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Newsletter Anno 4, n. 5 - 27 febbraio 2006



NEWSLETTER DEL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E RICERCA PER LA CITTADINANZA ATTIVA
Anno 4, n. 5 - 27 febbraio 2006

A cura di Gabriele Sospiro
Con la collaborazione di:
Olivier Gbezera (OG)
Cristiano Antunes (CA)
Paolo Sospiro (PS)



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INDICE
1.   CONGRESSO NAZIONALE ARCI: PAOLO BENI ELETTO PRESIDENTE
2.   ATTIVITÀ DEL CENTRO
3.   CENA DI FINANZIAMENTO PER SAHARAWI
4.   RECENSIONE TESI DI LUCA PANDOLFI
5.   ELEZIONE POLITICHE IN UGANDA
6.   RECENSIONE LIBRO LA FINE DELLA POVERTA' DI J. D. SACHS
7.   ACQUA BENE COMUNE MA SCARSO IN AFRICA
8.   GLI STATI UNITI E IL DARFUR
9.   FRANCIA E IMMIGRAZIONE
10.  SERVIZIO VOLONTARIO EUROPEO


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1. CONGRESSO NAZIONALE ARCI: PAOLO BENI ELETTO PRESIDENTE
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Si è concluso domenica il congresso nazionale dell'ARCI che ha eletto
all'unanimità presidente Paolo Beni. Si tratta del primo mandato vero per
Beni eletto un anno e mezzo fa con un congresso straordinario a seguito
della prematura morte di Tom Benetollo. Al congresso - partecipato - hanno
preso parte oltre 500 delegati provenienti da tutto il Paese. Il congresso
giungeva dopo una serie di assemblee preparatorie svolte nei territori.
Tanti i temi affrontati sia nelle riunioni plenarie che nei vari gruppi di
lavoro: la legge 30, la Bossi-Fini, l'esercizio della partecipazione per la
crescita democratica in un Paese dove ormai è forte il meccanismo della
delega. I gruppi di lavoro hanno poi prodotto dei report. Se vi interessa
avere quello relativo all'immigrazione potete chiedercelo inviando una email
a segreteria at circoloafrica.org con intestazione REPORT GRUPPO IMMIGRAZIONE
CONGRESSO ARCI.
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The national congress  of ARCI has been concluded last Sunday and has
elected unanimously as President Paul Beni. This is the first real mandate
for Beni elected a year and half ago by an extraordinary congress due to the
premature died of Tom Benetollo. To the congress - participated - have taken
part more than 500 delegates coming from all the Country. The congress
arrived after a package of preparatory assemblies in the territories. Many
issues have been faced both in the plenary meetings and in different working
groups: law 30, Bossi-Fini, the exercising of the participation so to
increase democracy in a Country where by now the mechanism of the delegation
is strong. The working groups have then produced some reports. If you are
interested to have that one relative to immigration you can ask us sending
an email to: segreteria at circoloafrica.org with the heading REPORT
IMMIGRATION GROUP ARCI CONGRESS.

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2. ATTIVITÀ DEL CENTRO
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Il Centro di Documentazione e Ricerca per la Cittadinanza Attiva è aperto il
Martedì e Giovedì dalle 10 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Se avete
libri da proporre così che noi possiamo acquistarli fatecelo sapere! Se
state facendo una tesi di laurea o ricerche sull'immigrazione, sull'economia
politica, o su temi riguardanti il terzo settore, etc. presso il nostro
Centro potete ottenere informazioni ad hoc previa prenotazione telefonica.
Per contatti ed eventuali prenotazioni 071/2072585
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The Center of Documentation and Research for Active Citizenship is opened
Tuesday and Thursday from 10 to 13 and from 15 to 18.00. If you have any
books to propose so that we can buy them please let us know. If you are
working on your bachelor thesis or you are carrying out a research on
migration, political economy, or issues inherent not profit, etc. in our
Center you will able to get some information ad hoc. Telephone reservation
is needed.
For contacts: +39/071/2072585


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3. CENA DI FINANZIAMENTO PER SAHARAWI
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Venerdì 3 marzo presso il Circolo Africa di Ancona ci sarà una cena di
finanziamento per il popolo Saharawi che vive nel Sahara Occidentale,
territorio di circa 266000 Kmq che confina con il Marocco, l'Algeria e la
Mauritania. I suoi confini sono convenzionali, poiché seguono in parte
l'andamento dei paralleli e dei meridiani, tracciati dalle diplomazie
europee in seguito alle decisioni della Conferenza di Berlino del 1884/85.
La popolazione appartiene al complesso delle tribù Saharawi. Organizzate da
secoli in modo autonomo, con le propria lingua, cultura e organizzazione
sociale, nomadi fino a tempi recenti. Prima dell'arrivo degli spagnoli le
tribù erano numerose, 40 secondo la tradizione riunite in una
confederazione. Il costo della cena sarà di 18 euro. Per maggiori
informazioni e prenotazioni:
tel: 071/2072685
email: segreteria at circoloafrica.org

