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Amazzonia in cenere



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Brasile - Acre - 29.10.2005
Amazzonia in cenere
'Un campo di battaglia dopo un giorno di sterminio': viaggio nella foresta
bruciata

Oro verde: il governo brasiliano ha rinforzato la sua lotta per salvare
l'Amazzonia. In una operazione chiamata "Oro verde" ha decretato l'arresto
di più di trenta persone in cinque stati della zona amazzonica, accusati di
aver falsificato i permessi che hanno dato il via libera al taglio illegale
del legno e alla sua esportazione. Le organizzazioni ambientaliste, intanto,
incalzano con le denunce di deforestazione dell'Amazzonia. E a farsene
portavoce sono i missionari, coloro che hanno dedicato la loro vita al
'polmone del mondo'. Queste le parole di un Servo di Maria, in visita
nell'Acre, ospite di padre Ettore Turrini, a Sena Madureira, dopo aver visto
l'effetto degli incendi sulla selva.

scritto da
Michele Zuim



Non so proprio come possa definirsi lo stato d'animo provato dai miei amici
e da me nella "ricognizione" effettuata nel cuore di quello che ormai solo
convenzionalmente si dice "foresta amazzonica". Destino, privilegio,
ventura: ci sembra di aver assistito a un raro e doloroso spettacolo.
Nessun grido. Per tutti noi il termine Amazzonia evoca la "foresta",
innervata da cento e cento fiumi, ma anche, a partire da 25-30 anni, la sua
costante, incessante e progressiva distruzione.
Nessun grido, nessuna denuncia per quanto accorata o disperata o autorevole,
ha sortito l´effetto di fermare la mano incendiaria dei responsabili di
tanta distruzione.
La lotta dell'"animale razionale"per eccellenza, dell'uomo, condotta contro
il prodotto tessuto da miliardi di anni dalle forze vive e creatrici della
natura piu´ rigogliosa e forte volge al suo termine. Il fantasma di Bacone,
che solo qualche secolo fa invitava l'uomo a "violentare" la natura per i
propri fini si aggira soddisfatto nelle immense lande bruciate e distrutte.

La fine della foresta. Quando per Amazzonia s'intende foresta, alla stessa
stregua con cui dicendo Sahara si intende deserto, ci si sbaglia: la foresta
sta gia` cessando da tempo di esistere, al ritmo di un miliardo e 300
milioni di alberi tagliati e bruciati all´anno. La bruciano tutti, dal
piccolo proprietario terriero a quello di mezza tacca, su su sino al vero
distruttore storico, il grande latifondista che della distruzione della
foresta si è fatto un punto d`onore personale. Si brucia così, per
abitudine, per comodità e risparmio di fatica, per buon calcolo, per
pseudo-imprenditorialità o anche per "simpatia" quando un incendio si
propaga nelle proprietà vicine. Si brucia con tranquillità, sempre
illegalmente.
I tutori della legge operano a poche ore, a volte a poche decine di minuti
dai luoghi degli incendi, il che è assolutamente indifferente a fini degli
interventi. Che non ci sono. I loro potenti mezzi, che comprendono
elicotteri e fuoristrada, mostrano gli inutili muscoli metallici di fronte
ai loro uffici.Gli incendi? Si presume che le loro risposte a tale
essenziale quesito siano analoghe a quelle di tutti i buoni e onesti
apparati burocratici di questo mondo: troppo spesso sovraintendono solamente
ai problemi, intimamente consapevoli di non doverli per nulla risolvere.
Qualcuno auspica l'intervento dell'esercito nella lotta. Forse questo, data
la sua forza, potrà vincere al loro posto la battaglia. Le lande dove c'era
la foresta che ora non c'è più,  lande ora grigie ora nere di cenere, con
cimiteri di alberi carbonizzati dal fuoco e schiantati scompostamente al
suolo, danno l'idea di campi di battaglia dopo una giornata di sterminio. E
ciò crea nell'anima quella strana sensazione dolorosa che ha suscitato la
visione della caduta delle "torri gemelle" di New York e che susciterebbe l'
assistere alla caduta della torre Eiffel o a quella di Pisa, oppure all'
esplosione del Colosseo per destinare l'area a un parcheggio di auto.

Vantaggi fasulli. Questa orribile distruzione per alcuni è un'operazione
positiva perché permette anche al più piccolo proprietario di terreno
bruciato prima e messo a pascolo poi, di raggiunere lo status di piccolo
benestante, col fuoristrada dai vetri oscurati in garage, la televisione al
plasma per i figli e la cyclette da ginnastica per la signora. Ma ecco l'
assoluta idiozia che avvolge l'intera faccenda: non sarà mai così, non
potrà - e ciò è inconfutabilemnete dimostrato - mai essere una fonte di
ricchezza per alcuno la foresta trasformata in pascolo, con queste mandrie
di vacche scheletrite che si trascinano a brucare su rendite solo annuali di
erba, fornita da prati che diverrano sabbiosi in breve tempo e che si
trasforma poi in uno strano vegetume che alla lunga non attirerà nemmeno un
maiale.
E se da queste parti si sta annientando il polmone d'ossigeno del mondo, da
altre parti (Cina e India) si sta creando un parco veicoli di 700 milioni di
vetture a benzina. Nel mezzo, nella consunta e imbolsita Europa, qualcuno
finalmente si mette a pensare in termini un po' più adeguati alla gravità
della situazione.
Bene. Bello. Giusto. I discendenti diretti dei creatori del mito del
progresso scientifico prima e di quello conseguente economico poi,
impregnati di positivo liberalismo, che oggi hanno il sano dubbio che un
albero abbattuto non sia principalmente un problema di costi espresso in
tempi e motoseghe, ma di ossigeno che viene definitivamente meno all'
umanità. E si chiedono se l'immensa capacità produttiva guadagnata oggi dal
pianeta nel suo insieme non significhi in definitiva uno spreco tanto
immenso quanto inutile e dannoso.Occorrerebbe, di fronte a tanti anni di
insensatezza, ripensare al concetto di Bene, Bello e Giusto. Ma questo
certamente non si farà.

Peccato originale. Il dramma è che non ci sarà più, la prossima volta, un'
arca di Noè a salvare l'umanità dal disatro incipiente che i più attenti
degli umani percepiscono come inevitabile. Il mondo intero e` l'Arca. Se
questo perisce, nessuno si esimerà dal pagare un prezzo severo, se non
tremendo. Con l'unico vantaggio che si potrà capire il vero significato di
quello che si chiama  "il peccato originale".