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NEWS: Giornali Internet 31/07/05



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CACCIA
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Approvata dal consiglio regionale la legge venatoria in deroga, stravolta la
proposta dell'assessore Donazzan
Nuova norma, cacciatori divisi
Rimasto uguale l'elenco delle specie da cacciare, resterà in vigore per
cinque anni
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2526266&Luogo=Trevis
o&Pagina=TREVISO
Trova favorevoli e contrari, tra i cacciatori trevigiani, la legge sulla
caccia in deroga, approvata la scorsa notte dal consiglio regionale. Un
sospiro di sollievo, anche se solo parziale, per gli animalisti della Lac.
Avevano ammonito a non far passare una legge "spara tutto", in base alla
quale sarebbero stati cacciabili uccelli come il verdone, il frosone, la
pispola, il prispolone, il gabbiano reale o lo storno. Il consiglio, con un
voto trasversale, ha letteralmente stravolto la proposta formulata
dall'assessore regionale di reparto Elena Donazzan. L'elenco delle specie
che si potranno abbattere perché in sovrannumero o dannose all'agricoltura,
è rimasto pressoché invariato. La novità principale della nuova legge,
semmai, è che rimarrà in vigore non uno ma cinque anni, mettendo così
termine almeno per un po' alle dispute all'interno del mondo venatorio.«La
nuova legge mi trova favorevole - commenta l'assessore provinciale alla
Caccia e alla Pesca, Stefano Busolin -. Rientra perfettamente nella
normativa europea. Credo che la stragrande maggioranza dei cacciatori
trevigiani la condividerà. La nuova normativa, infine, dovrebbe contribuire
a ridurre la spesa che la Provincia sostiene ogni anno per i danni causati
dalla fauna selvatica, quantificabile in media in 150mila euro». Per
Busolin, è positivo che il consiglio abbia praticamente confermato l'elenco
di specie da cacciare in deroga già in vigore: «Ma la vera novità è che non
si riparlerà più di caccia in deroga per almeno cinque anni». «Va benissimo
che il consiglio regionale abbia sostanzialmente confermato le specie decise
lo scorso anno - gli fa eco Carlo Torresan, presidente provinciale della
Federcaccia -: si tratta di un una norma ormai consolidata». Di tutt'altro
avviso è invece Fabio Marcon, presidente provinciale dell'Associazione
Cacciatori Trevigiani: «Sarebbe stato un grande risultato poter cacciare
nuove specie - esordisce -. Se continuiamo a ridurre il numero delle specie
abbattibili, si creerà una pressione sempre maggiore sulle poche che
rimangono ». Per Andrea Zanoni, presidente regionale della Lac, la nuova
legge, pur se smussata, va apertamente contestata: «Come Coordinamento
protezionista del Veneto intendiamo fare ricorso alla Corte di giustizia
europea - fa sapere -. Questa legge, oltre a essere facilmente aggirabile,
non è in regola dal punto di vista del numero degli esemplari abbattibili.
Inoltre, prevede la caccia di specie come i fringuelli e la pispola,
estremamente vulnerabili».
Lina Paronetto
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Ecco la legge sulla caccia in deroga con diritti e doveri per cinque anni
Regione
Non sono mancate le contestazioni da parte della sinistra e degli
animalisti. Ostruzionismo in aula: più di 3 mila emendamenti
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Baa.htm
(s. m. d.) L?ottava legislatura veneta ce l?ha fatta: il consiglio
regionale, nella notte di venerdì, ha approvato la legge sulla caccia in
deroga. Programmazione del prelievo venatorio in deroga su cinque anni e non
più su uno, mantenimento della limitazione di sette specie di uccelli e
controlli sistematici le novità del nuovo testo legislativo, fortemente
caldeggiato dal centro-destra.