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This Friday at the Circolo Africa in Ancona there will be a fund raising
dinner for the Saharawi people that live in the Western Sahara. The
territory is approximately 266000 Km square and it confines with Morocco,
Algeria and Mauritania. Its borders are conventional, since they follow in
part the course of the parallels and the meridians, traced from the European
diplomacies as a result of the decisions of the Conference of Berlin of the
1884/85. The population belongs to the complex of the Saharawi tribes.
Organized from centuries in independent way, with their own language,
culture and social organization, nomads until recent times. Before the
arrival of the Spanish the tribes were numerous, 40 second the tradition
re-united in one confederation. The cost of the dinner will be 18 euro. For
further information and reservations:
tel: 071/2072685
email: segreteria at circoloafrica.org

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4. RECENSIONE TESI DI LUCA PANDOLFI
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Ieri ha avuto luogo la presentazione della tesi di Luca Pandolfi intitolata
"La fotografia come denuncia sociale nel dialogo interculturale", un lavoro
d'antropologia culturale che è poi sfociato in seguito nel libro,
"L'interpretazione dell'Altro". Membro dell'associazione "Solidarietà con
l'America Latina", i suoi diversi viaggi nel sub-continente gli hanno
portato a sviluppare un percorso didattico basato sulla rappresentazione che
gli stranieri hanno delle realtà locali, utilizzando le foto. Quel lavoro ha
poi condotto a dei dibattiti con le comunità latino-americane (del Salvador,
Peru.) presenti a Roma per sentire le loro opinioni sul modo in cui i loro
Paesi erano rappresentati. I risultati sono stati interessanti, gli
immigrati  rimproverano agli italiani di mostrare solo la povertà e il
folklore locale, ringraziandolo anche di fargli scoprire delle cose del
proprio Paese a loro sconosciute.
Avendo lavorato in diversi progetti di sviluppo locale con l'associazione
SAL, Pandolfi ha una visione "dall'interno" del sub-continente che dà al suo
lavoro un'altra valenza a quella di un lavoro teoretico. Tuttavia, come
sottolinea egli stesso, la fotografia è un mezzo ambiguo di comunicazione e
d'interazione che richiede la parola scritta o detta, visto che può sia
evocare una situazione che essere lo stereotipo perfetto, rappresentando una
situazione scelta in un certo luogo e in un certo tempo. Il suo lavoro prova
appunto a superare tanto quel fatto quanto i pregiudizi che abbiamo tutti
dentro inconsciamente, nello scopo di creare delle situazioni in cui le
rappresentazioni dell'Altro possano confrontarci fra loro, un dialogo
interculturale che porta ad una maggiore consapevolezza e conoscenza
dell'Altro.

OG
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Yesterday Luca Pandolfi presented us his thesis entitled "Photography as
social blame in intercultural dialog", a cultural anthropology work that
subsequently led to a book, "The interpretation of the Other". Member of the
"Solidarietà con l'America Latina" association ("Solidarity with Latin
America"), his various trips to the sub-continent led him to develop a
photographical didactical course based on the representation that foreigners
have of local realities. This in turn led to a debate with Latin-American
(from Salvador, Peru.) communities in Rome to have their say on the way
their home country was portrayed. The results were quite interesting, as
they blamed Italians of only taking pictures of poverty and "folkloric"
situations, but were thankful for discovering certain situations that they
were unaware of themselves.
Having worked on various local development projects with the SAL
association, Pandolfi is quite an "insider" of the sub-continent, leading
his work way beyond classic theoretical aspects. However, and as Pandolfi
stressed it himself, photography is an ambiguous means of communication and
of interaction, that must go with written or spoken words, being that it can
evoke a situation as much as be the perfect stereotype, as it represents a
chosen situation at a give time and a certain place. Luca Pandolfi's work
precisely aims at going beyond that fact and beyond prejudices that we all
carry unknowingly, by creating situations in which mutual representations of
the Other can confront themselves, an intercultural dialog consequently
leading to a better understanding and knowledge of the Other.

