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NEWSLETTER Anno 5, n. 9 - 12 Giugno 2007



NEWSLETTER DEL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E RICERCA PER LA CITTADINANZA ATTIVA

Anno 5, n. 9 -  12 Giugno 2007

A cura di Gabriele Sospiro
Con la collaborazione di: 
Gabriele Sospiro (GS)
Paolo Sospiro (PS)
Radost  Peeva (RP)
Silvia Sorana (SS)

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INDICE 
1.   IL NUOVO SITO WEB DI CIRCOLO AFRICA
2.   ATTIVITÀ DEL CENTRO
3.   ASSEMBLEA BANCA ETICA
4.   UCRAINA: SVENTATO IL COLPO DI STATO
5.   NOTIZIA DI CARACAS 
6.   STUDIA IN REGNO UNITO
7.   “EURO TOUR” DI BUSH E LA SUA VISITA ALLA BULGARIA
8.   “GHIACCIO CHE SI SCIOGLIE, UN TEMA CHE SCOTTA?”
9.   GLI INGLESI VISTI DALL’EUROPA 
10.  L’EUTANASIA E IL SUICIDIO ASSISTITO

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1. IL NUOVO SITO WEB DI CIRCOLO AFRICA
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Come già vi avevamo anticipato sta ormai andando in pensione il nostro
vecchio sito: www.circoloafrica.org per essere sostituito dal nuovo:
www.circoloafrica.eu Come già dicevamo il nuovo sito è in via di
completamento. Ovviamente al nuovo sito potrete iscrivervi e quindi
partecipare (volendo anche arricchendo di vostre osservazioni) in modo
semplice e interattivo. Aspettiamo vostre news!

(GS)

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2. ATTIVITÀ DEL CENTRO
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Il Centro di Documentazione e Ricerca per la Cittadinanza Attiva è aperto il
Martedì e Giovedì dalle 10 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Se avete
libri da proporre così che noi possiamo acquistarli fatecelo sapere! Se
state facendo una tesi di laurea o ricerche sull'immigrazione, sull'economia
politica, o su temi riguardanti il terzo settore, etc. presso il nostro
Centro potete ottenere informazioni ad hoc previa prenotazione telefonica.
Per contatti ed eventuali prenotazioni 071/2072585

(GS)

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3. ASSEMBLEA BANCA ETICA
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Il 26 Maggio 2007 si è svolta presso la Fiera di Padova l’assemblea dei soci
di Banca Etica ed essendo il Circolo Culturale Africa socio della stessa
Banca Etica abbiamo pensato di inviare uno di noi a partecipare
all’assemblea. Inoltre il Circolo da qualche mese ha aperto un conto
corrente presso Banca Etica dopo averlo chiuso circa un paio di anni fa per
motivi prevalentemente pratici. Infatti la gestione del conto corrente con
una Banca non presente sul territorio era particolarmente difficile.
Tuttavia i tempi sono cambiati e anche Banca Etica nel frattempo è
migliorata, inoltre la presenza del cosiddetto banchiere ambulante rende
tutto molto più semplice.
Così venerdì 25 maggio sono partito alla volta di Padova per cogliere anche
l’occasione di visitare la buona sede e partecipare alla festa dei soci che
si sarebbe tenuta il venerdì sera.
Devo dire che sono stato positivamente colpito dal fatto che ci hanno fatto
visitare la sede con una guida la quale ci ha spiegato le innovazioni
utilizzate per la costruzione. Intanto la sede, in precedenza era un vecchio
hotel ad ore e vicino alla stazione cioè in una delle aree più degradate di
Padova. Ciò credo sia un aspetto da sottolineare in quanto si è fatta una
scelta in contro tendenza. Inoltre una parte della sede è completamento in
legno certificato, gran parte dell’energia elettrica è generata da pannelli
solari posti sul terrazzo della sede ed infine vi è un sistema di raccolta
delle acque piovane che successivamente sono utilizzate per i bagni.
Insomma una scelta fortemente ambientalista e di miglioramento della qualità
della vita lavorativa delle persone coinvolte nel progetto Banca Etica.
Subito è iniziata la festa con un piccolo buffet e con la banda Etica che
suonava e cantava canzoni, in particolare è stato molto carino il fatto che
la banda abbia riadattato il pezzo di Ivano Fossati, “La mia banda suona il
rock” in versione banca etica dal titolo “La mia banca suona il rock”. 
Verso le undici la festa è terminata, dopo aver partecipato in modo attivo
ad essa con il karaoke.
La mattina dopo alle 9.30 alla fiera ci siamo incontrati nuovamente per
l’assemblea dei soci e dopo l’accreditamento è iniziata la sessione
plenaria, per una lettura completa dell’assemblea visitare il sito
http://www.bancaetica.com/spot/popup_mbe.php?id=3353, con il saluto del
Presidente Salviato. Subito dopo hanno presentato la loro relazione il
Presidente del Collegio Sindacale e Leonardo Becchetti ha presentato la
relazione del Comitato Etico.
Tre sono i punti centrali che sono stati dibattuti prima dell’approvazione
del bilancio 2006, il rinnovo delle cariche. Vale a dire la difficoltà di
divenire una vera banca rispettando la diversità della stessa dalle altre
banche e dall’altra la difficoltà di far convivere le diverse realtà che
sono l’essenza della Banca stessa ed infine la difficoltà di coniugare il
corpo che gestisce la banca ed i soci. I primi vorrebbero vedere crescere la
propria creatura mentre i secondi fanno più attenzione all’etica.
Fermo restando come ha detto il Presidente che purtroppo la Banca Etica è
una realtà, prima di tutto, e soprattutto non vi sono altre esperienze al
mondo come essa quindi banca Etica è costretta a sperimentare per
verificare.
Le votazioni hanno confermato le persone che hanno gestito la banca sino ad
ora ma soprattutto ha permesso l’ingresso nel consiglio di amministrazione
di tre donne.  

