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NEWS: Giornali Internet 30/03/05



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CACCIA
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Bosio: «Per la caccia una legge-quadro che parta dalle Regioni»
CACCIAPENSIERI
a cura della Federcaccia
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2005/03/30/15,PRIMO_PIANO/T14.html
La relazione del presidente Enzo Bosio all?assemblea provinciale dei
presidenti comunali merita alcune riflessioni. Partiamo dalla modifica della
legge quadro sulla caccia, la 157 del 1992, che peraltro sembra trovare sul
suo cammino non poche difficoltà. «Che la 157 - ha sostenuto il presidente -
mostri limiti e inadeguatezze che meritano un deciso cambiamento, oltre che
scelte normative che assecondino in conformità del nuovo dettato
costituzionale, la competenza regionale in materia venatoria, è pacifico.
Con la modifica del Titolo V della Costituzione - ha continuato Bosio - la
competenza legislativa in materia venatoria è esercitabile in via esclusiva
dalla Regione, tenendo però conto del fatto che restano riconosciute in capo
allo Stato le esigenze di tutela dell?ambiente e dell?ecosistema e gli
obblighi assunti dallo Stato stesso in sede internazionale o scaturenti da
atti dell?Unione Europea. Appare fin troppo evidente che la materia
ambientale si interseca con la caccia, con la conseguenza che all?esercizio
della potestà legislativa regionale è di fatto posto un limite nel caso di
interventi regionali che possano pregiudicare gli equilibri ambientali».
Conseguentemente, ci si attendeva una legge nazionale che definisse quali
disposizioni non sono derogabili alle Regioni, perché diretta espressione
dell?esigenza di tutela ambientale e quindi riconducibili ad un interesse
nazionale unitario. E invece, ha ricordato il presidente di Federcaccia
«stiamo assistendo alla riproposizione di una legge di dettaglio, che
dimentica le novità costituzionali e le nuove competenze regionale,
ignorando nella fattispecie che l?organizzazione dell?attività venatoria è
ormai sottratta alla competenza dello Stato». Un esempio - più volte
ripetuto - riguarda la revisione del sistema sanzionatorio, attualmente
normato dagli articoli 30 (sanzioni penali), 31 (sanzioni amministrative) e
32 (sanzioni accessorie: sospensione, revoca e divieto di rilascio della
licenza di fucile per uso caccia) della 157. Da tempo si avverte la
necessità di trasformare in amministrative alcune violazioni venatorie -
articolate nelle dieci fattispecie del primo comma dell?art.30 - punite con
la sanzione penale. A scanso di fraintendimenti, nulla da obiettare che chi
pratica la caccia in tempo di divieto generale, chi abbatte specie
particolarmente protette e chi esercita l?attività venatoria nei parchi
nazionali, nei parchi naturali regionali, nelle riserve naturali, nelle oasi
e nelle zone di ripopolamento, continui ad essere sanzionato penalmente. Che
però la cosiddetta depenalizzazione dei reati venatori, comporti sanzioni
amministrative eccessivamente onerose, non ci sta bene. Ancor meno nel
momento in cui si prevede addirittura la sospensione della licenza di caccia
da uno a tre anni per le infrazioni minori e da uno a sei anni per quelle
più gravi. Tanto più che nella norma al momento vigente, una sola è la
sanzione amministrativa che prevede la sospensione della licenza di caccia
fino ad un anno: quella per chi esercita la caccia in una forma diversa da
quella scelta in via esclusiva. E allora ci viene da suggerire a quanti ci
fan sapere di aver presentato o di voler presentare emendamenti al testo di
modifica della 157, che relativamente alla materia sanzionatoria ne
basterebbero due: uno che fissa i quattro casi, prima ricordati, in cui si
applica la sanzione penale e l?altro che demanda la determinazione, anche
economica, di tutte le sanzioni amministrative e relative pene accessorie
alle Regioni.
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Caccia nella Grancia solo per Braccagni
http://www.iltirreno.it (29/03/05 Grosseto)
MONTEPESCALI. Se i cacciatori e gli abitanti di Montepescali sono in rivolta
contro quelli di Braccagni, non è (dicono) per sterile polemica da
campanile.  Prima è toccato dividere 380 ettari con loro, e già era grossa.
