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Newsletter Anno 4, n. 4 - 13 febbraio 2006



NEWSLETTER DEL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E RICERCA PER LA CITTADINANZA ATTIVA
Anno 4, n. 4 - 13 febbraio 2006

A cura di Gabriele Sospiro
Con la collaborazione di:
Olivier Gbezera (OG)
Cristiano Antunes (CA)
Paolo Sospiro (PS)



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INDICE
1.   FORUM SOCIALE DI BAMAKO
2.   ATTIVITÀ DEL CENTRO
3.   BAMAKO: MANIFESTAZIONE INTERROTTA
4.   BAMAKO: INTERVISTA A OUSMANE TRAORÈ
5.   PROSSIMA PRESENTAZIONE TESI SU IMMIGRAZIONE DI LUCA PANDOLFI
6.   IL CLIENTE IMMIGRATO: IL CASO ANGELO COSTA
7.   LA COOPERAZIONE AFRICA E CINA
8.   IL SOGNO EUROPEO DI JEREMY RIFKIN
9.   DECRESCITA E NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
10.  SEMINARIO DI LAVORO CON MARA TOGNETTI A JESI (AN)


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1. FORUM SOCIALE DI BAMAKO
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È finito ormai da qualche settimana il Forum Sociale Mondiale Policentrico
di Bamako. Provare a tentare di tirare le fila di un'esperienza del genere è
difficile oltre che presuntuoso. Diverse le iniziative che abbiamo seguito
delle quali diamo un parziale resoconto di seguito. Tuttavia, ci preme
esprimere due osservazioni di carattere generale. Una di segno positivo e
un'altra di segno interlocutorio. Cominciamo dalla prima. Qualche newsletter
fa dicemmo dell'importanza di questo Forum in termini di capacità della
società civile africana e,in particolare, di quella maliana, di mobilitarsi
per un evento di questo genere. È stato bello ed emotivamente intenso
osservare la partecipazione di migliaia di persone con una forte presenza di
donne. La società civile africana è in movimento! Molti i seminari e
generosa la voglia degli africani di prendere parola sul proprio destino. E
su quello più generale del mondo. C'è di che sperare! D'altra parte, la
discussione sul futuro dei forum sociali è ancora incartata sulle modalità
organizzative che essi dovrebbero avere. Insomma la domanda ricorrente è la
medesima: i forum sociali dovrebbero darsi una qualche forma di struttura
oppure conservare questa forma reticolare? E ancora: che tipo di relazione
dovrebbero avere con i governi che li ospitano e, più in generale, con i
governi "amici"? Una relazione cooperativa o - comunque e sempre -
rivendicativa perché ciò che conta è l'insieme dei principi e delle proposte
avanzate finora del movimento dei movimenti? Ovviamente non c'è ancora una
risposta definitiva! Vedremo se la discussione andrà avanti al prossimo
Forum Sociale Europeo che si terrà dal 4 al 7 di maggio ad Atene. Noi saremo
lì e proveremo a darvene qualche breve testimonianza.
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The Polycentric World Social Forum was over some weeks ago. Trying to sum up
an experience of this sort is difficult beyond that presumptuous. Various
the initiatives that we have followed of which we give a partial report
later on. However, there are two general observations we want to tell you.
One of positive sign and an other more of interlocutory sign. Lets' getting
started from the first one. Some newsletter ago we said of the importance of
this Forum in terms of the capacity of the African civil society and, in
particular, of the Malian one, to mobilizing for an event of this kind. It
has been amazing and emotionally intense observing the participation of
thousands of people with a strong presence of women. The African civil
society African is on the way! There were many workshops and so generous the
desire of the Africans to take word on their own destiny. And on the general
world destiny as well. It's hopeful! On the other part, the argument dealing
with the future of the Social forum is still trapped on the organizational
modalities that they must have. All considered, the recurrent question is
the following one: would the social forum have given themselves some kind of
structure or they would have to maintain this reticular shape? And still:
which kind of relation would they have with the governments who host them
and, more in a general term, with the governments which are supposed to be
"friends"? A cooperative relation or - however and always - requesting
because what it counts is the principles and the proposals made so far by
the movement of the movements? Obviously no definitive answer still now! We
will see if the issue will go ahead at the next European Social Forum that
will be held from the 4th to the 7th of May in Athens. We will be there and
we will try to give you some short testimony.


