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SOLO ORA



Title: SOLO ORA

SOLO ORA




La critica della società dello spettacolo-degli spettri è la critica del risultato finale di un lungo cammino, che ingloba le tappe precedenti dell'alienazione. Per suo tramite, a mio parere, è possibile rendersi conto in cosa consista realmente il movimento del valore che ha, come telos inconscio, tutto l'opposto del "progresso" storico per il vivente (di cui costituisce, nel suo divenire di conquista e globalizzazione, solo alcune - potenziali - basi materiali, niente di più): la sostituzione definitiva di quest'ultimo con l'inorganico, l'astratto, il fantasmatico. E quindi portare il rifiuto, la lotta - e, parallelamente, la creazione del nuovo - diritto nel centro del motore, inceppandolo, non fornendogli più l'alimento primo, che è la servitù volontaria stessa all'IRREALTA' (in questo senso ha perfettamente ragione Camatte: bisogna "lasciare" questo mondo). In altre parole, VOLTARE LE TERGA agli strumenti della tirannia, così come i contadini zapatisti hanno fatto dinanzi ai blindati dell'esercito. Sono sempre più convinto, per esempio, che una progressiva disaffezione di massa, qui da noi, nell'Euronordamerica, ai mezzi mediatici del dominio e ai loro Diktat (compreso, importantissimo, quello alimentare), una fuoriuscita PRATICA dalla passività e dall'ipnosi, registrerebbe reali cambiamenti nel senso della famosa "abolizione dello stato di cose", più di qualunque sciopericchio o eterna geremiade antirepressiva. Essendo, come dicevo, il culmine e il compiersi dell'alienazione, questo stato di cose obbliga a rimetterne in discussione le basi stesse, che risiedono esattamente in ciò che noi chiamiamo "specismo", giunto, nella fase conclusiva del modo di produzione capitalistico, alla sua manifestazione suprema. SOLO ORA ci si può rendere conto, a tutti gli effetti, di come la liberazione radicale dell'umanità stessa sia IMPOSSIBILE se gli uomini non s'inventano una maniera superiore di rapportarsi con la natura e gli animali Il disastro realissimo cui in caso contrario andrà incontro la Terra e tutti i suoi abitanti è già chiaro, ampiamente prevedibile e previsto.

Joe

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Da: Joe <flespa at tiscali.it>
Data: Sun, 19 Dec 2004 20:08:44 +0100
A: (...)
Oggetto: Re: Re: SOLO ORA

Il giorno 19-12-2004 19:05, (...) ha scritto:

> Caro Joe,
> ricevo con piacere questa tua che riprende il discorso da dove l'avevamo
> lasciato solo poche ore fa, dimostrandomi ancora una volta quanto la comune
> passione sia tuttora vivace.
> Ti seguo su molte cose che dici ma vorrei farti prendere atto di quanto,
> (magari con le meravigliose eccezioni degli zapatisti e di pochi altri che
> ancora non hanno raggiunto il grado di "sviluppo" del cosiddetto occidente)
> questo tragico destino che si delinea per il pianeta e anche per gli esseri
> umani che vi abitano, sia tutt'altro che un incubo da cui l'umanità si vuole
> svegliare.
> La sconfitta della classe operaia rivoluzionaria, realizzata attraverso il
> dispiegarsi dei totalitarismi del diciannovesimo secolo e che ha prodotto la
> distruzione di qualsivoglia componente sociale che non sia l'individuo
> atomizzato e disperato nel proprio nichilismo esistenziale, oggi nell'epoca
> dello spettacolo integrato consente l'unico modus della sopravvivenza che
> consiste di due lati della medesima medaglia: l'accettazione della propria e
> altrui impotenza e la stretta dipendenza generalizzata dal sistema globale di
> distribuzione delle merci e del denaro.   Chi non contempla muore. Muore
> perchè l'unica sopravvivenza è strettamente connessa alla passiva accettazione
> del flusso di merci e del loro turbinare spettacolare come del gioco delle
> vedettes che giocano alla guerra in tv o nel cortile di casa, poco importa.
> L'importante non è vincere ma partecipare è paradossalmente il diktat della
> modernità. Chiamarsi fuori significa aspettarsi da un momento all'altro di
> venire rinchiusi in prigione o in manicomio. Ed è inutile sperare di trovare
> in carcere una comunità di antagonisti e di irriducibili perchè anche lì si
> spezzano le schiene e i sogni e e si propagano solo incubi anche lì grazie
> alle nuove tecniche di segregazione.
> Insomma la fiducia in una possibile rivolta vincente è ormai tramontata. Lo
> spettacolo avvolge tutto come una bolla senza inizio e senza fine.
> E questo non perchè non si sappia che il disastro incombe quanto perché
> l'inadeguatezza di noi tutti separati uno dall'altro e resi impotenti
> dall'enorme mediazione sociale è tangibile e terrificante per ciascuno.
> Abbiamo consapevolezza del cordone ombelicale che ci lega al sistema come le
> larve di Matrix e sappiamo di non contare nulla in questa condizione
> miserevole.
> Quindi mi sembra di poter dire che non abbiamo coraggio perchè siamo impotenti
> e siamo impotenti perchè non abbiamo coraggio.... Non mi piace dirlo ma
> davvero io credo che da sola non posso fare granché. Nè penso che i
> comportamenti corretti di pochi saranno significativi di per se stessi.
> Si tratta forse di cercare con altri una nuova fonte di potere che non sia
> riconducile alla macchina mortale ma che trovi energia proprio dove ora c'è il
> massimo della dispersione e dell'autodistruzione. Il potere condiviso di molti
> uguali che possiedano la dignità e l'intelligenza di cambiare le sorti del
> pianeta e possano frenarne la caduta libera.
> A proposito della fine della lotta di classe si sono dette tantissime cose ma
> io continuo a credere che lo sciopero generale ad oltranza e l'autogestione
> generalizzata rimangano sempre il migliore incipit per azzerare l'esistente e
> contemporaneamente dichiarare l'inizio di una vita senza lo sfruttamento. E'
> chiaro che ciascuno deve imparare a fare qualcosa di diverso da ciò che gli
> capita oggi nella vita quotidiana, soprattutto imparare a vedere e cercare di
> vedere nell'altro il signore e non lo schiavo, l'uomo libero e non il
> cittadino ossequiente, il libertino e non il moralista....Sintetizzando potrei
> dire, come Diogene: partiamo con una lanterna a cercare un altro uomo.....
> Si tratta di proporre a noi stessi e ai compagni di strada che ci sono affini
> di nuovo una vita che sia un'avventura. Sono sicura che anche le sorti del
> pianeta miglioreranno...Detto in altre parole se migliori te stesso anche la
> specie ne guadagnerà...

> (...)

=======

Sottoscrivo dalla prima all'ultima le tue parole (...), se non fosse che la prospettiva classica dello "sciopero generale", in queste condizioni, mi sembra non tanto non auspicabile (tutt'altro!), quanto inverosimile. In effetti è proprio questo che occorrerebbe: che la "macchina" (quell'inesausto motore-mulino che procede e macina all'infinito e che ha per telos il suo stesso ansimare) si fermasse, globalmente, internazionalmente. E che i sudditi potessero, nel silenzio, vedersi per quel che sono, per quel che ancora possono essere. Ma ciò presupporrebbe una volontà, una determinazione e un coraggio DI MASSA... Per ora quel che mi sembra praticabile - come minoranze agenti, NON in modo autistico - è solo ciò che indichi nella conclusione del tuo messaggio: "se migliori te stesso anche la specie ne guadagnerà"... Proprio cosi. Senza illusioni.
Un abbraccio.

Joe