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NEWS: Giornali Internet 30/10/05



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CACCIA
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Fucilata accidentale: cacciatore di Vestone ferito dall?amico
A PERTICA BASSA
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2005/10/30/24,GARDA_E_VALSA/T25.htm
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PERTICA BASSA - Un incidente di caccia, un colpo partito accidentalmente dal
fucile ha raggiunto ad una gamba il compagno di battuta che camminava al
fianco. È accaduto nel pomeriggio di ieri ad Avenone, frazione di Pertica
Bassa. Secondo le prime informazioni fornite dai carabinieri, un
ventisettenne cacciatore del luogo sarebbe inciampato mentre camminava a
fianco di un ventinovenne di Vestone. Nella caduta non sarebbe riuscito ad
evitare che un movimento scomposto facesse inavvertitamente partire un colpo
dal suo fucile. La rosa di pallini ha raggiunto l?amico all?altezza di una
gamba procurando una ferita piuttosto seria. In una situazione di emergenza,
è stato chiesto al 118 l?intervento dell?eliambulanza del Civile di Brescia.
Il cacciatore di Vestone è stato ricoverato all?ospedale cittadino. Anche se
grave, non sarebbe in pericolo di vita.
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Cacciatore impallinato da un collega
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2646103&Luogo=Vicenz
a&Pagina=CASTELFRANCO
Borso del Grappa
Parte accidentalmente un colpo di doppietta e viene ferito dai pallini. Il
fatto è accaduto ieri pomeriggio a Borso del Grappa durante una battuta di
caccia fra amici. All'ospedale di Castelfranco è finito E.D.Z., 50 anni,
vicentino di San Nazario, investito al volto e all'addome da una rosa di
pallettoni. Le sue condizioni, non gravi, sono stazionarie. E gli amici si
chiedono come sia potuto succedere questo incidente all'apparenza stupido ma
che poteva finire in tragedia.
L'uomo, insieme ad altri amici tutti grandi appassionati dell'attività
venatoria, avevano deciso di effettuare una battuta di caccia nella zona di
Borso. Dopo qualche ora di caccia è successo l'incidente. Gli amici stavano
camminando con i fucili in mano in attesa di avvistare qualche volatile e i
cani erano poco più avanti quando da un fucile è partito un colpo in maniera
accidentale. La rosa dei pallini ha colpito anche E.D.Z. che era proprio
nella traiettoria. Immediatamente è stato soccorso dagli amici che sono
andati vicino a una casa nella zona di via Molini. Qui il ferito è stato
adagiato ed è stato dato l'allarme al Suem di Crespano del Grappa. I medici
in pochi minuti sono arrivati e hanno effettuato i primi interventi. L'uomo
infatti aveva sangue un po' dappertutto. I pallini, quasi certamente più di
una decina, l'hanno colpito al volto, al collo ed al torace superiore. È
stato trasportato all'ospedale di Castelfranco. Ora è sta stabilire se
qualche pallino ha colpito anche la zona carotidea e la zona centrale del
collo. Comunque le condizioni dell'uomo sono parse discrete e se tutto andrà
bene se la caverà con qualche giorno di riposo. Sul fatto stanno indagando i
carabinieri di Crespano del Grappa.
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Presi i bracconieri misteriosi
VAL TREBBIA Dopo un anno di indagini la Forestale ha colto sul fatto due
persone: multa e segnalazione alla procura
Safari notturno al cinghiale senza autorizzazione, nei guai un ristoratore
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=382695&IDCategori
a=590
La sfida era cominciata più di un anno fa, quando la sede della Forestale fu
sommersa da decine di lettere, autentici messaggi di sfida: «I bracconieri
imperversano in Valtrebbia, cacciando impunemente daini e cinghiali, spesso
per rivenderli nei ristoranti senza le necessaria autorizzazione. E voi cosa
fate? Perché non li prendete? Probabilmente battete la fiacca».
Persino il comandante provinciale Antonino Mommo allargava le braccia: «Si
tratta - ammise sconsolato - d'un territorio tortuoso, ma certo non è
tollerabile che questa gente se ne vada in giro ad ogni ora con le
doppiette, pronta a far fuoco in presenza d'ogni movimento sospetto. È
illegale e soprattutto pericoloso».