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2. ATTIVITÀ DEL CENTRO
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Il Centro di Documentazione e Ricerca per la Cittadinanza Attiva è aperto il
Martedì e Giovedì dalle 10 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Se avete
libri da proporre così che noi possiamo acquistarli fatecelo sapere! Se
state facendo una tesi di laurea o ricerche sull'immigrazione, sull'economia
politica, o su temi riguardanti il terzo settore, etc. presso il nostro
Centro potete ottenere informazioni ad hoc previa prenotazione telefonica.
Per contatti ed eventuali prenotazioni 071/2072585
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The Center of Documentation and Research for Active Citizenship is opened
Tuesday and Thursday from 10 to 13 and from 15 to 18.00. If you have any
books to propose so that we can buy them please let us know. If you are
working on your bachelor thesis or you are carrying out a research on
migration, political economy, or issues inherent not profit, etc. in our
Center you will able to get some information ad hoc. Telephone reservation
is needed.
For contacts: +39/071/2072585


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3. BAMAKO: MANIFESTAZIONE INTERROTTA
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Uno degli eventi meno coperti dalla stampa è la marcia di protesta contro le
espulsioni e per il diritto al ritorno, con destinazione verso l'ambasciata
francese. Qualcuno saprà che è stata fermata circa 300 metri dopo l'inizio
(lungo il fiume Niger, vicino al Centro Internazionale di Conferenze di
Bamako, CICB) da una presenza relativamente importante delle forze di
sicurezza. Perché è stata fermata?
La marcia, che ha avuto luogo il sabato pomeriggio, è stata organizzata
dalla rete NOVOX. Ero curioso, anche prima della marcia, di vedere come la
numerosa delegazione francese (che comprendeva, tra l'altro, Migreurop e la
CCFD) avrebbe reagito, per due ragioni. Primo, essa ha ricevuto sostegno
finanziario e diplomatico (per i visti) da parte del Ministero degli Esteri
francese. Secondo, i rappresentanti ufficiali dell'ambasciata francese erano
presenti all'incontro di benvenuto all'hotel Olympe, per accogliere i
partecipanti. Questa situazione mi sembrava già troppo ufficiale per un
evento alter-mondialista.
Mi sono perso l'inizio della marcia, pero l'ho raggiunta ed ero sorpreso di
vedere che non c'era nessun "ufficiale" del forum presente. Ancora di più
visto che la marcia era legata ai temi (immigrazione, espulsioni, diritto al
ritorno) che erano stati proprio centrali nel Forum. E soprattutto perché la
promotrice locale più importante, Aminata Traoré, ha fatto di questi temi i
punti forti del suo lavoro, tra l'altro con l'associazione "Ritorno, Lavoro,
Dignità" (che raggruppa gli espulsi di Ceuta e Melilla). Parlando con
diversi partecipanti Maliani (non c'era quasi nessun partecipante
non-africano), ho scoperto che molti credono che l'ex-ministro della Cultura
abbia qualche responsabilità nella cessazione della manifestazione. La
manifestazione infatti sarebbe stata percepita contro di essa perché non era
stata organizzata da lei.  Confesso però ero uno dei pochi ad essere
sorpreso di questa (presunta) attitudine. Ho scoperto tuttavia che diverse
controversie coinvolgono Aminata Traoré. Essa infatti è sospetta di
utilizzare la sua immagine internazionale e positiva (soprattutto in Europa,
apparentemente molto meno in Mali) per i suoi interessi personali e
politici.
Più tardi, ho sentito di un altro gruppo di migranti espulsi a cui sarebbe
stato impedito di partecipare al Forum, per non fare concorrenza. Che
l'organizzazione era stata segnata di numerosi dibattiti litigiosi. Che
prima della marcia contesta da lei, avrebbe detto "Mi ritroverete qui (al
CICB)", come se avesse saputo che la marcia non sarebbe andata lontano.
Rumori stimolati della gelosia e dai rapporti di potere, o fatti senza
prove? Comunque, lo stesso fatto che ci siano tanti sospetti da parte di
diverse persone mi hanno suggerito che in qualsiasi milieu uno si trovi deve
sempre tenere a mente quello che succede dietro le quinte e provare ad
andare oltre le prime impressioni e l'immagine pubblica.
OG