«Siamo davvero soddisfatti - esordisce l?assessore alla caccia, l?aenneista
bassanese Elena Donazzan -: questa importante conquista permetterà alla
Regione di fare programmazione e ai cacciatori di conoscere i propri
diritti, togliendo la legge sulla caccia in deroga dall?impressione che essa
sia una regalia elargita di anno in anno ai cacciatori. Come sempre avvenuto
in passato, in tema di caccia si parte da posizioni ideologiche conflittuali
e contrapposte, mentre con questa legge si vogliono dare certezze ai
cacciatori del Veneto che, per la prima volta nella storia, vedranno la
durata della legge estesa a cinque anni».
«Questo contribuisce a dare tranquillità al mondo venatorio - aggiunge il
consigliere leghista Roberto Ciambetti - e non ci costringe, tutti gli anni,
a tornare a discutere dell?argomento. Anche il fatto che ora il cacciatore
non debba più scrivere sul taccuino ad ogni animale preso, bensì possa farlo
a fine giornata, aiuta a facilitare il tutto. La Regione, inoltre, starà
sempre in contatto diretto con l?Infs, l?Istituto faunistico regionale, per
assicurare tutti i controlli del caso».
Questa legge era attesa soprattutto da quei 18mila e 500 cacciatori del
Vicentino. Proprio qui, nella nostra provincia, c?è il più alto tasso di
abbattimenti dichiarati a livello regionale, ben l?80 per cento, soprattutto
fra fringuelli e peppole.
Il traguardo legislativo, però, non è stato esente da polemiche dentro e
fuori palazzo Ferro-Fini.
«Purtroppo l?atteggiamento poco coerente dei dirigenti di alcune
associazioni venatorie e di alcuni consiglieri regionali ci ha impedito, per
il momento, di vedere inserite nelle specie prelevabili in deroga altre
specie dannose - racconta l?on. Sergio Berlato -. Questa partita è solo
rimandata: torneremo a rivendicare il completamento dell?iniziativa proposta
dalla giunta non appena il consiglio si doterà di un nuovo regolamento che
impedisca l?ostruzionismo attualmente realizzabile anche da un singolo
consigliere che voglia paralizzare sine die i lavori dell?aula presentando
una serie infinita di emendamenti».
«La legge è ben lontana da quella che la giunta aveva immaginato in termini
di quantità di specie cacciabili - spiega la Donazzan -, fattore quest?
ultimo che avrebbe invece permesso di diluire la pressione venatoria su più
specie. Purtroppo, come sempre in tema di caccia, al buon senso ha prevalso
la ragione politica sospinta dalla foga ideologica.
A niente sono valse le argomentazioni tecniche e il supporto di dati
scientifici con i quali ho argomentato in aula. Per l?ennesima volta si è
assistito ad una battaglia senza serenità e ragionevolezza da parte delle
forze di opposizione che hanno presentato oltre 3mila emendamenti
ostruzionistici».
«Tuttavia, questa legge è migliore rispetto alla precedente - conclude la
Donazzan - e rende la nostra regione la più europea sia in termini del
rispetto delle normative, sia per quanto riguarda i diritti dei cacciatori».
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IL MONDO VENATORIO TRA PRESENTE E FUTURO
Caccia, il colombaccio posticipato e i colpi bassi
di LUCIANO ROSSI
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050731&ediz=06_UMBRIA&npag=4
1&file=D.xml&type=STANDARD
UNA RIFLESSIONE sulla situazione venatoria non può che partire dalla
legislatura precedente: sono stati anni molto positivi per il mondo
venatorio dei quali ritengo modestamente di essere stato un protagonista
insieme ad autorevoli colleghi componenti della terza commissione consiliare
permanente come il presidente Giorgio Bonaduce, ma anche con altri
consiglieri appartenenti ai vari gruppi politici. Siamo riusciti con unità
di intenti ed un lavoro certosino a produrre notevoli aggiornamenti alla
legge regionale 14/94 che disciplina la caccia in Umbria, mettendo all?
angolo Ripa di Meana arrivato in Regione con grandi velleità, poi di fatto
isolatosi, e in genere smontando le possibilità dei ricorsi degli
ambientalisti che arrivavano puntuali al TAR ad ogni calendario venatorio.