La sfida potrebbe essersi conclusa martedì sera, quando gli agenti hanno
bloccato due (ricercatissimi) cacciatori di frodo: G. V., 34 anni, ed M. S.,
di 54, esperti conoscitori di quella fetta di hinterland, accusati di
bracconaggio e obbligati a pagare una multa superiore ai 500 euro. Non solo:
nel corso del blitz eseguito dal Corpo forestale sono stati sequestrati due
fucili, carichi e con il colpo in canna, munizioni, fari, il necessario per
le battute illegali che i cacciatori avevano approntato all'interno d'una
piccola auto, il mezzo di trasporto con cui organizzavano i mini-safari nel
bosco.
Un episodio isolato? «Impossibile - si conferma in ambienti investigativi -
perché per muoversi con disinvoltura in quella zona occorre conoscerla
approfonditamente».
Non solo: il tassello più significativo è saltato fuori quando gli
investigatori (l'operazione è stata coordinata dal Nipaf, acronimo di Nucleo
investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale) hanno appurato
la professione di uno dei denunciati: si tratta di un ristoratore
specializzato nel servire cacciagione.
Sono da poco passate le 23 di martedì quando scatta il blitz. Da mesi sono
stati organizzati appiattamenti - come si definiscono nel gergo delle forze
dell'ordine - tra Cassingheno, Propata, Fascia, la fetta di valle ritagliata
intorno al Parco dell'Antola. I bracconieri (non è detto che ad agire siano
state sempre le stesse persone, e in diversi casi potrebbe essersi mosso un
solitario) in un modo o nell'altro l'hanno scampata, anche se i segni del
loro passaggio sono inequivocabili. E però stavolta la trappola, organizzata
nella frazione Casa del Romano, funziona.
La Forestale sorprende i due cacciatori in macchina. Hanno in mano i
fucili - estratti dal fodero - puntano i fari tra un cespuglio e l'altro
alla ricerca della preda e quando cercano di rimediare ormai è troppo tardi.
L'ispezione del mezzo è accurata, nonostante G. V. ed M. S. cerchino di
nascondere le armi. E inevitabile scatta la segnalazione alla procura: sono
irregolari l'orario, il giorno, il modo in cui erano detenuti i fucili.
E poi c'è il sospetto della carne rivenduta sottobanco. Un chilo di
cinghiale, acquistato legalmente per essere cucinato in un ristorante, costa
circa 20 euro (da un quintale si ricavano normalmente trenta chili di
prodotto commestibile) e i campioni dell'esemplare macellato, per entrare in
commercio, devono superare i controlli della Sanità animale a Ca' de Pitta.
Nel caso di compravendita illegale - sul fenomeno le forze dell'ordine hanno
avviato da tempo accertamenti - i prezzi calano sensibilmente e possono
scendere fino a 7-10 euro per chilo. Ma il consumatore non ha la garanzia
che l'animale finito in tavola sia in perfetta salute.
Matteo Indice
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La Provincia ha promosso un corso di preparazione alle battute, ma scoppia
una polemica su presunti casi di favoritismo
Doppiette spianate sui cinghiali
Guerra tra cacciatori per l?abilitazione a sparare sugli scatenati suini
selvatici
http://www.larena.it/ultima/oggi/provincia/Aaa.htm
Mentre a livello regionale e nazionale il dibattito si sviluppa su influenza
aviaria, caccia si, caccia no, caccia ni, a Verona la discussione si
concentra sul corso per la battuta al cinghiale promosso dalla Provincia,
che si è concluso sabato 29 ottobre, ma le cui liste sarebbero risultate
complete ancora prima delle iscrizioni. La cosa ha fatto arrabbiare un
nutrito gruppo di cacciatori dell?ambito Verona 2, che comprende la parte
orientale del territorio, dalle Torricelle al confine con la provincia di
Vicenza (17 Comuni in totale), per oltre 3500 iscritti.
L?assessore provinciale Luca Coletto assicura che tutto è avvenuto alla luce
del sole e che, per quanto riguarda la caccia al cinghiale «partiranno a
breve nuove iniziative». Il corso in questione era stato presentato il 9
settembre scorso durante una serata conviviale tra appassionati dell?arte
venatoria, compresi il consulente tecnico faunistico della Provincia,
Claudio Arzenton, l?ittiologo Ivano Confortini, l?assessore regionale alla
sanità, Flavio Tosi e il segretario dell?ambito territoriale di caccia
Verona 2, Annunziato Maccini.
