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NEWS: Giornali Internet 27/07/05



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CACCIA
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Nulla di fatto nella prima seduta del Consiglio regionale sui progetti di
legge proposti da Viviana Beccalossi
Caccia in deroga, si decide oggi
I 1.150 emendamenti dei Verdi hanno rallentato i lavori, proteste fuori del
Pirellone
MILANO
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2005/07/27/14,PRIMO_PIANO/T2.html
Nulla di fatto nella prima giornata di discussione, al Pirellone, sui
progetti di legge in materia di richiami vivi e soprattutto di caccia in
deroga di alcune specie protette. Argomento del contendere dei Pdl,
elaborati dall?assessore regionale Viviana Beccalossi e recentemente
approvati in Commissione è in modo particolare quello che riguarda le cacce
in deroga. Si vuole in sostanza aggiungere alle specie cacciabili il
fringuello e la peppola, ed autorizzare, per ridurre i danni all?
agricoltura, il prelievo del passero d?Italia, della passera mattugia e
dello storno. Ieri però il tempo, nonostante il Consiglio regionale sia
rimasto riunito fino a tarda ora, non è stato sufficiente per esaminare gli
oltre 1.150 emendamenti presentati dai Verdi per rallentare l?approvazione
di una legge a cui sono assolutamente contrari e tutto sarà rinviato ad oggi
pomeriggio. In discussione, però, non ci sono solo gli emendamenti
«restrittivi», ma anche quelli che aumenterebbero ancora le specie
cacciabili: in tal senso, per esempio, registriamo quelli proposti dal
consigliere Maria Stella Gelmini che, nella seduta di ieri, ha proposto fra
l?altro di inserire il prispolone fa le possibili prede delle doppiette
lombarde (in Veneto quella specie ad esempio è cacciabile). Ieri al
Pirellone è successo un po? di tutto. A cominciare dal pomeriggio, quando
Verdi, Legambiente, Lega per l?abolizione della caccia e Lega
antivivisezione hanno srotolato davanti alla sede del Consiglio regionale
alcuni striscioni di protesta. Anche durante la seduta di ieri comunque non
sono mancati momenti insoliti, come quando Silvia Ferretto (An) ha scelto di
intervenire in poesia «perché - ha detto - preferisco ascoltare il canto dei
fringuelli, delle allodole e dei passeri piuttosto che vederli infilzati
negli spiedini accanto ai fegatini». Oppure quando il capogruppo dei Verdi,
Carlo Monguzzi, ha fatto scoppiare l?ilarità generale commentando un
emendamento della maggioranza che «permette la cattura del prispolone ai
cacciatori lombardi ultra sessantacinquenni: vuol dire che non avete più
neanche limite, che vi manca autoironia». In generale, i Verdi hanno
ripetuto che la deroga non ha motivo di essere perché queste specie non sono
in surplus e perché non creano danni all?agricoltura. L?opposizione, in
particolare il capogruppo dei Ds Giuseppe Benigni e quello del Prc Mario
Agostinelli, ha criticato il fatto che prima della pausa estiva si approvino
i provvedimenti sulla caccia «e non la manovra finanziaria». «Abbiamo il
dovere di dare soluzione ai problemi quando si pongono, anche se a fine
luglio - ha risposto il presidente della Commissione attività produttive,
Carlo Saffioti (FI) -. Se alcuni gruppi si accalorano vuol dire che il
problema non è grande, ma neanche marginale dato che coinvolge una pratica
tradizionale e che ha rilevanza anche dal punto di vista economico. L?
ostruzionismo mi pare fuori luogo, è un tentativo illiberale di impedire un?
attività legittima regolamentata da leggi che nel progetto di legge sono
rispettate». Critiche a cui si è associato anche il capogruppo di An Roberto
Alboni. E mentre i Ds, che in commissione avevano votato contro i
provvedimenti, hanno deciso di lasciare libertà di scelta ai singoli
consiglieri, la Margherita ha deciso di approvarli. «Questo è un
provvedimento - ha concluso il capogruppo di Dl Guido Galperti - che regola
meglio la materia e consente di allargare le specie cacciabili». Se dunque
sarà approvata, com?è molto probabile, quella di Viviana Beccalossi sarà una
legge veramente «bipartisan». Ma l?esito di questo difficile iter si avrà
soltanto oggi: si ricomincia alle 15.30.