Ora invece - «sempre per colpa di quelli di Braccagni» - tocca vedersi
sfumare tra le mani la colossale azienda faunistico venatoria della Grancia,
che per la foltissima comunità di doppiette di Montepescali è cosa enorme:
non potranno più cacciare nei 160 ettari di boschi che facevano la gioia di
130 iscritti, e che ora «rischiano di chiudere baracca perché così vuole l?
amministrazione dell?Uso civico di Montepescali».
La denuncia viene dagli stessi residenti ?naturali? di Montepescali, sempre
più sull?orlo dell?esaurimento nervoso per via di ciò che c?è a monte: una
controversia colossale che li oppone a Braccagni. Una controversia dai tanti
risvolti. La guerra tra le frazioni, dopo che gli abitanti di Montepescali
hanno fondato un comitato per la difesa dei propri Usi civici, va avanti
senza esclusione di colpi, coi rispettivi attori che stanno producendo in
Regione documentazione a sostegno delle proprie ragioni. Entrambi i popoli
si contendono la titolarità sui 380 ettari degli Usi civici di Montepescali:
i montepescalini per ragioni storiche, e i braccagnini perché sono stati
chiamati al voto in tempi recenti (se per diritto o per arbitrio è da
vedere) per le elezioni sul rinnovo dell?Asbuc. Da qui hanno acquistato una
presunta titolarità al legnatico e al pascolatico, e - come spiegano a
Montepescali - «pretendono di aver voce in capitolo anche in certe scelte
della direzione Asbuc, compresa l?eliminazione della Grancia». Si sono
conquistati una buona fetta di decisionalità e per qualche motivo vogliono
?tutto libero?, in modo da non dover più rendere conto ai montepescalini.
La Grancia è un?azienda in cui si predano fagiani, cinghiali, lepri e tutta
la selvaggina che popola la macchia maremmana. Ma è anche terra ben protetta
e frequentata da famiglie dell?intera provincia, in cerca di relax. «E?
interesse di tutta Montepescali e di buona parte del territorio intorno
preservare l?azienda», dicono in paese. Ma il presidente degli Usi civici
Giotto Minucci si è detto contrario alla sua esistenza, attirandosi l?ira
infuocata del paese. I 160 ettari appartengono non agli Usi civici di
Montepescali, ma al conte fiorentino Gualtiero Venier Grottanelli, che da 40
anni li ha dati in uso agli Usi in virtù di un ?consorzio?. Ora la Grancia
rischia di chiudere e di tornare pura e semplice proprietà del conte. Un
patto di ferro di sapore feudale, per cui lui ha dato a loro il terreno
buono per cacciare, e loro lo hanno tenuto pulito e preservato da incendi e
via dicendo. Ma il 31 giugno scadrà il termine per presentare in Provincia
il nuovo piano quadriennale dell?azienda faunistica. Serve la firma di
Minucci, che stavolta pare non la metterà, «su sollecitazione degli abitanti
di Braccagni». Sintetizzando i complessi meccanismi di rivalità tra
Montepescali e Braccgni: «i braccagnini si sono infiltrati negli Usi Civici
di Montepescali e stando condizionando le scelte nostre e del presidente. L?
hanno votato e in cambio gli chiedono le cose. Prima si sono infilati nella
raccolta della legna, nei pascoli. Ora chiedono a Minucci di togliere l?
azienda, dopo che è stato tolto il recinto d?addestramento cani da caccia».
Ma il fatto più curioso nella guerra tra rivali è «l?assurdità per la quale
i braccagnini pretendono di chiamarsi naturali di Montepescali anche quando
sono turchi, marocchini o senegalesi».   Incuria . Grancia a parte, tutta l?
amministrazione Asbuc (un presidente e 4 consiglieri) è vista storta dagli
abitanti di Montepescali, che denunciano il «grave stato d?incuria in cui
versano boschi e strade» soggette a questa gestione degli Usi civici. Le
zone sono attraversati da strade sterrate, rovinate da buche mai sistemate.