(PS)

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4. UCRAINA: SVENTATO IL COLPO DI STATO
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E’ rientrata la crisi politica e istituzionale che ha visto pochi giorni fa
l’Ucraina sull’orlo della guerra civile e del colpo di stato. Il presidente
Yushenko e il premier Yanukovic si sono accordati, dopo lunghe ore di
trattative, per indire le nuove elezioni politiche il 30 settembre.
Giorni di forte tensione quelli che hanno preceduto l’accordo tra le due più
alte cariche dello stato, culmine di una crisi iniziata ad aprile quando il
presidente ha sciolto il parlamento per indire nuove elezioni ed ha
licenziato il procuratore generale Piskun.
Provvedimento, quest’ultimo che ha spinto l’opposizione a porre centinaia di
poliziotti, alle dipendenze del ministero dell’interno, a presidio della
sede della Procura Generale.
Il presidente ha risposto adottando un decreto che pone sotto il suo
controllo circa 40 mila agenti anti-sommossa, spiegando che questa decisione
è stata resa necessaria per impedire che truppe del ministero degli Interni
vengano utilizzate per minacciare la sicurezza nazionale.
L’opposizione ha replicato affermando che il decreto del presidente è
illegale e adempiere ad ordini illegali è reato.
Il clima si è definitivamente avvelenato, quando pochi giorni fa, il 26
maggio, circa 3.500 agenti anti-sommossa fedeli al presidente hanno marciato
verso Kiev.
Crisi rientrata grazie al raggiunto accordo ma che lascia dietro di sé una
serie di ripercussioni, soprattutto sul piano internazionale.
La prospettiva di un eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea si
mostra ora molto più lontana. Yushenko  ha mostrato tutta la fragilità del
processo di democratizzazione del paese affidandosi alle forze militari per
il passaggio alla “seconda repubblica ucraina”. Provvedimenti, i suoi,
delegittimati dalla stessa Costituzione che assegna al parlamento il potere
di confermare o sfiduciare il governo ma nel quale il presidente si trova in
un’evidente minoranza. 
Tuttavia risulta impensabile non sostenere il processo di democratizzazione
del paese. L’Ucraina rappresenta un punto geopolitico strategico per gli
equilibri europei che non può essere sottovalutato. Politicamente divisa tra
filo-occidentali e filo-russi è diventata teatro di scontro tra interessi
forti. Da una parte la Polonia, filo statunitense, sostiene il presidente
Yushenko; dall’altra la Russia di Putin appoggia il premier Yanucovic. La
“rivoluzione arancione” del 2004 sembrava aver deciso la collocazione
dell’Ucraina nel quadro internazionale ma le profonde spaccature politiche
interne hanno mostrato la precarietà di una definizione troppo frettolosa.
Il destino politico dell’Ucraina avrà ripercussioni su tutta Europa, non
bisogna sottovalutare, infatti, l’importanza dei gasdotti e degli oleodotti
che dalla Russia transitano sul suo territorio per rifornire energeticamente
una buona parte dell’Europa.
Un collasso del sistema politico ucraino non è auspicabile per nessuna delle
due parti, tanto per l’Ovest quanto per L’Est. 
L’accordo raggiunto tra le parti politiche in Ucraina e il prossimo G8
offrono l’opportunità di ristabilire l’equilibrio politico interno e
l’equilibrio internazionale sventando la possibilità che si prospetti una
rinascita di tensioni est-ovest come durante la Guerra Fredda.

