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Re: [africa] Fwd: GUERRA CHIMICA: GLI ORRIBILI DIFETTI ALLA NASCITA COLLEGATI AI PESTICIDI ...programmi di sterminio di massa



Ad aprile 2012 tornerò in Nigeria per la prima volta dal 2000, quando
arrivai in Europa; parteciperò ad un grande evento promosso da Wole
Soyinka: alle amiche e agli amici che volessero accompagnarmi chiedo
di scrivermi al più presto... magari facciamo un viaggio collettivo.


Care amiche e cari amici tutti,

come avevo annunciato, nei prossimi giorni cancellerò o cambierò la
mia presenza in facebook e riorganizzerò tutte la comunicazione.

Chi desidera restare in contatto con me e con la mia rete, deve
semplicemente scrivermi una mail a isoke.aikpitanyi at gmail.com.

Nei primi mesi dell'anno 2012 sarà attivito finalmente un mio sito.

Questo è uno dei miei ultimi interventi in facebook ed è l'ultima
comunicazione che invio diffusamente a tutti i miei indirizzi mail

Lo utilizzo per fare a tutti i miei migliori auguri.

Li formulo a nome delle ragazze che fanno parte della associazione
vittime ed ex vittime della tratta.

Il 10 dicembre siamo state a Roma, per la chiusura della Campagna per
l'attribuzione del Premio Nobel per la Pace alla donna africa.

L' 11 dicembre siamo state a Roma e in altre piazze italiane, per la
nuova edizione di "Se non ora quando".

Dal 14 al 20 dicembre sono stata impegnata in un nuovo tour in Sardegna.

Dal 21 al 23 dicembre, dal 27 al 30 dicembre, dal 3 al 6 gennaio farò
un altro tour in giro per l'Italia per andare a trovare le ragazze che
si sono rivolte alla nostra rete alla ricerca di una via di uscita:
non parteciperò ad eventi pubblici,  incontrerò solo le ragazze, molte
delle quali hanno realizzato con me l'indagine sulla realtà sommersa
delle vittime della tratta.

Molti mi scrivono e dicono che vogliono "dare una mano".

A tutti rispondo: bene, avete un modo semplice per dare una mano:
regalate ai vostri amici e ai vostri parenti una copia del libro "Le
ragazze di Benin City" edito da Melampo nel 2007, o del libro 500
storie vere" edito nel 2010 da Ediesse.

A chi ne ha acquistati chiedendoli direttamente a me o agli editori,
assicuro che li riceverà presto.

Sto cambiando anche i numeri telefonici: inutile cercare di
contattarmi a quelli che sono noti e sono ancora pubblicizzati in
diverse pagine Internet; devo recuperare un po' di riservatezza,
perchè mi arrivano sempre più spesso minacce esplicite.

Ricordo a tutti che è possibile visionare il documentario realizzato
quest'anno, con il mio apporto, da  Al Jazeera; è disponibile on line
in You Tube alla voce Nigerian connection I e Nigerian connection II.

Una vera e importante novità nel mio lavoro è costituita dal docu-film
"Le figlie di Mami Wata" di Giuseppe Carrisi, con la fotografia di
Alberto Cicala e con la mia partecipazione: presentato in anteprima in
Toscana, nel 2012 sarà ampiamente  diffuso.

E' imminente la messa in onda della mia partecipazione al programma tv
Blu notte, registrata questa estate a Bologna.

Chi è incuriosito dalle mie partecipazioni tv, vada a cercare negli
archivi delprogramma tv Geo & Geo, il documentario realizzato sui beni
comuni e Udine, l'estate scorsa. Se non riesca a trovare nulla, vada
al sito del Centro Balducci di Udine e troverà anche altro, ad esempio
il mio intervento alle giornate internazionali di Udine.

Propongo inoltre a tutti di organizzare eventi per proiettare il film
"Black gold"; si tratta di un bel film sui problemi del Delta del
Nigerche ha avuto il premio del pubblico del Festival del Cinema
africano di Verona, al quale ho partecipato, accompagnando un gruppo
di giovani nigeriani richiedenti asilo, provenienti da Lampedusa.  Non
cercatelo in internet, perchè con quel titolo trovereste dei bei
documentari, ma non il film. Contattatemi.

E prestate attenzione ad un nuovo film, "Europe in my heart" che
racconta i percorsi della tratta delle niegriane. Anche per poter
proiettare questo film potete contattarmi.

