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Re:[africa] Africa: la crisi dei prezzi dei prodotti alimentari



commercio equo solidale e la soluzione valeria manini







> Africa: la crisi dei prezzi dei prodotti alimentari
> da EQUILIBRI
> 
> Gli analisti concordano nel ritenere che negli ultimi mesi si è regisrato un aumento 
> dei prezzi a livello mondiale senza precedenti nel passato. Le cause sono diverse e non 
> si prevede un miglioramento nel prossimo futuro. Le popolazioni dei paesi più poveri 
> iniziano ad far sentire le loro proteste, mentre i governi adottano misure non sempre 
> condivise dalle istutuzioni internazionali, che, per il momento, si limitano ad 
> osservare il fenomeno. L'Africa rappresenta il continente dove l'impatto dell'attuale 
> situazione può avere le maggiori ripercussioni in termini socio-economici e politici.
> 
> Daria Storia
> 
> Equilibri.net (18 aprile 2008)
> 
> 
> La crisi in atto
> 
> Agenzie specializzate delle Nazioni Unite (NU) stimano che, a livello mondiale, i 
> prezzi dei cereali nel 2007 sono aumentati di circa il 40%. Le istutuzioni 
> multilaterali sono fortemente preoccupate dell'impatto che tale situazione avrà a 
> livello sia economico che sociale, anche se, per il 2008, è previsto un forte aumento 
> nella produzione mondiale di cereali. Tuttavia, le ripercussioni dell'aumento dei 
> prezzi dei generi di prima necesità, naturalmente, si fanno sentire molto di più nei 
> paesi più poveri, nei quali la spesa per l'alimentazione incide sui redditi delle 
> famiglie in misura tra il 60 ed il 90 per cento, a differenza del 10-20 per cento nei 
> paesi occidentali.Questa non è la prima volta che si presenta una simile situazione: 
> già negli anni 80 scoppiarono le cosiddette "rivolte del pane", in paesi quali il 
> Venezuela, la Nigeria e la Giordania, e, allora, i programmi di aggiustamento 
> strutturale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e di Banca Mondiale (BM), 
> imperniati su misure restrittive, come riduzione dei sussidi e tagli ai bilanci degli 
> Stati, vennero accusati di causare catastrofi sociali. Secondo un documento 
> dell'Organizzazione delle NU per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) aggiornato ad 
> aprile 2008 ("Crop Prospect and Food Situation"), 21 Paesi africani necessitano di 
> assistenza esterna, di cui 4 registrano un'eccezionale diminuzione nella 
> produzione/fornitura di alimenti (Lesotho, Somalia, Swaziland e Zimbabwe).Oggi numerose 
> sono le rivolte che si registrano nei paesi maggiormente colpiti, mentre molti governi 
> stanno adottando misure di controllo dei prezzi e di protezione delle produzioni 
> interne.
> Proteste e ripercussioni della crisi nei paesi africani
> 
> Le proteste della popolazione civile si stanno iniziando a far sentire in alcuni paesi 
> africani, degenerando, talvolta, in vere e proprie rivolte, soffocate con la violenza. 
> In Costa d'Avorio, tra marzo ed aprile, si sono avute diverse manifestazioni contro 
> l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Il bilancio è, per il momento, di 
> numerosi feriti e un morto a causa della dura risposta delle forze dell'ordine. In 
> Cameroon, l'agenzia di stampa Reuters ha riportato che almeno 24 persone sono morte 
> negli scontri di febbraio, mentre circa 1600 sono state arrestare e già 200 processate 
> e condannate a pene sino ai 3 anni di reclusione. Secondo la stampa locale, le proteste 
> sarebbero scoppiate in occasione di una missione congiunta dell'FMI, BM e Banca 
> Africana di Sviluppo nel paese.Anche Burkina Faso, Costa d'Avorio, Egitto, Mauritania e 
> Senegal vi sono state violente proteste per gli stessi motivi (Cfr. Egitto: l'impennata 
> del prezzo del pane). 
