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NEWS: Giornali Internet 30/01/05



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CACCIA
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Grosseto/Un uomo di Sabaudia ferito durante una battuta di caccia dal
compagno
Parte un colpo, ferisce l'amico
di EBE PIERINI
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050130&ediz=05_LATINA&npag=3
9&file=V.xml&type=STANDARD
Una normale battuta di caccia fra amici ha avuto un risvolto inaspettato. Il
bilancio è di poca cacciagione ed un ferito. Ma le conseguenze avrebbero
potuto essere ben più gravi. Ad unire M.C. e C.R., amici di vecchia data, è
la passione per la caccia. Hobby che avrebbe potuto costare molto caro
questa volta. Molte altre volte i due uomini erano usciti insieme armati di
fucile, cartucce ed abiti mimetici per cacciare selvaggina. Ed insieme erano
partiti anche giovedì per una trasferta nelle campagne di Grosseto convinti
che sarebbero tornati a casa con un ottimo bottino di caccia. Poi una
fatalità. Il buio. La scarsa visibilità. L'incidente. Nella notte di giovedì
un colpo partito dal fucile di C.R., commercialista di Latina, non è andato
a segno ed ha raggiunto l'amico M.C, un pensionato di Sabaudia. I pallini di
piombo, fuoriusciti dalla cartuccia esplosa dal cacciatore pontino hanno
raggiunto il viso del compagno. Colpito l'occhio. Enorme lo spavento per
tutti coloro che stavano partecipando alla battuta. Immediato l'allarme e la
corsa al più vicino ospedale. L'uomo non è comunque in pericolo di vita. Le
sue condizioni sono stabili e non destano preoccupazioni. Alcuni pallini si
sono però conficcati nelle ossa della scatola cranica. I medici hanno
reputato impossibile un intervento chirurgico per la rimozione dei
proiettili. Sono comunque fiduciosi e sperano che la vista dell'occhio
colpito non venga compromessa dal trauma anche se sussiste comunque un
rischio di complicanze. Il cacciatore di Sabaudia dovrà rimanere sotto
osservazione nell'ospedale toscano. A Grosseto è stato raggiunto da
familiari ed amici di Sabaudia immediatamente avvertiti di quanto accaduto.
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Guida ubriaco, gli revocano la licenza per il fucile
http://www.ilcittadino.it/edicola/Articoli/2005/01/29/LOD1-f.asp?Data=29/01/
2005&Pagina=13
Viene trovato ubriaco al volante due volte di seguito, e perde anche la
licenza per la caccia. È a carico di un uomo di 56 anni che vive in un paese
della provincia l'ultimo provvedimento di revoca del porto di fucile firmata
dal questore di Lodi Giuseppe Poma. Tra l'altro, si tratta già della quarta
misura di questo tipo adottata in piazza Castello dall'inizio dell'anno,
vagliando le segnalazioni che arrivano da tutte le forze dell'ordine.
Quest'uomo era stato denunciato per guida in stato di ebbrezza una prima
volta dalla polizia stradale, una seconda dai carabinieri. A un'altra
persona la revoca era arrivata per aver guidato ubriaco una volta sola, e
altre due erano state segnalate come assuntori di stupefacenti. Il "giro di
vite" sul porto di fucili per la caccia o il tiro al piattello era
cominciato circa due anni fa, nell'ambito di una revisione straordinaria
disposta dal dipartimento della pubblica sicurezza alla luce di gravi fatti
di sangue in altre province. Questo tipo di licenze va rinnovato ogni sei
anni, e nel Lodigiano ce ne sono più di tremila, ma possono essere richieste
in ogni momento verifiche sull'idoneità psicofisica, attraverso una visita
medica, e comunque vengono effettuati controlli anche sul casellario
giudiziale. La revoca può scattare anche se il titolare della licenza rimane
coinvolto in risse o litigi, e può interessare anche un altro tipo di
permesso relativo alle armi, quello per la sola detenzione, che invece è di
competenza del prefetto. Chi volesse ottenere nuovamente la licenza dopo
segnalazioni per guida in stato di ebbrezza o stupefacenti deve sottoporsi a
un percorso abbastanza lungo, che passa anche per il servizio dipendenze
dell'Asl. Ma, nel caso di una doppia violazione come quella del 56enne che
ha subito la revoca nei giorni scorsi, è raro ottenere una seconda
possibilità di andare a spasso con la doppietta. La media delle licenze
revocate nella nostra provincia è superiore a 20 ogni anno.