OG

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5. ELEZIONE POLITICHE IN UGANDA
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In Uganda, il presidente attuale Yoweri Museveni ha vinto le elezioni
presidenziali, raccogliendo circa il 60 % dei voti. Queste elezioni, le
prime pluraliste da quando ha preso il potere nel 1986, sarebbero state
segnate da diverse frodi e intimidazioni, soprattutto contro i sostenitori
del suo opponente principale, Kizza Besigye.
Besigye, l'ex-dottore e ministro di Museveni, e stato accusato di stupro,
tradimento e terrorismo appena tornato dall'esilio in Africa del Sud. Queste
denunce erano infondate, pero gli hanno comunque reso difficile la campagna
elettorale. I suoi sostenitori sono stati violentemente dispersi diverse
volte, causando la morte di almeno due di loro. Besigye, l'opponente
principale di Museveni, aveva dovuto lasciare il Paese per aver contestato i
risultati delle elezioni presidenziali del 2001. Quell'anno, la Corte
Suprema riconobbe le frodi e le violenze da parte di Museveni, ma rifiutò di
cancellarne i risultati.
Altri fatti della vita politica ugandese fanno dubitare sulla capacità del
Paese a staccarsi delle abitudini dittatoriali ereditate da Amin Dada e
Obote. Nel 2005 è stata cambiata la Costituzione, permettendo a Museveni di
presentarsi una terza volta, o la presenza di un parente della moglie del
Presidente a capo della commissione elettorale. In ogni modo, i risultati in
crescita di Besigye fra il 2001 e il 2006 ( dal 27 al 37 % ) nonostante le
frodi e le violenze potrebbero essere un segno forte della volontà di
cambiamento da parte della popolazione.

OG

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In Uganda, the presidential elections were won by the current president,
Yoweri Museveni, who received about 60 % of the total votes. These
elections, the first pluralistic ones since he took power in 1986, seem to
have been marred by various frauds and intimidations, notably against the
supporters of his main opponent, Kizza Besigye.
Mr Besigye, the president's ex-doctor and minister, was charged of rape,
treason and terrorism as soon as he came back from exile in South Africa,
charges that were unfounded, but that kept him from fully campaigning. His
supporters were repeatedly dispersed violently, leading to the deaths of at
least two of them. Museveni's main opponent, Besigye had to leave the
country after contesting the 2001 presidential elections results. That year,
the Supreme Court unanimously recognized the frauds and electoral violence
on part of Museveni, but refused to have the results nullified.
Other facts of Ugandan politics raise serious doubts about the country's
ability to move away from dictatorial traditions inherited from the Amin
Dada and Obote periods, such as the 2005 constitutional change allowing
Museveni to candidate himself a third time, or the presence of a member of
his wife's family at top of the electoral commission. However, Besigye's
result improvement from 2001 to 2006 (up from 27 to 37 %) despite frauds and
violence could be a positive sign of the increasing will of change on part
of the population.

