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A Verona guerra alla bandiera della Pace




Guerra alla bandiera della pace
Gianni Ballarini

L’amministrazione dispotica di Verona concede gli spazi pubblici alla Carovana missionaria della pace solo se non ci saranno in piazza i simboli dell’arcobaleno. La rinuncia degli organizzatori, perché non si baratta la libertà.


Il politico, si sa, è avvezzo a infilarsi in sentieri fuoripista. Ma quello imboccato dall’amministrazione dispotica di Verona rasenta la farsa. Colto da una repentina smania di igiene totale e di pensiero unico, l’esecutivo scaligero ha deciso di fare la guerra, oltre che ai poveri e agli ultimi, anche alla bandiera della pace. Per questa giunta, infatti, una manifestazione pacifista si può fare a Verona solo se non si sventolano i colori dell’arcobaleno.

Vittime del nuovo fronte aperto dal sindaco Tosi&c sono gli organizzatori locali della Carovana missionaria della pace
l’iniziativa del mondo missionario italiano, la quinta dal 2000 ad oggi, che dal 25 settembre toccherà una ventina di città italiane, dal Nord al Sud, per chiudersi a Roma il 5 ottobre.
Appuntamento centrale per il Nord Italia è, appunto, la tappa scaligera: per la tradizione di Verona, per gli areniani happening dei “Beati costruttori della pace”, per la presenza di molte realtà sensibili ai temi…

Piazza Bra, Verona

Manifestanti per la pace in piazza Bra

Oltre tre mesi fa, i missionari comboniani e i responsabili del Centro missionario diocesano (Cmd) inviarono agli uffici comunali la richiesta di poter utilizzare per la data del 28 settembre, piazza Bra, e per quella del 1° ottobre l’auditorium del palazzo della Gran Guardia. Per 96 giorni, il silenzio ufficiale. La pace, l’arcobaleno, i carovanieri sono temi sopportati come orpelli inutili da una giunta più attratta da prostitute, rom, mendicanti (tutti da punire) e da imprenditori immobiliari (da sostenere).
Certo, qualche telefonata dagli amministratori è giunta agli organizzatori. Ma sempre dai toni negativi: non si può fare. Nessuno spazio pubblico alla Carovana.


Il 17 settembre la giunta formalizza questo no. Poi – forse sollecitata da mondi esterni, forse per non fare brutta figura essendo l’unica città a non concedere spazi pubblici alla manifestazione – l’amministrazione cambia registro. Ma colta dalla fregola riparatoria, sconfina nel ridicolo. Il 19 settembre l’assessore all’Edilizia pubblica e al Turismo sociale, Vittorio di Dio, risponde con una lettera protocollata alle richieste degli organizzatori. «A rettifica della nota P.G. n. 210013 del 17 c.m. concernente la manifestazione denominata “Carovana Missionaria della Pace 2008”, sono lieto di comunicare che a seguito di un riesame di questo assessorato sulle possibilità di concedere quanto richiesto, la Giunta comunale, su mia proposta, ha espresso parere favorevole alla concessione gratuita degli spazi di Piazza Bra, zona Stella, per domenica 28 settembre dalle ore 9alle ore 19». «Inoltre – prosegue la lettera – è stato concesso l’uso gratuito della hall e dell’auditorium del Palazzo della Gran Guardia per il 1° ottobre per la realizzazione delle relative attività artistiche ed espositive».

Tutto bene, dunque. Tranne per un “insignificante” particolare: «Quanto sopra, con il vincolo di omettere qualsivoglia riferimento partitico e di esporre unicamente bandiere istituzionali». E per Di Dio – come ha comunicato telefonicamente al direttore del Centro missionario diocesano, don Giuseppe Pizzoli – tra i riferimenti partitici c’è anche la bandiera della pace, perché «trasformata in questi anni nel simbolo dell’estrema sinistra».
 
don Tonino Bello

 Don Tonino Bello


Don Pizzoli, nella lettera di risposta, oltre a ricordare all’assessore che la Carovana «è un’iniziativa di natura ecclesiale e quindi libera da qualsiasi partecipazione partitica», ha precisato che la bandiera arcobaleno «è stata usata già negli anni ‘80 dal movimento “Beati i costruttori di pace”, considerandola come un richiamo all’arcobaleno biblico, ponte di pace fra Dio e l’umanità, ed è poi venuta ad avere un significato particolarmente forte all’inizio di questa decade con la campagna “Pace da tutti i balconi”, richiamando ancora una volta un ponte tra il Dio della Pace e tutti “gli uomini di buona volontà” (ricordando il canto degli angeli a Betlemme). Il fatto che questo simbolo sia anche stato abusivamente assunto da una parte politica con quella che potrebbe essere considerata una appropriazione indebita, ci rammarica, ma non ci toglie il diritto di continuare a considerare e ad usare la bandiera “della pace” come il simbolo e l’espressione propria del nostro movimento ecclesiale in favore della pace, dono di Dio per gli uomini e per tutti i popoli». E dopo aver ribadito di trovare inaccettabile il vincolo posto, il direttore del Cmd ha chiuso la lettera annunciando a Di Dio di rinunciare alle richieste fatte: «Preferiamo mantenere la nostra libertà e autonomia a svolgere le nostre manifestazioni in ambienti ecclesiali».

Come dire: la dignità non è merce di scambio.

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