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Non esistono "guerre giuste". Lettera di Chiara Castellani dal Congo



Non esistono "guerre giuste".

Lettera di Chiara Castellani dal Congo

 

 

Caro Alessandro e quanti mi leggono in copia

Ho letto i tuoi due messaggi in ritardo a causa del disordine che io stessa ho provocato (ordine alfabetico invece di ordine di data!) e che ti prego di aiutarmi a risolvere entrando nel mio internet stasera (chiarac k1mbau).

 

Ti ringrazio per le tue parole scritte con il cuore sia sulla stupidità del potere, sia sulla morte disumana di Gheddafi. Mi hai ricordato, tu laico, che la nostra è la religione del perdono! Mi stai aiutando persino a perdonare Jean René e la sua stupidità! E penso che il punto di partenza per quello che tu mi proponi: non voglio che le mie reazioni scadino nella vendetta!

 

La guerra libica ha conosciuto infatti un epilogo vergognoso, di vendetta. Tu parli di Capitini, io parlo più volentieri di Martin Luther King, che conosco meglio e che sono in grado di citare a memoria “perché bisogna amare i nostri nemici? Perché rendere odio per odio moltiplica odio, e ciò rende ancora più oscura una notte già senza stella”.

 

Tu parli di anni di insegnamento a una cultura di Pace spazzati via, io parlo di 2000 anni di Cristianesimo rinnegati. Mi fai capire che in Italia si è ancora legati alla “legge del taglione”: occhio per occhio, dente per dente, che l'ipotesi di trattare Gheddafi come un uomo, imprigionarlo ma non “giustiziarlo” (se la giustizia ha qualche cosa a che fare con la vendetta!), e soprattutto di non infierire su un nostro simile... questa ipotesi nessuno l'ha mai presa. E non per prendere le distanze dall'Islam: l'Islam che ho conosciuto in Mali non ha niente a che fare con la barbara vendetta con cui si è infierito su Gheddafi.

 

Mi fa male leggere che oggi in Italia quando si usa la parola 'dittatore' tutto diventa lecito. Anche noi qui abbiamo conosciuto 30 anni di dittatura. Ma Mobutu l'ha “giustiziato” il padreterno, con un banale cancro che uccide, con grande sofferenza fisica, un sesto del genere umano.

Mobutu come tutti gli uomini di potere è morto solo, in Marocco e nessuno ha pianto per la sua morte. Ma il suo corpo, mi dicono, ben presto tornerà in Patria, e non per farne oggetto di macabre esposizioni. Ma perché ogni uomo, qui in Congo, anche un dittatore, ha diritto di essere sepolto nella sua terra perché la sua anima non debba più vagare inutilmente alla ricerca di un riposo negato. “Riposi in pace” va detto per tutte le anime, se si crede nell'eternità, anche per i Mobutu, i Laurent Kabila, i Ghedaffi, gli Osama Bin Laden.

 

Mi dispiace sapere che la Tv italiana ha istigato gli ascoltatori a stare dalla parte dei carnefici. La crudeltà fa male anche quando praticata sugli animali. Immaginiamo poi sugli uomini.

Non esistono "guerre giuste" grido da quasi vent'anni quando vengo in Italia. Proprio perché le guerre “giuste” le ho vissute sulla mia pelle, ho visto e vissuto i feriti, ho visto e vissuto l'odore immondo che le ferite emanano nel clima caldo umido dei tropici. L'odore di marcio. La televisione non fa sentire gli odori! Diglielo ai tuoi ragazzi che nessuna telecamera potrà mai riprodurre la puzza della carne umana in putrefazione. Se fosse cosi, la morte, la tortura, il sangue non potrebbero mai suscitare l'audience: tutti fuggireste, nauseati!

E io invece non potevo e non posso fuggire.

 

“E' passato il messaggio che tutto ciò che hanno fatto i vincitori fosse giusto” tu scrivi. E' una fase terribile, perché da sempre la storia la scrivono i vincitori, il “guai ai vinti” continua a risuonare come in un passato incredibilmente remoto che pure aveva condannato quella sentenza.

Anche perché, come diceva Martin Luther King “rendere odio per odio moltiplica odio”, il genocidio in Ruanda insegna, ancor più l'inutile contro-genocidio, e la ragione e il potere data a un sanguinario come Kagame.

 

Una sola frase non condivido (ma è una svista?) “Dobbiamo dire con chiarezza che questa guerra ha travolto tutti i principi di legalità e di decenza” sicuramente,ma devi aggiungere una frase “come tutte le guerre della storia, perché non esistono guerre giuste” anche se con questo aggettivo che offende chi come me si batte da una vita per la giustizia sono state designate tutte le guerre della storia. Chi ha mai dichiarato una guerra (ma nel terzo millennio molte guerre non si dichiarano nemmeno, si fanno e basta soprattutto qui in Africa) senza la convinzione che si trattasse di una “guerra giusta”?

Forse, come diceva don Milani, tutto dipende da che parte stiamo. Per chi si mette dalla parte dei vincitori, sono guerre giuste. Per chi come me e come te stiamo “dalla parte dei vinti” (il Vangelo dice “dalla parte degli ultimi”) non esistono guerre giuste.

 

Grazie Alessandro

Mando copia della tua lettera al mio papà, che so che condivide tutto quello che hai scritto.

Quando lui faceva volantinaggio contro le leggi razziali nel nascente Partito Popolare, suo fratello è morto in una guerra che gli avevano fatto credere giusta. Aveva 21 anni e gli entusiasmi incoscienti della giovinezza. Era il mese d'aprile del 1941, in Albania. Che Dio abbia pietà di chi glielo ha fatto credere.

 

Chiara

Mercoledì 9 novembre 2011

 

Pubblicata da Chiara Castellani su  LIBIA. L'ULTIMA DELLE GUERRE. PER UNA RETE FUTURA · https://www.facebook.com/#!/groups/121743081267100/doc/134744783300263/