(SS)

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5. NOTIZIA DI CARACAS
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Caracas. La Corte suprema del Venezuela venerdì 25 maggio ha ordinato al
ministero della Difesa, di prenderei il controllo degli stabili e delle
strutture di un canale televisivo, Radio Caracas TV.
Il presidente Hugo Chavez ha deciso la chiusura del canale televisivonon
rinnovando la licenza governativa al canale televisivo accusandolo di aver
sostenuto il golpe del 2002 contro di lui.
Questa decisione ha suscitato una forte protesta della comunità
internazionale e ha dato luogo a manifestazioni di dissenso all’interno del
paese.
Da quando il presidente del Venezuela ha annunciato qualche mese fa che non
avrebbe rinnovato la concessione delle frequenze televisive alla RCTV, si è
scatenata in quasi tutti i paesi occidentali una forte campagna che lo
accusa di attentare alla libertà di informazione e di voler “imbavagliare”
l’opposizione.
Per prima cosa occorre analizzare la struttura del sistema di informazione e
da chi sono controllati gran parte dei media venezuelani. Secondo le
informazioni fornite dall’Osservatorio Internazionale sui Media, la quasi
totalità dei mezzi di informazione sono in mano a privati, in particolare
per quanto riguarda la televisione.
Il 90% del mercato è controllato da emittenti private: RCTV, Globovision,
Televen e Venevision. Anche le emittenti radiofoniche e le testate
giornalistiche sono per la quasi totalità private.
Inoltre, sempre secondo i dati dell’Osservatorio Internazionale dei Media,
gran parte di queste emittenti sono apertamente schierate contro il governo
Chavez.
È di pochi giorni fa la notizia che il presidente del Perù ha chiuso tre
televisioni e alcune radio contrarie al governo. In Messico, l’ex presidente
con un decreto ha assegnato il 90% delle frequenze a due sole emittenti.
Eppure la comunità internazionale non ha mostrato particolare apprensione.
Chavez, al contrario,  riesce a catalizzare l’interesse e le critiche della
comunità internazionale ma comunque a godere di un forte consenso popolare.
La questione può essere analizzata attraverso una serie di motivi.
Da una parte Chevez è colpevole di avere una forte capacità di influenzare
il mercato grazie alle grandi quantità di petrolio del Venezuela.
Inoltre tra le imprese che Chavez intende nazionalizzare figurano anche la
Electricidad de Caracas (Edc) e la Compania anonima nacional telefonos de
Venezuela (Cantv). Passeranno inoltre sotto la mano pubblica tutte le
attività di raffinazione del greggio che si svolgono negli impianti della
cosiddetta Cintura petrolifera dell'Orinoco, ora controllate da compagnie
straniere.
Gli Stati Uniti hanno criticato il presidente del Venezuela per il suo piano
di nazionalizzazione delle industrie nei settori della elettricità e delle
telecomunicazioni. La Casa Bianca ha sottolineato che le compagnie americane
che saranno danneggiate dalla mossa dovranno essere rimborsate.
Il forte consenso popolare deriva invece dall’investimento dei proventi
delle nazionalizzazioni a favore delle popolazioni più svantaggiate.
Questo spiega, almeno in parte, la forte eco riservata dalla comunità
internazionale alla decisione di Chavez di chiudere il canale televisivo
Rctv.
L'Unione Europea, dal canto suo, ritiene che sia importante premere sulle
autorità venezuelane affinché riprendano in considerazione la riapertura del
canale, tramite una libera competizione per l'acquisizione delle licenze
necessarie. “E' nella libertà di parola e nella libertà di stampa che si
intravedono gli elementi essenziali di ogni democrazia. L'Unione Europea si
aspetta perciò che vengano rispettate queste libertà”fa sapere in un
comunicato. 