OG

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6. RECENSIONE LIBRO LA FINE DELLA POVERTA' DI J. D. SACHS
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Jeffrey Sachs si è occupato di molte cose negli ultimi venticinque anni
nell'ambito dello sviluppo. E' stato consulente di molti paesi in
transizione (es: Polonia e Russia) e in via di sviluppo (es: Bolivia e
Kenya). E' considerato un macroeconomista ortodosso e in particolare
specializzato nella stabilizzazione di economie in forte difficoltà. Le sue
ultime ricerche sono state invece dedicate all'eliminazione della povertà,
prima, con una ricerca sulla relazione tra la macroeconomia e salute e,
successivamente, nella redazione del rapporto sui Millenium Development Goal
delle Nazioni Unite. MDG sono gli obiettivi che si sono posti nel 2000 i
paesi aderenti all'ONU entro il 2015 e il 2025. "La fine della povertà"
pubblicato negli Stati Uniti nel 2005 con il titolo originale "The end of
poverty" è una sorta di riepilogo della sua carriera dedicata allo sviluppo.
Sachs sostiene che per eliminare la povertà estrema cioè per far sì che gli
individui che vivono con uno o due dollari al giorno possano avere una
condizione di vita migliore sia necessario un comportamento cooperativo tra
i principali paesi donatori e i paesi in via di sviluppo. Egli è fermamente
convinto che fino a quando questi ultimi non saliranno il primo gradino
nella scala dello sviluppo è necessario un sforzo internazionale, con un
notevole apporto di capitale pubblico, per creare infrastrutture, sanità,
istruzione e capitale umano e sociale. Successivamente si potrà pensare ad
un intervento privato e del commercio internazionale. Sachs sostiene inoltre
che non è vero che i paesi più ricchi, in particolare gli Stati Uniti,
abbiano versato e dedicato allo sviluppo dei PVS una quota elevata di
risorse per il loro sviluppo. Infatti gli USA, come gli altri paesi
sviluppati, avevano promesso di versare lo 0,7% del PNL (Prodotto Nazionale
Lordo) per lo sviluppo, ma ciò non è avvenuto anzi essi sono molto lontani
da tale obiettivo. Solo i paesi scandinavi sono stati in grado in questi
anni di finanziare lo sviluppo in base alle promesse fatte. Sachs sostiene
che gli obiettivi che ci siamo dati, MDG, a livello globale, sono
raggiungibili e ne delinea un programma e un ragionevole costo tuttavia
ammonisce la comunità internazionale e i paesi ricchi a far sì che la
tabella di marcia sia rispettata perché è interesse di tutti, in particolare
dei paesi ricchi, che i paesi poveri e i poveri escano dalla condizione in
cui versano perché ciò ridurrà la probabilità di conflitti, di instabilità e
soprattutto aumenterà il benessere globale e di conseguenza quello dei paesi
più ricchi stessi. In conclusione egli chiede, in contrasto con ciò che
sostiene Rifkin, che gli Stati Uniti si facciano carico di questo impegno
sia in termini politici che finanziari. Inoltre Sachs ammonisce, da una
parte, il movimento no global a non trascurare le potenzialità e gli effetti
benefici del commercio internazionale ma, dall'altra, sottolinea come le
continue manifestazioni di protesta dei no global hanno permesso di attirare
l'attenzione dei policy makers verso tali problemi. Ricordiamo che la
prefazione del libro è di Bono Vox, cantante degli U2 che ha collaborato
negli ultimi anni con Sachs per sensibilizzare i politici e l'opinione
pubblica dei paesi ricchi.

PS
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Jeffrey Sachs is an orthodox economist of development who has been working
for the last twenty-five years in many developing ( Bolivia, Kenya.) and
transition (Poland, Russia.) countries as a consultant for local
governments. His specialization is economic stabilization after high
inflation rate periods. His latest researches were promoted by the WHO
(relation between macroeconomics and health) and UN secretary general Kofi
Annan  (macroeconomics and poverty, with the report for the Millenium
Development Goals, MDGs). The MDG (www.mdg.org) are the objectives declared
by the UN assembly on the eve of the millennium for the years 2015 and 2025.
"The end of poverty",  published in 2005 in the United States is a sort of
resume of Sachs' career on development economics over the last 25 years.
Sachs argues that to eradicate extreme poverty - meaning to give better life
conditions to people living with one or two dollars per day - a cooperative
behaviour is needed between developed and developing countries.
Sachs is convinced that developed countries should help least developing
countries to mount the first steps of development with larger amounts of
public expenditures to develop infrastructures, health services, education,
human and social capitals. Afterwards, least developed countries will have
achieved a level allowing them to participate in international trade and
commerce. Sachs underlines that it is untrue that most developed countries,
in particular the United Stated, have given huge amounts of money for the
development of poor countries. In fact, the United States, as most developed
countries that promised to give the 0,7 per cent of GNP (Gross National
Product) for development, are far from that target. Only Scandinavian
countries are in line with this objective.
Sachs is sure that the MDG's targets are achievable and designs a program to
that effect, calling developed countries to respect it as it is important
for everybody, less poor people in developing countries meaning less
conflicts, more stability, welfare and international trade. Finally, he asks
the US (in contrast with Jeremy Rifkin) to lead the way, politically as well
as financially. Moreover Sachs declares that the so-called "no global"
movement must take into account the potentiality of international trade to
eradicate poverty, while underlining that the movement's demonstrations
forced policy makers to pay attention to sensible issues. Noteworthy is the
fact that the preface of Jeffrey Sachs' book "The end of poverty" was
written by Paul Hewson, the legal name of  Bono Vox, U2's voice.