Vi sarà chiaro che stiamo mettendo molta attenzione alla promozione di
una comunicazione nuova e di impatto, valorizzando l'arte e gli
strumenti audiovisivi, oltre ai libri e alla musica

A tutte e a tutti ricordo, ancora una volta, Maris e Vivian, le due
giovani nigeriane morte questa estate, mie amiche la cui dolorosa
memoria mi accompagnerà per sempre. Di Vivian vi invito ad andare a
guardare la testimonianza che lasciò al programma di RAI 3 "Schiavi",
mentre di Maris è di prossima uscita un ampio dossier.

Ad aprile tornerò per la prima volta dal 2000 in Nigeria per
partecipare ad un grande evento promosso da Wole Soyinka: alle amiche
e agli amici che volessero accompagnarmi propongo di scrivermi al più
presto... magari facciamo un viaggio collettivo. Io mi sto attivando
per organizzarlo

Attualmente mi trovo a Genova, dove sto lavorando ad un progetto
ambizioso legato alla figura di Fabrizio De Andrè e, ancora e sempre,
alle tematiche della tratta, dei migranti, dei diritti delle donne.

Ho in cantiere un nuovo libro.

Claudio sta chiudendo, con la sua rete maschile, un libro sui
"clienti"... scrivetegli direttamente: claudio.magnabosco at gmail.com .
Se avete qualcosa di veramente "speciale" da dire, nel libro avrete
spazio.

A tutti chiedo di condividere la  battaglia per la chiusura dei CIE,
per una nuova legge che prenda il posto della ingiusta Bossi – Fini,
per una "moratoria" a favore delle vittime della tratta e dei giovani
nigeriani in fuga dal disastro della Nigeria, ecc. ecc.