(SS)

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6. STUDIA IN REGNO UNITO
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STUDYING IN THE UNITED KINGDOM

Studying in the United Kingdom has been a privileged opportunity and
available for motivated individuals, who can afford to pay the fees. However
there is help that exists to support people who would like undertake their
higher education in an University in England, Wales or Scotland.
United Kingdom has a long history of well developed education system,
providing one of the best Higher education in Europe, which could
respectively be compared with one in the USA, taking first place in the
ranking. 
There are currently around 170 universities and over two million higher
education students in the UK. Of these, 87% are from the UK, 4% are from
other countries of the European Community, and over 8% are from countries
outside of the European Community. 
The European Union would like to encourage exchange of students within the
Union, studying in various countries, outside their home countries. This is
an initiative to improve qualifications and experience within the young
generation.
The EU provides various of supports available for people aiming to study in
the UK for example. 
The EU provides a loan for students, from the EU, going to study in the UK,
which is repayable only after the students have graduated and earning over
18,000 Euros a year. Then the students start repaying the money borrowed to
pay for their University expenses. They repay only a small percentage of
around 4% of their income per year to repay for their loan.
This improves the exchange of students, and more young people could have the
opportunity to study anywhere in the UK, with the help of the funds provided
by the EU.
These supports are aimed to give opportunity to more young people to study
in the UK and improve moreover the connection between EU students and the
higher education of the UK.

More information on studying in the UK and the support available: 

http://www.direct.gov.uk/en/EducationAndLearning/UniversityAndHigherEducatio
n/index.htm

More information on Universities and degrees available in the UK:

http://www.ucas.com/

(RP)

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7. “EURO TOUR” DI BUSH E LA SUA VISITA ALLA BULGARIA
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Bush’s Euro Tour and visit to Bulgaria

Bush’s Euro tour has finished, after his participation in the G8 Summit in
Germany, and also his visit to the Czech Republic, Poland, Italy, Albania
and Bulgaria.  
President Bush visited Sofia, the Bulgarian capital between 10th and 11th
June, where he met with the President Parvanov and Prime Minister Stanishev.

Bulgaria belongs to the closest allies of the US in south-eastern Europe.
There are three joint military bases with the US located on Bulgarian soil.
These bases and their future would be one of the topics which the Head of
States had discussed. This has been Bush’s first visit to Bulgaria. 
Bulgaria was one of the few countries to support the USA army bases on its
soil during the war with Iraq. This was a new start for Bulgaria to improve
its western relationship, since the fall of the Communism in 1989. However,
this is not the first time Bulgaria has supported the USA. Bulgaria even
supported the US in their campaign against the regime of the former Yugoslav
president, Slobodan Milosevic during 1999, during the Presidency of Bill
Clinton. In fact, he was the first US president to step on Bulgarian
territory. This started a good relationship between the two countries and
later Bulgaria became a member of NATO. The history of relationship between
Bulgaria and the US dates back to 100 years. However during the Communist
era, these relationships were frozen. Thus, these events have been good
occasion for the country to better its situation with the US, and on the
other hand the US to employ its vulnerability, after 40 years of isolation,
in gaining a devoted partner in South –East Europe.
The US has secured its presence in various parts of Europe, which in terms
has brought some sharp reactions of the Russian President Putin, fearing
further weapon allotment in the ex-communist allies. It is noticeable the
rapid movement of those ex-Communist states towards the USA, since the last
10 years. Bush’s visit eventually had the aim of negotiating further US’s
presence within those states and improving relations, in military terms,
expanding US’s military capacity through East and Central Europe. 


On the other hand, the other subject of discussion was lifting Visas for
Bulgarian citizens. In fact, the President of the EU commission – Jose
Barroso raised this topic, focusing on the USA lifting visas for all EU
citizens, mostly concerning the new 12 Members of the EU, Bulgaria among
them. Presently the visa-free regime for short stay in the USA is applied to
the 15 'old' EU members. The European commission insists that this right be
extended to the countries that acceded to the EU in 2004 and 2007 - Cyprus,
the Czech Republic, Estonia, Hungary, Latvia, Lithuania, Malta, Poland,
Slovakia, Romania and Bulgaria. This would be aimed to ease business or
entertainment trips, just like the American citizens are able to visit
Europe. Thus on his visit, Bush will be able to discuss the possible outcome
of this appeal. However, this topic was left by Bush “pending” he did not
declare any kind of agreement or a sign of intention of his further
decisions.
The US presence in Europe is high and becoming stronger. The US is soiling
connections with exactly states, which now are more open and ambitious to
create relations with the US, due to gains they can receive respectively for
both partners. Bulgaria has become NATO member and soon could hope Bulgarian
citizens to travel to the US free of visa, offering its soil for American
military expansion. It is exclusive for small countries such as Bulgaria, to
have good relationship with America, they have little to offer, but this
what they offer is more than enough for the US to have a gasp of new
territory and to be closer to the Middle East, where it has higher stakes.

