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Re: [africa] Ghandi era un violento? siamo violenti come lui



Io non penso che l'occupazione dei binari del treno sia una fatto di violenza, ma è un'azione che sbaglia l'obiettivo, come ben dice il testo che segue.
Pierangelo
 
 
ALCUNE CONSIDERAZIONI IN MERITO AGLI SCONTRI DOPO LA FIACCOLATA del 31 luglio 2008 a Vicenza contro la base "DAL MOLIN"

Ci sentiamo di esprimere alcune considerazioni critiche in relazione a quanto è stato pensato e agito a conclusione della fiaccolata dell'altra sera, in ragione della nostra dichiarata e pubblica appartenenza al movimento che si oppone alla realizzazione della nuova base americana.

Innanzitutto, consideriamo scorretto chiamare i cittadini a partecipare ad una fiaccolata, che poi in corso di svolgimento diventa una occupazione dei binari della stazione. Riteniamo in buona sostanza che i leaders del Presidio che hanno indetto una manifestazione di un certo tipo ( una fiaccolata per esprimere la propria indignazione nei confronti dell'ordinanza del Consiglio di Stato, fiaccolata che tra l'altro ha avuto una buona partecipazione con la presenza anche di famiglie e bambini) abbiano la responsabilità dall'inizio alla fine di quanto è successo: quel che è certo è che la maggior parte delle persone presenti l'altra sera all'iniziativa, erano lì per partecipare ad una fiaccolata, e non erano informati della possibilità che poi questa diventasse una cosa diversa, di cui potevano non condividerne l'intento nonché il metodo.

Ci rivolgiamo quindi direttamente ai partecipanti all'occupazione e ai responsabili di quella azione in riferimento al senso dell'azione: diciamo loro cioè pacatamente che non è chiaro perché se si voleva esprimere la propria indignazione nei confronti del Consiglio di Stato che si è espresso sull'inizio dei lavori della nuova base americana, si sia poi andati a bloccare un pubblico servizio. Non c'è nessun legame tra l'obiettivo e l'azione che si è messa in atto. Se in tutti i settori in cui una parte della popolazione non è d'accordo su qualcosa (mondo del lavoro, immigrazione, etc) si verificasse che quella stessa parte per esprimere la propria indignazione andasse a sfogarsi su un pubblico servizio, onestamente non sappiamo dove andremmo a finire. E rispetto alle forze dell'ordine diciamo poi che, posto che anche se si volessero bloccare dei treni che portano con sé un carico di armamenti, esse sarebbero costrette a intervenire per sgomberare i manifestanti, in questo caso però in cui l'occupazione dei binari era fine a se stessa (non si era cioè costretti a compiere un'azione illegale in nome di un valore superiore come nel caso del passaggio di una carico di armamenti) è normale che le forze dell'ordine agiscano per far rispettare la legalità. Quindi, i leaders dell'azione si devono assumere fino in fondo le proprie responsabilità: si voleva in questo modo portare a una maggiore attenzione la questione di Vicenza? Sinceramente, nei titoli nazionali sono risaltati soprattutto gli incidenti, quasi nessuna parola della fiaccolata, niente delle motivazioni più ampie di chi si oppone alla nuova base, e questo sinceramente non sappiamo a chi faccia comodo.

 Terza e ultima considerazione: l'efficacia delle azioni. Che cosa hanno portato gli incidenti dell'altra sera? Hanno spostato cittadini indifferenti a interessarsi della questione in vista della consultazione? Hanno convinto degli indecisi a mettersi dalla parte dei "no alla base"? Si è fatto un favore o si è piuttosto messa in difficoltà una amministrazione e il suo Sindaco che con tenacia sta tentando di mantenere fede a una non facile presa di posizione contraria alla realizzazione della nuova base? Pensiamoci, non è che perché ci riteniamo dalla parte del giusto siamo autorizzati a fare qualunque cosa. E soprattutto, se per contrastare delle decisioni e delle scelte che sentiamo imposte con la forza, si sceglie la via dell'azione illecita fine a se stessa, questa, oltre che condivisa solo da pochi, risulta alla fine anche non pagare in termini di risultato.


        Massimo Corradi
        Silvano Caveggion

----- Original Message -----
Sent: Monday, August 04, 2008 7:53 PM
Subject: R: [africa] Ghandi era un violento? siamo violenti come lui

La polizia italiana la conosciamo, non è una novità, da Genova a Vicenza passando per Gabriele Sandri

 


Da: africa-request at peacelink.it [mailto:africa-request at peacelink.it] Per conto di Antonella Zarantonello
Inviato: lunedì 4 agosto 2008 14.45
A: Antonella Zarantonello
Oggetto: [africa] Ghandi era un violento? siamo violenti come lui

 

La nostra arma è il sorriso

 

Giovedì scorso, per la seconda volta, abbiamo occupato la stazione ferroviaria. Violenti, illegali, arroganti, ci hanno definito. Per noi quella era un'iniziativa legittima, pacifica, partecipata. Non staremo a guardare le ruspe che devastano il nostro territorio: questo è il messaggio che abbiamo voluto dare.