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CACCIA. Una circolare del Corpo forestale
Bracconieri, giro di vite Ora si va diritti in galera
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/nazionale/Daa.htm
Roma. Bracconieri ladri di natura. Uno dei sogni degli animalisti è
diventato realtà: il comandante del Corpo forestale dello Stato ha inviato
una circolare a tutti i comandi territoriali in cui si invita a considerare
il bracconaggio come furto ai danni dello Stato, con conseguente aumento
delle pene per i trasgressori. Lo ha annunciato il vicequestore del Corpo
forestale, Isidoro Furlan, tra i responsabili del Nucleo operativo
antibracconaggio (Noa). La circolare richiama una recente sentenza della
Cassazione. «La direttiva - spiega Furlan - è un risultato molto importante,
che soddisfa chi, come noi, agisce quotidianamente sul territorio contro il
bracconaggio, finora considerato una violazione minore».
Per il bracconiere colto sul fatto scattava, nel 90% dei casi, una denuncia
a piede libero per caccia con mezzi non consentiti: la pena prevista è di
tre mesi, condonabile dietro pagamento di una sanzione di circa 520 euro.
Ma ora la pena aumenta fino a sei mesi e non è condonabile dietro pagamento
di una sanzione; è invece previsto il ricorso al patteggiamento.
A causa delle rotte migratorie, uno dei punti più critici per l'attività
antibracconaggio si trova nelle valli bresciane (Val Trompia e Val Sabbia),
dove i cacciatori di frodo puntano ai piccoli passeriformi, che arrivano
spesso sui menù dei ristoranti locali sotto forma del tipico piatto di
«polenta e osei».
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Si conclude la stagione venatoria
http://www.ilsecoloxix.it/
Genova .Al tramonto di domani si conclude la stagione di caccia 2004-2005.
Una stagione ancora contrassegnata da polemiche. La Lega per l'abolizione
della caccia contesta la proposta di legge in discussione alla Camera che
"depenalizza il bracconaggio nei parchi, la caccia di frodo in periodi
vietati, l'annullamento degli indennizzi agli agricoltori per i danni
provocati dalla fauna non cacciabile.
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Caccia, stop per cinquemila
Oggi chiude la stagione. Abbattuti più cinghiali del previsto, ma sono nati
meno piccoli
Male la migratoria: colpa dei venti caldi al nord
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=286080&IDCategoria=591
Ancora poche ore e poi le oltre quattromilaseicentocinquanta doppiette della
provincia di Genova torneranno a tacere, almeno fino al prossimo autunno.
Scatta infatti oggi l'ultima domenica di attività venatoria anche per
l'Ambito Territoriale di Caccia Genova 2 che gestisce la porzione di Liguria
tra il Bisagno e la provincia della Spezia. A dirla tutta, i cacciatori
hanno già smesso di sparare alla fauna stanziale lo scorso 12 dicembre e ai
merli dal primo di gennaio. Ma quella di oggi sarà davvero l'ultima giornata
dedicata alla caccia nei confronti di qualsiasi specie. La stagione, almeno
per quello che riguarda il levante, ha vissuto di alti e bassi. Possono
considerarsi soddisfatti, ad esempio, i cacciatori di lepri. Il numero delle
prede, stando ai primi dati ufficiosi, sembra in leggero aumento, mentre,
allo stesso tempo, la popolazione locale appare sostanzialmente stabile,
merito anche delle circa trecentocinquanta immissioni di capi operate sul
territorio, durante la stagione, da cacciatori-allevatori, convenzionati con
l'Atc.
Sono rimasti a bocca asciutta, o quasi, invece gli appassionati della fauna
migratoria. Quest'anno il passaggio è stato davvero minimo. «Il motivo
principale è legato alle condizioni climatiche - spiega Donato Paganini,
presidente dell'Atc Genova 2-. A nord non si sono registrati venti freddi.
Turdidi, beccacce e colombacci così non si sono spinti fino sulla costa ed
hanno percorso altre rotte lontano dalle nostre». Anche i cosiddetti "centri
di avvistamento" sui passi hanno rilevato pochissime presenze. «Peccato,
perché la fruttazione è stata buona e questo tipo di fauna avrebbe trovato
un ambiente ideale per la sosta - continua Paganini - il fattore climatico
peròè sempre il primo da tenere in considerazione». In piccola parte, poi,
ha influito su questa annata negativa anche l'incendio di Valle Grande che
ha distrutto un "passo" da sempre molto frequentato da uccelli migratori e,
conseguentemente, dai cacciatori.