(RP)

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8. “GHIACCIO CHE SI SCIOGLIE, UN TEMA CHE SCOTTA?”
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"Ghiaccio che si scioglie, un tema che scotta?" è lo slogan di quest'anno
della Giornata Mondiale per l’Ambiente, appuntamento istituito dall'Onu nel
1972. Cambiamenti climatici e riscaldamento del Pianeta in primo piano
nell'edizione 2007 della Giornata Mondiale, che verrà festeggiata il 5
maggio in tutto il mondo, ma anche al G8 che si terrà mercoledì. Mentre in
Norvegia si terranno gli eventi principali della festa, in Germania
arriveranno le delegazioni dei potenti della terra, che si troveranno
l'ambiente fra i punti principali da discutere.
Obiettivo del 5 giugno 2007, spiega l'Onu, «é dare un volto umano alle
questioni ambientali; far sì che le persone diventino agenti attivi dello
sviluppo equo e sostenibile; accrescere la consapevolezza che le comunità
sono d’importanza fondamentale per il cambiamento dell'atteggiamento
riguardo le questioni ambientali; promuovere partnership che garantiranno a
tutte le nazioni e popolazioni un futuro maggiormente sicuro e prospero».
Il protagonista del summit sarà ancora una volta Gorge W. Bush che pur
mostrando aperture in materia ambientale parla ancora di impegni volontari e
non di assunzione di responsabilità obbligatoria.
Bush, contrario da sempre al protocollo di Kyoto e in polemica con la
cancelliera tedesca Angela Merkel sugli impegni da prendere al G8 sul clima,
ha cambiato strategia. Parlando di “cambiamento climatico” Bush ha affermato
che gli Stati Uniti “prendono molto seriamente gli studi scientifici” e per
questo lavoreranno “con gli altri paesi per definire entro il 2008 un
percorso a lungo termine per ridurre le emissioni di gas e per mettere a
punto un nuovo quadro per le emissioni quando il Protocollo di Kyoto scadrà
nel 2012”.
Bush ha inoltre affermato che “ogni nazione deve darsi un proprio obiettivo
compatibile con la propria economia”. Ed è proprio questa osservazione a
deludere coloro che aspettano impegni più vincolanti per gli Stati Uniti.
La Commissione europea ha accolto le affermazioni di Bush con poco
entusiasmo perché  l’affermazione di un “obiettivo compatibile alla propria
economia” può nascondere ancora una volta il tentativo americano di
svincolarsi da accordi più stringenti per tutti gli stati.
Il presidente della Commissione europea Barroso, fa sentire la sua voce,
lasciando intendere, piuttosto esplicitamente, di aspettarsi una posizione
piu' ambiziosa da parte degli Stati Uniti. "Gli Usa stanno ponendo molta
enfasi sui meccanismi di mercato nella lotta ai cambiamenti climatici, e
fanno bene" "ma questi funzionano solo se ci sono obiettivi vincolanti". E
visti i livelli delle emissioni americane, ha aggiunto, "gli Usa hanno una
responsabilità particolare".
Un intervento quello di Barroso che sottolinea ancora una volta la distanza
tra i due blocchi continentali sul modo di affrontare il flagello del XXII
secolo, cioè l’inquinamento.
Ancora una volta Bush, quindi, l’uomo della discordia al G8 tedesco?
A pesare nel dibattito interno al vertice sarà anche la controversia
proposta dello scudo spaziale che ha di nuovo messo faccia a faccia gli Usa
con la Russia di Putin che lo accusa di  voler tornare alla corsa agli
armamenti del periodo della Guerra Fredda.
L’augurio è che si esca dal G8 con una chiara strategia concordata per
ridurre le emissioni di gas serra e che si mettano in atto nuove politiche
ambientali che nel medio e lungo periodo possano rappresentare una soluzione
sostenibile per il pianeta.