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One of the events that has been less covered by newspapers has been the
march of protest against expulsions and for the right to return, headed
towards the French embassy. Some may know that the march was stopped about
300 meters after it started (along the Niger River, near the International
Conference Center of Bamako, ICCB) by a relatively heavy police presence.
Why was it stopped ?
The march, which took place on Saturday afternoon, was organized by the
NOVOX network. I was curious, even before the march, to see how the numerous
French delegation (including Migreurop and the CCFD) would react to it, for
two reasons. First, it received financial and diplomatic (for the visas) aid
from the French foreign ministry. Second, officials of the French Embassy
were present at the welcome meeting at the Olympe Hotel, to greet
participants. The whole situation seemed a little too official for an
alter-mondialist event.
I missed the start of the march, but caught up and was surprised to see that
no "official" of the forum was present. Even more so that the march was
relating to themes (immigration, expulsions, return right) that had been
quite central in the Forum. And especially since the biggest local promoter
of the Forum, Aminata Traoré, has made these issues the focal points of her
work with the "Retour, Travail, Dignité" association (regrouping youngsters
expulsed from Ceuta and Melilla).  By talking with various Malian
participants (there were hardly any non-Africans participating), I
discovered that many believed that the former minister of Culture had
something to do with the march being stopped. Speculation that she wanted it
stopped since it wasn't organized by her was ramping, but I was one of the
few surprised by such an (alleged) attitude. I discovered that many
controversies surround Aminata Traoré, and suspicions about her using her
international exposure and widely positive image (especially in Europe,
seemingly much less in Mali) for personal and political interests are high.
I later heard of another group of expelled migrants who would have been
barred from participating to the Forum, to not breed competition. That the
organization had been marred by a series of contentious debates. That before
the contested march started, she would have said "You will find me right
here (at the ICCB)", as if she knew the march wouldn't go far. Rumors fueled
by jealousy and influence battles, or undocumented facts ? Anyhow, the very
fact that such suspicions emerged from different people showed me that
whatever the milieu, one must keep in mind what goes on behind the scenes
and try to go beyond first impressions and public image.

OG

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4. BAMAKO: INTERVISTA A OUSMANE TRAORÈ
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Siamo tornati da una settimana dal Forum Sociale Mondiale a Bamako, e ho
ancora la testa piena d'impressioni e idee riguardando l'evento. Come l'ho
detto nell'ultima newsletter, è stata un'opportunità per scoprire il
movimento alter-mondialista e le sue realtà. Ma come succede spesso in
questi incontri, e anche se le conferenze erano molto interessanti, le cose
più importanti mi sono capitate fuori, incontrando la gente e ascoltando le
loro opinioni, idee, storie. E tra quelle che ho avuto l'opportunità di
ascoltare n Mali, quella che mi ha colpito di più è stata quella di Ousmane.
Ousmane Traoré che aveva 20 anni quando ha iniziato la sua "avventura" per
raggiungere l'Europa, provando a fuggire dalla disoccupazione, dalla povertà
e da un sistema scolastico in fallimento. Ma la sua scelta non era una
scelta di disperazione dal momento che ci ha rifletto sopra con la famiglia
che l'ha sostenuto e aiutato. Era consapevole delle difficoltà che avrebbe
incontrato sulla strada e in Europa dove non è mai arrivato. Fa parte del
gruppo di espulsi di Ceuta e Melilla.
Durante i due anni che è rimasto fuori del Mali, Ousmane è stato espulso tre
volte dalle enclave spagnole, ha passato innumerevoli notti insonni nelle
carceri marocchine ("ci bastonavano appena iniziavamo a dormire"), ha
camminato notti intere, si è chiuso con "un centinaio" di migranti illegali
in un furgone, ha fatto giorni senza mangiare, è rimasto seriamente malato
nel deserto ("a quel punto ho pensato che l'avventura fosse finita"),è stato
tradito da un amico suo con cui doveva andare in Israele, che è poi partito
da solo appena ha avuto qualche soldo. Ha vissuto il razzismo della polizia
marocchina, della gente e addirittura dai barboni. Essendo in un Paese
musulmano, aveva più chance per la carità il venerdì, ma anche quei giorni
lui e gli altri venivano cacciati via a colpi di bastone. Nessun
associazione li ha seriamente aiutati, e l'unico aiuto che hanno ricevuto è
venuto da Medecins sans Frontieres.
Dopo l'espulsione dal Marocco, non ha ricevuto nessun aiuto da parte del
governo Maliano. Ma nella sua disavventura è stato fortunato che gli eventi
dell'anno scorso fossero stati cosi mediatizzati rendendo la sua famiglia
preoccupata di rivederlo. Di solito, il migrante che non raggiunge l'Europa
è visto come un fallito e un'opportunità persa per una vita migliore. Per
evitare tali comportamenti, Ousmane mi diceva che era pronto a rimanere
fuori del Mali finché non poteva aiutare la sua famiglia.
Da quando è tornato a Bamako, la sua situazione non è tanto migliorata, e si
è ritrovato nella stessa situazione precedente a due anni fa. Quindi gli ho
chiesto se, nonostante il freddo, la fame, la paura, le percosse, la
solitudine e le morti dei compagni, l'avrebbe rifatto. "Forse dovrò rifarlo"
mi ha risposto.

