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Il Primo Marzo a Genova
PRESIDIO 1° MARZO – ORE 17,30 –  PREFETTURA DI GENOVA
In memoria di Noureddine Adnane e di tutti coloro che hanno perso la vita sperando e cercando di migliorarla.
 
Anche quest’anno, il primo marzo, sarà una  giornata dedicata ai migranti, con mobilitazioni e iniziative per rivendicare i loro diritti.
 
A Genova, il primo marzo sarà dedicato alla commemorazione delle vittime della Bossi-Fini e del Pacchetto Sicurezza, a persone che come Nourddne Adnane cittadino di origine marocchina, morto il 19 febbraio dopo essersi dato fuoco l'11 febbraio 2011, sono stanche di subire il razzismo istituzionale che alimenta quello sociale attraverso leggi e provvedimenti volti a denudare direttamente ed indirettamente le persone dai propri diritti.
 
Siamo in piazza con un presidio per ribadire con ancor più forza le rivendicazioni dell’anno precedente:
-          la durata del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro in questa crisi;
-         la regolarizzazione dei lavoratori sommersi e super sfruttati, una regolarizzazione senza date di scadenza e che possa avvenire attraverso la denuncia del lavoro nero, nonché nuove norme di contrasto al caporalato;
-          la riforma della cittadinanza a partire dagli oltre mezzo milione di bambini nati qui da famiglie straniere;
-          il diritto di voto amministrativo;
-          la modifica del meccanismo aberrante del decreto flussi che non può che prevedere l’abrogazione della Bossi-Fini e l’approvazione di una legge organica che contrasta lo sfruttamento dei lavoratori migranti e garantisca pieni ed uguale diritti a tutti/e senza distinzione di nazionalità;
-          l’abrogazione del pacchetto sicurezza che comprende provvedimenti per l’immigrazione come fosse il fulcro del disagio sociale e l’abrogazione del reato di clandestinità (così come in parte suggerisce la stessa Corte Costituzionale);
-         una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare e a dimostrare la propria solidarietà nell’opporci alle discriminazioni istituzionali che minano i nostri rapporti sociali.