Tutto questo è accaduto per caso? No, certamente. Si è potuto conseguire
questo risultato con una considerazione diversa dell?attività venatoria e la
riscoperta di quanto questa fosse permeata nella storia, nella società e
nella cultura umbra. Il cammino non è stato certo facile con una
legislazione nazionale che non corrispondeva più all?autonomia che godevano
le Regioni. Questo non ci ha impedito di andare avanti risolvendo questioni
come le deroghe, assicurando con una soluzione originale la percentuale
della superficie agrosilvopastorale da destinare alla caccia programmata,
inserendo specie quali i corvidi, i cormorani, i piccioni di città tra
quelle abbattibili per i danni che causano.
Tutto vero, qualcuno dirà, ma la ciliegina sulla torta ci è stata negata,
che sarebbe poi le modifiche alla legge 157/92 sulla quale il centrodestra
si era impegnato. Su questo bisogna essere chiari per due ordini di
questioni: per modificare la 157, che comunque rimane un obiettivo ed un
impegno, dobbiamo fare i conti con l?ostilità della sinistra. La cartina di
tornasole è la posizione dell?Arcicaccia a livello nazionale. Ma anche nel
centrodestra c?è stato chi ha sbandierato modifiche impossibili anche per il
contesto europeo in cui siamo, proponendo solo quelle cose che si ritenevano
più urgenti e che penalizzano fortemente i cacciatori. Le ricordo
brevemente: si tratta della abolizione delle forme di caccia, della
depenalizzazione dei reati venatori meno gravi, del pacchetto di giornate
per la migratoria, del prolungamento della caccia a febbraio ad alcune
specie, molto più importante della preapertura oggetto di contestazioni e di
discordie nel mondo venatorio soprattutto riferito al prelievo della
stanziale. A conferma di quanto detto c?è agli atti del consiglio regionale
la mia proposta di modifica di legge alle Camere della 157, che la
maggioranza di governo dell?Umbria nella legislatura trascorsa non ha
nemmeno voluto minimamente prendere in considerazione.
Fin qui il passato. Ora bisogna guardare avanti senza strabismi, puntando l?
occhio sull?obiettivo. Trovo infatti avvilente questa polemica sul posticipo
dell?apertura al colombaccio. Tutto lì il problema? Mi sembra poco. Non c?è
forse la necessità laicamente di ridiscutere, dopo questa stagione con il
cambio dell?assessore, tutto? Dobbiamo riflettere se non è il caso che con
le Regioni limitrofe vengano fatti accordi seri, firmati e controfirmati.
Una questione di fondo: la caccia sta cambiando perché, mentre alcune specie
sono in difficoltà, altre ripopolano i nostri boschi e le nostre valli:
caprioli, daini, mufloni. Dunque, più che discutere su questo calendario che
non poteva che essere di transizione, attrezziamoci a discutere il futuro.
La caccia non è più quella di ieri, non sappiamo ancora come sarà quella di
domani, ma sappiamo che in gran parte dipenderà da noi.
L?assessore regionale si è impegnato per la prossima primavera a convocare
una conferenza regionale sulla caccia. Ben venga se saremo pronti a superare
le divisioni ormai palesi anche in seno alle associazioni, se sapremo
progettare il cambiamento, accettare le novità, il confronto ed il dialogo
con gli agricoltori e gli ambientalisti seri.
Consigliere regionale FI
L?ASSESSORE regionale alla caccia Bottini, ratificando le ?pressanti
 volontà? sullo spostamento della data di cacciabilità del colombaccio alla
terza domenica di settembre, ha di fatto delegittimanto le associazioni
venatorie umbre. Nessuna componente venatoria, in sede di riunioni della
consulta regionale, ha mai proposto una simile eventualità; ben altre erano
invece le modifiche e gli aggiustamenti proposti in tema di calendario
venatorio, tutte inascoltate ed elegantemente ignorate. Come può ora parlare
di ?costante raccordo? con il mondo venatorio, per costruire un equilibrio
sempre più avanzato tra le diverse forme di caccia, se il primo passo verso
la sbandierata conferenza venatoria regionale ha prodotto modifiche non
richieste al calendario? La fiducia dei cacciatori si costruisce con atti
concertati, discutendo dati oggettivi e tecnicamente validi, rifiutando
appartenenze di schieramento, pressioni di partito o di club, acsoltanto con
un minimo di attenzione chi intende seriamente tutelare tutte le forme di
caccia, senza concedere vantaggi a una sola a discapito delle altre.