Gli olivi non esistono quasi più. Di 2000 ne saranno rimasti 200. Gli altri
sono morti perché nessuno li cura. Mezzi meccanici, trattori e ruspe pagati
da noi soci sono abbandonati in mezzo al bosco», dicono gli abitanti. «Un
ambiente prima incontaminato e ora rovinato, sporco».
Elisabetta Giorgi
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Ecco come si può diventare cacciatori
http://www.corriereromagna.it/ (Forli')
forlì - Diventare cacciatore, almeno sulla carta, diventa più facile. La
Provincia ha, infatti, recepito le direttive della Regione snellendo le
modalità per il conseguimento ?dell?abilitazione all?esercizio venatorio?
.Tre gli scritti in programma nel 2005, il primo dei quali convocato per
giovedì 7 aprile. Le altre due date sono: martedì 14 giugno, per il quale è
fissato al 6 maggio il termine di presentazione delle domande dei candidati;
e martedì 11 ottobre, per cui occorre iscriversi entro il 2 settembre. Il
superamento dello scritto è condizione indispensabile per l?accesso all?
orale, che si svolgerà in sedute di 9 persone cadauna, il martedì e giovedì
pomeriggio, a decorrere da una settimana circa dallo scritto. Le procedure -
come ricorda la Provincia - ?sono espressamente stabilite dalla Regione che,
con apposite direttive, sancisce nel dettaglio le materie e le modalità per
il superamento delle prove scritta ed orale: lo scritto prevede 20 domande a
risposta multipla, per l?ammissione all?orale occorre rispondere esattamente
ad almeno 17?. I quesiti vertono sulle seguenti materie: ?legislazione
venatoria nazionale e regionale; zoologia applicata alla caccia, con prove
pratiche di riconoscimento delle specie cacciabili; armi e munizioni da
caccia e relativa legislazione; tutela della natura e principi di
salvaguardia delle produzioni agricole; norme di Pronto soccorso?. La prova
orale servirà alla commissione per accertare ?l?effettiva conoscenza delle
materie indicate, nonché la conoscenza dei principi fondamentali dettati
dalla legge regionale 7 aprile 2000 n.27 ?Nuove norme per la tutela ed il
controllo della popolazione canina e felina?, così come modificata dalle
leggi regionali 6 aprile 2001 n.7 e 13 novembre 2001 n.38?. Gli aspiranti
cacciatori possono presentare domanda in marca da bollo da 11 euro alla
Provincia, in piazza Morgagni, 9, corredata di versamento di 7,75 euro con
vaglia postale intestato all?amministrazione provinciale - Servizio
Provveditorato. Informazioni allo 0543.714535.
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Più della metà dei cacciatori si è recata alle urne per il rinnovo delle
cariche del Comprensorio alpino di Morbegno Barbetta: «Doppiette più libere
di muoversi sul territorio»
Oliviero Barbetta
http://www.laprovinciadisondrio.it/online/online.asp?SiglaEdizione=SO&Sezion
e=SO_MORBEGN&Bassa=si&Pagina=20&IDNotizia=1439627
MORBEGNO E' Oliviero Barbetta il nuovo presidente alla guida del
Comprensorio Alpino di Caccia di Morbegno. Le elezioni di sabato scorso
hanno visto la massiccia presenza dei cacciatori con una partecipazione
vicina al 60% degli aventi diritto, un dato che si registra per la prima
volta così elevato, con 364 votanti su 643. Nell'assumere la carica,
Barbetta si impegna «ad essere il presidente di tutti», in questa materia
tanto delicata e chiacchierata. La gestione della caccia e del territorio,
per il mantenimento del patrimonio faunistico ottimale, è e rimane
l'obiettivo principale della futura azione del comprensorio. La funzione
della caccia deve continuare ad essere l'elemento di regolazione dei
processi atta anche a soddisfare la «passione per l'esercizio venatorio».
