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Agnese e Mary...



Inoltro, per letture a 360° gradi
=))
tuula
*******************

Non sono una studiosa del marxismo e, proprio per questo, ho letto con
grande interesse l'articolo di Marco Maurizi.
Siamo di fronte ad uno scritto prezioso: la sua utilità si misura nel voler
proporre nuove prospettive di riflessione in due direzioni, a due mondi
separati l'uno dall'altro e che, in modo diverso e per motivi diversi, si
trovano in posizione statica:
-il mondo animalista
-il mondo comunista
In attesa di avere risposte dal secondo (ma sottolineo che il valore dello
scritto di Maurizi sta nel rivolgersi ANCHE AD ESSO e non solo agli
animalisti, proponendo di affrontare un problema per esso nuovo attraverso
un linguaggio condiviso) vorrei commentare brevemente le risposte del primo,
prendendo come paradigma la discussione animata da Paolo Ricci, che vede
coinvolti un teorico marxista ex DDR e due animalisti inglesi.
Le argomentazioni del dialogo possono essere riassunte nell'affermazione del
fallimento storico del comunismo e della sua inutilità alla costruzione di
un'alternativa rivoluzionaria, e nel riconoscimento che la prassi animalista
non debba legarsi ad una ideologia particolare.

Inannzitutto, vorrei ricordare che uno dei punti chiave della storia del
nostro continente è un evento che, nella sua contemporaneità, passò proprio
per fallimento storico: mi riferisco ovviamente alla Rivoluzione Francese.
Chi ragiona con il metro dei quattro interlocutori (e purtroppo si tratta
ormai di senso comune, generato dall'indottrinamento neo liberista anti
comunista), dovrebbe anche affermare che, poiché la libertà, l'uguaglianza e
la fraternità hanno generato il Terrore, su tali ideali non si possa
costruire nulla di positivo. Questo è, ovviamente, un ragionamento fatto con
i piedi. Lasciamo ai piedi il loro mestiere - camminare - e facciamo che il
cervello non si limiti a constatare gli eventi ma provi a chiedersene il
perché.
Un altro esempio di fallimenti storici: il cristianesimo. In nessun Paese
cristiano, in un lasso di tempo di gran lunga maggiore di quelli finora
esaminati, si è mai realizzato il - preteso - messaggio di amore, fraternità
e perdono. Al contrario: ha dato vita a massacri, la cui entità non è
neanche calcolabile, in nome della verità. Come mai nessuno critica il
cristianesimo, nessuno lo ritiene sorpassato, neanche i nostri amici inglesi
così pronti a censurare e a condannare?
Sempre restando al livello del ragionamento "pedestre", tutte le grandi
utopie della nostra cultura dovrebbero essere gettate a mare solo perché
hanno prodotto frutti funesti. Invece, si usano due pesi e due misure.
Perché?
E' semplice: perché di queste utopie si conosce la vulgata e non l'essenza.
Vedi l'affermazione "il marxismo è come il cristianesimo, ognuno ci tira
fuori quello che vuole": certo che no! solo chi non li conosce può farlo! Se
le persone che si dichiarano cristiane cominciassero ad avvicinarsi al
contenuto dei dogmi della religione cattolica, sono certa che la loro
intelligenza ne rimarrebbe inorridita (mi riferisco a concetti
inintellegibili come l'incarnazione, la trinità, la transustansazione).
Potrebbero rispondermi: non è quella l'essenza del messaggio del Cristo.
Benissimo: infatti si tratta dell'essenza dottrinale della chiesa cattolica,
istituzione temporale e politica. Abbattete la chiesa cattolica, allora, e
professate il vostro cristianesimo personale. PERCHE' LA CHIESA CATTOLICA HA
MOSTRATO IL SUO FALLIMENTO STORICO.
Tornando all'articolo di Maurizi, esso ha il pregio, attraverso un puntuale
richiamo ai testi e liberandosi del luogo comune, di cercare di ricondursi
appunto all'essenza del pensiero di Marx per cercare, e sottolineo cercare,
in questo pensiero, che non ha affatto perso la sua attualità, uno spazio di
inclusione delle specie non umane nella liberazione da realizzarsi
attraverso il rovesciamento dell'attuale sistema cultural-produttivo. Avrei
letto con interesse osservazioni relative a QUESTO: ovvero, confutazioni
delle argomentazioni di Maurizi fondate su interpretazioni differenti dei
testi che egli ha esaminato. Non le reminescenze personali sul crollo del
muro: interessanti, sì, ma come testimonianze storiche, non come risposte
teoriche.
L'articolo di Maurizi rimane ancora inconfutato: non ho letto nulla che ne
mettesse in dubbio le tesi, solo il solito repertorio su "quanto erano
cattivi i comunisti". Mi sembrava di sentire un discorso di Berlusconi.
Ragazzi, regolatevi!