«Quella sera», spiega il presidente provinciale dell?Anuu, l'associazione
dei migratoristi italiani, Gianfranco Vivaldi, che rappresenta gli
scontenti, «ci hanno parlato di questo corso sul cinghiale, dicendo che era
riconosciuto anche da altre Province e che erano disponibili 50 posti: 30
destinati ai cacciatori della zona Alpi e 20 (chissà perché solo 20?) per
quelli dell?ambito Verona 2. Le cose però non sono apparse chiare fin dall?
inizio. Ci è stato detto, infatti, che chi avesse voluto iscriversi avrebbe
dovuto contattare il segretario dell?ambito, Maccini, ma non si è capito la
data entro la quale presentare domanda, quali sarebbero stati i criteri, chi
li avesse decisi e dove sia stato pubblicato il bando. Non era chiaro
nemmeno se i corsi abilitano al controllo o alla battuta. La differenza è
notevole: nel primo caso non si può cacciare in altre regioni, nel secondo
sì e allora sono numerosi gli interessati. Ora ci dicono che si potevano
trovare informazioni in internet, ma quando si organizza una cosa del genere
bisogna dare la possibilità a tutti di iscriversi, anche a chi non ha il
computer».
Per Vivaldi qualcosa si è comunque capito fin da subito. «L?'unica cosa
chiara», continua, «è che i 20 posti destinati al nostro ambito, che poi per
la verità sono diventati 15, erano tutti occupati già la sera del 9
settembre. Ma allora si trattava forse di un corso organizzato per pochi
intimi? Se così fosse, l?assessore provinciale alle politiche faunistiche,
Coletto, non avrebbe dovuto dare il patrocinio».
Chiamato in causa, l?assessore replica ai cacciatori inviperiti. «Quello non
è un vero e proprio corso», assicura Coletto, «ma un?abilitazione al
controllo dei nocivi, ovvero di quelle specie selvatiche che risultano
dannose per l?agricoltura. Va precisato che il cinghiale non è specie
cacciabile in Veneto ed è per questo che si è ricorso al controllo. In
Lessinia e nell?area dell?Ambito 2, oggi il cinghiale provoca notevoli
danni. Come Provincia quindi, ci siamo attivati per avere un gruppo di
cacciatori abilitati, soprattutto in quelle zone dove il problema è
maggiore. Si è cercato di riservare l?accesso al corso solo agli iscritti
degli ambiti interessati, in particolare a quelli che abitano più vicino ai
luoghi dove le devastazioni sono più frequenti, proprio perché è importante
avere la loro immediata disponibilità».
La Provincia di Verona ogni anno elargisce numerosi contributi alle aziende
agricole vittime dei cinghiali. «Con una serie di persone abilitate al loro
controllo, dislocate nei luoghi più esposti», spiega Coletto, «contiamo di
diminuire i danni: meno sono i danneggiati, più contributi possiamo mettere
a loro disposizione. Si tratta insomma di dare un servizio migliore agli
agricoltori. Colgo tra lìaltro l?occasione per ricordare a tutti i
cacciatori che stiamo prendendo accordi con l?agenzia regionale Veneto
Agricoltura, per organizzare due corsi di abilitazione alla caccia al
cinghiale, riconosciuti dall?istituto nazionale fauna selvatica. Le lezioni
si svolgeranno di sabato a Legnaro, in provincia di Padova. I posti sono
limitati e decisi da Veneto Agricoltura. Verrà comunque data comunicazione a
tutte le associazioni e a tutti gli ambiti».
Tutto regolare, quindi? «Ho l?impressione che la polemica nasca dalla guerra
interna alle associazioni venatorie», conclude l?assessore. «La Provincia
non ha fatto altro che predisporre la delibera e demandare il tutto ai vari
presidenti. Non si è voluto agevolare nessuno. Era una promessa che avevo
fatto agli agricoltori e che ho voluto mantenere. Le associazioni sono tutte
uguali e io mi sento l?assessore di tutti i cacciatori».