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7. ACQUA BENE COMUNE MA SCARSO IN AFRICA
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Nel suo 13° congresso ad Algeri, l'Associazione Africana dell'Acqua, nata
nel 1980 per migliorare gli scambi d'esperienze e di tecniche, ha
evidenziato delle previsioni pessimiste sul prossimo futuro del continente.
Nel 2015, ci si attende che almeno 17 Paesi saranno in una situazione di
mancanza d'acqua, e circa 300 milioni d'africani, cioè il terzo della
popolazione del continente, non avrà acceso all'acqua potabile. Fra tutte le
zone dell'Africa, i Paesi del Sahel dovrebbero essere quelli più colpiti.
Il ministro delle risorse in acqua Algerino, Abdelmalek Sellal, stima che ci
vorrebbero circa 12 miliardi di dollari per poter fornire acqua potabile a
tutto il continente, una cifra impossibile da raggiungere senza aiuti
esterni o l'appoggio delle istituzioni internazionali. La Banca Africana
dello Sviluppo si è impegnata ad investire 500 milioni di dollari dal 2007,
e avvierà un programma sociale nel 2006. Questo programma, chiamato
"Iniziative sull'acqua nelle zone rurali in Africa" proverà a creare punti
d'accesso all'acqua potabile, coinvolgendo le donne e le loro abilità
educative. L'Unione Europea si è anche impegnata ad investire 500 milioni di
dollari, di cui 230 sono già utilizzati in 97 progetti.
Queste somme non saranno abbastanza, e sembra che l'Africa si stia dirigendo
verso altre crisi nel prossimo futuro. Questa situazione sarebbe potuta
essere impedita, ma come dice Sylvain Usher, segretario generale
dell'associazione, la coscienza globale di questo problema è recente, e
apparsa con le crescente inquietudini sull'ambiente.

OG

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At its 13th congress in Algiers, the African Water Association, created in
1980 to improve experience and know-how sharing, presented worrying
previsions for the continent's near future. By 2015, at least 17 countries
are expected to be in a situation of water deficiency, and about 300 million
will be without drinkable water, about one third of the continent's
population. Countries near the Sahara will be the worst off, while southern
and central African countries will be relatively spared.
The Algerian water resource minister, Abdelmalek Sellal, estimates that
about 12 billion dollars will be needed to provide drinkable water to the
whole continent, an amount impossible to reach without foreign aid and
international institutions' involvement. The African Development Bank has
committed itself to invest 500 million dollars come 2007, and will start a
social program in 2006. The program, called "Water Initiatives for rural
areas in Africa" will try to create drinkable water points, with a special
involvement of women and their educational skills. The European Union has
committed up to 500 million dollars as well, 230 of which are already used
in 97 projects.
These amounts certainly will not be enough, as it seems that Africa is
headed to bigger problems for years to come. Such a situation could have
been avoided, but as Sylvain Usher, the association's Secretary General,
says, the problem is global, but worldwide consciousness has risen only
lately, as environmental concerns have increased.

OG

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8. GLI STATI UNITI E IL DARFUR
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George W. Bush sta provando a portare avanti l'idea di una forza di pace più
importante per il Darfur, con un impegno maggiore da parte dalla NATO in una
missione coordinata dalle Nazione Unite. Nonostante gli "sforzi nobili" da
parte della forza di pace dell'Unione Africana, si stima che il numero di
soldati (7000 ora) deve essere almeno raddoppiato per poter "iniziare a
portare un certo senso di sicurezza" alla zona, e che le capacità logistiche
della NATO dovrebbero essere utilizzate più intensamente che oggi
(soprattutto per i ponti aerei). Nonostante quest'opinione, e anche se ha
ripetuto la definizione controversa di "genocidio" del conflitto nel Darfur
da parte di Washington, ha aggiunto che nessun soldato statunitense verrebbe
inviato sul terreno, una posizione condivisa da John Bolton, ambasciatore
degli Stati Uniti alle Nazione Unite, che tema di "ritrovarsi con molti
soldati morti, forse senza aver salvato neanche un civile". Kofi Annan,
segretario generale delle Nazione Unite, ha pure insistito per un maggior
coinvolgimento da parte degli attori internazionali, ed in particolare dalla
NATO. Certi membri europei hanno espresso i loro dubbi a inviare truppe sul
terreno, temendo di aggiungere anche le accuse di "neo-colonialismo", ma
sono disposti ad incrementare l'aiuto logistico.
La decisione di trattare la situazione del Darfur in modo multilaterale
potrebbe essere considerata come segno d'apertura da parte dalla Casa
Bianca, ma il fatto che il presidente Bush abbia espressamente rifiutato di
mandare truppe statunitensi deve essere messo a confronto con altri
conflitti in cui gli Stati Uniti erano meno riluttanti a partecipare, o
addirittura ad avviare. Perché non mandare immediatamente truppe per
"portate un certo senza di sicurezza" in una situazione di "genocidio" ?