Isoke

Il 07 dicembre 2011 13:18, Altieri Giuseppe <agernova at libero.it> ha scritto:
>
>
> Inizio messaggio inoltrato:
>
> Da: Altieri Giuseppe <agernova at libero.it>
> Data: 06 dicembre 2011 23:08:37 GMT+01:00
> A: Agernova Amici fedeli
> Oggetto: GUERRA CHIMICA: GLI ORRIBILI DIFETTI ALLA NASCITA COLLEGATI AI
> PESTICIDI ...programmi di sterminio di massa
>
> DI BARRY ESTABROOK
> The Ecologist
>
> I “bambini di Immokalee” hanno riportato alla nascita gravi malformazioni a
> causa delle infezioni da pesticidi contratte dalle loro madri durante la
> raccolta dei pomodori. Barry Eastbrook ci parla del caso che ha scioccato
> gli Stati Uniti.
>
> Tower Cabins è un campo di lavoro costituito da una trentina di baracche e
> qualche roulotte in rovina, tenute insieme da un recinto di legno non
> verniciato a sud di Immokalee, nel cuore delle grandi piantagioni di
> pomodori della Florida sud-occidentale.
>
> La comunità di poveri braccianti immigrati è desolata nel migliore dei casi,
> ma poco prima del Natale di qualche anno fa avevano di che rallegrarsi. Tre
> donne, tutte vicine di casa, stavano per partorire a breve distanza l’una
> dall’altra, nel giro di sette settimane. Ma nella vita dei raccoglitori di
> pomodori è sottile il confine tra speranza e tragedia.
>
> Il primo bambino, figlio del 20enne Abraham Candelario e della moglie 19enne
> Francisca Herrera, arriva il 17 dicembre. Lo chiamano Carlos. Carlitos (come
> è soprannominato) nasce con una rarissima forma di “sindrome di
> tetra-amelia”, che gli provoca in breve la perdita sia delle braccia che
> delle gambe.
>
> Circa sei settimane più tardi, un paio di capanne più in là, Sostenes Maceda
> dà alla luce Jesus Navarrete. Il bambino soffre della sequenza di Pierre
> Robin, una disfunzione della mascella inferiore per cui la lingua tende
> continuamente a riversarsi all’interno della gola, rischiando di farlo
> morire soffocato. I genitori sono costretti a nutrirlo per mezzo di un tubo
> di plastica.
>
> Due giorni dopo la nascita di Jesus, Maria Meza mette al mondo Jorge. Ha un
> orecchio solo, niente naso, una palatoschisi, un unico rene, niente ano e
> nessun organo sessuale visibile. Solo dopo un esame dettagliato di quasi due
> ore, i dottori riescono a stabilire che Jorge è in effetti una femmina. I
> genitori le cambiano il nome in Violeta. Ma le malformazioni congenite sono
> così gravi che sopravvive soltanto tre giorni.
> Oltre al fatto di vivere nel raggio di cento metri l’una dall’altra,
> Herrera, Maceda, e Meza hanno un'altra cosa in comune. Lavorano tutte per la
> stessa compagnia, l’Ag-Mart Produce, e nello stesso sconfinato campo di
> pomodori. I consumatori conoscono Ag-Mart soprattutto per i suoi pomodori
> commercializzati con il nome Ugly-Ripe e i grappoli di Santa Sweets venduti
> in contenitori di plastica a forma di conchiglia, abbelliti con tre
> sorridenti e danzanti pupazzi-pomodoro di nome Tom, Matt e Otto. "I bambini
> amano fare merenda con le nostre sorprese", dice lo slogan della compagnia.
> Dalle file di pomodori dove lavoravano le tre donne durante i mesi di
> gravidanza, non si godeva di una visione così confortevole. Un cartello
> all’entrata avvertiva che la piantagione era stata trattata durante la
> stagione della semina con almeno trentun tipi diversi di composti chimici,
> molti dei quali erano indicati come “altamente tossici” e almeno tre
> l’erbicida Metribuzin, il fungicida Mancozeb e l’insetticida Avermectin sono
> noti per i loro effetti nocivi "per lo sviluppo e la riproduzione", secondo
> il Pestice Action Network. Sono teratogeni, ossia possono provocare
> malformazioni alla nascita.
>
> Violazioni della sicurezza
>
> Per l'utilizzo agricolo di questi veleni negli Stati Uniti, l'Environmental
> Protection Agency impone "intervalli d'accesso ristretto" (REI nel gergo
> dell'agricoltura chimica) tra il momento in cui i pesticidi vengono
> applicati e quello in cui è consentito ai lavoratori di accedere alla
> piantagione. In tutti e tre i casi, le donne hanno dichiarato di aver
> ricevuto ordine a procedere al raccolto in violazione della normativa REI.
>
> "Mentre lavoravamo alla piantagione, sentivamo distintamente l'odore degli
> agenti chimici", ha raccontato Herrera, madre di Carlitos. Accertamenti
> successivi hanno dimostrato che Herrera lavorò in campi trattati di fresco
> con il mancozeb dai ventiquattro ai trentasei giorni dopo la concezione, la
> fase in cui il feto inizia a svilupparsi fisicamente e neurologiamente.
>
> Meza ricorda: "Mi è successo diverse volte al lavoro di respirare l'agente
> chimico una volta che si era seccato e polverizzato." Nonostante la
> normativa imponga a chi maneggia simili pesticidi l'utilizzo di maschere