Con la futura gestione, attraverso un attivo e continuo coinvolgimento dei
cacciatori, andranno superate secondo Barbetta «le logiche campanilistiche e
ritrovate le giuste motivazioni per unire il mondo della caccia e dei
cacciatori». La proposta dei cacciatori e delle associazioni venatorie
Libera Caccia e Federazione Italiana della Caccia di candidare Oliviero
Barbetta nasce dalla necessità di «contribuire in modo significativo alla
sburocratizzazione della caccia unitamente ad un recupero delle tradizioni e
vocazioni locali per una ritrovata identità del cacciatore delle nostre aree
alpine». L'intento del nuovo presidente, che subentra ad Enrico Marchesini
al vertice del Comitato, è di ricercare «metodi meno rigidi nelle gestione,
individuando modi e tempi che contemperino la frequentazione di più
discipline venatorie». Per raggiungere l'obiettivo, il nuovo Comitato
cercherà «la maggior mobilità territoriale che oggi ci viene negata»,
problema particolarmente sentito tra i cacciatori della selvaggina tipica
alpina e della lepre, nella ricerca di «un giusto equilibrio
territorio-selvaggina- cacciatore». Anche per la caccia agli ungulati si
cercherà il maggiore coinvolgimento dei cacciatori «al fine della
certificazione delle consistenze faunistiche, per la determinazione degli
abbattimenti e della pressione venatoria». Il problema dei segugisti e dei
risultati ottenuti sinora con l'allevamento delle lepri, unitamente alla
pratica di efficaci e mirati recuperi ambientali, il problema della
rotazione delle aree protette, il mantenimento del patrimonio faunistico, la
ridelimitazione delle zone A e B con adeguate zone per addestramento e
allenamento dei cani, sono solo alcune delle questioni che saranno prese in
considerazione da parte del nuovo Comitato. Annalisa Acquistapace
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Liberati mille fagiani dai dirigenti Federcaccia
http://www.iltirreno.it (29/03/05 Grosseto)
GROSSETO. I cacciatori di Federcaccia lavorano tutto l?anno. Si sono
incontrati gli oltre 100 Presidenti della Federcaccia Provinciale, l?
assessore Provinciale alla Caccia Giancarlo Bastianini, Massimo Machetti
dell?ufficio caccia della Provincia e il presidente provinciale Federcaccia
Luciano Monaci. L?incontro è avvenuto nell?agro di Poggio alla Mozza, nella
capanna di caccia della squadra ?La Sughera?, per il consueto appuntamento
per la consegna dei fagiani da immettere sul territorio provinciale libero
alla caccia. L?accoglienza dei cacciatori di cinghiale, l?ottimo pranzo
preparato con l?ausilio delle loro consorti, sono stati il preludio per fare
il punto sulla situazione venatoria Nazionale e Provinciale. L?assessore
Bastianini parlando della imminente scadenza del piano faunistico
Provinciale invita gli intervenuti a porre problemi e proposte da valutare e
discutere per dare al piano quella verità e consenso necessario per gestire
la caccia e l?ambiente nei prossimi cinque anni. Ribadisce poi la
disponibilità ad incontrare cacciatori e amministratori dei vari Comuni che
ne facciano richiesta. La bella Giornata, e lo stupendo scenario, hanno dato
modo di consegnare, all?aria aperta, i 1000 fagiani da riproduzione, da
destinare al territorio libero cacciabile della nostra Provincia. I fagiani
sono stati acquistati con i fondi del tesseramento.
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Sì alla caccia negli usi civici Vivere Vecchiano: sentenza giusta
http://www.iltirreno.it (29/03/05 Pisa)
VECCHIANO. Secondo il coordinamento comunale della lista ?Vivere Vecchiano?,
la recente sentenza del commissario degli usi civici relativa al
riconoscimento dell?intangibilità del diritto di caccia rispetto a qualsiasi
limitazione imposta dal Parco naturale, «chiude una lunga causa che durava
da troppo tempo».  «Questa sentenza - continua Vivere Vecchiano in un
documento - è il giusto riconoscimento della lotta che da anni il comitato
degli usi civici di Vecchiano, Avane, Filettole e Nodica, ha intrapreso per
la tutela di un diritto che sembrava ormai perduto. Ai componenti del
comitato deve andare la gratitudine di tutti per la determinazione e l?
impegno davvero encomiabili profusi per raggiungere questo importante
risultato».  «Ora deve iniziare il lavoro, altrettanto impegnativo, per
rendere operativo il diritto alla caccia nei territori degli usi civici
interessati, con una regolamentazione che riesca a conciliare tale diritto
con il rispetto dell?ambiente nel quale esso viene ad esercitarsi».  Per
Vivere Vecchiano necessario e doveroso «è altresì vigilare affinché la
caccia negli usi civici non possa essere praticata da chi non ne ha alcun
diritto, essendo essa riservata solo e soltanto ai cittadini cacciatori
residenti nelle quattro frazioni di Vecchiano, Avane, Filettole e Nodica».