OG
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It's been a week since we came back from the World social forum in Bamako,
and my head is still full of impressions and ideas on the whole event. As I
said in the last newsletter, it was an opportunity for me to discover the
whole altermondialist movement and to see its realities. But as usual in
such gatherings, even though the various conferences were very interesting,
the most important things happened outside the meetings, by meeting people
and getting to hear their opinions, ideas, and their story. And among those
that I had the opportunity to listen to in Mali, the one that struck me the
most was Ousmane's.
Ousmane Traoré was 20 years old when he started his "adventure" to get to
Europe, to escape from unemployment, poverty and lost school years. His move
wasn't one of desperation though, and it was thought through with his
family, who supported and helped him. He was aware of the struggles that he
would find on the road and in Europe. He never got there. He was among those
expulsed last movember from Ceuta and Melilla.

In his two years away from home, Ousmane got expelled three times from the
Spanish enclaves, spent countless sleepless nights in Moroccan prisons
("they would beat us up as soon as you started sleeping"), walked entire
nights, squeezed himself with "a hundred" other illegal migrants in the back
of a van, didn't eat for days, got severely sick in the middle of the desert
("at that point I thought the adventure was over"), was betrayed by one of
his closest friends with whom he was supposed to go to Israel, but who left
alone as soon as he got some money. He experienced racism and violence from
Moroccan police, civilians, even from homeless people. Being in a Muslim
country, he had more chance for charity on Fridays, and even on that day he
and other migrants would sometimes be chased away with sticks. No
association really helped them, and the only relief they would receive was
from Medecins sans Frontieres.

When he got expelled from Morocco, he didn't receive any real support from
the Malian government. In his misfortune, he was lucky that last year's
events were highly mediatized, which brought his family to being heavily
worried about him and relieved to see him come home. Usually, the migrant
who doesn't get to Europe is subject to mockery from friends and relatives,
as he is seen as a failure and a missed opportunity for a better life. In
order to avoid such mocking attitudes, Ousmane told me that he was ready to
stay away until he could help his family.
Since getting back to Bamako, his situation hasn't improved much, and he
finds himself more or less in the same spot as two years ago.  So I asked
him if, despite the cold, hunger, fright, beatings, loneliness and
companions' deaths, he would do it again. "I might have to" was his answer.
OG

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5. PROSSIMA PRESENTAZIONE TESI SU IMMIGRAZIONE DI LUCA PANDOLFI
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Lunedì 27 febbraio a partire dalle ore 18 presso il nostro Centro ci sarà la
presentazione della tesi di laurea  di Luca Pandolfi. Il suo lavoro si è
incentrato sulla fotografia come denuncia sociale nel dialogo
interculturale.