OG
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George W. Bush has been campaigning lately for a larger peace force in
Darfur, and more specifically for the involvement of NATO, under the
umbrella of the United Nations. Recognizing the "noble efforts" of the
African Union peace force, he nonetheless estimates that the 7000-strong
force needs to be doubled in order to "start bringing a certain sense of
security" to the area, and that NATO logistic capabilities should be used in
a stronger way than it is today (primarily  airlifting troops). However, and
despite reiterating the qualification of the Darfur conflict as a
"genocide", he added that no American troops would be sent on the field, a
position relayed by John Bolton, the US ambassador to the UN, who fears
"ending up with many dead soldiers without saving any civilians". UN
Secretary General Kofi Annan also called for a bigger involvement on part of
international actors, notably of NATO. Some European members have expressed
concerns on sending troops on the field, fearing to add to "neo-colonialism"
accusations, but are willing to boost logistical help.
The decision to "go multilateral" on the Darfur conflict could be seen as a
new openness on part of Washington, but the fact that President Bush has
explicitly ruled out sending US troops must be put in relation with previous
wars in which the US were less reluctant to participate, or initiate for
that matter. Why not send immediately troops to "bring a certain sense of
security" in a "genocide" situation ?

OG

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9. FRANCIA E IMMIGRAZIONE
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In Francia, il dibattito sull'immigrazione sta andando avanti
intensificandosi, soprattutto da quando la rivolta recente delle banlieues
ha mostrato i fallimenti del sistema francese. Il molto criticato ministro
dell'Interno, Nicolas Sarkozy, ha presentato il suo progetto di legge
sull'immigrazione all'inizio del mese, i cui aspetti principali sono
presentati velocemente qui sotto. La linea rossa del progetto, iniziato
diversi mesi prima della rivolta di Novembre e con il quale il primo
ministro de Villepin è d'accordo in linea generale, ha come scopo di passare
da un'immigrazione subìta ad una scelta.
La tendenza del progetto è quella di introdurre le quote. Anche se il
termine è rifiutato dagli ufficiali francesi (la Costituzione vieta
qualsiasi distinzione basata sulla razza, la religione o l'origine), delle
"indicazioni" sui visti disponibili saranno stabiliti, come "previsioni",
per le diverse categorie (lavoratori, studenti, famiglia) e in coerenza con
la situazione demografica, le aspettative di crescita, i bisogni del mercato
del lavoro e le capacità d'accoglienza dei servizi pubblici, d'alloggio e
d'educazione tra l'altro. Di più, un'altra linea guida del progetto è la
necessità per una persona di dimostrare la sua "integrazione repubblicana",
come mostrare di avere un livello soddisfacente in francese, ad esempio.
Per quanto riguarda il lavoro, i bisogni del mercato determineranno il
numero di visti e di permessi di soggiorno disponibili. Tuttavia, un
permesso "competenze e talento" di 3 anni sarà stabilito, con lo scopo di
attrarre immigranti con capacità speciali (artisti, sportivi, intellettuali,
scienziati.).
Gli studenti avranno un permesso per il loro soggiorno (4 anni), con 6
ulteriori mesi per la ricerca di lavoro, ma con la quasi certezza di tornare
nel proprio Paese per "aiutare il Paese di origine".
Il ricongiungimento famigliare diventa più difficile, come i matrimoni
misti, ed essi non daranno più automaticamente diritto al permesso di
soggiorno in Francia, il quale dovrà essere ottenuto con lo stesso criterio
di "integrazione repubblicana".
La regolarizzazione degli immigrati irregolari non sarà più automatica dopo
i 10 anni vissuti in Francia, e dei legami personali e famigliari "vecchi,
stabili ed intensi" dovranno essere dimostrati, come delle risorse "stabili
e sufficienti" e un alloggio decente, "considerato come normale per una
famiglia paragonabile in Francia".
Il testo va contro uno dei più grossi tabù della politica francese: le quote
e "l'affirmative action" (o discriminazione positiva, come la chiamano in
Francia). Secondo i valori repubblicani, è proibito stabilire qualsiasi
distinzione fra individui, quindi un'affirmative action all'americana non
può essere instaurata. Dall'altro lato, e al contrario degli ultimi anni in
cui nessun dibattito sulla discriminazione positiva era stato possibile, la
situazione attuale l'ha reso più facile, ed i suoi sostenitori si trovano
sia a destra che a sinistra. Questo potrebbe essere la conseguenza degli
eventi recenti che hanno messo la Francia di fronte a realtà brutali: le
elezioni del 2002, nelle quale il secondo posto di Jean-Marie le Pen
dell'estrema-destra (Front National) ha rivelato un razzismo ogni giorno
meno nascosto, il "no" alla Costituzione Europea che ha scoperto il rifiuto
delle scelte economiche attuali, gli incendi di diversi palazzi a Parigi
esponendo un politica dell'alloggio disastrosa, e ultimamente la rivolta
delle banlieue che ha portato alla luce la distanza fra il "modello
francese" e la sua realtà.
La tendenza odierna è di focalizzarsi sulle situazioni reali, visto
l'ipocrisia di un modello che accoglie tutti in teoria, ma che in realtà
produce sempre più migranti irregolari, utilizzati dal mercato come
"delocalizzati sul posto". Lo scopo ormai è di riconoscere le vere capacità
d'accoglienza del Paese in tutti i campi (scuole, lavoro, alloggio.) per
accogliere meno immigrati, ma in condizioni migliori. Il progetto di legge
ha scatenato le accuse di sostenere la "fuga dei cervelli", ma come dice
Malik Boutih, Segretario nazionale sulle questioni sociali del Partito
Socialista, gli stranieri più qualificati fanno già tutto il possibile per
lasciar il proprio Paese. La differenza è che le "quote" potrebbero aiutare
tutti a farci un'idea delle opportunità reali in Francia, e questo potrebbe
addirittura fermare qualche immigrato potenziale. Moralmente discutibile, la
"discriminazione positiva" potrebbe rivelarsi il tipo di "realpolitik"
necessaria che è spesso fuggita alla politica francese, resa ceca dagli
ideali della Rivoluzione, 200 anni fa.

