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NEWS: Giornali Internet 27/09/05



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CACCIA
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Lepri infette: in pericolo i nostri cacciatori Trovati esemplari immessi
dall'Est e affetti da una patologia potenzialmente mortale per gli uomini
L'ufficio Caccia e pesca della Provincia lancia l'allarme anche per il
Lecchese: 400 «doppiette» a rischio
La Provincia raccomanda ai cacciatori molta attenzione nella caccia alla
lepre e vieta l'immissione di animali provenienti dall'Europa dell'est
www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=LECCO&B
assa=si&Pagina=13&IDNotizia=1641762
Caccia alla lepre a rischio sulle montagne lecchesi, dove nei giorni scorsi
è scattato l'allarme per la possibile presenza di animali affetti da
tularemia. A lanciare l'allarme per la patologia, un'infezione letale per le
lepri e potenzialmente mortale anche per gli uomini, i responsabili
dell'ufficio Caccia e pesca dell'amministrazione provinciale che, in
occasione dell'apertura della stagione venatoria lo scorso 18 settembre,
hanno vietato l'immissione di lepri allevate o provenienti dai paesi
dell'est Europa sul nostro territorio e richiamato alla massima attenzione i
cacciatori. «Il provvedimento - ha spiegato Pietro Gatti, dell'ufficio
Caccia e pesca della Provincia - è scattato alla luce dei casi di tularemia
riscontrati nelle lepri immesse tra dicembre 2004 e gennaio 2005 in alcune
aree del Piemonte e della Lombardia, tra le quali anche la Valtellina, dove
sono stati individuati esemplari affetti da questa infezione, che nell'uomo
si manifesta generalmente con febbre alta, lesioni arrossate e linfonodi
ingrossati». La patologia, che si trasmette attraverso il semplice contatto
con carni o materiali infetti, ma anche attraverso la puntura di insetti,
l'ingestione di carni infette e di acqua contaminata, è infatti considerata
una forma «sempre grave nell'uomo - ha proseguito Gatti - tanto che il
batterio che la provoca figura nell'elenco degli agenti potenzialmente
utilizzabili come arma biologica». L'azione preventiva della Provincia ha
così il duplice obiettivo di evitare - da parte dei cacciatori - l'eventuale
immissione nel nostro territorio di esemplari malati e di informare i
cittadini, e in particolare i cacciatori, sui pericoli nei quali potrebbero
incorrere. Lo scorso anno nel nostro territorio sono infatti stati immessi
«oltre 400 esemplari di lepri selvatiche provenienti da paesi dell'est
Europa come Polonia, ex Cecoslovacchia, Ungheria e Romania - ha spiegato
Gatti - oltre la metà delle quali nell'ambito alpino e poche meno nell'area
del Meratese». Animali che durante il loro trasferimento dal paese di
origine dovrebbero essere stati sottoposti a un duplice controllo sanitario
(il primo al momento della cattura e il secondo al momento del loro arrivo
in Italia), che in altri territori si è però rivelato insufficiente per
scongiurare la diffusione dell'infezione. Un'infezione che, qualora dovesse
trovare diffusione anche nella nostra provincia, rappresenterebbe un
pericolo non solo per gli oltre 400 cacciatori che si dedicano alla caccia
alla lepre, ma anche per tutte quelle persone che dovessero eventualmente
entrare in contatto con animali infetti o mangiare le loro carni. «Il
pericolo infatti - ha concluso Gatti - è che la malattia si possa essere
endemizzata sul territorio e che si sia trasmessa alle lepri locali e ai
roditori, che per precauzione vanno quindi toccati solo con guanti e
indossando una mascherina, per evitare l'eventuale contatto con carni
infette». Dino Bondavalli
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La polemica Impallinato un falco pellegrino i cacciatori nel mirino della
Lipu
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=369853&IDCategoria=591
Orero. Impallinato da qualche cacciatore tra i boschi della val
Fontanabuona, il povero falco pellegrino soccorso e curato dai volontari
animalisti, non potrà più volare. Le lesioni provocate dalle ferite hanno,
infatti, costretto all'amputazione parziale dell'ala destra: «Quest'animale
sarà costretto a vivere per sempre dentro una voliera, perché non potrà mai
più librarsi nell'aria», confermano i veterinari della Lipu (Lega italiana
protezione uccelli).
