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Una società coreana si è portata via il 40% del Madagascar.



Una società coreana si è portata via il 40% del Madagascar. Le corporation vengono per la terra - 27/03/09

di Pablo Ramos (Redazione di APM) – da attac.it
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8908

Madagascar è un film animato realizzato al computer, genere fiction, prodotto dagli studi Dreamworks e lanciato in lingua cinese il 27 maggio 2005. Il film parla di 4 animali dello zoo di Central Park a New York, che hanno passato tutta la vita in cattività, e inaspettatamente si ritrovano su una nave che li porta all’isola di Madagascar, dove tornano allo stato selvaggio.
La Repubblica di Madagascar è una nazione insulare situata nell’Oceano Indiano di fronte alla costa sudorientale del continente africano, il 40% del suo territorio è stato affittato alla società Daewoo Loogistics, un settore del conglomerato (o chae-bol) Daewoo con sede a Seul, capitale della Corea del Sud. Questa notizia non è una FICTION.


Il caso è stato reso noto a dicembre dal quotidiano britannico «Financial Times» e ripreso dalla stampa internazionale. Poi l’informazione è stata arricchita di dettagli da parte delle agenzie di stampa Bloomberg e Reuters e del quotidiano spagnolo «El Pais». Si tratta di un accordo promosso dal governo di Seul per garantirsi l’accesso a terre coltivabili, un bene molto apprezzato nella penisola coreana che, avendo una densità di popolazione di 491 abitanti per km quadrato, può lasciare ben poco spazio all’agricoltura.

L’accordo con Antananarivo prevede l’affitto di 1.300.000 ettari coltivabili per 99 anni per la semina di specie alimentari e di specie utili alla produzione di agrocombustibili. In cambio, Daewoo Logistics si impegna a investire 6.700 milioni di dollari per 20 anni allo scopo di costruire un porto per le esportazioni verso la Corea - indispensabile alla fattibilità dell’affare - e a procurare "alcuni benefici per la popolazione locale" come posti di lavoro e una scuola!

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Madagascar è un Paese con Indice di Sviluppo Umano (ISU) medio, essendo situato al 143esimo posto su un totale di 179 nazioni considerate. La sua popolazione ha un reddito medio di 559 dollari nominali l’anno, per un Prodotto Interno Lordo (PIL) nominale di 10.000 milioni di dollari.

La Corea del Sud, da parte sua, è una nazione con un ISU alto (25esimo posto), una rendita pro capite di 22.054 dollari all’anno e un PIL di un miliardo 72.975 dollari.

La nazione insulare esce decisamente sfavorita non solo dal confronto tra nazioni, ma anche dal parallelo con la stessa Daewoo International Corporation. La compagnia sudcoreana è un esempio di impresa gigante cresciuta grazie all’appoggio statale e alla diversificazione artificiale. Ha dieci divisioni di vendita: Acero, Metal1, Metal2, chimica, automotori e componenti, macchinari, mezzi di comunicazione e elettronica, tessuti, commodities, energia. Tutti settori che non esistono in Madagascar.

Un dirigente della compagnia, Hong Jong-wan, ha ammesso: "Ci vogliamo piantare semi (in Madagascar) per garantire la nostra sicurezza alimentare. Il cibo può essere un’arma in questo mondo."

Autonomia alimentare

Si tratta del maggiore accordo di questo tipo tra una società e uno Stato. Ma non è l’unico. Tra le altre, le ditte Morgan Stanley (Usa), Renaissance Capital (Russia), Landom (Gran Bretagna), Back Earth Farming e Alpcot Agro (Svezia), Mitsui (Giappone), Louis Dreyus (Olanda), Binladin Group (Arabia Saudita), Fondo per lo Sviluppo di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), oltre a Daewoo, sono la punta d’iceberg di un affare iniziato di recente: l’acquisto di terre fertili all’estero per assicurarsi la sovranità alimentare.

La lista di Paesi in cui questi gruppi di carattere eminentemente finanziario hanno messo piede comprende Madagascar, Indonesia, Ucraina, Russia, Brasile, Sudan, Argentina, Stati Uniti, Pakistan, Laos, Cambogia, Etiopia e Ghana.

Come si può osservare, la maggioranza di questi Paesi fa parte del Terzo Mondo, ma vi compaiono anche la prima potenza mondiale, e nazioni che, a livello internazionale, rivestono un’importanza sempre crescente, come la Federazione Russa e il Brasile. Evidentemente le condizioni contrattuali che le corporation della terra arriveranno a stabilire saranno diverse a seconda del tipo di nazione in cui si insedieranno.

Per anni, le varie potenze hanno cercato di garantirsi l’accesso alle risorse naturali aldilà delle proprie frontiere. Per gran parte del XX secolo sono stati gli idrocarburi a segnare la rotta, ma in un mondo che ha già superato i 6.000 milioni di persone, bisogna pensare a riempire altrettanti stomaci. Se prima era questione di autonomia energetica, ora si tratta dell’autonomia alimentare.
Energia e cibo, cibo e energia. Grazie agli agrocombustibili, c’è una relazione sempre più marcata tra questi termini. Daewoo, per esempio, userà le terre del Madagascar per la semina di mais e palma, entrambe coltivazioni industriali, da cui si possono ricavare rispettivamente etanolo e biodiesel.

La stranierizzazione nella sua quintessenza

Il dibattito sugli investimenti stranieri è antico come gli investimenti stessi. Se uno legge la letteratura economica dal dopoguerra fino agli anni Settanta, s’imbatte in un’animata querelle sulla convenienza o meno dell’apporto di capitali stranieri all’economia. Questa discussione praticamente è sparita, e possiamo constatare senza troppa fatica come i governi della maggioranza dei Paesi favoriscano l’ingresso del capitale straniero.

Ad esempio, le discussioni in seno all’Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC) del ciclo di Doha si trovano impantanate per il rifiuto delle potenze di abolire i sussidi alla produzione e all’esportazione agricola. Ma in questo ciclo, iniziato nel 2001 nella capitale del Qatar, sono stati inclusi fra i beni commerciali l’accesso agli appalti governativi, gli investimenti e i servizi. Si discute la liberalizzazione di tutti i fattori produttivi ad eccezione del lavoro, cioè, l’immigrazione.

Nel caso delle terre da adibire a coltivazione, c’è una relazione direttamente proporzionale tra l’avanzamento della frontiera agricola e l’abbattimento o l’arretramento delle foreste. Perché i questa attività non vengono coinvolti terreni desertici - il che sarebbe lodevole - ma in molti casi si tratta dello sfruttamento di zone vergini, con la conseguente sparizione della biodiversità. Nell’isola malgascia (del Madagascar) vediamo ben poco futuro per il baobab e i lemuri, e lunga vita per il bioetanolo e il biodiesel.

Nel film Madagascar, il leone Alex, la zebra Marty, la giraffa Melman e l’ippopotama Gloria arrivano sull’isola quando cadono fuori bordo le casse in cui venivano trasportati. Da subito incontrano i lemuri, che convincono Alex a difenderli dai fossa - predatori locali, che tuttavia nel film si limitano a mandare a monte la festa dei lemuri. Il leone spaventa i fossa e i lemuri possono dedicarsi a canti e danze nel loro paradiso isolano.

Questo film ha una seconda parte intitolata "Fuga dall’Africa", ma nel seguito della saga, Alex dovrà procurarsi alleati più forti e potenti per espellere il "pericolo Daewoo" dall’isola.
pabloramos at prensamercosur.com.ar
05/03/2009