 

«Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.» M. Gandhi

Occupare una stazione ferroviaria è un reato, un atto illegale, un gesto violento; dopo l'iniziativa di tanti vicentini, che così hanno voluto rispondere alla sentenza del Consiglio di Stato, questi sono i contenuti di molti degli articoli della stampa locale e nazionale. Centinaia di persone sorridenti e con le mani alzate diventano così estremisti, oltranzisti della protesta, in alcuni casi violenti agitatori pronti a scatenare tafferugli e scontri. E le forze dell'ordine che, come dimostrano i video realizzati, avanzano verso donne e uomini a mani alzate per manganellare, sono semplici lavoratori: quasi che sferrare bastonate sia come infornare il pane.

Da due anni il movimento vicentino si oppone alla nuova base Usa, chiedendo prima di tutto democrazia; rivendicando il proprio diritto a non esprimere soltanto una testimonianza, ma ad incidere attivamente nella costruzione del futuro della propria città. Di fronte a questa determinazione, lo Stato ha risposto sempre con l'imposizione; prima attraverso l'editto con il quale l'allora Presidente del Consiglio Prodi decretò il via libera ai progetti statunitensi, in questi giorni con la sentenza del Consiglio di Stato che decreta la superiorità degli interessi militari sui diritti, sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini.

Non bisogna sottovalutare quanto hanno scritto i giudici nell'atto con il quale demoliscono la sospensiva del Tar del Veneto; certo, dichiarano, le proteste dei vicentini hanno oggettive giustificazioni, ma l'interesse di Stato viene prima: bando alle ciance e finiamola con questa volontà di democrazia, dunque, che la base si deve fare e si farà. La contrarietà di tanti vicentini non ha alcun valore nelle determinazioni degli organi di potere dello Stato italiano. E la stessa consultazione popolare promossa dall'Amministrazione comunale, che pure rappresenta un importante momento di espressione, rischia di divenire un puro atto di testimonianza di fronte alle ruspe delle cooperative aggiudicatrici dell'appalto a cui certo non interessa l'opinione dei vicentini.

Per difendere Vicenza e il suo diritto ad organizzare una consultazione popolare che abbia anche un valore politico, dunque, non basta un comunicato stampa, non bastano mille bandiere, non bastano cento piazze gremite di persone. Perchè a Roma vogliono andare avanti, a qualunque costo. E la sentenza del Consiglio di Stato, nel suo escludere l'opportunità della consultazione popolare, ci dice che essa avrà un significato puramente simbolico se i vicentini non sapranno difenderla con determinazione. In tal senso, la sentenza equivale al si dato da Prodi nel gennaio 2007, quando migliaia di cittadini indignati occuparono per la prima volta i binari dei treni.

Occupare una stazione rallentando il traffico delle merci – perchè nella tarda serata non transitano treni gremiti di pendolari – non è un atto di arroganza, ma un grido di determinazione. Noi non vogliamo esprimere la nostra contrarietà e poi abbassare la testa di fronte all'imposizione. Non vogliamo obbedire a chi pretende di farci tornare, silenziosi, davanti alle televisioni, chiusi nelle nostre case. Ecco perchè, di fronte alla sentenza del Consiglio di Stato, siamo tornati, come il 16 gennaio 2007, sui binari della stazione. Rifiutando di accettare il divieto imposto da chi è chiamato a garantire la sicurezza del futuro cantiere del Dal Molin; opponendoci, con le mani alzate, a chi usa i manganelli per difendere la decisione di realizzare la nuova base Usa. Camminando a viso scoperto, nonostante la minaccia di una pioggia di denunce, perchè rivendichiamo il nostro percorso di opposizione.

Se è violento chi, rifiutando l'imposizione, si contrappone ai manganelli a mani alzate, era violento anche Gandhi, premio Nobel per la Pace e ispiratore di quanti sfoggiano la spilletta della non violenza ad ogni occasione. A costoro, vorremmo ricordare la marcia del sale, la determinazione di tanti indiani nell'opporsi, pacificamente, alla repressione britannica. Come hanno fatto i cittadini che hanno raggiunto, rifiutando la violenza, i binari della stazione, testimoniando che quello vicentino non è un movimento d'opinione, bensì è determinato a raggiungere il proprio obiettivo con ogni strumento pacifico a propria disposizione.

Noi i nostri pensieri li vogliamo trasformare in azione. Non staremo a guardare con una bandiera in mano le ruspe che devastano la nostra terra per costruire una base di guerra: questo è il significato dell'iniziativa dell'altra sera; chi ha orecchie per intendere intenda, chi vuol continuare a puntarci l'indice contro lo faccia pure.

 

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