> protettive, guanti appositi, grembiuli di gomma e respiratori al vapore, le
> tre donne hanno dichiarato di non esser state avvertite dei rischi
> dell'esposizione agli agenti chimici. Non indossavano equipaggiamenti
> protettivi, a parte le bandane con cui si coprivano (inutilmente) la bocca
> per cercare di evitare l'inalazione.
>
> Herrera ha inoltre raccontato di essersi sentita male durante tutto il
> periodo in cui lavorò alla piantagione, di esser stata soggetta a attacchi
> di nausea, vomito, vertigini e a svenimenti. Occhi e naso le bruciavano per
> l'irritazione. Aveva sviluppato anche eruzioni cutanee e ferite aperte.
>
> Mollare il lavoro non era possibile. Herrera ricorda che il suo capo, un
> sub-appaltatore di Ag-Mart, le disse che se si fosse ritirata sarebbe stata
> cacciata a pedate dall'alloggio fornitole presso la piantagione. Ironia
> della sorte, l'imminente arrivo del primo figlio rendeva ancor più
> indispensabile per lei e il marito un tetto sopra la testa. Lavorò alla
> piantagione a partire dal concepimento fino al settimo mese di gravidanza,
> una manciata di settimane prima dell'arrivo prematuro di Carlitos. E anche
> dopo aver lasciato la piantagione, continuò a lavare a mano gli abiti
> contaminati di suo marito e del fratello, Epifanio.
>
> La malformazione alla mascella di Jesus si dimostrò meno pericolosa di
> quanto era sembrato all'inizio, e i dottori dissero alla madre che le
> condizioni del bambino sarebbero probabilmente migliorate con la crescita.
> I genitori di Violeta dovettero piangere la morte della bambina. Ma dopo la
> nascita di Carlitos, i problemi di Herrera e Candelario non fecero che
> aumentare. Si avvicinava la fine della stagione del raccolto invernale in
> Florida, e la famiglia sarebbe dovuto emigrare a nord per trovare lavoro. Ma
> Carlitos necessitava di cure mediche costanti che gli venivano fornite per
> mezzo di un'agenzia locale, la Children’s Medical Services della contea di
> Lee. Pur essendo cittadino americano per nascita, i suoi genitori erano
> messicani e privi di documenti. L'espulsione dal Paese era un rischio reale.
>
> Le cose peggiorarono ulteriormente quando a tre mesi di età il bambino
> sviluppò problemi respiratori. Periodicamente doveva essere trasportato in
> aereo da Immokalee al Miami Children's Hospital. Privi di automobile,
> Herrera e Candelario dovettero farsi accompagnare dagli operatori sociali da
> un capo all'altro dello Stato, in viaggi che potevano durare anche cinque
> ore e che erano possibili solo nei giorni in cui Candelario non veniva
> chiamato alla piantagione, dove era ancora costretto a lavorare per pagarsi
> l'affitto.
>
> Assistenza giuridica
> Uno degli operatori sociali giunto in aiuto dei genitori di Carlitos si rese
> conto delle insostenibili difficoltà che la famiglia stava affrontando. In
> cerca di assistenza legale, contattò un avvocato del posto e questi gli
> confidò che il caso era talmente complesso che avrebbe sarebbe stato un
> rompicapo per chiunque. Ma l'operatore aveva comunque un collega
> specializzato in lesioni personali, affidabilità dei prodotti e in cause per
> illeciti sanitari.
>
> Alzò la cornetta del telefono e digitò il numero di Andrew Yaffa, partner
> della Grossman Roth, con uffici a Miami, Fort Lauderdale, Boca Raton,
> Sarasota e Key West. Senza saperlo, Abraham Candelario, Francisca Herrera e
> Carlitos stavano per andare incontro a una prima cesura della lunga catena
> di sventure che avevano segnato sinora la loro esistenza. Chiunque sia stato
> coinvolto in incidenti d'auto, infortuni sul lavoro o danneggiato da un
> medico negligente non può fare scelta migliore che affidarsi alle cure di
> Andrew Yaffa.
>
> Quando lo incontrai, capii subito perché Yaffa è arrivato a essere un
> avvocato di grido. Il giorno del nostro appuntamento, era indaffarato fuori
> dalla sala di rappresentanza della sede della sua azienda a Boca Raton.
> "Vivo come fosse una scatola di Federal Express,” mi disse, "ho pratiche da
> sbrigare in tutti gli uffici della ditta." Quel pomeriggio si era
> impossessato del tavolo dell'aula solitamente adibita alle conferenze.
> Faldoni e raccoglitori sparpagliati ovunque. Il computer portatile aperto.
> Un suo costoso cappotto buttato sullo schienale di una sedia e la cravatta
> sciolta. Ogni due minuti sul tavolo suonava un cellulare a cui lui dava
> un'occhiata veloce per poi rimetterlo a posto senza perdersi un solo
> squillo.
>
> All'epoca della nascita di Carlitos nel 2004, Yaffa aveva poco più di
> quarant'anni ed era già uno degli avvocati più quotati di tutto lo Stato. Si
> era aggiudicato sentenze da milioni e milioni di dollari in processi
> sostenuti di fronte ad alcuni fra i giudici più esigenti della Florida. Uno