> 
> Se non verranno adottate manovre di forte impatto, la situazione potrebbe divenire 
> realmente grave per alcune popolazioni. Paesi che, come lo Zimbabwe, dipendono dagli 
> aiuti alimentari, potrebbero asistere ad un forte taglio in tali aiuti, poichè la crisi 
> finanziaria investe anche le istituzioni internazionali, come il Programma Alimantare 
> Mondiale (PAM) e l'Agenzia Americana per gli Aiuti Alimentari, costrette oggi a 
> distribuire aiuti non solo laddove non vi sono disponibilità alimentari, ma anche dove 
> i prezzi sono estremamente alti. Per lo Zimbabwe, una diminuzione negli aiuti 
> alimentari si tradurrebbe inoltre in un incremento dell'affluso di rifugiati verso la 
> frontiera del Sudafrica.
> 
> Nell'Africa occidentale, i paesi del Sahel- fatta eccezione per Senegal e Capoverde - 
> sono riusciti a mettere da parte sufficienti scorte nel 2007, grazie ad abbondanti 
> racolti, mentre in altri paesi, quali la Nigeria e il Ghana, la produzione è diminuita 
> significativamente, traducendosi in un incremento notevole del prezzo dei cereali 
> (all'incirca del 25% il sorgo, il 18.5% il miglio e 20% il mais, secondo dichiarazioni 
> di ong locali) per tutta la zona del golfo di Guinea, colpendo particolarmente i paesi 
> importatori. Inoltre, alcune aree sono maggioriormente colpite dagli aumenti a causa di 
> siccità o inondazioni veriicatesi di recente.Nell'Africa cenrale, nonostante i discreti 
> raccolti del Camerun nel 2007, i prezzi interni dei prodotti alimentari hanno subito 
> ovunque incrementi. La situazione è particolarmente grave nell'Africa orientale ove, a 
> causa delle sfavorevoli condizioni climatiche, ma soprattutto dei conflitti e tensioni 
> che da anni caratterizzano l'area, le popolazioni continuano a necesitare aiuti 
> umanitari, nonostante i buoni raccolti degli ultimi due anni. Le cifre sono enormi: in 
> Somalia, la situazione alimentare è critica per circa 2 milioni di persone, di cui 1 
> milione sono sofolati interni (IDPs). In Kenya, i disordini post-elettorali combinati 
> con cattive condizioni climatiche hanno creato un'emergenza umanitaria per circa 
> 500.000 persone e situazioni simili si registrano in Etiopia, Eritrea, Uganda e Sudan 
> (Cfr. Etiopia: il problema della sicurezza alimentare).Altrettante problematiche sono, 
> infine, presenti nell'Africa meridionale, principalmente determinate dall'esaurimento 
> delle scorte alimentari e dalla siccità che ha colpito significativamente Mozambico, 
> Zimbabwe, Zambia, Malawi e Madagascar.
> Principali cause della crisi e risposte di governi e istituzioni multilaterali
> 
> Le cause dell'aumento mondiale dei prezi dei prodotti alimentari sono molteplici e sono 
> andate oltre le previsioni e i programmi delle istituzioni internazionali, anche se, 
> già ad ottobre 2007, il Direttore Generale della FAO aveva previsto tale possibilità. 
> La crisi finanziaria degli Stati Uniti che ha determinato una restrizione del credito a 
> livello mondiale, la diminuzione delle riserve alimentari nonché i cambiamenti 
> climatici sono tra i fattori principali. Anche l'enorme aumento della domanda di 
> cereali per la produzione dei biocombustibili ha avuto un peso fondamentale, riducendo 
> le produzioni locali di prodotti alimentari: basti pensare che, nel 2007, Angola, 
> Mozambico e Sudafrica sono diventati i maggiori esportatori di biocombustibili verso 
> l'Unione europea (EU).
> 
> Le organizzazioni internazionali si trovano in difficoltà, preoccupate sia per la crisi 
> che per le iniziative che molti governi stanno adottando unilateralmente. Inoltre, 
> anch'esse sono coinvolte dalla crisi e devono fronteggiare problemi interni di carenza 
> di fondi. Al tempo stesso, però, non sono al momento state prospettate soluzioni 
> concrete per fronteggiare le emergenze. Le tre agenzie delle NU che si occupano del 
> settore agro-alimentare- FAO, Programma Alimentare Mondiale (PAM) e il Fondo 
> Internazionale per l'Agricoltura e lo Sviluppo (IFAD)- stanno organizzando una 
> conferenza sulla sicurezza alimentare per giugno a Roma e, nel frattempo, svolgono 
> un'azione essenzialemente di monitoraggio della situazione. Il Presidente di BM, Robert 
> Zoellick, ha dichiarato che vi sarà un aumento dei prestiti, dagli attuali 420 milioni 
> di dollari a 700 milioni di dollari per il 2009.