Ma, a parte le drammatiche conseguenze per il falco, che appartiene a una
specie protetta, la vicenda ha rinfocolato le polemiche sulla stagione
venatoria appena iniziata. Anche perché, gli animalisti ricordano bene
l'anno passato, quando sull'altare della caccia furono immolati numerosi
esemplari protetti.
«A cominciare proprio dal falco pellegrino, che assurdamente viene
considerato da alcuni cacciatori senza scrupoli come un "competitor" -
racconta Paola Quartini, responsabile Enpa del levante - In poche parole, si
spara a questa specie per eliminare un concorrente nella caccia agli altri
uccelli. La differenza è che il rapace uccide le altre specie per
sopravvivere, i cacciatori per semplice divertimento».
L'episodio al centro della prima polemica di stagione si è verificato in
zona pian dei Ratti, nel territorio di Orero, qualche giorno fa. A parte
l'operazione di salvataggio, si è anche provveduto a denunciare contro
ignoti la violazione della legge sulla caccia nella consapevolezza che
sparare a un animale protetto è un reato perseguibile penalmente.
Prossimamente, per cercare di prevenire altri episodi simili, nei boschi del
levante saranno presenti anche guardie ecologiche, oltre agli agenti della
Forestale. «Bisogna evitare che si riproponga il rischio di una strage, pari
a quella delle ultime stagioni venatorie - aggiunge Quartini - Anche da
parte della Provincia servirebbe una maggiore attenzione ai problemi degli
animali protetti».
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Dimentica il fucile per strada Denunciato cacciatore 67enne
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2600137&Luogo=Treviso&Pagin
a=ODERZO%20MOTTA%20QUARTIER%20DEL%20PIAV
Follina
(F.Fi.) Un'amnesia pericolosa e che avrebbe potuto avere conseguenze
pericolose, ha portato alla denuncia per omessa custodia di arma ad un
pensionato di Follina, L.M., 68 anni. Domenica mattina, dopo la battuta di
caccia ha dimenticato il fucile calibro 12 con due colpi in canna, sul
ciglio della strada, lungo la provinciale che collega Follina a Pieve di
Soligo, in località Pedeguarda, vicino ad una pasticceria.
Solo nel primo pomeriggio il titolare del locale, su segnalazione di alcuni
avventori, ha visto la doppietta e avvisato i carabinieri che hanno
recuperato l'arma risalendo in breve al legittimo proprietario dopo
l'identificazione del numero di matricola.
Solo quanto è stato avvisato dai militari dell'Arma L.M. si è reso conto che
la sua doppietta non era al suo posto. Era uscito domenica mattina presto
con alcuni amici, e prima di rientrare aveva effettuato una sosta. Ma al
momento di tornare a casa ha dimenticato il fucile per terra, carico, mentre
in prossimità di abitazioni e strade dovrebbe essere scaricato. Per lui la
denuncia per omessa custodia, ma anche la segnalazione alle autorità
competenti il rilascio dei documenti necessari all'ottenimento del porto
d'armi.
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PESCA
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Sette consiglieri comunali, tutti Ds, hanno inviato un preoccupato documento
al sindaco Guarnieri, al presidente della Provincia Davide Zoggia ed
all'assessore Solimini
«Così si rischia di far tornare l'illegalità in laguna»
La situazione sarebbe caratterizzata da confusione ed incertezza, come anni
addietro quando non esisteva organizzazione tra gli operatori
www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2600250&Luogo=Venezia&Pagin
a=CHIOGGIA%20CAVARZERE
Chioggia
Si moltiplicano le prese di posizione sul particolare momento dell'attività
lagunare di pesca ed allevamento dei molluschi. Sul tema si registra
un'iniziativa di sette consigliere comunali, tutti dei Ds, sul problema
della laguna e del modello di gestione delle risorse alieutiche improntato
sulla società pubblica Gral in previsione del possibile ingresso nel Gral
del Comune di Chioggia.