> dei suoi avversari me lo descrisse in una e-mail come "un grande avvocato
> […] una persona di solidi principi […] integra […] associato di uno studio
> prestigioso […] creativo […] innovativo […] brillante […] eticamente
> ineccepibile."
>
> Yaffa è di statura alta e ha un aspetto fotogenico che lo renderebbe
> perfetto per la parte da protagonista se qualcuno decidesse di girare una
> versione cinematografica delle sue crociate forensi. I suoi capelli corti,
> scuri, sono pettinati all'indietro e laccati a puntino. Il suo bell'aspetto
> è temperato da una franchezza tipica del Midwest. (In realtà è nativo della
> Virginia)
> Yaffa stabilì con me una confidenza immediata, parlando con voce calma e
> tono costante. Quando gli chiesi perché avesse accettato un caso così
> complicato come quello di Carlitos, mi lanciò un'occhiata come a un teste
> poco collaborativo e disse: “Con questo mestiere ne vedo di tutti i colori.
> Ma quando vedo un bambino o una famiglia che hanno subito un torto e sono in
> pericolo, non ho bisogno di molte altre motivazioni.”
>
> In principio, Yaffa aveva stentato a credere al racconto fattogli dal
> collega. Doveva vedere coi propri occhi e parlare con i genitori del
> bambino. Erano persone credibili? Una giuria avrebbe potuto fidarsi di loro?
> Avevano proprio bisogno del suo aiuto? Lasciato in garage il suo abituale
> mezzo di trasporto - una BMW nuova di zecca - per evitare di attirare
> l'attenzione, salì su un vecchio Chevy Suburban riservato alle uscite di
> pesca nei fine settimana e ai viaggi al mare con la famiglia, si allontanò
> dal suo ufficio di Miami, attraversò per chilometri le praterie disabitate
> degli Everglades fino alla cadente capanna a due stanze che i genitori di
> Carlitos dividevano, assieme al loro povero figlio, con altri sette
> lavoratori immigrati.
> Quando Yaffa bussò alla porta, si ritrovò davanti Herrera. Fu colpito dal
> fatto che quella minuta donna, dalla faccia tonda, era poco più che una
> bambina. Tutti gli altri inquilini della baracca erano fuori, a lavorare
> alla piantagione. Carlitos fu piazzato in un seggiolino per bambini.
> Brandelli di carne secca pendevano da un filo tirato da una parte all'altra
> del salotto e l'aria umida aveva un odore fetido e pungente. Le mosche erano
> ovunque. Quanto Carlitos iniziò a fare chiasso, Herrera lo prese (aveva
> appena sei mesi) e lo mise sul pavimento. Un cucciolo di cane che gli
> inquilini della baracca avevano adottato si mise ad abbaiare in giro, e il
> bambino lo osservava sorridente.
>
> “Né braccia né gambe”
>
> Il cucciolo guaiva, saltellava, e cominciò a mordicchiare Carlitos. Il
> bambino iniziò a gridare: non aveva possibilità di scacciare una mosca o di
> allontanare un cagnolino, andava incontro a una vita piena di bisogni. “I
> pesticidi si erano insinuati dentro di lei colpendo quel bambino e guarda un
> po', nasce senza braccia né gambe”, mi disse Yaffa.
> Parlando in spagnolo, l'avvocato tentò di cavare qualcosa da Herrera, che a
> sua volta lo parlava assai poco. Come per molti braccianti immigrati, la sua
> prima lingua e quella con cui si sentiva più a suo agio era un dialetto dei
> nativi indiani. Yaffa spiegò di essere stato contattato da un operatore
> sociale e di essere lì con un solo scopo: aiutarla. Le disse che il processo
> non sarebbe pesato sulle sue spalle. Come d'abitudine per gli avvocati nel
> suo campo, si sarebbe fatto carico lui di tutte le spese processuali e, come
> retribuzione, avrebbe avuto una percentuale dell'eventuale risarcimento.
>
> Quando Herrera finalmente fece con la testa un cenno d'assenso, Yaffa
> promise che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarla. Ma si trattava di
> un rompicapo persino per un avvocato di successo e d'esperienza come lui.
> Per via delle quasi infinite variabili – ereditarietà, esposizione ad agenti
> chimici su altri luoghi di lavoro, possibili abusi di fumo o di droga,
> fattori ambientali - dimostrare le connessioni tra esposizione a pesticidi e
> malformazioni fetali è notoriamente un'impresa ardua.
>
> Anziché adottare l'approccio convenzionale e cercare di identificare i
> veleni all'origine del danno, per citare la compagnia che lo aveva prodotto
> Yaffa decise di fare qualcosa che non aveva mai fatto. Avrebbe provato a
> ottenere un rimborso dalla fattoria dove Herrera lavorava. In sostanza,
> avrebbe chiamato in causa l'intero sistema di coltivazione moderno e la
> filosofia dei pesticidi su cui è basato.
>
> **********************************************
>
> Fonte: Chemical warfare: the horrific birth defects linked to tomato
> pesticides
>
> 01.09.2011
>
> Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DAVIDE ILLARIETTI
>
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