Stabili invece le catture di starne e fagiani. I primi mesi si erano
registrati carnieri più che soddisfacenti. Poi le catture sono calate,
rimanendo però nella media prevista anche in base alle immissioni che erano
state effettuate. La caccia ai cinghiali, invece, secondo il calendario
originario, doveva terminare il 31 dicembre 2004. Ma il numero di capi
abbattuti era piuttosto distante dal contingente previsto, fissato in
settemilacinquecento esemplari di cui tremilacinquecentoventicinque adulti e
tremilanovecentosettantacinque giovani. Per questo era stata concessa la
proroga di un mese. «Per quello che riguarda gli adulti siamo già al di
sopra del numero previsto - rileva Paganini - sui capi giovani, invece,
rimarremo certamente al di sotto. Il motivo? Quest'anno si sono registrate
meno nascite rispetto al passato».
Infine, i cacciatori. Anche in questa stagione il loro comportamento pare
essere stato rispettoso delle regole. All'Ambito Territoriale infatti non
sono giunte molte notizie di sanzioni elevate agli appassionati
dell'attività venatoria. I dati definitivi però, anche in questo caso,
potranno essere esaminati solo a partire dall'inizio della prossima
settimana.
Italo Vallebella
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PESCA
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Bianchetti, pesca autorizzata da domani al 31 marzo
La nuova proroga contestata dagli animalisti ma anche dagli addetti ai
lavori: «Troppo anticipata la data d'inizio»
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=286117&IDCategoria=584
Savona Bianchetti e rossetti, da domani prende il via la nuova stagione di
pesca. Lo consente l'ennesima proroga annuale alle disposizioni comunitarie
del 1994 che prevedevano il divieto di cattura del novellame. Le battute ai
bianchetti e rossetti potranno proseguire per due mesi. Pesca di antiche
tradizioni, quella al novellame suscita sempre anche grandi allarmi per
l'impoverimento della fauna ittica.
La stessa Unione europea ha tentato più volte di convincere gli Stati membri
a ridurre drasticamente il "prelievo" nelle basse fasce costiere ricche di
posidonie che costituiscono autentiche nursery dell'ittiofauna e,
soprattutto, proibire la pesca dei bianchetti. Ma la resistenza delle
marinerie locali ha sempre portato alla concessione di deroghe,
sistematicamente criticate dalle associazioni animaliste.
E sarà un provvedimento, quello del 2005, destinato a sollevare critiche da
più parti, dagli animalisti ma anche dallo stesso comparto ligure della
pesca che ritiene troppo anticipato il periodo indicato.
Il giro economico del novellame, che spazia dalle fragaglie microscopiche ai
bianchetti, ai bocconcini di polpi, ai calamaretti e ai rossetti, è
quantificabile in centinaia di migliaia di euro. Nel 2004 le quotazioni sui
mercati della Liguria sono oscillate tra i 15-18 euro al chilogrammo
all'ingrosso, alle "fiammate" dei 30-35 euro con punte di 45 euro per un
prodotto spesso in arrivo dai pescherecci di San Benedetto del Tronto o
Taranto. Ed è proprio l'anno scorso che il pieno della stagione in Liguria è
arrivato quando il termine stabilito stava per scadere.
Normalmente sono una ventina le licenze concesse ai pescatori nel Savonese,
mentre a livello regionale ne risultano una settantina.
Gli animalisti della Lega abolizione caccia, ribadiscono le loro forti
perplessità in materia. «Questa forma di pesca che consideriamo anti
economica - sostengono alla Lac - sconvolge gli equilibri esistenti facendo
scomparire quel primo anello della catena alimentare marittima costituito
dal bianchetto. Le deroghe "sperimentali" dovevano finire otto anni orsono.
Ma - è l'accusa degli animalisti - senza giustificati motivi si è deciso di
continuare nonostante la netta contrarietà di numerosi esperti di fauna
ittica e di parte dello stesso mondo della pesca marittima».