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Tempo di deroghe: la problematica soluzione del nodo della piccola quantità
CACCIAPENSIERI
a cura della FEDERCACCIA
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2005/07/27/14,PRIMO_PIANO/T50.html
Tempo di deroghe. E subito arrivano polemiche, ricatti "elettorali", accuse
di tradimento e chi più ne ha ne metta. Innanzitutto i fatti. Il calendario
dei lavori del Pirellone prevedeva per ieri l?esame dei progetti di legge in
materia di deroghe e di cattura dei richiami vivi. Nel momento in cui queste
note vengono scritte, non si conoscono quali siano state le scelte dei
consiglieri regionali, rendendo difficile, se non impossibile, un qualsiasi
commento. Limitiamoci allora ad alcune considerazioni di ordine generale.
Confermando la linea adottata lo scorso anno, che ha consentito un regolare
prelievo in deroga, l?assessore regionale Viviana Beccalossi ha saggiamente
deciso di approvare con legge e non con atto amministrativo della Giunta,
non solo le disposizioni che regolano il regime derogatorio, ma anche quelle
per la cattura dei richiami vivi nei roccoli. Con il risultato non
secondario che si eviteranno i consueti ricorsi presso il Tar, che nell?
ultimo decennio hanno dato risultati quasi sempre per noi negativi. Ultimo
in ordine di tempo quello dello scorso anno relativo alla cattura degli
uccelli da richiamo, dove la Regione si è vista sospendere e annullare dal
Tribunale amministrativo due successivi provvedimenti. Tornando alle
deroghe, diciamo subito che non esistono soluzioni facili per un problema
così complesso. Per una esatta comprensione ricordiamo i presupposti
normativi sui quali si fonda tale esercizio. L?art. 9, comma 1, della
direttiva comunitaria 409 del 2 aprile 1979, prevede la possibilità per gli
Stati membri di ammettere deroghe al divieto di caccia per talune specie di
uccelli "per consentire in condizioni rigidamente controllate e in modo
selettivo la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati
uccelli in piccole quantità". Lo Stato italiano ha dato attuazione al citato
articolo 9 con la legge 221 del 2002, che ha introdotto l?art.19 bis nella
legge quadro 157/92, rimettendo alle Regioni la regolamentazione della
deroga tenute però a conformarsi, nei rispettivi provvedimenti, alle
prescrizioni della direttiva. Addirittura il comma 3 della legge 221 prevede
che il presidente del Consiglio dei ministri possa annullare i provvedimenti
regionali di deroga posti in essere in violazione della legge nazionale e
della direttiva. Dunque, la deroga non può essere intesa come lo strumento
per allargare l?elenco delle specie cacciabili, né confusa con il prelievo
ordinario, ma soltanto come uno strumento eccezionale per il prelievo di
piccole quantità di uccelli non contemplati nell?elenco europeo di quelli
oggetto di caccia. In tal senso anche i periodi temporali della deroga non
possono coincidere con l?intera stagione venatoria, ma per forza di cose
devono essere più ridotti. Ma questo è un male minore rispetto a quello
della piccola quantità, ovvero del numero complessivo di uccelli prelevabile
per specie. Non è irrilevante ricordare che il Tar Lombardia, con ordinanza
n. 16 del gennaio 2005, investito del ricorso Wwf avverso la delibera
regionale sulle deroghe del 2003, ha rimesso tutti gli atti alla Corte di
giustizia della Comunità europea al fine di verificare se la legge nazionale
221 sia o meno rispettosa della direttiva comunitaria, censurando in pratica
il contenuto per supposta violazione del principio della piccola quantità e
quello di uniformità nazionale di intervento. Gira e rigira lo scoglio è
sempre quello della piccola quantità, la cui determinazione da parte dell?