OG
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France, the debate on immigration is in full effect, and has been even more
acute since the recent riots in the banlieues exposed the failures of the
French system. The much criticized Interior Minister, Nicolas Sarkozy,
presented his law project on immigration earlier this month, of which we
hereafter present some aspects. The guiding line of this project, which was
initiated way before the November riots and which has been approved in
principle by Prime Minister de Villepin, is to move from a passive
immigration to an active, chosen one.
The trend of the project is to introduce quotas. Even though the term is
refused by French officials (whose Constitution prohibits any distinction
based on race, religion or origin), "indications" of available visas will be
established, for "provisional" purposes, for the different categories
(workers, students, family) and in accordance with the demographic
situation, the growth expectancies, the labor market's needs and the hosting
capacities of the lodging, education and other public services. Another
guiding line is the necessity from now on to give signs of one's "republican
integration", such as prove one's knowledge of French for example.

Concerning work, the labor market's needs will be the determinant of the
number of visas and permits to stay that will be delivered. However, a
three-year "competence and talents" permit will also be established, aimed
at artists, scientists, intellectuals, athletes, executives.in order to
attract immigrants with special abilities.
Students will receive a permit for the duration of their stay (4 years) with
6 additional months to look for job, but with a quasi-obligation for
students to turn back and "help the country of origin". In
The regrouping of families will be made harder, as well as mix marriages,
and the latter will no longer automatically lead to a permit to stay in
France, which will have to be obtained by the same "republican integration"
criteria.
Regularization will no longer be automatic for persons present for more than
10 years in France, and "old, stable and intense" personal and/or familiar
links will have to be proven, as well as "stable and sufficient" financial
resources and a decent lodging, "considered as normal for a comparable
family living in France".
The text breaks what has up until now been a taboo in French politics :
quotas and affirmative action (or, as it called in France, positive
discrimination). According to republican values, it is prohibited to
establish any kind of distinction between individuals, meaning a US-type
affirmative action cannot be installed. However, contrary to recent years in
which any debate on positive action was impossible, the current situation
has made it much more open and supporters of such "quotas" range from the
right to the left. This could be the consequence of recent events that have
put France in front of brutal realities : the 2002 presidential elections,
in which the 2nd place of Jean-Marie le Pen of the far-right Front National
revealed a ramping racism, the "non" to the European Constitution, revealing
a refusal of current economical directions, the burning of various buildings
in Paris that exposed a catastrophic lodging situation, and the November
riots that showed the distance between the "French model" and its reality.
The trend now seems to focus on realistic situations, given the hypocrisy of
a system that welcomes all only in theory, but that ends up producing more
and more irregular migrants, used by the market as "on the spot
outsourcing".
The aim now is to recognize the real hosting capacities of the country in
all areas (work, schools, lodging.) in order to host less migrants, but in
better conditions. Accusations of promoting the "brain drain" have been
pouring in, but as Malek Boutih, National secretary for society questions of
the Socialist Party puts it, foreigners with high capacities are already
doing whatever it takes to leave their country. The difference with the
"quota" system would be a clearer view for all of the real opportunities in
France, which might dissuade some potential migrants. Morally doubtful, the
"positive discrimination" might turn out to be the kind of much-needed
"realpolitik" that has long eluded French politics, blinded by 200 year-old
republican ideals.