(SS)

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9. GLI INGLESI VISTI DALL’EUROPA
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La scorsa settimana sono stato in Inghilterra (Manchester) per partecipare
ad un Contact Making Seminar organizzato dall’Agenzia Nazionale inglese sul
tema dello SVE e rivolto ad organizzazioni che inviano ed accolgono
volontari europei. In questi anni ho partecipato a diversi CMS e vi ho
sempre risparmiato la mia esperienza tuttavia in questo caso credo sia
interessante raccontarvela in quanto è il primo seminario ben organizzato al
quale abbia partecipato. Ciò mi porta ad una prima conclusione che per
quanto sia difficile coniugare la coesistenza tra alcuni paesi europei e
l’Inghilterra tuttavia credo sia importante la partecipazione attiva di
quest’ultima alla costruzione dell’Unione. 
Altri due aspetti invece di carattere generale per i quali credo sia
necessario spendere alcune righe in più. Per iniziare credo che
l’Inghilterra sia un paese particolarmente importante nel contesto europeo e
per quanto riguarda i rapporti euro-atlantici, di conseguenza sarà utile
raccontare le sensazioni e le discussioni informali avute con diversi dei
partecipanti al meeting.
Come dicevo due sono gli aspetti che mi hanno colpito durante i quattro
giorni passati con inglesi tra i 25 ed i 50 anni, prevalentemente di
sinistra in particolare avevano e molti di essi votano tuttora il Labour
party, nonostante tutto.
La prima questione riguarda la loro posizione circa l’Inghilterra e l’Unione
Europea e ovviamente gli Stati Uniti. La netta sensazione è che la guerra in
Iraq abbia in qualche modo costretto parte degli inglesi a prendere atto che
il rapporto ancestrale con la loro ex-colonia sia di fatto cambiato ed
attualmente invertito. Oggi alcuni di essi si sentono a tutti gli effetti
una colonia americana. Di conseguenza essi iniziano a pensare che forse non
è proprio del tutto negativo immaginare l’ingresso nell’euro e di
conseguenza avere un rapporto più attivo in seno all’Unione Europea. 
In questi ultimi quattro anni difficilmente avevo riscontrato un
coinvolgimento degli inglesi nei programmi europei come sta accadendo da un
anno a questa parte ed ciò che hanno sostenuto i responsabili dell’Agenzia
Nazionale inglesi ed i responsabili dell’organizzazione inglese che
collabora con noi per il programma gioventù.
Insomma durante i momenti liberi ho discusso con molti di essi La seconda
invece il racconto di un “reduce” dal concerto/happening dell’Isola di Wight
del 1970 che rivivrà ancora tra qualche settimana. All’epoca circa
seicentomila giovani (vedi articolo su www.repubblica.it) partirono dai
luoghi più remoti del Regno Unito, d’Europa e degli Stati Uniti per giungere
appunto all’Isola di Wight e lui, all’età di 14 anni, fu uno di essi. 
Mi disse che partirono dal nord dell’Inghilterra in autostop per giungere
alcuni giorni dopo nell’isola e per la strada li “caricarono” in molti fino
alla destinazione finale. Tra questi per esempio un ristoratore che gli
offrì il pasto al ristorante prima di riprendere il viaggio oppure una
famiglia che era in procinto di organizzare un picnic e li raccolse gli
offrì il pasto e poi lì accompagnò verso la destinazione finale.
Rob diceva come a posteriore trova ancora sorprendente come i “grandi”
fossero, all’epoca, disponibili e curiosi verso i giovani. Tutti gli
chiesero dove andasse e cosa avrebbero fatto all’isola di Wight. Allo stesso
tempo, non si domandò e neanche successivamente come mai i suoi genitori gli
avessero permesso, a quell’età, di partire in autostop per un viaggio così
lungo. Alla mia domanda del perché ciò fosse accaduto, Rob mi ha risposto
erano altri tempi e tutto sembrava essere permesso.
Insieme siamo giunti alla conclusione che probabilmente era come se i loro
genitori volessero che i propri figli fossero liberi, felici e soddisfatti,
cosa che a loro gli fu negato a causa della guerra.

PS

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10. L’EUTANASIA E IL SUICIDIO ASSISTITO
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– Un rapporto di esperienza

Perché pochi sanno la differenza tra i diversi vocaboli vi do prima un paio
di definizioni.
Eutanasia, viene del greco antico e significa letteralmente buona morte.
Oggi normalmente con questo termine si definisce l’intervento medico volto a
dare fine all’agonia di un malato terminale.
Si parla di eutanasia passiva quando il medico si astiene dal praticare cure
volte a tenere ancora in vita il malato; di eutanasia attiva quando il
medico causa  direttamente la morte del malato; di eutanasia attiva
volontaria quando il medico agisce su richiesta esplicita del malato.
Il cosiddetto suicidio assistito, ovvero è l’atto autonomo di un malato
terminale di porre termine alla propria vita in presenza di - e con mezzi
forniti da - un medico.

