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[Stampa] "Aspettando il boia": Amnesty presenta un nuovo rapporto sulla pena di morte in Nigeria



COMUNICATO STAMPA
CS135-2008

'ASPETTANDO IL BOIA': AMNESTY INTERNATIONAL PRESENTA UN NUOVO RAPPORTO
SULLA PENA DI MORTE IN NIGERIA

In una conferenza stampa ad Abuja, Amnesty International ha presentato un
nuovo rapporto sulla pena di morte in Nigeria, intitolato 'Aspettando il
boia', in cui sollecita il governo ad adottare un'immediata moratoria
sulle esecuzioni. Nel rapporto si legge che centinaia di persone in attesa
dell'esecuzione non hanno ricevuto un processo equo e potrebbero dunque
essere innocenti. L'organizzazione per i diritti umani ha esposto un
'campionario di fallimenti' del sistema giudiziario nigeriano, 'dominato
da corruzione, negligenza e una quasi criminale mancanza di risorse'.

Il rapporto e' stato redatto in collaborazione con Legal defence and
assistance project (Ledap), un'organizzazione legale nigeriana che
promuove pratiche di buon governo e il primato della legge nel paese.

'E' davvero orribile immaginare quante persone innocenti siano gia' state
e potrebbero ancora essere messe a morte. Il sistema giudiziario e' pieno
di lacune che possono avere effetti devastanti e, nel caso dei reati
capitali, conseguenze mortali e irreversibili' - ha dichiarato Aster van
Kregten, ricercatrice di Amnesty International sulla Nigeria.

Di seguito alcune delle conclusioni piu' preoccupanti del rapporto di
Amnesty International e Ledap:

* confessioni: la maggior parte delle condanne a morte si basa unicamente
su confessioni e queste sono spesso estorte con la tortura;
* tortura: sebbene proibita, la polizia la pratica quotidianamente; quasi
l'80 per cento della popolazione carceraria ha denunciato di essere stato
picchiato, minacciato con le armi o torturato dalla polizia;
* ritardi: i processi capitali posso durare oltre 10 anni, alcuni appelli
sono in corso da 14, 17 o addirittura 24 anni;
* negligenza: molti condannati a morte non possono presentare appello
perche' i loro fascicoli processuali sono andati persi;
* condizioni: la vita nei bracci della morte e' estremamente dura; i
prigionieri che hanno esaurito gli appelli vengono posti in celle dalle
quali assistono alle esecuzioni e, dopo un'impiccagione, vengono obbligati
a pulire il cappio;
* minorenni: nonostante il diritto internazionale vieti l'uso della pena
di morte nei confronti di criminali minorenni, almeno 40 prigionieri in
attesa dell'esecuzione avevano tra 13 e 17 anni al momento del presunto
reato.

'La polizia lavora sotto pressione e con poche risorse e cio' la spinge a
puntare quasi tutto sulle confessioni per 'risolvere' i casi, piuttosto
che su indagini dispendiose' - ha commentato van Kregten.

'La legge nigeriana prevede che una confessione estorta sotto pressione,
minacce o tortura non possa essere usata come prova in tribunale. I
giudici sanno che c'e' un vasto ricorso alla tortura da parte della
polizia, eppure continuano a infliggere condanne basate sulle confessioni,
mandando incontro alla morte molti possibili innocenti' - ha aggiunto
Chino Obiagwu, coordinatore nazionale di Ledap.

A causa dell'elevata criminalita', la polizia e' messa sotto pressione per
fare arresti veloci. Talvolta, se non riesce ad arrestare un sospettato,
prende la moglie o il fratello se non addirittura un testimone.

Il rapporto di Amnesty International racconta il caso di Jafar, 57 anni,
in carcere dal 1984. Ha presentato appello contro la condanna a morte 24
anni fa ma, poiche' il suo fascicolo e' stato smarrito, e' ancora in
attesa che sia esaminato. 'Non sono un rapinatore, ma un calzolaio. Ho
acquistato un motorino da un tizio che l'aveva rubato. La polizia mi ha
chiesto di testimoniare. Hanno preso l'uomo che me l'aveva venduto e gli
hanno sparato. Da quel momento, io sono diventato il sospettato' - ha
raccontato ad Amnesty International.

'Le centinaia di persone gia' messe a morte o in attesa di esecuzione
hanno qualcosa in comune: sono poveri' - ha sottolineato Obiagwu. 'Quando
parliamo con i prigionieri nel braccio della morte, emerge chiaramente che
la questione dell'innocenza o della colpevolezza e' irrilevante per il
sistema penale nigeriano. Dipende solo se sei in grado di pagare per
tenerti alla larga da quel sistema: pagare la polizia perche' indaghi
adeguatamente sul tuo caso, pagare un avvocato che ti difenda, pagare
qualcuno perche' aggiunga il tuo nome all'elenco delle persone che possono
ricevere la grazia. Chi ha minori risorse corre i rischi maggiori'.

Molti prigionieri in attesa di processo o nel braccio della morte hanno
riferito ad Amnesty International e a Ledap che la polizia al momento
dell'arresto ha chiesto soldi per lasciarli andare; chi non era in grado
di pagare e' stato incriminato per rapina a mano armata.

Altri prigionieri nel braccio della morte hanno detto di essere stati
arrestati quando si erano recati a una stazione di polizia per denunciare
un crimine cui avevano assistito. La polizia ha chiesto soldi per
rilasciarli. In altri casi, la polizia chiede denaro per la benzina, senza
la quale non puo' andare a trovare testimoni o esaminare alibi.

Ulteriori informazioni

Alla fine di febbraio, nei bracci della morte della Nigeria si trovavano
736 persone (725 uomini e 11 donne), di cui almeno 40 minorenni all'epoca
del presunto reato. Il 55 per cento delle condanne a morte si riferisce a
omicidio, il 38 per cento a rapina a mano armata, l'8 per cento a furto.
Un prigioniero si trova nel braccio della morte da 24 anni, sette da oltre
20 anni e 28 da oltre 15 anni. Il 47 per cento dei prigionieri e' in
attesa dell'esito dell'appello, un altro 41 per cento non ha mai
presentato un appello contro la condanna a morte. Il 6 per cento di coloro
che hanno presentato appello e' in attesa dell'esito da oltre 20 anni, il
25 per cento da oltre 5 anni.

Le esecuzioni in Nigeria sono avvolte dal segreto. Il governo non segnala
ufficialmente esecuzioni dal 2002 sebbene sia emerso che almeno 7
prigionieri (tra cui 6 che non avevano mai presentato appello) siano stati
messi a morte nel 2006.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 21 ottobre 2008

Il rapporto Nigeria: 'Aspettando il boia' e' disponibile in lingua inglese
presso l'indirizzo http://www.amnesty.org e l'Ufficio stampa di Amnesty
International Italia.

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
e-mail: press at amnesty.it