Infs e la conseguente ripartizione tra le regioni interessate fissata dalla
Conferenza Stato-Regioni, ne rendono problematica la gestione in sede
regionale. Ciò, nonostante la Regione Lombardia sia riuscita quest?anno a
imporre che il calcolo della piccola quantità venisse elevato dall?1 per
cento della mortalità naturale al 5 per cento per le specie fringuello e
peppola, in virtù di quanto dispone la recente Guida europea interpretativa
della direttiva 79/409. Ma anche in questo caso un po? di onestà
intellettuale: la Guida non dà per scontato tale innalzamento, ma stabilisce
che può essere adottato solo quando il prelievo in deroga sia effettuato a
carico di specie in buono stato di salute. Insomma i numeri dell?Infs sono
quelli che sono: esigui per una corretta salvaguardia delle nostre cacce
tradizionali. A meno che si voglia ignorare quanto stabiliscono l?Istituto e
la Conferenza Stato-Regioni. Qualcuno lo ha già fatto e forse lo farà
ancora. Del resto siamo proprio sicuri che competa all?Istituto e non alle
Regioni determinare la piccola quantità, concetto relativo, difficilmente
definibile a priori e legato all?ambito territoriale di riferimento? Ancora,
è solo un caso che la 221 preveda il parere dell?Infs, neppure vincolante,
soltanto per stabilire i periodi temporali del prelievo in deroga?
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Caccia, al tramonto si spara mezz'ora in meno ma i Verdi bocciano la legge
del centrosinistra
Varato il calendario regionale. Il centrodestra: è un regalo agli
ambientalisti
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=348929&IDCategori
a=584
Genova Il consiglio regionale ha approvato ieri il nuovo calendario
venatorio ligure per la stagione 2005-2006. L'orario è stato accorciato di
mezz'ora: è stata infatti cancellata l'estensione rispetto allo standard
nazionale che prevedeva lo stop mezz'ora dopo il tramonto. Il testo è stato
votato dalla maggioranza di centrosinistra a esclusione dei Verdi, che hanno
detto «no» insieme al centrodestra. Paradossalmente, proprio i Verdi avevano
chiesto questo provvedimento con un duro ostruzionismo nella seduta della
scorsa settimana. L'opposizione, quindi, ha gioco facile a bollare il
provvedimento del centrosinistra come «un cedimento al ricatto degli
ambientalisti».
«Votiamo contro - ha spiegato per il "Sole che ride" Cristina Morelli -
perché questo ddl non ci piace anche se otteniamo un piccolo risultato
positivo con il fermo della caccia al tramonto. L'assessore Giancarlo
Cassini ha spiegato che il documento non modifica nella sostanza il
precedente calendario ma consente di evitare eventuali ricorsi al Tar su
alcune deroghe introdotte in passato. Giunta e maggioranza hanno poi
ribadito che la legge regionale sulla caccia verrà modificata in un secondo
tempo ascoltando le richieste di cacciatori e animalisti.
L'opposizione ha criticato la giunta per avere «tradito gli elettori dopo
che in campagna elettorale - ha spiegato Francesco Bruzzone (Lega) - il
presidente Burlando aveva scritto ai cacciatori annunciando che avrebbe
difeso i loro interessi». Per Lac e Wwf con il testo licenziato ieri in
Regione «sono stati sconfitti i talebani del calibro 12». Per il capogruppo
della Margherita Claudio Gustavino, «oggi non abbiamo fatto altro che
portare un elemento di coerenza rispetto alle normative nazionali».
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VENETO Le opposizioni preparano l'ostruzionismo contro la deroga su tredici
specie
«Caccia, questa legge non passerà mai»
http://www.ilgazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2521097&Luogo=Nord
est&Pagina=NORDEST
Venezia
(g.t.) «Questa legge non passerà mai». Se i Verdi si sono forse sentiti un
po' soli nel momento in cui la commissione agricoltura, caccia, pesca,
economia montana del consiglio regionale del Veneto ha dato il via libera
alla caccia in deroga di tredici specie, il giorno dopo sono giunti i
rinforzi di Rifondazione, Ds e Margherita. «La quarta commissione -
affermano infatti Pietrangelo Pettenò, Giovanni Gallo e Guido Trento - ha
licenziato, con un colpo di mano della maggioranza, l'ennesimo provvedimento
che permette la caccia in deroga nella nostra regione. Quanto deciso
rappresenta un fatto gravissimo perché stravolge tutta l'impostazione fin
qui seguita in tale materia, ritenendo opportuno ampliare le specie
cacciabili e non più in virtù dei danni alle coltivazioni, ma solamente
perché sarebbe opportuno ampliare la caccia a specie che per tradizione si
sono sempre cacciate». «Peccato che la direttiva Cee 409 del 1979 preveda
ben altre cose e soprattutto stabilisca misure rigide di controllo e parli
solo di "piccole quantità" - precisano i tre consiglieri - Peccato che
l'Istituto nazionale per la fauna selvatica non abbia dato nessun parere
positivo in tal senso, anzi ha di fatto bocciato l'ampliamento del prelievo
proposto dalla Regione e ha segnalato la necessità di un ulteriore
approfondimento per le nuove specie». «Nel corso delle audizioni -
concludono - avevamo colto un segnale positivo trasmesso sia dalle
organizzazioni venatorie che da quelle del mondo agricolo,cioè la necessità
di instaurare un percorso graduale e condiviso in tale materia. Non abbiamo
colto nessun segnale oltranzista che portasse addirittura allo
stravolgimento della legge approvata lo scorso anno. La maggioranza ha
voluto forzare tempi, modalità e contenuti in tale delicata materia. Con
questo spirito non si va da nessuna parte e quindi ci sentiamo di avvertire
la maggioranza che questa legge non passerà mai».