Nella mia vita mi sono confrontata per ben due volte con la tematica
dell’eutanasia poiché sono stata coinvolta direttamente in decisioni molto
difficili da prendere.
Decisioni che non auguro a nessuno di dover prendere. Sono stati due eventi
che mi hanno messo a stretto contatto con la realtà della sofferenza e
dunque a spingermi a pensare di praticare verso i miei cari l’eutanasia
passiva o di assisterli nel suicidio.
La prima esperienza con cui mi sono confrontata è stata la malattia di mio
padre che dopo un’operazione al cervello per un ematoma è rimasto in coma
per sei mesi per poi morire. Un agonia protratta nel tempo senza che sin
dall’inizio ci fosse una reale prospettiva per lui di sopravvivere al coma.
Durante questi sei mesi nel quale sono stata accanto a lui ho avuto stretti
contatti con i medici ed ho letto molti libri ho capito che l’eutanasia
rappresenta una soluzione più umana rispetto alle alternative possibili
legalmente in Germania. Mi hanno dato la possibilità di scegliere se far
morire mio padre di  fame o di una infezione se non avessi acconsentito alla
possibilità di fargli praticare due interventi clinici. Ma che scelta è?
Anche se in uno stato di coma, i suoi esami neurologici  mostravano che la
privazione di cibo e il progredire dell’infezione gli avrebbero causato una
forte sofferenza. 
Ero stanca di vederlo soffrire e tenuto in vita attraverso un respiratore
artificiale e l’alimentazione forzata e mi faceva male che i dottori non
potessero accompagnarlo, come nel suo interesse, in una morte indolore senza
rischiare di finire in carcere.


Mio padre non aveva lasciato un “testamento biologico”, ma un suo diario
conteneva chiare indicazioni per la pratica dell’eutanasia che però non era
sufficiente poiché non firmata da un notaio. Forme testamentarie che in
Germania a volte vengono accettate. Dopo sei mesi di battaglia per fare in
modo che si ponesse fine all’agonia di mio padre, lui moriva più o meno
“naturalmente”.
Il secondo caso che, mio malgrado, mi sono trovata ad affrontare è stata la
malattia di mio nonno che, colpito da sclerosi laterale amiotrofica,
nell’arco di due anni e mezzo si è completamente paralizzato pur rimanendo
sempre cosciente. Pur di non sopportare più lo stato di perenne dipendenza
dalla morfina e dal respiratore aveva chiaramente espresso il desiderio di
togliersi la vita. Ma anche la possibilità del suicidio, in alcuni casi,
diventa quasi impossibile. Quale medicina devi prendere per morire in pace
senza il “rischio” di vomitare e di rendere vano il tuo tentativo? E come
fai a prendere le medicine se non ti puoi muovere? Inoltre non puoi chiedere
a nessuno di aiutarti a farlo perché non potresti accettare di vedere
qualcuno che ami accusato di omicidio.
Spesso coloro sono contro l’eutanasia propongono di rafforzare le cure
palliative, che da un lato sono sicuramente importanti ma non sufficienti e
dall’altro sono praticati raramente perché molto costosi. 
Poi ci sono coloro che affrontano la questione in termini etici, affermando
che solo Dio ha potere di vita e di morte. Allora io mi domando a che cosa
serva la medicina se possiamo allungare la  nostra vita con farmaci e
macchinari senza però poter aiutare un malato a morire come invece possiamo
fare per il nostro cane.
Personalmente non conosco nessuno che, professandosi contrario all’eutanasia
si sia confrontato direttamente con l’agonia di un malato terminale. Conosco
invece gente che ha cambiato idea solo dopo essersi confrontata con un
esperienza simile. La mia storia mi ha spinto a fare il mio testamento
biologico e a rinnovarlo di anno in anno, perché non voglio che i miei cari
si trovino nella condizione di dover decidere per me in caso io non sia più
in grado di intendere.
La legislazione  di gran parte dei paesi europei, a  mio avviso, è
profondamente inadeguata ai tempi. La medicina moderna ha fatto grandi passi
avanti ed quindi in grado di mantenere in vita malati che, non sottoposti a
determinate cure, morirebbero. Un traguardo importante dunque, ma se in
alcuni casi si sfiora l’accanimento terapeutico, quello che per taluni
rappresenta un miracolo della scienza per altri si trasforma in un lungo
percorso di agonia che termina con la morte.
Ora risulta necessario adeguare la normativa vigente dei paesi europei per
fare in modo di arginare e correggere la deriva verso l’accanimento
terapeutico, permettendo alle persone colpite da malattie irreversibili di
arrestare il loro calvario. Già solo 200 anni fa non sarebbe stato
necessario provvedere al regolamentazione dell’eutanasia poiché la natura
era più libera di fare il suo corso. 
Nel mondo esistono leggi più o meno avanzate. Poiché in questo periodo in
Italia e in Germania si discute la riforma della legge sul testamento
biologico è mia intenzione presentare la situazione attuale in materia in
altri paesi del mondo.

