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Nigrizia - Inflazione nera



L'impennata del costo della vita in Africa. Interi paesi in piazza per
protestare.
08/04/2008
http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=10688

Inflazione nera
Sara Milanese

La crisi economica
che negli ultimi mesi ha colpito le varie economie nazionali in tutto il
mondo pesa drammaticamente anche sui bilanci dei paesi del sud,
dall’Asia all'America latina, e chiaramente, l’Africa,
dove in molti paesi la popolazione, ormai allo stremo, è scesa in
piazza.

Contro l'inflazione manifestazioni in tutta
l'Africa
Non è ancora rientrata completamente la crisi
sociale in Costa d'Avorio,
http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=10681&IDCategoria=108
dopo che la settimana scorsa la popolazione è scesa in piazza per
protestare contro il costo della vita e l'inflazione.

La
Mauritania, sulla quale grava la previsione del Programma alimentare
mondiale
http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=10689  
di una grave crisi alimentare per il 2008, ha appena promulgato un
decreto d’emergenza, nella speranza di riuscire a frenare
l’impennata dei prezzi.

In Camerun il malcontento della
popolazione, esasperata dalle istituzioni, ma anche dal continuo aumento
del costo della vita, è sfociato in protesta due mesi fa,
http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=10552  
ad inizio febbraio. 40 manifestanti sono morti negli scontri con la
polizia, ad oggi oltre 700 persone sono già state condannate a
pagare delle multe per i danni causati durante le proteste. Il governo ha
promesso di prendere nuove misure per far fronte all’inflazione, ma
al momento il trend di aumento dei costi non è cambiato.

Per arginare la corsa al rialzo del riso e degli altri cereali, la
Liberia ha firmato un accordo di cooperazione con la Svizzera, che
permetterà di costruire la prima grande azienda agricola del paese.


In Repubblica Centrafricana il parlamento ha cercato di
giocare d’anticipo, chiedendo al governo provvedimenti urgenti, come
l’eliminazione dell’iva sui beni principali e la creazione di
un ente di controllo dei prezzi, prima dello sfociare di manifestazioni
popolari di protesta.

In Guinea il governo ha dovuto
cancellare i sussidi che contenevo l’aumento di benzina e gasolio
sul mercato internazionale. Come risultato i prezzi sono aumentati
più del 60% al litro.

In Burundi sono stati gli
importatori di benzina a costringere il governo a rivedere i prezzi:
bloccando le importazioni hanno costretto il paese a lunghe file di fronte
ai distributori di benzina.

Manifestazione pacifiche, almeno
finora, in Burkina Faso, organizzate dai sindacati e dalla società
civile, che chiedono misure sociali per attenuare l’impatto della
crisi economica, e per un aumento di salari e pensioni dei dipendenti
pubblici del 25%. Manifestazioni simili anche in Mozambico, ed in Senegal.


Economie in ginocchio
Il normale trend di costante
aumento del costo della vita si è impennato vertiginosamente a
partire dall’estate del 2007, anche in contemporanea alla crisi
economica americana dei sub-prime.
Non c’è una sola
causa: il fenomeno è imputabile ad una combinazione di
“fattori esplosivi”,
http://www.lesafriques.com/actualite/la-crise-financiere-mondiale-se-rapproche-de-l-afrique-4.html?Itemid=89?article=4866  
a partire dall’aumento dei consumi generalizzato anche nei
paesi più poveri, e soprattutto dall’enorme richiesta di
materie prime da parte dei “giganti asiatici”, soprattutto
Cina e India. Ne risentono soprattutto quei paesi costretti a importare
molti prodotti alimentari, perché sprovvisti di un’industria
manifatturiera.

Ad influire sui costi del settore agricolo
contribuisce anche l’aumento del prezzo del petrolio. Nonostante
molti paesi africani e del sud siano grandi esportatori di oro nero,
dipendono ancora dai paesi stranieri per poter raffinare il greggio, e il
prezzo del carburante incide sul trasporto dei beni di consumo e sulla
produzione agricola stessa.

La neonata industria per la
produzione di bio-carburanti, sottrae inoltre importanti risorse per il
settore alimentare, facendo diminuire le scorte e aumentare quindi i
prezzi. Un indice dello stretto rapporto che intercorre tra energia e
costo del cibo.

In media, nei paesi africani e non solo, il
costo della vita, soprattutto legato ai beni di base, è cresciuto
del 55% negli ultimi nove mesi. Il fenomeno colpisce chiaramente le fasce
più deboli della popolazione , e nel giro di poco tempo i governi
si vedranno costretti ad affrontare il problema della denutrizione e della
fame. Dal vertice dei ministri dell’economia africani, ad Addis
Abeba la prima settimana di aprile, sono partite alcune iniziative, come
la creazione di un Fondo africano di petrolio, destinato ad aiutare le
economie dei paesi importatori. Iniziative che non potranno cambiare il
panorama in maniera significativa.

Anche i paesi del G8,
riuniti nei giorni scorsi a Tokyo con i paesi donatori emergenti
http://www.mofa.jp/policy/economy/summit/2008/other/g8_develop.html  
(Brasile, Cina, India, Indonesia, Malesia, Messico, Corea del Sud e
Sudafrica), hanno affrontato il problema del rincaro del costo della vita.
I ministri per lo sviluppo hanno ammesso che il fenomeno rischia di
compromettere il processo di sviluppo economico in corso in molti paesi,
soprattutto africani. Hanno inoltre chiesto alla comunità
internazionale di affrontare questo problema. Ma in merito al rincaro del
costo della vita, non hanno deciso
http://www.agenziami.it/ultime.php?idnew=2096  
nessuna manovra concreta da adottare.