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Parlare della Palestina risulta sempre un po' problematico. Una querelle che dura ufficialmente dal 1948, anno della proclamazione dello Stato di Israele e della fine del Mandato Britannico. L'idea di Herzl di una "terra senza popolo, per un popolo senza terra" si stava realizzando, non senza costi in vite umane , risorse, guerre e conflitti che avrebbero portato il mondo arabo in particolare e musulmano, in generale a stringere alleanze, fino a poco tempo prima, insospettabili... Se pensiamo che l'URSS di Stalin fu il primo paese a riconoscere lo Stato Ebraico, alle Nazioni Unite, abbiamo un' idea vaga di come il Medioriente stava per entrare nello scacchiere internazionale della Contesa Mondiale e dei multipolarismi..... I sovietici non riconobbero di certo Israele per un'innata simpatia verso gli ebrei, ma, in apparenza ,in funzione anti inglese, giacchè, come insegnano i "nuovi storici" come Morris, Pappe, Shlaim, ecc ... l'Haganah, l'esercito semiclandestino ebraico, non combattè più contro gli inglesi, a partire dal conflitto arabo-ebraico, visto che la Gran Bretagna osteggiava caldamente uno Stato Palestinese, piuttosto di uno Stato Ebraico. Lo stesso Churchill si riteneva sionista. Ora, sul termine "sionista" si sono scritti libri ... e si tratta di un termine tra i più ambigui che la storia del pensiero umano abbia prodotto ... un misto di neocolonialismo paternalista, socialismo di marca quasi fourieristica, estremismo razzista e democratismo contaminato di riferimenti biblici. Con questo bagaglio nasce il "focolare nazionale", creato da europei provenienti dalla Lituania, dalla Polonia, dalla Russia e dall'Ucraina. L'Yishuv, l'insediamento in terra di Palestina, era composto da kibbutznik e religiosi che non ammettevano l'uso dell'ebraico, come lingua corrente, poichè "lingua sacra"... gli ebrei della "gola" ("esilio"), parlavano yiddish, judaico espanol, tedesco, russo, italiano e dell'ebraico conoscevano le preghiere e qualche passo della Torah ... E' un'ideologia prenazionale che trasforma gli ebrei dell'"aliyah" (ascesa ,in ebraico), cioè coloro che si insediano in Palestina in politici, militari, contadini ... un tentativo di creare "l'uomo nuovo", anzi "l'ebreo nuovo", come non era mai esistito, nemmeno nello "shtetl", nei villaggi di yiddishland, situati prevalentemente in Polonia, ai tempi dei pogrom e dei "protocolli"... Israele, rappresenta, per i sionisti europei un riscatto, una rivincita, laicamente profetica, un compiersi la realizzazione di un popolo che si autodetermina ... Come sempre, le istanze di autodeterminazione, si risolvono spesso in una vessazione, nei confronti delle minoranze, degli indigeni, oppressi dagli allogeni ... basti l'esempio della Turchia di Kemal Ataturk ed Enver Pashah ... o degli armeni che entrano in conflitto con gli azeri, per questioni di territorio.... La storia è persino noiosa, per quanto si ripete ... sempre come tragedia prima e in seguito come farsa, per seguire l'indicazione marxiana.


Le rivendicazioni arabe sul territorio ex ottomano, ex britannico, sono rivendicazioni di clan dove convivono drusi, cristiani, greci, armeni, musulmani,beduini ...  una melange che si deve confrontare con le aspirazioni nazionalistiche di capi iracheni, giordani, egiziani, siriani... e con la follia para nazista del Gran Muftì di Gerusalemme, El Haji Amin al Husseyni. In poche parole, cosa si è creato, in Medioriente? Tralasciando le varie aspirazioni dei sionisti e dei nazional-religiosi di ogni specie, bisogna ricordare che l'idea dello stato nazionle è europea ed è stata esportata ovunque ... non appartiene alla cultura araba o musulmana, che la assimilerà grazie ai vari socialismi, terzomondismi, nazionalismi, provenienti dalle lotte di liberazione dal colonialismo ... chiaro che gli abitanti delle terre gestite dall'impero ottomano prima e dai britannici in seguito, non potessero fare riferimento a concetti come quelli europei di "illuminismo", "liberalismo", "socialismo", "democrazia", a cui erano invece avezzi i neocolonialisti della "terra di Sion"... intellettuali, scrittori, giornalisti, affaristi di ogni specie ... l'unità araba, il panarabismo, il nazionalismo arabo è qualcosa che giunge in seguito all'occupazione delle terre, dagli ebrei considerate "irredente"... senza contare che gli ebrei che vivevano negli insediamenti e nei kibbutz, prima del '48, generalmente non avevano cattivi rapporti con gli arabi residenti nelle zone considerate "EREZ ISRAEL".... la mancanza di unità d'intenti da parte araba, il tentativo di conquistare terre quali l'intera Transgiordania da parte di re Abdullah, invischiato con l'Agenzia Ebraica, (terra in cambio di non partecipazione al conflitto) la paura degli iracheni riguardo ad un' immigrazione di massa da parte dei palestinesi in terra babilonese, (che avrebbe creato uno squilibrio sociale e perciò politico) inficiano la mitologia dell'unità araba che, semmai, servirà in futuro per ricattare Israele e l'Occidente. Su questi argomenti sarà opportuno ritornarvi, al più presto.



Giorgio Masili
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