Le intenzioni della Provincia che hanno portato alla costituzione del Gral,
sostengono i consiglieri Narciso Girotto, Giorgio Muccio, Mauro Mantovan,
Roberto Pizzo, Michele e Giuliano Boscolo e Giuseppe Penzo, presidente del
Consiglio comunale sono una cosa, il dato di fatto purtroppo un'altra. "Nei
fatti - sostengono i citati consiglieri in un documento inviato al sindaco
di Chioggia, al presidente della Provincia, Davide Zoggia e all'assessore
provinciale alla Pesca, Luigi Solimini - ci troviamo in una situazione di
massima confusione ed incertezza con una realtà ormai simile a quella di 10
anni fa quando in laguna esisteva solo anarchia, mancanza di regole e non
esisteva organizzazione tra gli operatori".
Spazzato via il Covealla, fino ad un mese fa unico interlocutore del
Magistrato alle acque e della Provincia, siamo ora a quattro consorzi.
Questo tuttavia non rappresenta in sé un problema. Gli interrogativi
riguardano la linea di condotta della Provincia per la laguna. "Dov'è finito
il progetto per la barca tipo?" chiedono i consiglieri citati, "a cosa
porterà il proliferare dei consorzi nati spesso con obiettivi solo politici
e non gestionali" e "quali sono le prospettive per tanti pescatori messi
alle corde da questa situazione di indecisione e di continui rinvii?"
Il rischio è che, nella confusione, ci sia un riflusso verso la pesca
abusiva a discapito dell'allevamento per il quale sono state pur investite
"ingenti risorse". "Questa situazione - conclude la lettera dei consiglieri
diessini - rischia di segnare la fine dell'attività di allevamento e quindi
della legalità".
Giorgio Boscolo
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COMMERCIO
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l'animale era stato imbalsamato
Falco protetto in vendita
ambulante denunciato alla fiera
www.lasicilia.it/giornale/2709/cronaca_catania/cr03/06.htm
Tra domenica e lunedì, i «soliti» ispettori a piedi dei vigili urbani - due
dell'antiborseggio ed uno dell'annona - hanno effettuato tre diverse
operazioni, presso il Mercatino delle Pulci e la Fiera. Alla Fiera, i vigili
hanno preso in custodia un furetto vivo, abbandonato in una gabbia, che poi
è stato restituito al legittimo proprietario. Al Mercatino, invece, hanno
sequestrato due animali impagliati appartenenti a specie protetta: una
bertuccia ed un falco. Il proprietario di quest'ultimo, S. A. di 58 anni, è
stato individuato e denunciato a piede libero. Gli animali sono stati
portati al deposito, dove si trovano in buona compagnia di altri loro
«simili», come la bella volpe della foto.
Enza Garipoli
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ALLEVAMENTO
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influenza aviaria.   Verifiche dell'Asl sulle rotte migratorie
Le anatre sotto osservazione
www.lasicilia.it/giornale/2709/agrigento/ag01/a09.htm
La trasmigrazione della anatre provenienti dalla Siberia, passa dalla
Sicilia e, presumibilmente, anche dalle nostre parti. Allertata l'Azienda
sanitaria locale per i controlli del caso. Secondo l'organizzazione delle
Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura, gli uccelli migratori
provenienti dalla Siberia potrebbero portare altrove il virus H5N1
dell'influenza aviaria diffuso dagli uccelli migratori, soprattutto gli
acquatici, che coprono distanze enormi. Occorre quindi controllare
(attraverso le rotte migratorie) che i Paesi toccati dalla trasmigrazione
non corrano il rischio d'ingresso del virus, specialmente in questo periodo
in cui la caccia è aperta. È bene dunque che gli amanti dello sport
venatorio, prestino particolare attenzione a questo tipo di uccelli
migratori, poiché il virus, che sopravvive per lunghi periodi e soprattutto
a basse temperature, è espulso dai volatili in grandi quantità attraverso le
feci e le secrezioni respiratorie. L'Ausl 1 intanto è pronta ad effettuare i
dovuti controlli.
l.s.
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MALTRATTAMENTI
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SAN CESAREO-ROCCA PRIORA
Caccia a chi ha piazzato le trappole killer per animali
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050927&ediz=04_FROSINONE&npa
g=39&file=D.xml&type=STANDARD
Le guardie venatorie della Provincia di Roma ed i carabinieri della stazione
di San Cesareo stanno indagando su alcune trappole, sistemate nella rete di
recinzione di un fondo agricolo posto a confine tra gli abitati dei comuni
di Rocca Priora e di San Cesareo che avrebbero ucciso diversi gatti ed
animali selvatici. Sulla vicenda c'è stata una lunga polemica, culminata con
una denuncia presentata dagli animalisti contro ignoti.
