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Alla cortese attenzione del Sig. Antonio Lubrano



Gent. Sig. Lubrano,

una stima e una simpatia antiche nutrite nei suoi confronti, oltre che una
comunanza di origini geografiche certamente rivelatale dal mio cognome, mi
inducono a scrivere personalmente a lei, anziche' genericamente
alla Redazione di "Mattina in famiglia", a proposito dell'argomento dei cani
eccessivamente viziati e coccolati, trattato nella trasmissione di stamane.

Le anticipo che sono un animalista (e credo che anche lei sia un po'
zoofilo): ma le mie convinzioni le sarebbero certamente apparse chiare sin
dalle prime righe di quanto sto per dirle.

Desidererei soffermarmi su due punti: su quello del numero
degli animali effettivamente beneficiari di questi "generi voluttuari per
cani", ed un po' piu' diffusamente su quello degli interventi del Sacerdote
presente in studio.

Riguardo al primo punto, premetto che mi sono sintonizzato sulla
trasmissione quando questa era gia' iniziata, per cui non so se nella parte
che mi e' sfuggita sia stato precisato che la moda - da nessuno
stigmatizzata tanto, quanto degli animalisti - delle esagerate spese e dei
farneticanti accessori, riguardi in realta' un numero minimo di (fortunati?)
animali; infimo rispetto a quelli che, nel nostro paese, conducono una vita
di sevizie, paura, fame e percosse.

Ogni anno, solo d'estate, sulle nostre strade vengono abbandonati oltre
150.000 cani: decine di migliaia sono quelli rinchiusi a vita nei vari
canili, che per tutta la vita non proveranno mai la gioia di una carezza, di
una
pappa calda, o di una corsa fuori dalle sbarre: migliaia sono quelli
sottoposti ad esperimenti di vivisezione: e l'elenco potrebbe continuare,
all'infinito.

Non si puo' dire in generale, come alcuni intervistati, che "i cani sono
piu' curati degli esseri
umani" perche' qualche centinaio di loro esce col cappottino di lana,
esattamente come non si puo' dire che le decine di migliaia di povericristi
che arrivano da noi in gommone dall'Albania siano in realta' dei fortunati
privilegiati, perche' uno di loro e' riuscito a diventare il primo ballerino
di Canale 5.

Riguardo agli interventi del Sacerdote - da cattolico praticante quale
sono -  vorrei contestare sopratutto le affermazioni a proposito dell'anima
degli animali; e dei soldi loro destinati, con i quali si potrebbero salvare
le vite, ad esempio, di tanti bambini indiani.

Il suo ospite, ad una sua precisa domanda, ha negato l'anima agli animali,
se per essa si intende "la coscienza e la volonta'".

L'identificazione dell'anima con la coscienza e la volonta' e' in realta' un
escamotage cui ricorrono oggigiorno taluni teologi, per rendere le loro
affermazioni accettabili anche in un contesto laico: identificazione
gratuita, dal momento che coscienza e volonta' non implicano affatto il
possesso di un'anima spirituale immateriale, come milioni di atei hanno, da
sempre, ritenuto.

Ma anche volendo prendere per buona l'identificazione, la convinzione che
gli animali non abbiano ne' coscienza ne' volonta' il suo ospite - scusi -
da dove l'ha tratta?
Da qualche testo cartesiano del '600?

Dico questo perche' per lo meno da centocinquant'anni le scienze
contemporanee sostengono, con sempre maggiore determinazione e
documentazione, esattamente il contrario.

Se poi per anima si volesse intendere l'elemento spirituale che sopravvive
alla morte fisica, allora bisognerebbe per lo meno ricordare - oltre che
molte aperture della teologia contemporanea - le parole del
piu' grande Pontefice dei nostri tempi, l'immenso (e misconosciuto) Paolo
VI,
il quale ebbe a dire pubblicamente che "un giorno rivedremo gli animali nel
Mistero del Cristo". E non credo che si riferisse ad una sopravvivenza di
penne o di piume ...

Ma il vero acme dei succitati interventi e' stato toccato dal ricordo di
quando un amico - mi pare
Padre Genny, missionario in India - alla vista di un negozio di prodotti per
animali, si sia doluto al pensiero di quanti bambini indiani si sarebbero
potuti salvare con quei soldi.

Lungi da me l'intenzione di riesumare vecchie argomentazioni
dell'anticlericalismo laicista dei tempi che furono, ma a questo punto non
posso non rammaricarmi che questo incontro tra il suo ospite e l'amico non
si sia
svolto nella nostra bella citta' di Napoli.
In questo caso, Padre Genny "missionario in India", avrebbe potuto esser
condotto a vedere il Tesoro di San Gennaro custodito in Duomo,
che - come
lei, caro signor Lubrano, certamente sa - rappresenta una delle piu'
preziose collezioni di ori e di argenti esistenti al mondo.

Sarei curioso di sapere cosa Padre Genny avrebbe detto, davanti non a due
scatolette ed a quattro cappottini, ma davanti ad una serie di oggetti molti
dei quali considerati di "inestimabile valore": di sapere - insomma - se la
lotta alla fame del mondo costituisca una priorita' assoluta, che non
ammette deroghe, ed in nome della quale si debba sacrificare qualsiasi altro
bene, o se gli uomini vengono si' prima degli animali, ma dopo la
salvaguardia dell'argenteria di famiglia.

Ma il passato non si puo' cambiare, e la mia curiosita' e' destinata a
rimanere insoddisfatta.
Anche perche' i Sacerdoti che appaiono nelle trasmissioni televisive
omettono sempre di specificare se stanno parlando a nome dello Spirito
Santo, della
Chiesa Cattolica, o loro personale.
Ma questo, per chi si sforza di amare lo Spirito Santo e la Chiesa
Cattolica - mi creda - e' una grande consolazione.

La saluto con affetto
Michele Scotto di Santolo