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Re: [africa] Giulietto Chiesa Guerra in Ossetia



a me,stavolta pare tendenzioso Chiesa.......

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--- On Tue, 8/12/08, lu-sa at clio.it <lu-sa at clio.it> wrote:
From: lu-sa at clio.it <lu-sa at clio.it>
Subject: [africa] Giulietto Chiesa Guerra in Ossetia
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Date: Tuesday, August 12, 2008, 4:53 AM

Guerra in Ossetia
Quella bandiera europea dietro le spalle del bandito

Di Giulietto Chiesa

Piero Gobetti scrisse che "quando la verità sta tutta da una parte ogni
atteggiamento salomonico è altamente tendenzioso". Osservando la tragedia
dell'Ossetia del Sud trovo che questo aforisma vi si adatti alla
perfezione. Si
cercherà, domani, di trovare spiegazioni "salomoniche" per
giustificare il
massacro
della popolazione civile di una piccola comunità schiacciata dal peso
della storia,
come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.

Vi sarà sicuramente qualche sepolcro imbiancato che cercherà di distribuire
uniformemente le colpe tra chi ha aggredito e chi è stato aggredito, tra
chi ha
usato gli aerei e gli elicottericontro una città di 70 mila abitanti, e
chi aveva in
mano solo fucili e mitragliatrici per difendersi.

Ci sarà domani chi spiegherà che gli osseti del sud hanno provocato e sono
stati
respinti. E poi, sull'onda della contr'offensiva, quasi per forza di
cose, i
georgiani sono andati a occupare ciò che, in fondo, era loro di diritto,
avendo
osato gli ossetini dichiarare e applicare l'idea del rifiuto di tornare
sotto il
controllo di chi li massacrò la prima volta nel 1992.

Ci sarà, posso prevedere con assoluta certezza ogni parola di questi
mascalzoni
bugiardi, chi affermerà che tutta la colpa è di Mosca, che - non contenta
dell'amicizia tra Tbilisi e Washington- voleva punire il povero presidente
Saakashvili impedendogli di entrare in possesso dei territori di Abkhazia (il
prossimo obiettivo) e di Ossetia del Sud. E così via mescolando le carte e
contando
sul fatto che il grande pubblico sa a malapena, sempre che lo sappia, dove
stia la
Georgia, e, meno che mai l'Ossetia del Sud.

Ma le cose non stanno affatto così, anche se il pericolo che questo conflitto
siallarghi è grande, tremendo, e chi scherza col fuoco sa che sta facendo
rischiare
ai suoi cittadini molto di più di quanto essi stessi pensino.

Giocatorid'azzardo, irresponsabili, che puntano tutte le carte sul
disastro e il
sangue. Chiunque dovrebbe essere in grado di capire che una piccola
comunità, con meno di 100 mila persone, disperse in duecento villaggi e
una capitale, Tzkhinvali, che è più piccola di Pavia, non possono avere
alcun interesse ad attaccare un nemico - questa è l'unica parola possibile
alla luce di quanto staaccadendo - che è 50 volte superiore in uomini e
armi, che ha l'aviazione (e l'ha usata ieri e oggi, mentre scrivo, con
assoluta ferocia, bombardando anchel'unica strada  che collega
l'Ossetia
del Sud con l'Ossetia del Nord, in territorio russo, per impedire che i
civili possano rifugiarsi dall'altra parte dellafrontiera), che non ha
ostacoli di fronte a sé. Chiunque potrebbe capire che l'Ossetia del Sud
non ha rivendicazioni territoriali e non ha quindi in mente alcuna
espansione al di fuori del suo microscopico territorio.

Chiunque potrebbe capire - qui ci vuole un minimo di sforzo intellettuale,
quanto
basta per liberarsi di qualche schema mentale inveterato - che nemmeno la
Russia può avere alcun interesse a inasprire la situazione. Certo Mosca è
interessata allo status quo, con l'Ossetia del Sud indipendente di fatto,
ma senza essere costretta a riconoscerne lo status, per evitare difficoltà
internazionali. Ma chi ha la testa sul collo dovrebbe riconoscere che è
meglio una tregua difficile che una guerra aperta; che è meglio negoziare,
anche per anni, che uccidere a sangue freddo civili, bambini, donne.

Io sono stato a Tzkhinvali, la primavera scorsa, e adesso mi piange il
cuore a
pensare a quelle vie dall'asfalto sgangherato, buie la sera, a quelle case
senza
intonaco, dal riscaldamento saltuario, a quelle scuole ancora diroccate,ma
piene di
gente normale, di giovani orgogliosi che non vogliono diventare georgiani
perché
sono cresciuti in guerra con la Georgia e della Georgia hanno conosciuto
solo la
violenza dei tiri sporadici sui terri delle loro case. Mi chiedo: e poi?
Che ne sarà
di quei giovani? Come si può pensare di tenerli a forza in un paese che
non ameranno mai, di cui non potranno mai sentirsi cittadini? Se ne
andranno, ovviamente, dopo avere contato i loro morti, a migliaia, in
Ossetia del Nord, in Russia, di cui quasi tutti sono cittadini a tuttigli
effetti, con il passaporto in tasca.