Gianfranco Riolfi
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Intervento dell?assessore veneto, Tosi
«Caccia in deroga, occorre chiarezza»
http://www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/Y.htm
«I dirigenti del servizio caccia della Provincia di Verona sono davvero
speciali. Unici, a quanto risulta, tra i loro colleghi delle altre province
venete, invece di limitarsi ad applicare la legge regionale sulla Caccia in
deroga del 12 agosto scorso, pienamente in vigore, vanno a chiedere pareri
alla Procura della Repubblica su come non applicarla. Se non vogliono, quale
che sia il motivo, far rispettare la legge regionale sulla Caccia in deroga
così com'è, valutino allora se non sia il caso di dimettersi dal loro
incarico». È il commento dell'assessore regionale alla Sanità, Flavio Tosi,
sulla lettera con cui, l'8 settembre scorso, il dirigente del settore caccia
e il responsabile del corpo di polizia provinciale hanno chiesto al
procuratore della Repubblica di Verona un «autorevole parere in ordine
all'attuale valenza o meno» di una precedente nota del 2002 (sempre
sollecitata dall'eccesso di zelo di qualche dirigente provinciale, unico
caso nel Veneto) relativa alla legge regionale n. 7 del 2002 riguardante il
numero di fringillidi cacciabili in deroga dai singoli cacciatori. «Sembra
una missiva di due scolaretti poco preparati che hanno bisogno di
ripetizioni private. Non credo spetti loro sindacare o limitare la valenza
di una legge regionale (compito riservato alla Corte Costituzionale)»,
aggiunge Tosi, «ma in ogni caso vorrei sapere: finché non arriva il parere
autorevole della Procura, cosa fanno i due dirigenti? Prendono provvedimenti
contro chi abbatte 20 fringuelli e 5 peppole, come la legge del 12 agosto
consente? Sarebbe inammissibile! Oppure non prendono provvedimento alcuno e
allora mi chiedo: perché hanno chiesto l'autorevole parere? Il caso, mi
sembra riveli, anche concedendo la buona fede, l'inadeguatezza dell'azione
dei due dirigenti», conclude Tosi, «e mi chiedo cosa si aspetti, in
Provincia, a ricollocarli in ruoli per i quali si sentano più portati e meno
preda (deroghe o meno) di dubbi».
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DELIBERE
Caccia al cinghiale, polemiche sulle zone
L?assessoreTrapè accusato dalle associazioni: «Il nuovo regolamento è
clientelare»
http://ilmessaggero.caltanet.it/view.php?data=20051030&ediz=02_VITERBO&npag=
37&file=G.xml&type=STANDARD
Stavolta nel mirino dei cacciatori viterbesi ci finisce l?assessore Mario
Trapè, accusato di aver firmato una delibera - la numero 403 del 27/10/05 -
«che di fatto ha modificato il regolamento per la caccia al cinghiale per
quanto concerne la richiesta per l?assegnazione delle zone». «Una proposta -
dicono le associazioni venatorie Italcaccia, Arcicaccia e Anuu - voluta dall
?assessore che così facendo ha agevolato una squadra a discapito di un?altra
regolarmente autorizzata».
Il mondo venatorio viterbese, quello che più di altri si prepara in gruppo
alla caccia al cinghiale, è in agitazione. Il provvedimento di Trapè li ha
colti di sorpresa rivoluzionando anche le zone precedentemente assegnate. «A
cinque giorni dall?apertura - sottolineano le tre associazioni venatorie -
la giunta provinciale e l?assessore hanno revocato alle squadre l?utilizzo
di gran parte del territorio di caccia con gravissimo danno per molti
cacciatori che adesso si ritrovano senza più zone per esercitare le battute
al cinghiale».
Italcaccia, Arcicaccia e Anuu si dicono «indignate» per una decisione che
definiscono «azzardata», presa per altro senza essere state interpellate. E
non hanno tentennamenti a definire «di natura clientelare» il provvedimento
dell?amministrazione provinciale viterbese.
Alla vigilia dell?apertura della caccia al cinghiale gli appassionati sono
sul piede di guerra e si dicono pronti alla guerra contro l?assessore Trapè.
Ma intanto le stesse associazioni sperano in un ripensamento e hanno chiesto
un incontro con i responsabili provinciali. Incontro che sicuramente si
svolgerà domani. Ma l?esito del confronto non è affatto scontato.