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Qualcuno dimentica



 

Cari amati dei campi profughi di Sabra e Shatila:

Come voi, anch'io sono nato e cresciuto in un campo profughi. Sono cresciuto con pochi giocattoli e molti massacri da commemorare. Ed ho commemorato, insieme ai miei compagni, cantando i nomi di tutti i cari, quelli vicini e quelli lontani, scomparsi durante la nostra nobile lotta per la liberta' e la sopravvivenza come popolo.

Avevo solo dieci anni quando l'imam della nostra moschea riferi' la notizia del massacro con voce tremante, attraverso gli altoparlanti della moschea. Avevo solo dieci anni, ma ricordo ancora l'angoscia provata quel giorno. Mio padre pianse come un bambino. Mia madre resto' in silenzio, abbracciando me ed i miei fratelli. I vicini di casa si riunirono tutti, qualcuno piangeva, anche colui che era solito dire che gli uomini veri non piangono.

Sono cresciuto portando quella memoria vicina al mio cuore. Sapevo che SAbra e Shatila non era il primo dei crimini commessi contro il mio popolo. Il tempo mi ha insegnato che non era neanche l'ultimo. Ma Sabra e Shatila resta il simbolo della disumanita' dei nostri tormentatori ed il simbolo della nostra dedizione alla terra che ci ha plasmato, simbolo di resistenza ed insistenza nel non voler svanire.

Siete usciti dalle rovine delle vostre case distrutte per essere testimoni di quel momento di orrore, quel momento critico che definisce chi voi siete fino ad oggi, e, insieme a voi, definisce l'apatia di questo mondo ingiusto.
Vi siete seduti ed avete pianto. Avete narrato cosa avvenne quel giorno. Avete implorato il mondo di "fare qualcosa". Non avevate bisogno di raccontare oltre. Il mondo sapeva bene cosa accadde. Gli americani sapevano bene cosa accadde. Anche gli israeliani sapevano bene cosa accadde.

Ma tutti sono restati inerti.

www.arabcomint.com

Israele ha assassinato i vostri cari. Il celebrato "guerriero" d'Israele, Ariel Sharon, parlo' senza nascondersi di come avesse dato ordine alle milizie cristiano-falangiste di "ripulire" i campi, di sradicare il "terrorismo". Sharon voleva dare una lezione ai combattenti dell'OLP, la cui partenza dal Libano fu concordata dagli USA, quegli USA che promisero di proteggervi e fallirono, quegli stessi USA che oggi dichiarano il responsabile dell'eccidio "un uomo di pace".

Non avevate nessuno che vi proteggesse quando Israele accerchio' i vostri campi, vi blocco' mentre cercavate scampo e vi bombardo' da terra e cielo. Avevate capito cosa stava accadendo mentre vedevate i razzi israeliani venir giu' dagli elicotteri, illuminando ogni angolo in quella notte di orrore, dopo aver impartito ai falangisti un solo ordine: massacrate.

Mi angoscia pensare a quello che avete provato mentre sentivate i soldati passare da una casa all'altra. Avvicinarsi alle vostre. Puo' qualcuno, a parte coloro che hanno vissuto quell'incubo, immaginare la voce e le urla dei bambini mentre vengono massacrati?

Per vent'anni, chiusi nei vostri campi profughi e nei vostri incubi, poveri e disperati, troppo vicini alle fosse comuni in cui furono interrati i vostri cari in tutta fretta, e troppo vicini a quella Palestina cui anelate, avete implorato giustizia.

Sono passati vent'anni, fratelli miei, e liberta', giustizia e ritorno sono ancora parole scritte su carta.

Abbiamo appena finito di commemorare il massacro che avete vissuto, e il nostro popolo in Cisgiordania e' sottoposto a mortali coprifuoco, e il nostro popolo a Gaza e' imprigionato, circondato da filo spinato e da soldati crudeli.

Perche' vi ricordo come se il massacro fosse stato commesso ieri? E' perche' i vostri assassini sono ancora liberi, e conducono nuove guerre, nuovi massacri? O e' perche' e' la memoria che alimenta la nostra resistenza, che fa sopravvivere in noi la fiamma del nostro sacrosanto diritto al ritorno?

Da quando ero bambino, ho commemorato l'anniversario del vostro massacro scrivendo piccoli poemi ed ora scrivo un articolo per convogliare ad altri il ricordo della vostra angoscia. Ho firmato ogni petizione per incriminare Sharon. Ho scritto alle Nazioni Unite, alla Casa Bianca, al governo belga, ai gruppi per la difesa dei diritti umani, a tutti coloro che, per un secondo, ho ritenuto in grado di poter difendere la vostra causa. Aspetto ancora di ricevere una risposta.

Cosi', questa volta ho deciso di scrivere a voi, solo per dirvi: "Cari amati, non vi dimentichero' mai, perche', se lo facessi, avrei rinnegato me stesso e la mia umanita', avrei abbandonato il mio, ed il vostro, diritto al ritorno".

 

Allegato Rimosso