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6. IL CLIENTE IMMIGRATO: IL CASO ANGELO COSTA
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L'ultima presentazione di tesi che abbiamo avuto al Circolo è stata quella
di Emiliano Pappacena, che ci ha presentato il suo lavoro sulla rete Angelo
Costa e la figura del "cliente immigrato". La rete comprende una partnership
con i centri di spedizione di soldi Western Union, la società Stranieri in
Italia e il marchio ISI, che propone servizi e prodotti per immigrati. La
rete considera gli immigrati non soltanto come tali, ma anche come clienti
potenziali che lavorano, guadagnano soldi e, almeno all'inizio, della loro
permanenza, inviano la maggior parte dei loro risparmi nel Paese d'origine.
L'idea era di trovare un modo per approfittare di questa realtà che
coinvolge somme enormi (le rimesse complessive eccedono ormai gli aiuti
internazionali a livello globale). Un accordo con la Western Union è stato
raggiunto velocemente, e ormai essa controlla il 70 % delle rimesse
monetarie formali. Pero le teorie migratorie ci dicono che dopo un certo
tempo, l'immigrato si stabilisce nel Paese d'accoglienza e manda meno soldi
a casa. Quindi il gruppo si è esteso ad altri servizi (come le carte
pre-pagate e altri prodotti finanziari), e usa la sezione stampa (cartacea e
Internet) di Stranieri in Italia per fidelizzare la clientela. Le diverse
sezioni si rafforzano fra di loro, i centri Western Union essendo punti da
cui gli immigrati "recenti" mandano soldi a casa, chiamano, sono messi in
contatto con la stampa "etnica" del gruppo (editata in Francese, Inglese,
Spagnolo, Portoghese, Arabo.) e con i diversi prodotti. Il sistema funziona
bene, anche se le previsioni non si sono tutti verificate: in contraddizione
con le teorie migratorie, i migranti non hanno ridotto le somme che mandano
a casa, e non si comportano come "permanenti", fino a quelli che sono in
Italia da molti anni. Una delle ragioni possibili, secondo l'autore,
potrebbe essere la mancata chiarezza e i diversi cambiamenti delle leggi
italiane, che producono nell'immigrato il sentirsi "indeciso" ma anche a non
riuscire a stabilirsi e fare progetti a lungo termine, quindi ad integrarsi
completamente. Il gruppo Angelo Costa, considerando gli immigrati
soprattutto come clienti, potrebbe condurre alla loro integrazione
attraverso il mercato: la crescita del loro potere economico farà crescere
il loro potere di lobbying, e diversi gruppi avranno un interesse a
soddisfarli.
OG
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The latest thesis presentation saw Emiliano Papacenna present us his work on
the Angelo Costa network and the "migrant client" figure. The Angelo Costa
network includes a partnership with Western Union money sending centers, the
Stranieri in Italia group and ISI, that provides various services to
foreigners. The network has been looking at migrants not only as such, but
as potential clients that work, earn money, and, at least in the early
stages of their stay, send most of it back home. The idea was to find a way
to make profit out of this reality and to have a hand on these huge amounts
of money (global remittances now exceed worldwide foreign aid) exiting the
country. A partnership with Western Union soon was signed, and it now
controls about 70 % of formal monetary remittances. Immigration theories
stipulate that after a certain amount of time, the migrant settles in the
host country, and thus sends less and less money home. Therefore, the group
has extended its activities to various services (such as prepaid credit
cards and other specific financial products), and used the press branch
(paper and Internet) of Stranieri in Italia to develop customer loyalty. The
different branches complement each other, Western Union centers being the
points in which "recent" migrants go to send money home, but also call, are
put in contact with the "ethnic" press of the group (edited in French,
English, Spanish, Portuguese, Arabic.) and with different products. The
system works well, even though one of the previsions have not been fully
realized : in contradiction with migration theories, migrants have not
reduced the flow of money the send home, and do not act as "established",
even those having lived in Italy for more than ten years. One of the
possible reasons advanced by the author is that the migrant status in Italy
is "uncertain", due to unclear and changing immigrations laws and policies,
which keep even long-term migrants on the edge and without the tranquility
to have long-term projects, thus never fully integrating. The Angelo Costa
group, by considering migrants as clients first, may lead to their
integration by the market : as their economic power grows, so will their
lobbying power, and different groups will want this new market by their
side.
OG