«Abbiamo iniziato questo nostro comunicato - insiste la lista - ribadendo
che la sentenza del commissario degli usi civici chiude questa annosa
vicenda: sembra però essere questo, purtroppo, solo un auspicio. Infatti
pare ormai certo che il Parco naturale di Migliarino-San
Rossore-Massaciuccoli abbia già deciso di ricorrere contro questa sentenza,
anche se la notizia sarà resa nota pubblicamente dopo le prossime elezioni
regionali».  «Sarebbe però un atto gravissimo - questa la conclusione di
Vivere Vecchiano - teso a impedire l?esercizio di un diritto di una parte
importante dei cittadini di questo comune, se l?amministrazione comunale di
Vecchiano, come sembra, intendesse impugnare anch?essa la sentenza. Vorrebbe
dire continuare ad utilizzare i soldi (e tanti purtroppo) dei contribuenti
vecchianesi in spese legali tese non a difenderne, come sarebbe doveroso, i
diritti ma addirittura a negarli».
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Lettere dai lettori
Cacciatori perseguitati
http://www.iltirreno.it (29/03/05 Grosseto)
Noi cacciatori siamo considerati una categoria non di onesti cittadini ma un
manipolo di ?loschi individui?. Sentite questa storia accaduta: in novembre
la squadra di cinghiale a cui appartengo ha subito un controllo della
Polizia provinciale sui registri che vengono compilati prima delle battute.
Il controllo serve ad appurare se i cacciatori hanno timbrato il tesserino
regionale il giorno in cui erano presenti alla battuta. Fin qui niente da
eccepire. Purtroppo per un errore di compilazione sul registro è stato
trascritto un cacciatore che in verità quel giorno era da tutt?altra parte
(non a caccia). Chi è iscritto a una squadra di cinghiale sa in quale
confusione a volte viene compilato il documento specialmente i primi giorni
di caccia. Molti di voi si chiederanno "che vuoi che sia" in quanto l?errore
è fatto in buona fede. Niente di più sbagliato. A nulla sono valsi i mea
culpa compiuti in sede di constatazione da parte del capo caccia e dal vice,
molti di noi compreso il sottoscritto hanno dovuto subire un vero e proprio
interrogatorio da parte delle autorità competenti.
Paolo Poggi
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CIRCO
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Arriva il circo di Moira Orfei
http://www.iltirreno.it (29/03/05 Lucca)
LUCCA. Da giovedì prossimo (resterà fino al 4 aprile) arriva il circo nella
zona del parco divertimenti in via delle Tagliate.  ?Moira Orfei? 50
fantastici anni? è il titolo dello spettacolo del grande show prodotto dal
marito dell?artista, Walter Nones per festeggiare il mezzo secolo di
attività.  Nell?occasione il circo apre le porte al musical con ?Brivido
animali e sensazioni?.  Il debutto giovedì sera alle 21. Orario degli
spettacoli: venerdì, sabato e lunedì ore 17 e ore 21; domenica ore 15,30 e
18,45.
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ALLEVAMENTO
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«Mucca pazza» rispunta nella Bassa
Trovata positiva al test rapido per la Bse una vacca da latte nata sei anni
fa nell'allevamento controllato
http://www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuoti
diano/input/2005/03/30/19_a.shtml&direct=&InsCookie=1
MARTINENGO Chi pensava fosse ormai un lontano ricordo si è sbagliato.