In ITALIA manca attualmente una disciplina di legge che garantisca
l’autonomia decisionale della persona nella fase finale della vita; sono
tuttavia in corso vari disegni e progetti di legge sul testamento biologico.
Secondo la costituzione nessuno può essere obbligato ad un determinato
trattamento sanitario, ma la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina
(dal marzo 2001) di Oviedo stabilisce che i desideri precedentemente
espressi a proposito di un intervento medico da parte di una paziente che,
al momento dell'intervento non è in grado di esprimere la sua/propria
volontà, devono essere tenuti in considerazione dei medici, e se non la
fanno devono giustificare le azioni che violeranno questa volontà.
I contenuti di queste direttive anticipate possono variare da caso a caso,
anche perché spesso il testatore, come in caso di mio padre, scrive le sue
volontà momento senza un preciso formato che manca ancora (anche per
escludere dubbi che risultano della formulazione non specificata o non
chiara). Il dibattito è comunque aperto.
Nel 1989 è nata, in Italia, la Consulta di Bioetica, con il compito di
discutere sui temi della vita e della morte. Recentemente ha proposto una
nuova carta di autodeterminazione chiamata “biocard” che si avvicina
all’idea del testamento biologico e deve contenere anche una parte dove si
può dichiarare la volontà di essere donatore organico.
Canada e Australia: in alcuni Stati le direttive anticipate hanno valore
legale. 
Belgio: nell’ottobre 2001 il Senato ha approvato un progetto di legge volto
a disciplinare l’eutanasia. Nel maggio 2002 anche la Camera ha dato il suo
consenso.
Cina: una legge del 1998 autorizza gli ospedali a praticare l’eutanasia ai
malati terminali.
Colombia: la pratica è consentita in seguito a un pronunciamento della Corte
Costituzionale, ma una vera e propria legge non è stata mai varata.
Danimarca: le direttive anticipate hanno valore legale. I parenti di primo
grado del malato possono autorizzare l’interruzione delle cure.
Germania: le direttive anticipate vengono accettato se sono attuali (non
devono avere più di 2 / 5 anni), firmate da un medico o da un notaio e se
sono formulate in modo chiare e precise. Manca una legge definitiva.
Paesi Bassi: il caso più famoso. Dal 1994 l’eutanasia è stata depenalizzata:
rimaneva un reato, tuttavia era possibile non procedere penalmente nei
confronti del medico che dimostrava di aver agito su richiesta del paziente.
Il 28 novembre 2000 il Parlamento ha approvato – come primo Stato del mondo
- la legalizzazione vera e propria dell’eutanasia. A partire dal 1° aprile
2002 la legge è entrata effettivamente in pratica. 
Svizzera: ha ammesso il suicidio assistito. Il medico deve limitarsi a
fornire i farmaci al malato.
Stati Uniti: la normativa varia da Stato a Stato. Le direttive anticipate
hanno generalmente valore legale. Nello Stato dell’Oregon il malato può
richiedere dei farmaci letali, ma la relativa legge è bloccata per
l’opposizione di un tribunale federale.
Svezia: l’eutanasia è depenalizzata.

Tante persone affette da gravi malattie intraprendono spesso un lungo
viaggio verso i paesi che hanno leggi più liberali per poter morire più
velocemente e in modo indolore. Questo cosiddetto turismo della morte non è
visto di buon occhio da paesi  come la Svezia e l’Olanda perché non vogliono
essere considerati paesi dove morire. Soffrano del pregiudizio di supportare
strutture considerate immorali.

(LA)

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