Tra le novità introdotte dalla legge la durata quinquennale, anziché annuale
come è avvenuto fino a ora, della caccia in deroga; la possibilità di
segnare nell'apposito registro i capi messi in carniere alla fine delle
giornata venatoria e non al momento dell'abbattimento e l'aumento della
lista delle specie cacciabili che diventano tredici: i "soliti" storno,
passero, passera mattugia, cormorano, tortora dal collare orientale,
peppola, fringuello, pispola con l'aggiunta di prispolone, frosone, verdone,
gabbiano reale e piviere dorato. E se Gianfranco Bettin ha promesso «una
carriola di emendamenti» dei Verdi, Rifondazione ne ha già pronti oltre
mille. In aula, sarà davvero battaglia.
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Le doppiette tacciono e sparano le polemiche. Gli animalisti ...
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050727&ediz=10_CIV_VECCHIA&n
pag=41&file=M.xml&type=STANDARD
Le doppiette tacciono e sparano le polemiche. Gli animalisti hanno chiesto
di fermare il calendario venatorio nel Lazio definendolo «uno dei peggiori d
?Italia». I cacciatori invece sono spaccati sulla proposta dell'assessore
regionale all?agricoltura Daniela Valentini. Quest?ultima è intenzionata a
concedere una giornata di preapertura (primo settembre) e sta verificando la
possibilità di applicare deroghe per la caccia allo storno, la beccaccia e
la lepre.
La Federcaccia ha contestato il calendario venatorio ritenendolo troppo
penalizzante e la protesta è stata raccolta dai partiti di opposizione. «L?
assessore deve ridiscutere il calendario», dice Luciano Ciocchetti dell?Udc
e Giulio Gargano di An aggiunge: «I cacciatori sono stati presi in giro». Al
contrario l?Arcicaccia, attraverso il presidente del Consiglio Nazionale
Marco Ciarafoni, ritiene la proposta «equilibrata e che apre nel Lazio una
fase nuova, di prospettiva per l?ambiente, la fauna e la caccia».