Stefano Tacconi
Segretario provinciale
Libera caccia - Perugia
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NOCIVOSARAITU
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CASALEONE. Ordinanza del sindaco contro i volatili
È caccia aperta ai piccioni
Cattura e abbattimento consentiti ma per quelli «di città»
http://www.larena.it/ultima/oggi/provincia/Bae.htm
Casaleone. Tempi davvero duri per i colombi di Casaleone. Il notevole
aumento dei volatili nel territorio comunale ha spinto l?amministrazione ad
un'ordinanza per ridurne il numero tramite cattura e abbattimento. Premesso
che l'atto si limita ai «colombi di città», non considerati appartenenti
alla fauna selvatica, i volatili sono diventati problematici per
l'agricoltura e gli allevamenti zootecnici, oltre che causa di danno e
imbrattamento per edifici privati e pubblici, piazzale della chiesa per
primo. Alla luce delle ultime epidemie di influenza aviaria, i cari uccelli
sono potenziali vettori della malattia e la profilassi preventiva,
indispensabile, richiede un maggior controllo anche sulla loro diffusione.
Infine, marginali ma presenti, le preoccupazioni verso la cittadinanza per
le zecche e i parassiti ospitati dai piccioni.
Caccia al piccione allora? L' ordinanza, in questo senso, invita all'uso di
reti per la cattura e al successivo abbattimento, nei tempi previsti dal
calendario venatorio e senza arrecare disturbo o pericolo alle persone.
Quanti vedranno le rispettive proprietà danneggiate dai piccioni potranno
comunque intervenire, ad eccezione però delle area di protezione della
fauna, dove spetterà solo alla polizia municipale provvedere. L'ordinanza
coinvolgerà anche la polizia provinciale, il servizio volontario dell'Ulss
21, il Corpo forestale dello Stato, la stazione dei carabinieri di
Sanguinetto e le associazioni locali di coltivatori, agricoltori e
cacciatori.
Nicola Ferrari
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PESCA
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Pescatori cacciati da Bergeggi
BUFERA SUL PARCO MARINO I professionisti savonesi: «Faremo ricorso:
peschiamo tutti o nessuno»
Il nuovo regolamento dell'isola autorizza solo i residenti
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=350202&IDCategori
a=592
Pescatori savonesi in rivolta. Protestano tutti: dilettanti e
professionisti. Il motivo è una novità che scatterà tra pochi giorni e, son
sicuri, dimezzerà gli affari. Il costituendo parco marino dell'isola di
Bergeggi che verrà ufficializzato tra pochi giorni (l'altro ieri l'ultimo
incontro a Roma tra Ministero e Comune) prevede infatti l'esclusione dei
pescatori non residenti a Bergeggi dallo spazio di mare intorno all'isola
stessa.
La notizia era nell'aria da qualche settimana ma ora c'è la conferma
ufficiale. «Effettivamente l'istituzione del parco marino farà entrare in
vigore un nuovo regolamento sulla pesca - spiega Enrico Vigliola, vice
sindaco di Bergeggi - regolamento che all'inizio dell'iter prevedeva che i
soli residenti a Bergeggi potessero pescare, adesso lo abbiamo esteso anche
a quelli limitrofi di Vado, Spotorno e Noli. Ma oltre non potevamo andare.
Quindi chi è fuori da quest'area non potrà più farlo».
Considerato che il mare dell'isola è tra i più appetiti, in quanto ricco di
pesci e unico dal punto di vista geografico - l'isola fa da scudo e le
condizioni di mare sono così quasi sempre favorevoli anche d'inverno -, la
notizia ha provocato la veemente reazione dei pescatori "forestieri": di
Savona, Varazze, Finale, persino dell'imperiese.