Secondo punto: il movimento antispecista non dovrebbe legarsi ad ideologie.
Questa affermazione ignora - o finge di ignorare - che l'animalismo NON E'
NATO DAL NULLA e, anche nelle attuali battaglie e dietro alle parole stesse
degli interlocutori, che pure si vogliono "non ideologici", SI FONDA SU
ASSUNTI TEORICI DI VARIO TIPO e non potrebbe fare altrimenti.
Il problema risiede, ovviamente, nell'uso della parola ideologia. Si
confonde l'ideologia con il pensiero: anche questo, ovviamente, è un
risultato della propaganda. L'articolo di Maurizi è una riflessione teorica,
non un pamphlet ideologico. Nessuno sembra essersene accorto.
L'animalismo non è nato l'altro ieri, nudo e puro, luminoso, sorto dal
nulla, come per partenogenesi. Non è nato con il libro di Singer. E' un
movimento di ispirazione LIBERALE. La fondatrice della British
Antivivisection Society (1875), Frances Power Cobbe, era infatti una
femminista, e nell'Inghilterra dell'800 il femminismo era un movimento di
pura matrice liberale. Vale a dire che la lotta per i diritti animali,
allora come oggi, si affiancava a tutte le battaglie volte al riconoscimento
dei diritti dell'individuo discriminato (nero, donna, animale) sul puro
piano giuridico-legislativo. La questione economica non c'entrava per nulla.
Tutti possono accorgersi che la prassi animalista attuale si svolge lungo
questa direttrice. Ciò che si chiede è un'inclusione degli animali come
"esseri senzienti" (o qualsivoglia definizione) nell'ordinamento legislativo
e una conseguente proibizione del loro
uso-sfruttamento-maltrattamento-uccisione. Non si mettono in discussione le
strutture produttive della nostra società.
E' ovvio quindi che, tra gli interlocutori del pub, l'inglese Robin può
permettersi il "lusso" di dire "In questo paese siamo all'avanguardia nelle
lotte animaliste e del marxismo non ne parliamo": certo che siete
all'avanguardia, l'approccio liberale al problema è nato nella cultura
inglese e, se poi è stato assimilato anche dagli altri paesi, come l'Italia,
chiaramente esso ha avuto terreno più fecondo e maggiori possibilità di
sviluppo nel proprio paese d'origine! Dove i suoi prosecutori, come Robin,
non se ne rendono neanche conto e si illudono astrattamente di "essere
all'avanguardia"....
Ma... attenzione! I quattro interlocutori del pub, quando passano ad esporre
le proprie convinzioni in fatto di fondamenti dell'animalismo (e mostrano
così di aver bisogno di qualche appiglio, a parte il solito Robin che,
sempre in puro stile inglese - vedi i moralisti inglesi del '700, teorici
del sentimento morale - afferma "Io sento nel profondo del cuore che gli
animali soffrono e vanno difesi") diventano un po' incoerenti.
Nella loro discussione salta fuori all'improvviso un mostro cattivo: il
capitalismo!!!
Klaus afferma (e qui si vede che non ha proprio rotto i ponti con il suo
passato...) che "questo movimento deve combattere l'economia occidentale".
Mary dice: "ora viviamo nel capitalismo trionfante e non me ne può fregare
meno di Marx ed Engels".
Ma davvero? E da dove viene allora questo disprezzo del capitalismo, questa
sensazione che nella nostra economia ci sia qualcosa che non va, non in
termini puramente economici, appunto, ma in termini di spoliazione del
mondo, di dominio su tutti, di guerra, sfruttamento, distruzione? Chi ci ha
mostrato dove risiede il potere oggi? Chi ci ha insegnato che la società non
cambia realmente se non cambiano i suoi mezzi di produzione? Spiegatemi a
chi vi riferite. Spiegatemi come si fa a combattere il capitale senza
studiarne la logica. Volete cambiarne il nome, volete riciclarne i pezzi, ma
dalle vostre parole si riafferma questa verità: che per capire - e
cambiare - il mondo attuale, è necessario il pensiero di Marx.
Mary continua a sfornare idee che crede autoevidenti: "è logico che la
liberazione umana procederà mano nella mano con quella animale. E'
nell'ordine delle cose. Le due lotte si compenetrano. Sono in simbiosi".
Logico? Nell'ordine delle cose? Ma in quali cose? In quale sfondo di
pensiero? Il cristianesimo punta alla palingenesi del mondo, ma in essa non
prevede che siano presenti gli animali. Così il marxismo tradizionale.
Maurizi condivide questa idea/speranza/utopia, ma si sforza di trovarne una
fondazione. Mary invece cosa propone al di fuori del suo atteggiamento
"praticone" e vittimista? Un'azione priva di riflessione? Bella proposta!
Per concludere, non vorrei lasciare sotto silenzio il tono "anglocentrico"
("Ma non avete altro da fare in Italia
che perdervi in vuoti ideologismi?" ...i soliti continentali verbosi e
perditempo...) ed eurocentrico ("Si possono preoccupare dei randagi gli
intoccabili di Calcutta?" ...evidentemente Mary non ha mai letto Gandhi) dei
due rappresentanti dell'animalismo inglese.
Se questa conversazione "da pub" (è proprio il caso di dirlo) ha prodotto
qualche frutto, è nell'averci mostrato che l'animalismo in Italia fa
cilecca, ma in Inghilterra non è da meno.

Agnese Pignataro









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