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NOCIVOSARAITU
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AMBIENTE E SANITA? PUBBLICA/STOP AL FORAGGIAMENTO ABUSIVO
Piccioni in centro, scatta il piano dell?assessore Travanti
di GIULIA MARCONI
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050727&ediz=07_MARCHE&npag=3
5&file=B.xml&type=STANDARD
Portano malattie e sono diventati un vero e proprio problema. Parliamo dei
piccioni che stazionano, ormai, non solo del centro storico. E ieri
pomeriggio, proprio per discutere di quella che sta diventando una
emergenza, si è tenuta una riunione presso l?ufficio ambiente. Si è giunti
ad una prima soluzione temporanea. Falchi addestrati e mangime sterilizzante
anti-piccione. Lo ha deciso, almeno temporaneamente, l'assessore
all'ambiente, Claudio Sesto Travanti. Sollecitato dalle insistenti lamentele
di cittadini e commercianti del centro cittadino, Travanti ha infatti
indetto un incontro per discutere le possibili soluzioni. Oggetto del
confronto proprio l?enorme numero di volatili in centro e disagi legati al
conseguente rischio di malattie. Sgradevoli inconvenienti igienico-sanitari,
infatti, sono all'ordine del giorno, in primis per gli esercizi pubblici che
effettuano somministrazioni all'aperto. Per non parlare del pregiudizio
ambientale recato, nel medio periodo, al patrimonio monumentale di cui
Ascoli è ricca. Contro il rischio di ulteriori disagi si è espresso Mario
Angelini: «Esistono fondi stanziati dall'Amministrazione Comunale per
fermare il pericolo piccioni? Perché io sono disponibile a contribuire
pro-quota ad eventuali interventi. E auspico che, come me, altri
commercianti diano il loro contributo». Concorde con lui, anche un altro
commerciante: Primo Valenti. Sull'aspetto finanziario ha così ribattuto
Travanti: «Verrà interpellato un falconiere perché venga fornito un
preventivo della spesa e un programma di lavoro. Il passaggio successivo
sarà quello di stilare un protocollo d'intesa tra il Comune e i commercianti
interessati alla soluzione del problema». Certo è che la minaccia piccioni
incombe, a tal punto da far ventilare l'ipotesi di un provvedimento
d'urgenza: «Perchè, purtroppo -dice ancora Travanti-, esistono persone che
foraggiano i volatili. Per ragioni di tutela dell'igiene e della sanità
pubblica, per debellare questo fenomeno, non escludiamo un?ordinanza ad hoc.
Invitiamo pertanto i cittadini a segnalarci casi di ?foraggiamento
 abusivo?». Sul problema igienico-sanitario si sofferma anche l'assessore
Cesare Celani: «L'Asl potrebbe proporre un provvedimento d'urgenza. Alla
base c'è il rischio di malattie trasmissibili all'uomo». Basti pensare che
il piccione è portatore di circa 60 malattie, alcune delle quali mortali.
Tra le più pericolose: Salmonellosi, Ornitosi, Aspergillosi, Candidosi,
Encefalite, Tubercolosi. Gli agenti patogeni vengono trovati nei loro
escrementi e si trasmettono anche senza un contatto diretto con gli stessi.
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FIERE VENATORIE
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FIUME VENETO In programma domenica 7 agosto nel parco della Villa Ricchieri
e nel parco della Casa dello studente
Gran concerto con il tordo sassello nazionale
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2520577&Luogo=Porden
one&Pagina=9
Fiume Veneto
Sarà ancora una volta la maestosa cornice del parco di Villa Ricchieri a
ospitare, domenica 7 agosto, la mostra ornitologica giunta alla 28. edizione
e la 20 mostra avicunicola e da animali da cortile organizzate dall'apposito
attivissimo comitato di Fiume Veneto. Come da tradizione, il clou della
manifestazione sarà la proclamazione del tordo sassello nazionale. Ma a
rallegrare con i loro canti la mattinata domenicale fiumana vi saranno anche
bottacci, merli, allodole, quaglie, fringuelli, peppole (montani), tordine,
lucherini, cardellini, canarini e vari uccelli da richiamo. Ai primi
classificati e a numerosi piazzati andranno premi in denaro e medaglie d'oro
e d'argento, destinati, oltre che agli uccelli canterini, anche agli esotici
in genere, a ondulati e psittacidi, ibridi, anomali, uccelli parlanti. Il
"concerto" comincerà alle prime luci del giorno. Medagli e premi in denaro
andranno anche ai migliori esemplari di galline, colombi, oche, anatre,
cigni, pavoni e fagiani.
Ma a Fiume Veneto, in questo caso nel parco della Casa dello Studente, ci
sarà gloria anche per cani da caccia, pastore, da difesa, da utilità e
compagnia, suddivisi nelle classi Baby, Giovani e Adulti. Premi speciali
saranno assegnati a tutti i bastardini iscritti. La rassegna comincerà alle
8 con le iscrizioni che si chiuderanno inderogabilmente alle 10, quando
comincerà il lavoro della giuria. A completare la manifestazione, la 4.
mostra di vini Doc friulani , la 2. rassegna del coniglio riproduttore,
l'esposizione di animali dell'antica vita contadina, ma anche mostre d'arte
visiva e di artigianato artistico.
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COMMERCIO
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Operazione del servizio Cites del Corpo forestale dello Stato. Plauso di
Legambiente
Stroncato traffico di uccelli rapaci
Brindisi, sequestrati 180 esemplari: tre persone sono state denunciate
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/quotidiano/gazzetta_edicolanavSf.asp?
