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Corriere della Sera 29.7-05



cati at cuccefelici.com
www.cuccefelici.com Gara per salvare la balena che gioca con i bambini Sapri, da tre giorni si tenta di non farle raggiungere la riva. Gli esperti: è malata, ha un?infezione
  DAL NOSTRO INVIATO
SAPRI (Salerno) - Pisacane sta male. Nuota lentamente, gira su se stesso, punta la riva, che per lui è il posto dove andare a morire. L?hanno chiamato così, Pisacane , il balenottero comparso due giorni fa nella baia di Oliveto, lo specchio d?acqua sul quale si affacciano Sapri e Villamare, punta estrema del Cilento. All?inizio i villeggianti, dopo una breve diffidenza, lo hanno preso in simpatia: foto, videoriprese, i bambini che si sono avvicinati ad accarezzarlo e qualcuno ci è pure salito sopra. Ora la novità è passata, e il problema è soltanto dei quattro biologi venuti dall?Acquario di Napoli e degli altri esperti che stanno cercando di salvare la vita al capodoglio. «Ma a questo punto non è un?operazione semplice», spiega la dottoressa Angela Paglialonga, che guida l?equipe partita da Napoli. «Quando un animale così arriva a spiaggiarsi, nel novanta per cento dei casi poi muore». E il balenottero di Sapri si è spiaggiato già quattro volte. Due giovedì e due ieri notte. La Paglialonga e i suoi colleghi lo stanno seguendo passo passo, per impedire che raggiunga la riva. Li stanno aiutando i carabinieri, la capitaneria di porto di Palinuro, un gruppo di veterinari e il dottor Massimo Tocchetti, del Centro studi cetacei. Le piccole imbarcazioni sulle quali stanno gli esperti, non rientrano a riva ormai da giovedì mattina, dopo che i due bagnini della spiaggia di Oliveto hanno notato quel grosso animale (una decina di metri di lunghezza per un paio di tonnellate di peso) a poca distanza dalla riva e hanno dato l?allarme. Ma da giovedì a ieri sera la situazione non ha fatto altro che peggiorare. Pisacane ha una gravissima infezione, dicono biologi e veterinari, ma finora è stato impossibile capire di che cosa si tratta per intervenire nel modo giusto. Il problema principale è evitare lo spiaggiamento, e per questo già l?altro giorno i soccorritori avevano cercato di creare una imbragatura per poter trainare il cetaceo al largo nella speranza che andasse a ricongiungersi al branco dal quale si è separato. Ma trascinarlo è pericoloso, si rischia di ferirlo e il suo corpo è già messo male. E? ricoperto di parassiti, e ora si sono aggiunte le ferite rimediate su sabbia e scogli. Eppure ieri per quasi un?ora è sembrato riprendersi. Verso le quattro del pomeriggio, quando lo si è visto girare come al solito su se stesso ma poi fermarsi con il muso verso il mare aperto e cominciare a nuotare in quella direzione. Sembrava fatta, dalle barche che lo seguivano a distanza quasi non si vedeva più la costa, sembrava che Pisacane avesse ritrovato la voglia di vivere, ma poi ha cominciato a rallentare. E alla fine si è fermato, ha fatto il solito giro, sempre sulla destra, e ha puntato di nuovo verso l?interno. Un?illusione. E rimarrà difficilissimo, se non impossibile, salvarlo se non si riuscirà in tempi brevi a scoprire quale malattia affligge il balenottero. Ma non è semplice, perché un prelievo di sangue a un capodoglio non lo si fa in dieci minuti. Sono due giorni che ci stanno provando esperti qualificatissimi, e oggi o domani potrebbe aggiungersi al gruppo napoletano un biologo dell?Acquario di Genova, che era atteso già ieri. Però a questo punto il prelievo è urgentissimo. Non è più sufficiente sfamare Pisacane con abbondanti razioni di totani per evitare che si debiliti ulteriormente. Lui forza ne ha ancora, ora ha cominciato a nuotare in direzione nord, verso Ogliastro, ma il rischio che si lanci verso la riva resta in agguato in ogni momento. Fulvio Bufi L?intesa, resa nota ieri nel Laos, punta su carbone pulito e auto a idrogeno, ma non è vincolante. Allarme di Greenpeace Patto segreto anti Kyoto, l?Europa protesta Anche il Giappone aderisce all?accordo tra Usa, Cina e India. Negoziato nascosto da un anno
  DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON - A sole tre settimane dal G8 in Scozia, dove ne annunciarono il progetto, gli Usa hanno realizzato il «dopo Kyoto», o «oltre Kyoto», un accordo separato sulla difesa dell?ambiente con alte tecnologie che mina quello firmato da 140 Paesi e caldeggiato dall?Ue. A Vientiane nel Laos, alla Conferenza sulla sicurezza asiatica, hanno formato una «Nuova partnership dell?Asia e del Pacifico per lo sviluppo pulito e per il clima» con l?Australia, la loro fedele spalla, con i due Stati più popolosi del mondo, la Cina e l?India, e con il Giappone (che ha aderito formalmente ieri) e la Corea del Sud. Bruxelles ha protestato: il portavoce del commissario all? Ecologia Stavros Dimas li ha ammoniti che «la partnership non può rappresentare un?alternativa» e ha messo in dubbio che abbia «un impatto significativo sull?effetto serra». Greenpeace, la pugnace associazione dei verdi, ha definito il patto «un tentativo di deragliare Kyoto». L?annuncio, presentato dalla Casa Bianca, ha colto l?Ue e la stessa Conferenza sulla sicurezza nel Laos di sorpresa, ma secondo i media gli Usa negoziavano segretamente con i partner da un anno. A differenza del trattato di Kyoto, il patto non è però vincolante e non fissa i parametri della riduzione delle emissioni di gas. Si limita a indicare le tecnologie su cui puntare per rafforzare contemporaneamente l?economia, come sostenuto dal presidente Bush: quella del carbone pulito; dell?energia nucleare, solare, dei venti; delle auto a idrogeno, e così via. Gli Usa, all?avanguardia nella ricerca, si sono impegnati a mettere le tecnologie a disposizione di tutti, naturalmente a pagamento, e in Laos il sottosegretario agli Esteri americano Robert Zoellick e il ministro degli Esteri australiano Alex Downer si sono sforzati di presentare la partnership come «complementare» e non in conflitto con Kyoto. Già al G8 in Scozia, il presidente di turno, il premier inglese Tony Blair, rassegnato al colpo di mano di Bush, aveva invitato il mondo a guardare al «dopo Kyoto» - il trattato scadrà nel 2012 - cioè a non isolare gli Usa e a cercare un compromesso per gli anni successivi. Ma la reazione alla «Nuova partnership» di alcuni Paesi asiatici, l?Indonesia in testa, è stata ancora più negativa di quella dell?Europa. Molti inoltre si sono chiesti se a questo punto la Cina e l?India, tra i massimi responsabili del surriscaldamento del globo dopo l?America, non ignoreranno Kyoto pur avendolo sottoscritto. In Australia il premier John Howard e il presidente Bush sono stati criticati dai media come «grandi inquinatori». La diplomazia potrebbe comunque evitare uno scontro. A Vientiane, il Commissario alla sicurezza dell?Ue Javier Solana, che partecipava ai lavori della Conferenza, si è attenuto per il momento alla linea di Blair, osservando che «è troppo presto per pronunciarsi sull?iniziativa». E in un tentativo di mediazione il ministro degli Esteri canadese Pierre Pettigrew, sostenitore di Kyoto, ha invitato tutti i Paesi del mondo a un conclave a Montreal a dicembre dicendo che «le posizioni non sono antitetiche». I sei della partnership s?incontreranno il mese prima a Canberra per preparare un fronte comune. Ennio Caretto
«E? vero, servono interventi più severi contro i gas serra»
ROMA - «L?accordo non è in antagonismo col protocollo di Kyoto. L?intento è creare una base di cooperazione internazionale che coinvolga Paesi industrializzati ed economie emergenti come quella cinese o indiana». Da Pechino, dove si trova per perfezionare progetti sul clima tra governo locale e italiano, Corrado Clini si dissocia da chi intravede concorrenzialità tra i due trattati. Allora il protocollo di Kyoto non va considerato morto? « No, ma il problema è che non bastava più per assicurare certi obiettivi - spiega il direttore generale del ministero dell?Ambiente -. L?accordo di Vientiane è l?ultima di una serie di iniziative partite nel 2001 e le prime a muoversi sono state Italia e Usa. Quanto stabilito a Kyoto serve a poco. Le emissioni di gas serra diminuirebbero del 3% entro il 2010 quando invece l?obiettivo era quello di ridurre del 50% le emissioni globali entro il 2030».
  Quale sarà la carta vincente?
«Coinvolgere in questa azione Paesi come Cina e India che sono i maggiori produttori di emissioni. Verrà creato un sistema energetico mondiale, una rete di relazioni tecnologiche, con finalità molto ambiziose».
  Quali prospettive per l?idrogeno?
«Si sta lavorando molto a livello nazionale e mondiale. Proprio due giorni fa in Italia abbiamo completato l?iter per il finanziamento di una ventina di progetti di ricerca per lo sviluppo di tecnologie da fonti rinnovabili o attraverso l?uso dei combustibili tradizionali. A questi si aggiunge un altro progetto con la Regione Veneto per la nascita di un polo dell?idrogeno a Marghera. Dieci milioni li mette il governo, altri 20 le industrie che partecipano».
  E a livello internazionale?
«L?Europa è intervenuta con un finanziamento di 2,5 miliardi, gli Usa con un miliardo e mezzo, il Giappone sta lavorando. Noi siamo in procinto di realizzare con la Cina, a Shanghai, un polo dell?idrogeno simile a quello di Marghera». Margherita De Bac
L?APPELLO  La rockstar Usa a Benetton: «Non usare lana australiana»
TREVISO - Un appello a Luciano Benetton, pubblicato in un giornale della sua città, per convincerlo a non utilizzare più lana australiana per confezionare i prodotti del suo marchio. La rockstar americana Chrissie Hyndie, leader dei Pretenders, ha spiegato che «le lane australiane sono ottenute attraverso il crudele sistema del mulesing , che prevede il taglio di una grossa porzione di carne dall?animale vivo». Inoltre, ha proseguito la Hyndie, gli allevatori australiani spediscono milioni di pecore in Medio Oriente «stipandole in condizioni orribili. In questi viaggi muoiono migliaia di esemplari». La lettera è stata pubblicata nella pagina delle inserzioni del quotidiano La Tribuna di Treviso .