Proprio quando ormai nessuno ne parlava più, un nuovo caso di «mucca pazza»
torna infatti ad allarmare i consumatori di carne bovina della Bergamasca. A
distanza di quasi 15 mesi dall'ultimo dei tre episodi registrati ad oggi
nella nostra provincia (nel gennaio 2001, nel maggio 2003 e il 2 gennaio del
2004), di «mucca pazza» si deve tornare a parlare dopo che, al macello
«Inalca» di Lodi, è stata trovata positiva al test rapido per la Bse una
mucca da latte appartenente ad un grosso allevamento di Martinengo,
l'Agricola Bassani, alla cascina «Cà del Bì». La conferma che si tratti di
«Bse» è attesa per l'inizio della prossima settimana dai laboratori del
Centro di referenza nazionale di Torino, ma già ieri la positività al test
rapido per la ricerca del prione della «mucca pazza» nell'encefalo
nell'animale abbattuto è stata diagnosticata dall'Istituto zooprofilattico
di Brescia. Da qui la decisione di porre sotto sequestro l'allevamento in
attesa del responso definitivo, in base al quale scegliere quale strategia
adottare per arginare il problema.
«L'animale in questione - spiega Tino Consoli, direttore dell'Area
veterinaria dell'Asl di Bergamo - è una mucca da latte nata all'interno
dello stesso allevamento di Martinengo nel 1999 ed era stata inviata al
macello non perché fossero stati ravvisati sintomi specificatamente
attribuibili alla Bse, ma perché le sue condizioni non erano più in grado di
reggere i ritmi di produzione di latte dell'allevamento. La mucca è stata
infatti inviata al macello con una sintomatologia comune a tante altre
malattie dei bovini, e proprio per questo, come sempre avviene quando un
animale viene macellato perché malato, è stato fatto il test rapido per la
Bse, test che, negli animali sani, viene invece fatto soltanto per i capi
con meno di 24 mesi di vita. Per ora la positività è stata diagnosticata
dallo Zooprofilattico di Brescia, in attesa che da Torino, dove i campioni
di encefalo sono stati inviati nella giornata di oggi (ieri per chi legge,
n.d.r) arrivi la conferma definitiva».
Da ieri, dunque, l'allevamento di Martinengo è sotto vincolo sanitario,
mentre il latte prodotto dalle circa 350 vacche da latte presenti
nell'allevamento (cui vanno aggiunti altri 100 - 150 capi, tra vitelle e
manze) verrà distrutto da una ditta specializzata attraverso lo smaltimento
in un depuratore. «L'azienda - sottolinea Consoli - produce mediamente 50
quintali di latte al giorno, latte che verrà risarcito al produttore per
tutto il periodo in cui l'azienda dovrà necessariamente privarsene. La
distruzione del latte è una misura francamente eccessiva, perché non esiste
alcuna conferma che sia dannoso per la salute dell'uomo, ma la Regione
Lombardia preferisce accollarsi quest'onere a maggior tutela e tranquillità
del consumatore». La sorte delle 350 vacche da latte dell'allevamento
Bassani verrà decisa congiuntamente tra Regione, allevatore e Asl solo dopo
che i laboratori di Torino avranno confermato che si tratti di Bse. Due le
ipotesi. La prima prevede l'abbattimento selettivo della sola «coorte»
dell'animale infetto, vale a dire gli animali nati nei 12 mesi precedenti e
nei 12 successivi alla nascita della mucca trovata positiva al test e figli
dello stesso, complessivamente una trentina di capi. La seconda prevede
invece la distruzione dell'intero allevamento; in qualsiasi caso, comunque,
ogni capo macellato sarà risarcito all'allevatore, che avrà dunque la
possibilità di riattivare un nuovo allevamento in tempi rapidi e senza
eccessive perdite.
Nessuna preoccupazione dal punto di vista della salute pubblica: «I
consumatori di casa nostra - osserva il direttore sanitario dell'Asl,
Claudio Sileo - non devono davvero temere nulla. L'aver scoperto anche il
caso di Martinengo è la conferma della validità delle procedure che
osserviamo con scrupolo ormai da anni: da noi i controlli sono
tassativamente eseguiti su tutti gli animali mandati al macello perché
malati e su tutti quelli con meno di 24 mesi d'età. Rischi non ne corriamo».
Alberto Ceresoli

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it