> 
> Le misure strategiche per fronteggiare la crisi adottate da diversi Stati sono 
> finalizzate principalmente a proteggere le produzioni interne, anche attraverso la 
> limitazione delle esportazioni.Nell'area del Corno d'Africa, l'Etiopia sta mettendo da 
> parte scorte di cereali, proibendo le esportazioni di quelli principali e sospendendo 
> gli acquisti del PAM per gli interventi umanitari, nonché imponendo un temporaneo 
> aumento del 10% sulle importazioni dei prodotti di lusso, il cui ricavato andrà in 
> aiuto di fondi a sostegno dei poveri. Nel nord Africa, il Marocco ha portato le tariffe 
> sulle importazioni di cereali al livello più basso mai registrato. Colpito da una 
> severa siccità, il paese si attende di raddoppiare le sue esportazioni. Il governo 
> egiziano ha invece aumentato significativamente i sussidi sui prodotti alimentari. 
> Nell'Africa Subsahariana, i governi di Benin e Senegal hanno imposto controlli sui 
> prezzi, mentre la siccità registrata in alcune aree della Nigeria ha determinato 
> un'ulteriore aumento dei prezzi a livello regionale. Entrambi i governi di Burkina Faso 
> e Niger hanno ridotto drasticamente le tariffe e dazi sulle importazioni. Senegal e 
> Costa d'Avorio, insieme al Camerun, hanno sospeso temporaneamente l'IVA su alcuni 
> prodotti di largo consumo, mentre la Sierra Leone ha annunciato l'intezione di 
> cominciare a produrre riso, rendendo al contempo le importazioni di questo cereale 
> illegali. Sempre il Camerun ha tagliato i dazi sulle importazioni di alimenti e 
> aumentati gli stipendi del settore pubblico del 15%, promettendo una rivisitazione dei 
> prezzi di combustibili, telecomunicazioni e servizi bancari. Nella zona meridionale, lo 
> Zambia ha ristabilito il divieto di qualunque nuovo contratto di esportazione, mentre 
> lo Zimbabwe ha imposto controlli sui prezzi del mais, grano e sorgo, ora venduti a 
> prezzi ridotti. Il governo delle Mauritius ha invece elaborato un piano per il periodo 
> 2008-2015, coinvolgendo anche il Madagascar e il Mozambico, il cui sco¿> 
> Secondo le previsioni della FAO, il 2008 dovrebbe registrare un forte aumento della 
> produzione mondiale di cereali, rendendo possibile una graduale ripresa anche per 
> quelli definiti "Paesi a basso reddito con deficit alimentare" (LIFDCs). Tuttavia, la 
> stessa BM, analizzando le possibili manovre di politica economica per realizzare un 
> aggiustamento, ha evidenziato che i prezzi delle derrate alimentari rimarrano, con 
> molta probabilità, elevati per tutto l'anno corrente e quello prossimo.I Ministri dei 
> paesi africani hanno lanciato appelli, mettendo in guardia dall'attuale crisi, che ha 
> tutte le potenzialità per costituire una minaccia alla pace, stabilità e crescita della 
> regione, dove esistono già altri fattori che impattano negativamente sulla stabilità di 
> molti paesi, con gravi implicazioni, in alcuni casi, anche sulla crescita economica. La 
> situazione attuale di crisi, al di là di tutte le cause esterne, è certamente aggravata 
> dal fatto che, negli ultimi anni, i paesi africani sono stati incentivati a sostenere 
> le coltivazioni di prodotti da esportazione, a scapito di coltivazioni che avrebbero 
> potuto, per lo meno, soddisfare i bisogni interni. Le istituzioni multilaterali hanno 
> al vaglio le possibili strategie di intervento, tra le quali investire sulla rinascita 
> delle colture locali, consentendo altresì ai governi di esercitare un controllo sui 
> prezzi.