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7. LA COOPERAZIONE AFRICA E CINA
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La Cina, che sta per diventare l'attore internazionale più importante, sta
sviluppando legami sempre più stretti con altri Paesi in via di sviluppo,
per creare un asse di cooperazione "sud-sud". L'Africa, con le sue risorse
naturali di prima importanza, ha ricevuta la visita di Li Zhaoxing, il
ministro degli Esteri cinese. Oggi, 78.000 operai cinesi lavorano gia nel
continente, e gli scambi fra la Cina e l'Africa hanno raggiunto i 37
miliardi di dollari nel 2005 (ossia il 3 percento degli scambi cinesi), ma
entrambi gli attori sono determinati a fare crescere queste cifre.
Dopo essersi fermato a Capo Verde, il ministro è andato in Senegal, dove ha
cancellato il debito del Paese (18,5 milioni di dollari) e ha prestato 3,7
milioni dollari. Nel Mali, il cui debito di 68 milioni dollari era gia stato
cancellato nel 2001, un accordo di cooperazione economica e tecnica è stato
firmato. Il Ministro si è poi fermato in Liberia per una visita
politicamente importante, avendo partecipato all'investitura del nuovo
presidente Ellen Johnson Sirleaf, e ha concesso un aiuto di 30 milioni di
dollari. Questo giro nell'Africa dell'ovest si è concluso con la visita in
Nigeria, una settimana dopo l'acquisto da parte della China National
Offshore Oil Corporation del 45 % di un giacimento offshore per 2 miliardi
di dollari, e ha visto la sottoscrizione di un accordo di cooperazione da
3,6 milioni di dollari.
Entrambi i lati hanno interesse a portare avanti la collaborazione. La Cina,
vista la sua impressionante crescita economica, ha sempre più bisogno di
risorse naturali e vorrebbe, come le altre potenze, diversificare le sue
fonti. Ma è anche di prima importanza trovare nuovi mercati in cui poter
esportare i proprio prodotti, visto la nuova "Paura Gialla" che si sta
sviluppando in Europa e Stati Uniti e che potrebbe portare a delle politiche
protezioniste. Per l'Africa, il vantaggio principale è l'accesso a nuove
fonti di finanziamento e d'aiuto tecnico, in un periodo in cui l'aiuto da
parte dell'Europa sta diminuendo e/o è spesso considerato come una forma di
neo-colonialismo. Lavorare con il "più grande Paese in via di sviluppo del
Mondo" (secondo le stesse autorità cinesi) darà l'opportunità all'Africa di
confrontarsi con un altro modello di sviluppo. Però alcuni hanno dei dubbi,
soprattutto al livello politico. I politici cinesi sembrano meno interessati
in termini di garanzie politiche se comparati agli Europei o agli
Statunitensi, e in conseguenza l'aiuto potrebbe non essere legato alla
democratizzazione o allo sviluppo economico. Pressioni diplomatiche
potrebbero essere utilizzate. Per esempio, la visita del ministro degli
Esteri in Senegal, la prima visita di un ufficiale cinese nel Paese in 9
anni, è stata resa possibile con l'interruzione delle relazione diplomatiche
fra Dakar e Taiwan. Tuttavia, queste inquietudini devono essere messe in
prospettiva, sapendo che i Paesi occidentali hanno a lungo sostenuto regimi
corrotti o dittatoriali per raggiungere i propri interessi. Gli scambi
cresceranno probabilmente fra qualche mese, dopo il secondo forum
Africa-Cina alla fine 2006. Dopo la tenuta del primo, che aveva raggruppato
45 Paesi africani e la Cina nel 2000, gli scambi sono quadruplicati in 5
anni.