IDCatGOL=672&IDNotizia=294600&Edizione=1&Pagina=7&DataPubb=20050727
BRINDISI. Un vasto traffico di uova e di piccoli di rapaci e altri uccelli
rari è stato scoperto da personale del servizio Cites del Corpo forestale
dello Stato che ha denunciato tre persone e sequestrato circa 180 esemplari
rari, tra Condor delle Ande, Capovaccai, Grifoni, Falchi Sacri e Cicogne,
tutte specie protette. Il traffico aveva come base la Puglia e avveniva
attraverso una triangolazione con Svizzera, Austria e Germania. I sequestri
sono avvenuti durante perquisizioni in appartamenti e allevamenti in diverse
regioni italiane: oltre alla Puglia, anche Marche, Sicilia e Lazio.
L'operazione, chiamata Condor, è la più grande del genere condotta in
Italia, ed ha impegnati circa 50 uomini specializzati della Forestale. Gli
agenti del corpo forestale hanno ricostruito i meccanismi del traffico. Gli
uccelli, ma spesso anche le uova prima della schiusa, venivano prelevati da
nidi in Turchia e Grecia e in generale in Paesi dell'Est, e portati in un
allevamento clandestino in Puglia dove venivano fatti covare.
Successivamente, ciascun esemplare veniva corredato di documenti falsi,
certificazioni di origine e documentazioni Cites riciclate, cha attestavano
la nascita degli esemplari in cattività (elemento che rende legale la
commercializzazione) e finalizzavano il commercio alla conservazione
biologica di specie minacciate di estinzione. Venivano così immessi sul
mercato e collocati da collezionisti privati o in centri di conservazione
per il ripopolamento di parchi naturali. Molto particolare è il mercato
degli ambitissimi Condor che, addestrati da piccoli, vengono utilizzati per
il volo acrobatico: in genere accompagnano lanci spettacolari con deltaplano
nei quali il volo dell'uomo viene affiancato a quello dell'uccello un po'
per studio e un po' solo per spettacolo. Il traffico era guidato da uno
svizzero, un tedesco, e un austriaco, che sono stati denunciati per
violazione delle norme Cites, maltrattamento di animali, abuso edilizio e
impiego di lavoratori extracomunitari clandestini. Quest'ultima accusa si
riferisce all'impiego di quattro lavoratori clandestini (che sono stati
bloccati) che vivevano nell'allevamento pugliese in condizioni
igienico-sanitarie talmente precarie da richiedere l'intervento della Ausl
di zona. L'inchiesta era partita a giugno dopo il sequestro nel porto di
Ancona ad un cittadino tedesco di alcune uova di Capovaccaio e di Cicogna
nera provenienti da Turchia e Grecia. Dopo controlli compiuti dai
veterinari, gli uccelli sono stati trasferiti in alcuni centri di
accoglienza per la fauna selvatica gestiti dal corpo forestale. «È stato
veramente un ottimo lavoro del Corpo Forestale»: così il responsabile fauna
di Legambiente, Antonino Morabito, giudica l'operazione «Condor». «I
risultati di questa operazione - dice Morabito - dimostrano che il traffico
illegale di specie protette è sempre più organizzato e con canali
internazionali ramificati. Non è un bracconaggio distratto, bensì gestito da
una malavita ben organizzata tra diversi Paesi. È quindi sempre più
necessario e importante rafforzare l'azione d'intelligence delle forze di
polizia per poterlo contrastare». Il traffico internazionale di specie
animali e vegetali - sottolinea Legambiente - ammonta a circa 25 miliardi di
euro l'anno: 7-8 miliardi sono il giro di affari illegale. Oltre ad
alimentare le casse della malavita, il commercio illegale di fauna e flora è
anche causa dell'estinzione di circa 100 specie animali ogni anno. Si stima
che il commercio riguardi 350 milioni di esemplari, tra cui 5 milioni di
uccelli, 37.000 scimmie, decine di migliaia di rettili, 12 milioni di
orchidee e 11 milioni di cactus.