«Fare figli e figliastri mi sembra assurdo - dice Marco Panizzi, pescatore
professionista di Savona - se il motivo è tutelare al massimo l'ambiente non
ci dovrebbe pescare nessuno come negli altri parchi. Diversamente è
un'ingiustizia colossale. Ne abbiamo già parlato e prenderemo provvedimenti
non appena il regolamento verrà divulgato».
Tra i pescherecci del porto di Savona si parla già di ricorsi al Tar,
petizioni di firme, persino di scioperi. E la bufera è vicina: la novità
verrà introdotta dalla firma sul decreto ministeriale che farà nascere il
parco marino. Quindi tra pochi giorni. I rappresentanti del comune di
Bergeggi - e questa è la notizia positiva - hanno infatti avuto conferma che
il lungo iter è finalmente al capolinea. «Entro fine agosto ci sarà la
firma - conferma il vice sindaco Vigliola - ed entro settembre il parco sarà
realtà. Per Bergeggi ma in generale per il savonese sarà un volano:
turistico, scientifico, naturalistico e didattico».
La zona intorno all'isola verrà divisa in tre aree (a, b e c) e ciascuna
avrà regole ferree cui tutti dovranno attenersi. Lo scopo è ovviamente
tutelare fondali e fauna. Nella "a" non si potrà far quasi nulla, nella "b"
e nella "c" si ma a precise condizioni. La pesca, appunto, potrà praticarla
solo chi vive di fronte all'isola. Ed è questo che non piace.
Dario Freccero
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ALLEVAMENTO
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E SEMPRE SULL?A1 INVESTITO UN PEDONE
Troppo caldo, strage di maiali sul camion
di PAOLO CARNEVALE
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050731&ediz=04_FROSINONE&npa
g=38&file=D.xml&type=STANDARD
Un atto di incredibile imprudenza è costato la vita ieri mattina ad un
pedone, un cittadino rumeno extracomunitario, nel tratto autostradale
compreso tra Colleferro e Frosinone, all?interno del territorio della città
di Anagni. Tutto si è verificato intorno alle 7.35, poco prima del casello
di Colleferro, in direzione Roma. A quell?ora il cittadino rumeno, per
motivi ancora imprecisati, si trovava ai bordi della autostrada, ed ha
deciso di attraversare a piedi il tratto d?asfalto, passando in mezzo alle
carreggiate percorse dalle automobili. Quasi impossibile evitare l?impatto
con un?auto, una seat ibiza che in quel movento stava sopraggiungendo,
guidata da Katia Losa, originaria di Merate (Lecco). L?impatto era
violentissimo, e l?imprudente pedone rimaneva senza vita sull?asfalto del
tratto autostradale. La pattuglia della polizia stradale ha nella giornata
effettuato i rilievi di rito ed avviato le indagini per accertare l?identità
del deceduto.
Sempre nella giornata di ieri, ma qualche ora prima, intorno alla mezzanotte
tra venerdì e sabato, a qualche chilometro di distanza, peresso l?area di
servizio La Macchia di Frosinone, altra operazione della polizia stradale,
anche se di tutt?altro tono. Stavolta coinvolto infatti è risultato un
autotrasportatore olandese, bloccato e multato per trasporto di animali
morti, suini per la precisione. L?uomo stava trasportando il carico a Pagani
Salerno, ma è statao bloccato nei pressi di Frosinone a seguito di una
segnalazione nella quale si avertiva che lo stesso carico con tutta
probabilità non era in ordine. L?autotreno, fermato nell?are di servizio, è
stato poi scortato fino all?uscita del casello di Frosinone, dove si è visto
che 40 dei 70 suini trasportati dall?autotrasportatore erano già morti, da
diverse ore, probabilmente per il caldo. È stato immediatamente allertato il
servizo veterinario, che ha trasportato i suini vivi in un stalla di
Patrica, mentre quelli morti sono stati avviati all?inceneritore. Il
conducente è stato invece multato per 15.000 euro e deferito all?autorità
giudiziaria per violazione di norme sul trasporto animali.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it