Angelo Verrando
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RISTORATORE DENUNCIATO DALLA CAPITANERIA La frode dei bianchetti... adulti
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=286353&IDCategoria=594
Sanremo. Sul menu erano indicati piatti a base di bianchetti, ma sul tavolo
non arrivava del novellame di alici e sardine, ma un prodotto ittico già
adulto, con notevole differenza di prezzo e qualità. Una "furberia" che è
costata ad un ristoratore sanremese una denuncia per frode in commercio da
parte della guardia costiera. L'intervento rientra nell'ambito
dell'operazione "Pesce sicuro", che la capitaneria ha fato scattare in
questi giorni di affluenza turistica, e quindi di potenziale assalto ai
ristoranti. Come in altre occasioni - ad esempio la settimana del Festival -
non è raro che l'aumento della richiesta di prelibatezze venga soddisfatta
offrendo alla clientela un prodotto, magari spacciandolo per locale o
pescato, quando invece è importato oppure di allevamento. Per questo motivo
la capitaneria sottolinea che la presenza di bianchetti nei locali, in
questi giorni, può essere riferita solo al prodotto proveniente da
Manfredonia, dove il fermo biologico è cessato il 17 gennaio, ed è quindi
ripreso questo tipo di pesca. Non a Sanremo, dove sarà consentita solo dal
31 gennaio. Durante il servizio di vigilanza gli uomini della guardia
costiera, coordinati dal comandante Cosimo Nicastro, hanno ispezionati una
decina di ristoranti e diverse pescherie.
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CIRCO
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PERGOLA
«Aiutateci o liberiamo le nostre tigri siberiane» E i soccorsi arrivano
anche al Circo Ringland
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050130&ediz=14_PESARO&npag=3
6&file=D.xml&type=STANDARD
PERGOLA Ruggiti di ringraziamento. Barriti e nitriti di gioia. Così le tigri
siberiane, gli elefanti, i cavalli e pure l'ippopotamo - a suo modo - del
circo Ringland hanno accolto gli uomini del Comune di Pergola e i vigili del
fuoco di Cagli prontamente accorsi per strapparli ad una gelida morte. Non
altrettanto grato il signor Polacchini, titolare del circo, che dai suoi
simili si è invece sentito abbandonato.
Sorpreso dalla copiosa nevicata che ha messo in crisi, tra le altre cose,
anche il circo, il titolare racconta di essersi trovato in serie difficoltà
per ottenere aiuto. Anche perchè, evidentemente, tutti i mezzi e gli uomini
disponibili erano dirottati su altre emergenze. Ma lui, abituato a trattare
con le belve, non si è certo intimorito. Anzi, ha minacciato di liberare le
tigri siberiane - tra l'altro ben felici del clima glaciale - per ricevere
aiuto.
Una volta giunti sul posto, i soccorritori, su esempio del buon Noè, si sono
premurati solo dello stato di salute degli animali. Poi hanno traslocato
tendoni, gabbie e umani, cioè Polacchini e famiglia, nella zona industriale
di Pergola, non di certo sgombra da neve, nella quale ancora si trovano. E
da lì, intrappolato con i suoi animali, lancia il suo appello alle autorità
pergolesi che gli consentano di fare almeno uno spettacolo per le scuole.
Ribadendo la propria dignità di uomo nomade, che ha diritto di essere
rispettato dai suoi simili in quanto uomo, o come minimo alla stregua dei
suoi animali.
E.R.
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ALLEVAMENTO
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DANNI ALL'AGRICOLTURA
Crolla il tetto di un capannone, 8.000 pulcini muoiono sepolti
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050130&ediz=01_NAZIONALE&npa
g=6&file=A.xml&type=STANDARD
TERAMO - Un capannone industriale è completamente crollato sotto il pesa
della neve caduta. Quasi ottomila pulcini sono morti: alcuni perché rimasti
sotto le macerie, altri per il gelo. Per il titolare dell'azienda avicola si
tratta di danni per oltre centomila euro. «Ma siamo comunque fortunati -
dice - perché al momento del crollo eravamo fuori e abbiamo evitato
conseguenze più drammatiche».
Un metro di neve, pesante parecchi chili, è caduto nella zona. Sui tetti
delle strutture, come sugli alberi, ha piegato le parti più fragili. Il
tetto della azienda avicola si è accartoccato si se stesso, mandando in fumo
settimane di lavoro e causando danni ingenti a cui si aggiunge lo sterminio
degli ottomila pulcini. Del resto, l'ondata di gelo e neve cha sta colpendo
l'Italia ha provocato danni all'agricoltura per decine di miliardi. La
situazione più grave è quella del Centro-Sud dove per le aziende
zootecniche, rimaste isolate, è emergenza. Comincia anche a scarseggiare il
foraggio per il bestiame. È quanto sottolinea la Cia-Confederazione italia
agricoltori.
«Le difficoltà di circolazione e l'impossibilità di raggiungere molte
aziende agricole isolate a causa della neve stanno causando gravi ostacoli
alla distribuzione dei foraggi e dei mangimi necessari per l'alimentazione
del bestiame nelle regioni colpite dal maltempo» , ha confermato l a
Coldiretti.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it