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ALLEVAMENTO
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Sui Tir animali senza cibo né acqua dodicimila euro di multa a due autisti
Sanzioni a un italiano e a un greco. Fermati a Ovada, avevano percorso
seicento chilometri senza effettuare le soste previste dalla legge
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=348793&IDCategori
a=595
Ovada Trasportare animali senza rispettare le norme è costato 6.000 euro di
multa a due camionisti che percorrevano la A26 alla guidia di Tir carichi di
bestiame. In questo periodo l'intervento delle pattuglie fa parte
dell'offensiva della polizia stradale di Belforte, al comando dell'ispettore
Disette, che opera sull'autostrada, nei confronti appunto di camionisti e
trasportatori che non rispettano le norme sul trasporto di animali vivi o lo
fanno solo parzialmente.
Non sono sfuggiti al controllo delle pattuglie sguinzagliate sul tracciato.
Succede spesso che si tratti di animali (bovini, equini, ovini) costretti a
percorrere centinaia di chilometri in grave stato di sofferenza. In vari
casi sono stipati, ammassati, costretti a sopportare il tormento del caldo
eccessivo, dell'insufficienza (o addirittura la mancanza) di cibo e di
acqua. Lo scorso anno addirittura in un Tir carico di equini, per le
inadempienze degli autotrasportatori, morirono alcuni cavalli mentre altri,
ormai stremati, furono salvati in extremis In quel caso, oltre alle autorità
veterinarie, intervenne anche la Protezione Animali, il carico venne
sequestrato e gli animali inviati in appositi centri attrezzati per le cure
ed il recupero.
I due camionisti multati, ciascuno con 6.000 euro, sono: Spartakos
Ozmiiekietan, 33 anni, residente ad Atene. Guidava un Tir carico di ovini
adulti proveniente dai Pirenei e diretto in Grecia; il secondo, Mauro
Bovelli, 26 anni, residente a Mondovì, era alla guida di un Tir carico di
capi bovini provenienti sempre dai Pirenei con destinazione Cuneese e
Piacentino. I poliziotti li hanno controllati nei pressi di Ovada
riscontrando il mancato rispetto di vari punti delle severe norme che
disciplinano il trasporto. Pertanto i due camionisti non hanno potuto
evitare la pesante sanzione. Le norme vigenti prevedono, soprattutto per i
carichi di bestiame che effettuano un tragitto di oltre 600 km (la maggior
parte), che i traportatori osservino regolari soste che devono essere
registrate, garantendo agli animali cibo e acqua a sufficienza.
Vanno rispettate anche le norme igieniche e i tempi di percorrenza hanno dei
limiti minimi che non devono essere superati. Purtroppo, per accelelerare
tempi, ridurre costi ed avere alla fine un maggior guadagno, spesso le norme
vengono dimenticate.
Bruno Mattana
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E' provocato dai batteri provenienti dagli animali. Altre 21
persone in condizioni disperate. Colpiti per lo più gli allevatori
Morbo dai maiali in Cina, è mistero
24 morti accertati, nessun farmaco
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/scienza_e_tecnologia/morbomaiali/mor
bomaiali/morbomaiali.html
PECHINO - Un morbo sconosciuto, provocato da batteri provenienti dai maiali,
ha colpito oltre cento persone in una zona rurale della Cina, 24 delle quali
sono già decedute ed altre 21 versano in condizioni disperate: le autorità
sanitarie cinesi non hanno ancora individuato un farmaco utile a contrastare
il decorso della malattia.
Il morbo, generato dal batterio Streptocccus Suis (comune fra i maiali), era
stato diagnosticato per la prima volta il mese scorso nella provincia di
Sichuan: secondo i dati aggiornati alle ore 12 di ieri martedì, i malati con
i sintomi del morbo sono 117, di cui 76 accertati e 41 sospetti. Fino ad ora
risultano solo cinque casi di guarigione, mentre il 76 per cento dei casi
accertati hanno avuto esito infausto.
Le persone infettate sono prevalentemente allevatori che avevano macellato i
maiali; altri si sono infettati lavorandone la carne. Al ministero della
sanità cinese non risultano infezioni da uomo a uomo.
I sintomi del morbo sono febbre alta, nausea, vomito ed emorragia.
I medici non hanno trovato alcun farmaco efficace per contrastare il decorso
del morbo; negli ospedali si continuano a somministrare antibiotici in dosi
massicce, ma evidentemente non funzionano.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it