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Gazzetta di Parma 31.1.05



cati at cuccefelici.com
www.cuccefelici.com Ezechiele nella « valle promessa » Non è più solitario, non è più giramondo. Alla fine, anche il lupo Ezechiele ha trovato la propria valle: ai pro e ai contro della libertà assoluta sembra che ora preferisca la « tranquillità familiare » . Insomma, fatti i debiti rapporti con la vita umana, il lupo investito da un'auto sulla tangenziale di Parma quasi un anno fa ha deciso di « mettere su casa » . Da tempo i suoi segnali arrivano dalla stessa zona, dalla valle Pesio, sulle Alpi Marittime cuneesi, al confine con Liguria e Francia. E' da quando è stato liberato nel Parco dei Cento Laghi, che Ezechiele ( il primo lupo europeo a essere dotato di radiocollare satellitare collegato alla rete Gsm) che invia « messaggi » sui computer dei docenti universitari Luigi Boitani ( un' « autorità » accademica, in fatto di lupi) e Paolo Ciucci, della Sapienza. Messaggi che, hanno segnato le tappe di una lunga marcia iniziata il 13 marzo, nella neve del nostro crinale, dopo una ventina di giorni di cure a Parma, dove aveva fatto la sua sfortunata comparsa il 24 febbraio. Quella sera, stremato da un lungo digiuno, infreddolito e travolto da un'auto, il nostro lupo rischiò di morire. A salvarlo, la telefonata dell'automobilista - che se l'era trovato davanti all'improvviso, senza potere far nulla per evitarlo - e l'intervento di Patrizia Pizzorni di Timbuct ù , che allora gestiva il canile municipale. Ben presto si scoprí che quel « cane » in realtà era un lupo. Chi lo soccorse lo chiamò Ezechiele. Poi, a Roma, gli diedero il nome scientifico M15 e - facendo un po' di confusione tra Parma e Reggio - il nomignolo Ligabue, reggiano sia come pittore che come cantante. Intanto, prima della liberazione nella neve delle nostre montagne, per una ventina di giorni si prese cura di lui la Provincia, con Gianmaria Pisani, veterinario specializzato in fauna selvatica e consulente di piazza della Pace per il parco del Monte Fuso e per il Servizio risorse naturali. Poco dopo che Pisani aprí la gabbia, Ezechiele puntò verso la Toscana, poi sopra La Spezia e verso la pianura. Ma a questo punto, dev'essere entrata in scena la memoria. In qualche modo, a Ezechiele sarà tornata in mente la disavventura del 24 febbraio. Cosí, da qui in avanti ha fatto rotta verso occidente, lungo l'alta via dei monti liguri. Dopo l'estate nell'entroterra del Levante, ha ripreso il suo cammino ( attraversando strade e autostrade) per la Francia. Intanto, a Roma, continuavano ad arrivare i suoi messaggi. Negli ultimi tempi, sempre dall'alto Cuneese. A questo punto, le informazioni sono state girate ai ricercatori piemontesi guidati da Francesca Marucco, 30 anni, una naturalista torinese che undici anni fa andò a vivere in Montana, negli Stati Uniti, per consacrare la propria vita allo studio dei lupi. Con il suo braccio destro Luca Orlando ( 25enne veterinario di Agliè, vicino a Ivrea), Francesca Marucco ha guidato la « caccia » sul terreno. Una ricerca basata sullo studio degli escrementi e delle orme ( « La falcata di un lupo è pi ù ampia di quella di un cane » spiega ad esempio Orlando). E presto si è scoperto che Ezechiele non solo ha smesso di essere un errante, ma ha anche trovato un gruppo, forse anche una compagna . « Pi ù volte era con una femmina » . Come lo si è capito? Le femmine hanno un diverso modo di urinare. Dopo tanto peregrinare, il lupo ripartito da Parma ( dopo essere nato con ogni probabilità sull'Appennino modenese) ha cosí trovato la propria terra promessa: poco popolata dall'uomo e ricca di prede. Ezechiele s'è unito a un branco che, spiega Orlando, « si muove tra le valli Pesio, Vermegna ed Ellero. In inverno preda soprattutto caprioli e cinghiali, meno abili dei camosci sulla neve, mentre d'estate nella dieta sale l'importanza del camoscio e di pecore e capre » . Il paradiso dei lupi. Se l'uomo non ci mette lo zampino.
Varano, il salame nasce nel Parco Riuscita la festa
VARANO MELEGARI - Nella famiglia contadina, l'uccisione tradizionale del maiale e la lavorazione delle carni era un vero e proprio rito, che mischiava festa, fatica e convivio, in un momento collettivo in cui ciascuno aveva il suo ruolo e i suoi compiti. Quello che è rimasto radicato nel territorio è un diffuso modello culturale che, se ha perso la valenza rituale e utilitaristica ne ha seguito la rapida trasformazione per approdare ad una moderna e vitale realtà industriale. Questa realtà, un tempo cosí comune per le campagne, è stata rievocata ieri a Varano Melegari nell'undicesima edizione di « Sua maestà il maiale » , organizzata dalla Pro Loco di Varano, nell'ambito della rassegna di Valceno in Tavola. L'edizione di ieri è stata caratterizzata dalle proteste della Lega Antivivisezione che, pochi giorni fa, ha chiesto l'annullamento della festa, perchè ritenuta cruenta e diseducativa, anticipando l'istanza al Commissario Prefettizio di Varano, al Servizio Veterinario dell'Asl di Borgotaro e all'Assessorato regionale alla Sanità dell'Emilia Romagna. Davvero notevole, nonostante le temperature polari, il flusso di visitatori, che hanno seguito la lavorazione delle carni sin dalle prime ore della mattina e gremito gli stand dei prodotti tipici dell'Appennino tosco- emiliano. Nella bella cornice del Parco Cordani, con gli intermezzi musicali del Gruppo Millelitri, la Pro Loco, in collaborazione con l'Associazione per la tutela delle antiche razze suine parmensi, ha proposto la lavorazione delle carni del maiale nero, ucciso, poco prima, in un altro luogo. Questa razza suina è stata reintrodotta nella Valceno, su progetto proposto dall'assessorato provinciale alle attività Produttive della Provincia di Parma, per sostenere le zone « svantaggiate » del nostro territorio e creare nuovi stimoli per l'agricoltura di Parma. V. Stra.