Le trappole costituivano una specie di ghigliottina per gli animali
malcapitati che venivano uccisi sul colpo oppure erano costretti ad una
lunga e straziante agonia. Grazie all'intervento delle forze dell'ordine,
comunque, le micidiali trappole, costruite con perizia tecnologica, sono
state rimosse, ma gli animalisti dei Castelli Romani sono determinati ad
andare fino in fondo sulla vicenda e chiedono alle autorità competenti una
maggiore attività di prevenzione. Negli ultimi tempi si sono moltiplicati
nel territorio episodi criminosi contro gli animali e resta il problema dei
randagi, diventati una vera piaga.
L. Jo.
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Il cagnolino aveva ferite tipiche di una stretta legatura con filo di ferro,
ma è scappato e non si è fatto curare
Trovato un altro randagio torturato
Lanuvio: il sindaco incarica i vigili di indagare e scovare i responsabili
di DANIELA CATALDO
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20050927&ediz=04_FROSINONE&npa
g=39&file=B.xml&type=STANDARD
Ancora maltrattamenti crudeli, a Lanuvio, ai danni di cani randagi. Le
famiglie della cittadina che si occupano di loro hanno infatti trovato,
nella tarda serata di domenica, un altro cane ferito gravemente da una
stretta legatura in fil di ferro ad una zampa. «Codino è ritornato dopo
moltissimi giorni - spiega una delle donne che curano volontariamente i
randagi - è il fratello di Lilla, la cagnetta trovata incaprettata con il
filo spinato. Pensavamo che lo avessero ucciso. E' venuto da noi
terrorizzato, con una zampa stretta con il fil di ferro, gonfia. Sembrava
penzolante. Non abbiamo capito se fosse fratturata o se si stesse staccando.
Assieme ad altri ragazzi abbiamo cercato di prenderlo per togliergli quella
morsa dall'arto e curarlo, ma è fuggito via. Abbiamo passato quasi tutta la
notte a cercarlo, ma non si è lasciato trovare. Abbiamo paura che sia andato
a morire da qualche parte».
Da ieri mattina, dopo che si è saputo del ferimento di Codino, tra lo sdegno
generale della cittadina si sono intensificate le indagini per trovare i
colpevoli e anche i vigili urbani sono stati incaricati di indagare. Il
sindaco, Rossano De Santis, ha infatti ordinato loro di vigilare meglio su
quanti vivono nelle zone decentrate e sul trattamento che riservano agli
animali, anche se i colpevoli non hanno lasciato tracce. Le corde in ferro
utilizzate per legare ed incaprettare Lilla e il cane che, pochi giorni
prima di lei, era stato trovato con un cappio in fil di ferro al collo sono
infatti, secondo la guardia zoofila - che sta partecipando alle ricerche
degli autori di tali barbarie - di tipo comune e si possono acquistare in
qualsiasi ferramenta.
Inoltre, sono articoli normalmente nelle disponibilità di qualunque soggetto
in una zona agricola come Lanuvio. Ma se è vero che gli aguzzini degli
animali non hanno lasciato indizi che possano ricondurre gli investigatori a
loro sui corpi delle piccole vittime, è anche molto probabile che i cani
maltrattati stessi possano aver lasciato segni sui loro torturatori. Non è
infatti verosimile che non si siano ribellati con dei morsi o che non
abbiano almeno lasciato graffi su chi li legava con fil di ferro, così come
non è verosimile che tali atti siano stati compiuti da una sola persona. Per
questo anche i carabinieri lanciano un appello.
«Chiunque abbia informazioni o anche semplici sospetti sugli autori di tali
torture - dice il maggiore dei carabinieri della compagnia di Velletri, Gino
Borgi - è inviato a segnalarceli. Il maltrattamento degli animali è un reato
che prevede pene severe, anche l'arresto». Nei prossimi giorni la guardia
zoofila procederà alla verifica della posizione delle persone che le
famiglie di Lanuvio hanno segnalato di sospettare come colpevoli. Intanto le
condizioni di Lilla, ricoverata in una clinica per animali di Lariano,
migliorano. Ma la cagnolina, che è terrorizzata dalle persone a seguito di
quanto ha subìto, non ha ancora trovato una famiglia pronta ad adottarla.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
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