttora).
> Nel 1997 lo stesso Rauti decise di mettere fine a questa
> fronda impedendo la diffusione del “Foglio” e “richiamando i
> camerati alla disciplina”. Ma a quel punto ci fu la scissione
> vera e propria e “Fiore e Morsello, da Londra, indicarono la
> data - il 29 settembre, San Michele Arcangelo, protettore della
> Guardia di Ferro di Codreanu, il leader del fascismo romeno - in
> cui, gettate alle ortiche le vecchie prudenze rautiane, sarebbe
> finalmente nata una forza nuova ”. In contemporanea si formò,
> attorno ad un gruppo di giornalisti di estrema destra (Mario
> Consoli, Piero Sella, Sergio Gozzoli, fondatori del giornale
> “Uomo Nuovo”) un gruppo che, avendo un rapporto privilegiato con
> Le Pen, cercava di costruire un “Fronte nazionale” anche in
> Italia.
> Parte del nucleo dirigente di Forza Nuova è stato coinvolto
> nell’inchiesta sugli Hammerskin italiani, facenti parte di quella
> rete neonazista internazionale fondata una decina d’anni fa in
> Texas e poi diffusasi in Europa, presentantesi come “l’elite
> dell’elite” degli skinheads. Il loro simbolo sono due martelli in
> marcia (quelli che appaiono nel film “The wall” dei Pink Floyd),
> e si ritengono “ nuovi cavalieri di un medioevo postmoderno,
> crociati schierati in difesa dell’Europa bianca ”.
> Anche Fiore fu coinvolto nell’inchiesta sugli “Hammerskin”,
> accusato di esserne il finanziatore e fu per questo motivo che
> dovette rinviare di un anno il suo rientro in Italia. Sia il
> leader milanese degli Hammerskin, Duilio Canu, che quello di
> Padova, Alessandro Ambrosino, diventarono poi dirigenti locali di
> Forza Nuova. Altro dirigente di Forza Nuova è quel Maurizio Boccacci che 
> fu
> per anni leader del “Movimento Politico”, associazione
> dell’estrema destra che alla fine degli anni ‘80 costituì [12]
> il punto di riferimento e di organizzazione di centinaia di
> estremisti di destra a Roma ... nata nel 1985 sulle ceneri di
> Terza Posizione. (Toh! chi si rivede). Anche il simbolo è
> simile. E la struttura semiclandestina è composta di giovani
> disposti a colpire comunque. Frequentano le palestre, conoscono
> il karatè ed il full-contact. (...) Il leader si chiama Maurizio
> Boccacci, 35 anni, che è passato dalle file di Avanguardia
> Nazionale di Stefano Delle Chiaie, al FUAN di via Siena, la
> scuola di Paolo Signorelli (ve lo ricordate? n.d.r.) dove sono
> cresciuti anche il giovane Alibrandi, Francesca Mambro e Giusva
> Fioravanti. Le sedi (...) sono piene di materiale di propaganda
> neonazista, stendardi e gagliardetti, magliette con le
> riproduzioni di Hitler, anfibi con le punte di metallo e,
> naturalmente, le armi per la battaglia contro i negri e gli ebrei
> . L’articolo prosegue con un elenco dei pestaggi compiuti dai
> naziskin del Movimento Politico. Nel 1992 fece scalpore la
> notizia che una sede del Movimento Politico fu presa d’assalto da
> un gruppo di gio
>
> 





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