OG

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China, well on its way to becoming the main international actor in the years
to come, has been working for some time on intensifying its ties with other
developing countries, in order to create a "south-south" collaboration axis.
Africa, with its huge natural resources, has been the latest stop for Li
Zhaoxing, China's foreign affairs Minister. 78000 Chinese blue-collar
workers are already on the continent, and the exchanges between China and
Africa represented 37 billion dollars in 2005 (good for 3 % of China's
exchanges), but both sides are determined to increase these figures .
 After stopping in Cape Verde, the Minister went on to Senegal, where he
canceled the country's debt (18,5 million dollars) and granted another 3,7
millions dollars. In Mali, whose 68 million dollars debt was canceled in
2001, an agreement on economic and technical cooperation was signed.
Followed an important diplomatic stop in Liberia, where Li Zhaoxing was
present for the investiture of newly elected president Ellen Johnson Sirleaf
and granted a financial aid amounting to 30 millions dollars. The
west-African tour was capped off by a visit to Nigeria, one week after the
acquisition by the China National Offshore Oil Corporation of 45 % of an
offshore plant, worth 2 billion dollars, and was punctuated by the signing
of a 3.6 million dollar cooperation agreement.
Both sides have much to gain from the partnership. China, with its
skyrocketing growth, has an ever-increasing need for natural resources and
is eager to diversify its sources. But equally important is the need for new
markets to exports its products to, given the new "Yellow Fear" feelings in
America and Europe that might lead to more protectionist policies in the
near future. On the African side, the main gain will be access to another
source of financial and technical aid, in a time where western aid is
decreasing and/or is viewed as neo-colonialism. Working with the
self-proclaimed "biggest developing country in the world" will also allow
African countries to have access to another development model. But some may
have some concerns on the political level. Chinese officials seem less
regarding than their European and American counterparts on political
guarantees, as aid is not likely to be linked to democratization or
development policies. Diplomatic pressure seems likely to be used. For
example, the foreign minister's visit to Senegal was the first in 9 years by
a Chinese official, and it was made possible by the severing of diplomatic
ties between Dakar and Taiwan. However, such concerns must be put in their
proper perspective, as Western countries have long supported various
dictators and corrupt leaders for their own interests.
Exchanges will probably increase in the near future, as the second
China-Africa forum will take place in late 2006. The first one, that brought
together China and 45 African countries, led to the exchanges quadrupling in
5 years.

OG

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8. IL SOGNO EUROPEO DI JEREMY RIFKIN
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Jeremy Rifkin nel suo ultimo libro intitolato il sogno europeo pubblicato
negli Stati Uniti dalla Penguin Group nel 2004 e in Italia dalla Mondadori
nel 2004 e versione economica nel 2005 sostiene come il sogno americano -
nazione di sognatori, popolo eletto, etica del lavoro, USA come terra delle
opportunità e terra del self made man - sia sostanzialmente alla sua ultima
stazione. Questo sul fronte interno. Tale decadimento è in pieno contrasto
con la società individualista americana e appunto del "sogno americano",
perché non garantisce più ai propri cittadini di raggiungere gli obiettivi e
in particolare i "sogni" che si sono prefissati. Egli sostiene che una quota
sempre maggiore di americani non crede più in tale "sogno" di potersi
realizzare e quindi arricchirsi. Ciò è la conseguenza di una sempre maggiore
disuguaglianza che a sua volta genera mancanza di opportunità per la gran
parte della società americana.
Ma tale decadimento è evidente anche all'esterno dove il cosiddetto "soft
power" americano non fa più breccia nel mondo e soprattutto gli obiettivi
americani non coincidono più con i target globali, citando come esempio lo
scontro sempre più aspro tra gli Stati Uniti e gli stessi loro alleati in
tematiche come gli scambi internazionali, le fonti energetiche, il
cambiamento climatico e la gestione dei conflitti nel mondo.
Dall'altra parte egli argomenta che il nuovo sogno sono gli "Stati Uniti" di
Europa, li chiama proprio in questo modo. Questo nuovo sistema, la UE, è in
sintonia con la nuova rivoluzione tecnologica che di fatto ha mandato in
pensione lo stato-nazione così come era stato ideato e costruito dopo la
rivoluzione tecnologica della rivoluzione industriale e la rivoluzione
illuminista post rivoluzione francese. Infatti l'economia globale richiede
una relazione spazio-temporale diversa che costringe gli stati nazioni ad
organizzarsi in forma diversa, a risolvere i contrasti internazionali in
modo cooperativo. In particolare, Rifkin sottolinea come l'UE di fatto con
le proprie politiche sociali e di cooperazione internazionale incentiva la
diffusione di alcuni valori in precedenza riconosciuti dai singoli stati
quali il cambiamento climatico così come il riconoscimento dei diritti
dell'individuo non possono che essere prerogative globali piuttosto che
nazionali.
Da questo punto di vista l'Unione Europea è sicuramente più avanti sia per
quanto riguarda la tutele degli individui sia degli animali e dell'ambiente.
E tale sfida viene proiettata dall'Unione Europea anche a livello
internazionale stringendo accordi con gli altri paesi.
Rifkin conclude il libro "Il sogno europeo è un fascio di luce in un
paesaggio sconvolto: ci indica la via verso una nuova era di inclusività,
diversità, qualità della vita, <<gioco profondo>>, sostenibilità, diritti
umani universali, diritti della natura e pace sulla terra".