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10. SERVIZIO VOLONTARIO EUROPEO
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Il Servizio Volontario Europeo (SVE), Azione 2 del Programma Gioventù, è la
misura della Commissione Europea rivolta a dare ai giovani, tra 16 e 30
anni, legalmente residenti in uno dei paesi partecipanti, l'opportunità di
partecipare a un progetto di volontariato all'estero per un periodo
normalmente compreso tra 6 e 12 mesi, lavorando come "volontari europei" in
progetti locali in vari settori: dall'ambiente all'arte e alla cultura, alle
attività sociali, allo sport e al tempo libero. Attraverso questa esperienza
i giovani hanno l'opportunità di esprimere solidarietà verso gli altri e
acquisire nuove competenze utili alla loro formazione personale.
Il progetto può svolgersi in diverse zone del globo: nei paesi membri
dell'UE (e anche in Islanda, Lichenstein, Norvegia, Bulgaria,
Romania,Turchia), nei paesi partner del Mediterraneo (Algeria, Egitto,
Israele, Cipro, Malta, Giordania, Libano, Marocco, Cisgiordania e Striscia
di Gaza, Siria, Tunisia, Palestina), nell'Europa sudorientale (Albania,
Bosnia-Erzegovina, Croazia, Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, Serbia e
Montenegro), nella Comunità di Stati Indipendenti (Armenia, Azerbaijan,
Bielorussia, Georgia, Moldavia, Russia, Ucraina) e in America Latina.
Le spese relative al viaggio (andata e ritorno), vitto, alloggio e
assicurazione sono a carico dell'UE. Ai giovani partecipanti viene anche
garantito un contributo mensile (pocket money) e formazione linguistica (a
carico dell'ente di accoglienza). Alla fine del progetto, viene rilasciato
un certificato dalla UE con la descrizione delle attività svolte e delle
competenze acquisite dal giovane.
Le scadenze per presentare la domanda di partecipazione allo SVE sono
diverse (1º febbraio, 1º aprile, 1º giugno, 1º settembre, 1º novembre) e le
attività hanno inizio circa tre mesi dopo.
Coerentemente agli obiettivi che si è dato, anche il Circolo Africa
partecipa, dal 2003, in questa misura come organizzazione di coordinamento,
invio e accoglienza di volontari europei.

CA
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The European Voluntary Service (EVS), Action 2 of Youth Programme, is the
European Commission's measure which aims at giving young people (16 to 30
years-old), legally resident in one of the participating countries, the
opportunity to take part in a volunteering project abroad for a period
usually lasting between 6 and 12 months, working as "European volunteers" in
local projects in numerous fields: environment, arts, culture, social
activities, sport and leisure. Through this experience young people has the
chance to show their solidarity towards their fellow beings as well as to
develop new skills useful to their personal fulfilment.
Projects may take place in different parts of the globe: EU Member States
(and also Island, Lichtenstein, Norway, Bulgaria, Romania, Turkey),
Mediterranean partners (Algeria, Egypt, Israel, Jordan, Lebanon, Morocco,
Cyprus, Malta, Palestine, Syria, Tunisia), Eastern Europe and the Caucasus
(Armenia, Azerbaijan, Belarus, Georgia, Moldova, Russia, Ukraine), South
Eastern Europe (Albania, Bosnia and Herzegovina, Croatia, Former Yugoslav
Republic of Macedonia, Federal Republic of Yugoslavia) and Latin America.
Travel expenses (two-way ticket) as well as living, accommodation and health
expenses are supported by the EU. A small monthly allowance (pocket money)
and linguistic preparation are also granted to young people participating in
this programme. By the end of the project, a certificate is given by the EC
describing the activities carried out and the skills developed by the young
person.
There are several calls for participation in the EVS: February 1st, April
1st, June 1st, September 1st and November 1st. Activities usually begin 3
months later.
Since its objectives are in harmony with our own aims, the Circolo Culturale
Africa participates in this programme, since 2003, as a European volunteers
coordinating, sending and receiving organization.

CA
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Il numero 5 di questa newsletter è stato spedito a 11.242 indirizzi, per
segnalazioni e suggerimenti scrivete a segreteria at circoloafrica.org.

Il prossimo numero uscirà:
il 14 marzo 2006.

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The number 5 of this newsletter has been sent to 11.242 addresses.

For suggestions please contact:

Circolo Culturale Africa
via San Spiridione, 5/a
60100 Ancona
Italia
Tel. +39/071/2072585
Web site: www.circoloafrica.org


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