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G8, CON AMREF LA SALUTE DELL’AFRICA AL CENTRO DEL SUMMIT
Nel giorno di apertura del vertice, la principale organizzazione sanitaria no profit del continente africano ricorda che il diritto alla salute e la vita di centinaia di milioni di persone sono minacciati dalla crisi economica e finanziaria. L'Africa deve sostenere il peso del 24 per cento delle malattie globali, ma ha solo il 3 per cento del personale sanitario mondiale, pagato con meno dell'un per cento del budget globale per la salute.

L'Aquila, 8 luglio 2009 - Nel giorno di apertura del G8, AMREF, la principale organizzazione sanitaria del continente africano, è all’Aquila per ricordare agli Otto che il diritto alla salute e la vita stessa di centinaia di milioni di persone in Africa sono minacciati dalla crisi economica e finanziaria.

«E’ urgente che gli Otto mantengano le promesse fatte di destinare 60 miliardi di dollari aggiuntivi in cinque anni per la salute globale e la lotta alle pandemie – spiega Giulia De Ponte, responsabile advocacy di AMREF Italia – Solo così, infatti, sarà possibile rafforzare i sistemi sanitari nazionali nel Sud del mondo e, soprattutto, potenziare il personale sanitario africano, che resta gravemente carente».

«Ad oggi – precisa Victoria Kimotho, coordinatrice internazionale advocacy di AMREF e portavoce delle richieste della società civile internazionale in materia di salute anche nel corso della riunione dei ministri dello Sviluppo degli Otto che si è tenuta un mese fa a Roma – in Africa mancano all’appello circa un milione e mezzo di operatori sanitari: in Europa ci sono 3,2 operatori sanitari ogni mille abitanti, in Africa solo 0,21. La carenza di personale sanitario è tra i maggiori ostacoli che limitano l’espansione dei servizi sanitari, inclusi quelli necessari a contrastare l’Hiv e la mortalità materno-infantile».

Nel marzo 2009 AMREF insieme a Health Workforce Advocacy Initiative (HWAI) ha presentato a un gruppo di esperti del G8 le proprie proposte per far fronte alla crisi del personale sanitario in Africa. Tra le soluzioni identificate da AMREF e HWAI, l’utilizzo di personale sanitario di comunità, ovvero membri delle comunità locali che ricevono una formazione medica di base e sono così in grado di portare prevenzione, cura e supporto direttamente nelle case dei pazienti, anche nelle comunità più remote.

«Servono anche misure urgenti – ha aggiunto Giulia De Ponte – per arginare efficacemente il fenomeno dell’esodo di personale sanitario dai Paesi del Sud del mondo. In Europa l'immigrazione dai Paesi dell'Africa Sub-Sahariana è spesso associata all'idea dell'invasione e della clandestinità. Dal 1990, però, l'Africa perde ogni anno ventimila tra medici e infermieri specializzati che decidono di emigrare, attratti dalla prospettiva di migliori condizioni di vita e di lavoro. E' una vera e propria emorragia di risorse umane qualificate che comporta un costo altissimo per il continente, dal punto di vista economico e ancora di più in termini di mancata assistenza sanitaria alla popolazione. L'Africa, infatti, deve sostenere il peso del 24 per cento delle malattie globali, ma ha solo il 3 per cento del personale sanitario mondiale, pagato con meno dell'un per cento del budget globale per la salute».

La fuga dei cervelli in camice bianco dall'Africa sta seriamente aggravando la crisi del personale sanitario nel continente. Nel 2001 solo 360 dei 1.200 medici formati in Zimbabwe negli anni Novanta erano ancora residenti nel Paese. Nel 2002-2003 più di tremila infermieri formati in Zimbabwe, Nigeria, Ghana, Zambia e Kenya si sono trasferiti in Gran Bretagna. In Etiopia il settore sanitario pubblico perde ogni anno il 9,6 per cento dei suoi dottori, che decidono di andare a lavorare in altri Paesi o nel settore privato, in cerca di migliori condizioni salariali e contrattuali. Il fenomeno non ha risparmiato nemmeno il Sudafrica, che pure può vantare la metà del Prodotto interno lordo continentale. Ogni anno, infatti, circa 150 medici sudafricani lasciano il paese in cerca di stipendi più elevati, e tra quelli che rimangono oltre il 60 per cento lavora nel servizio privato, a cui si rivolge soltanto il 20 per cento della popolazione.


AMREF AL G8 CON GCAP. AMREF fa parte della Coalizione Italiana contro la Povertà (GCAP) ed è presente al vertice dell’Aquila con Giulia De Ponte (giulia.deponte at amref.it), responsabile advocacy di AMREF Italia, e Victoria Kimotho (victoria.kimotho at amref.org), coordinatrice internazionale advocacy di AMREF. Per maggiori informazioni sulle proposte di AMREF al vertice del G8: http://www.amref.it/locator.cfm?SectionID=927.

AMREF, fondazione africana per la medicina e la ricerca, è stata fondata a Nairobi nel 1957. Oggi impiega in Africa oltre 800 persone, per il 97% africani, e gestisce circa 140 progetti di sviluppo sanitario in sei paesi (Etiopia, Kenya, Sudafrica, Sudan, Tanzania e Uganda). Il network internazionale di AMREF è composto da 12 sedi in Europa, Stati Uniti e Canada. AMREF Italia ha due sedi a Roma e a Milano. 

Ufficio stampa AMREF Italia – Simone Ramella
Tel. 06-99704664 – Cell. 347-9416538 – E-mail:
simone.ramella at amref.it