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In his latest book, "The European dream" (published by Penguin in the USA,
by Mondadori in Italy 2004), Jeremy Rifkin argues that the American dream -
nation of dreamers, elected people, work ethics and land of the self made
man - is no longer. On the domestic level, Americans do not believe anymore
in the myth as inequalities grow bigger every day, thus reducing
opportunities for every citizens.
On the international level, the decline of the American Dream is evidenced
by the lesser effectiveness of the so-called "soft power", rendering the
United States' unable to impose their objectives, that are increasingly
opposed to those of even their closest allies. An example recalled by the
author are the current debates on global environment policy and management
of conflicts and wars.
Rifkin argues the that the "United States" of Europe represent the new
dream. This new system, the UE, is completely in line with the new era of
technology that has transcended the industrial and illuminist revolutions.
This new era based on IT needs a different time-to-space relation that does
not fit with the classic nation-state system and requires a new management
of global conflicts, such as cooperative approach.
Rifkin underlines that the EU, with its international and national levels
cooperation promotes the diffusion of fundamental values, such as human
rights.
Rifkin asserts that the EU is well ahead of the US and other states in
various issues such as human, animal and environmental rights, and these
improvements are being spread to other nations with multilateral and
bilateral agreement.
Rifkin concludes his book with the following words : "the European dream is
a branch light in a shocked landscape: EU shows a way of a new inclusive,
diversity, quality of life, "deep game", supportability, universal human
rights, environment and peace on Earth".


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9. DECRESCITA E NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
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Venerdì 17 febbraio alle ore 21 a Pesaro presso la sala del consiglio
provinciale in via Gramsci
ci sarà un incontro che proverà a comprendere come intrecciare l'idea della
decrescita con una possibile alternativa all'attuale modello di sviluppo.
All'iniziativa parteciperanno Pierangelo Destefanis (volonatario ONU),
Massimo Binci (Consigliere regionale dei Verdi). L'incontro sarà presentato
da Fabrizio Franca (agronomo volontario ONU).

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10. SEMINARIO DI LAVORO CON MARA TOGNETTI A JESI (AN)
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1° Seminario di lavoro e supervisione con Mara Tognetti - 17/2/2006

Il progetto è stato approvato dalla Regione Marche e presentato dalla Casa
delle Culture come attività integrative al progetto di rete "Centro Servizi
per la Mediazione Linguistica e Culturale" (Ya Basta, Casa delle Culture,
Free Woman, Arci Jesi-Fabriano, Cestas) approvato dal Centro Servizi per il
Volontariato delle Marche, con l'adesione dell'Ambito sociale territoriale
IX di Jesi e dell'A.S.U.R. zona territoriale 5 di Jesi.

Si svolge nel primo semestre del 2006 e prevede l'organizzazione di tre
diversi cicli di incontri informativi rivolti a gruppi di utenti immigrati
in tre diverse strutture (Consultorio, settore scuola, Centro per
l'Impiego); gli incontri saranno condotti da mediatori e operatori dei
servizi stessi.

Il progetto prevede la supervisione scientifica della Prof. ssa Mara
Tognetti dell'Università di Milano Bicocca; sono previsti 2 seminari di
supervisione a cui sono invitati, oltre agli operatori direttamente
coinvolti nelle attività, anche altri operatori dei servizi sociali,
sanitari, della suola e delle associazioni.

Info: info at casaculture.it
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Il numero 4 di questa newsletter è stato spedito a 11.325 indirizzi, per
segnalazioni e suggerimenti scrivete a segreteria at circoloafrica.org.

Il prossimo numero uscirà:
il 28 febbraio 2006.

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Circolo Culturale Africa
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60100 Ancona
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Web site: www.circoloafrica.org


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