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Il Secolo XIX 29.4.05



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Uccisi e macellati su un prato i due vitelli fuggiti dalla stalla
Allarme bracconieri nella zona del Deserto sopra Varazze
Varazze Uccisi a fucilate e poi macellati sul posto. Sono finiti così i giorni di Neve e Pallino, i due vitelli che l'inverno scorso avevano mobilitato anche tiratori scelti (e armati di incruente siringhe narcotizzanti, ndr) pur di essere "catturati" e ricondotti in stalla, prima, e al pascolo poi. La storia dei due vitelli selvatici aveva destato curiosità, interesse e tenerezza. Sentimento, quest'ultimo, che è mancato a quelli che allevatori e animalisti definiscono senza indugi bracconieri. Come quelli che ucciderebbero cinghiali e caprioli fuori da ogni regola o limitazione. Le carcasse dei due vitelli, oramai veri e propri vitelloni, sono state rinvenute dall'alpeggiatore Ugo Vallerga, che li cercava da giorni. «Stiamo radunando il bestiame per portarlo all'alpeggio sul Beigua - spiega - sapevo di poterli trovare nella zona del "Deserto", in un bosco assai impervio per uomini e animali domestici ma non per Neve e Pallino. Mesi di permanenza allo stato brado li avevano resi selvatici. La Natura li aveva protetti dal freddo dell'inverno facendo crescere un lungo pelo, come spesso accade. Più che vitelli, visti da distante sembravano buoi muschiati. Con raccapriccio, nei pressi del rio Serra, a levante dell'Eremo del deserto di Sant'Anna, ho trovato solo le loro teste e le interiora. Il resto, più di tre quintali di ottima carne, era stato evidentemente sezionato con perizia». La notizia ha fatto il giro dell'entroterra, dove molti avanzano l'ipotesi bracconaggio. Lo stesso allevatore ed altri colleghi avevano informato a debito tempo Asl e Forestale. «Il pericolo - questa l'opinione diffusa - è che nei boschi si aggirino persone senza scrupolo e soprattutto armate. Un conto sono i cacciatori disciplinati, altro sono i bracconieri che sappiamo essere purtroppo presenti nel nostro entroterra».
Angelo Regazzoni