E' questo il modo di sciogliere il nodo georgiano? Lo chiederei, se
potessi, al
signor Solana, che dovrebbe svolgere il ruolo di rappresentanza
dell'Europa in
questa vicenda. Che l'Europa, invece di aiutare a risolvere, non ha fatto
altro che
incancrenire, ripetendo a Tbilisi la giaculatoria che la Georgia ha
diritto alla
propria integrità territoriale, e dunque ha diritto a riprendersi Ossetia
del Sud e
Abkhazia. Certo - gli si è detto con untuosa ipocrisia - che non doveva
farlo con la forza. Ma, sotto sotto, gli si è fatto capire che, se
l'avesse fatto, alla fin dei
conti, si sarebbe chiuso un occhio. E' accaduto. Saakashvili non ha
nemmeno cercato di nascondere la mano armata con cui colpiva. Non ha
nemmeno fatto finta. Ha detto alla televisione che voleva "ristabilire
l'ordine" nella repubblica ribelle. Un "ordine" che non
esisteva dal 1992,
cioè da 16 anni. Perché adesso? Qual era l'urgenza? Forse che Tbilisi era
minacciata di invasione da parte degli ossetini?

La risposta è una sola. Saakashvili ha agito perché si è sentito coperto da
Washington, in prima istanza, essendo quella capitale la capitale
coloniale della
attuale Georgia "indipendente". E, in seconda istanza si è sentito
coperto da
Bruxelles. Queste cose non si improvvisano, come dovrebbe capire il prossimo
commentatore di uno dei qualunque telegiornali e giornali italiani.Col che
si è
messo al servizio della strategia che tende a tenere la Russia sotto
pressione: in
Georgia, in Ucraina, in Bielorussia, in Moldova, in Armenia, in
Azerbajgian, nei
paesi baltici. Insomma lungo tutti i suoi confini europei. Saakashvili ha
un suo
tornaconto: alzare la tensione per costringere l'Europa a venire in suo
sostegno,
contro la Russia; ottenere il lasciapassare per un ingresso immediato
nella Nato e, subito dopo, secondo lo schema dell'allargamento europeo e
dell'estensione
dell'influenza americana sull'Europa, l'ingresso in Europa.

Secondo piccione: chi muove Saakashvili conta anche sul fatto che questo
atteggiamento dell'Europa finirà per metterla in rotta di collisione con
la Russia.
Perfetto! Con l'ingresso della Georgia nella Nato e in Europa gli
StatiUniti avranno
un altro voto a loro favore in tutti i successivi sviluppi economici,
energetici e
militari che potrebbero vedere gli interessi europei collidere con quelli
americani.

Javier Solana ha la capacità di sviluppare questo elementare ragionamento?
Ovviamente ce l'ha. Solo che non vuole e non può perchè ha dietro di sé,
alle sue
spalle, governi che non osano mettere in discussione la strategia
statunitense, o
che la condividono.

Cosa farà ora la Russia è difficile dirlo. Certo è che, con la presa di
Tzkhinvali,
le forze russe d'interposizione, che sono su quei confini interni alla
Georgia,dovranno ritirarsi. Il colpo all'Ossetia del Sud diventa cos'
un
colpo
diretto allaRussia. Che, questo è certo, non è più quella del 2000, al
calare di
Boris Eltsin e delle sue braghe.

L'emblema di questa tragedia, che è una nuova vergogna per l'Europa,
è
stato il
fatto che Saakashvili ha annunciato l'attacco, dalla sua televisione,
avendo dietro
le spalle, ben visibile, la bandiera goergiana e quella blu a stelle
gialle europea.
Peggiore sfregio non poteva concepire, perchè la Georgia non è l'Europa,
non ancora.

E meno che mai dovrebbe esserlo dopo questo attacco che offende - o dovrebbe
offendere - tutti coloro che credono nel diritto all'autodeterminazione
dei popoli.
Che è sacrosanto per chi se lo guadagna, molto meno con chi usa quella
bandiera per vendere subito dopo l'indipendenza a chi l'ha sostenuta
dietro le quinte.

Qual è la differenza con il Kosovo? Una sola: la Serbia era un prossimo
suddito
riottoso e doveva essere punita. La Georgia è invece un vassallo fedele e
doveva
essere premiata.

L'Ossetia del Sud questo diritto se lo è guadagnato. E non c'è spazio
per
alcun
atteggiamento salomonico, perchè la ragione sta tutta da una sola parte, e
io sto da quella stessa parte.





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«E' ora quindi che parliate tutti voi che amate la libertà, tutti voi che
amate il diritto alla felicità, tutti voi che amate dormire immersi nel
vostro privato sogno, è ora che parliate o maggioranza muta! Prima che
arrivino per voi»

Primo Levi

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