[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

L'INCHIESTA / LA VITTORIA SU RABBIA E ANTRACE



L?INCHIESTA / LA VITTORIA SU RABBIA E ANTRACE. Così Pasteur fermò il contagio animale-uomo.
26-10-2005

(dal quotidiano Libero del 26 ottobre 2005) - Ci sono almeno altre due malattie trasmesse dagli animali all?uomo che ancora oggi destano notevole preoccupazione per la loro elevatissima mortalità. Sono la rabbia, anche nota come idrofobia e il carbonchio, anche noto come antrace. Queste due malattie hanno un unico comune denominatore. Sono state debellate, in gran parte, per merito di uno dei più grandi scienziati della storia Louis Pasteur, un chimico francese che studiò le fermentazioni della birra, fino ad intuire che, dietro questi processi, c?erano organismi viventi.
?Sono fenomeni connessi con la vita?, disse in una celebre riunione alla Facoltà di Scienze di Lilla. Dagli studi sulla fermentazione alcolica passò a quelli della fermentazione acetica e quindi alla ricerca sulle malattie del vino e del baco da seta. Da queste alle malattie animali e umane il passo è breve. Nel 1876, pubblicati i suoi studi sulla birra, Pasteur espone il suo programma chiedendosi se quanto accadde per la birra non può accadere per l?uomo e gli animali.

IL CARBONCHIO E LE PECORE
Da secoli imperversava, anche in Francia una malattia che Pasteur conosceva bene, essendo figlio di un conciatore di pelli. Il carbonchio o antrace colpiva soprattutto le pecore e si trasmetteva facilmente all?uomo anche dopo decine d?anni, quando entrava a contatto con le spore, forme di resistenza del bacillo, che restavano sotterrate con le carcasse animali. Grazie al loro particolare metabolismo queste spore potevano restare quiescenti per decenni o per secoli in quelli che erano chiamati ?campi maledetti? dove gli uomini, che scavavano per qualche ragione, davano luogo alla loro vegetazione e al contagio. Anche nelle pellicce e nelle coperte seccate degli animali si annidavano le spore, la cui inalazione dava luogo al carbonchio polmonare, sempre mortale (malattia dei conciatori di pelle). Il terrore per l?antrace era dovuto anche alla sua fama biblica.
La quinta e la sesta piaga d?Esodo è stata probabilmente un?epidemia di antrace che ha colpito animali e uomini. La stessa ?pestilenza? che fece milioni di morti nel 1600 in Europa, fu probabilmente una commistione di peste e antrace. Finalmente nel 1876 Koch svelò che la causa era un bacillo e, in campo a qualche anno, Pasteur mise a punto il vaccino. L?antrace fa la sua periodica comparsa, ancora ai nostri tempi, come è accaduto in Zinbawue (6000 morti) e in Paraguay negli anni 80. Ma oggi, dell?antrace, quello che fa paura è l?uso delle spore nel campo del bioterrorismo. La liberazione nell?atmosfera di pochi chili di spore vicino ad una città con mezzo milione di abitanti, si è stimato provocherebbe 100.000 morti in una settimana. Le spore di antrace sono a disposizione anche delle nazioni più povere e, con un?attenta ricerca, si possono trovare anche in vendita su Internet.
Dopo la vittoria sul carbonchio il trionfo che pose Louis Pasteur nella galleria dei più grandi scienziati d?ogni tempo fu la sconfitta di una malattia che, pur non colpendo in modo epidemico, toccava l?immaginazione e la fantasia delle persone per il modo atroce con il quale conduceva a morte. I colleghi di Pasteur non capivano bene questa sua ostinazione nel voler studiare una malattia certamente mortale, causava allora un centinaio di morti l?anno in tutta la Francia.
La spiegazione, secondo me, sta nel fatto che Pasteur vide la morte per rabbia in faccia. Nel villaggio di Arbois, dove lo scienziato visse per qualche tempo, un lupo rabido morsicò molte persone che morirono di quella malattia.

L?ORRORE DELL?IDROFOBIA
Il giovane non riuscì mai più a dimenticare l?orrore che vide come io non potrò mai dimenticare un documentario, proiettato oltre 30 anni fa dentro un?aula universitaria, che mostrava le immagini di un peruviano durante le ultime ore della sua morte per idrofobia.
Gli occhi sbarrati dal terrore, le mani al capo per la cefalea insostenibile, la lingua bianca dentro e fuori per l?arsura, gli spasmi, la bava, il delirio, le urla strazianti, intervallate dal silenzio catatonico.
Chi veniva morsicato da un cane o un pipistrello ritenuto rapido spesso si toglieva la vita o si esiliava in un ospedale, lontano dai familiari, per evitare loro di assistere a un?agonia devastante.
Tutto questo, nonostante mille cautele e tentennamenti e dopo centinaia di prove sui cani, costrinse forse Pasteur a ricevere il 6 luglio del 1885, nel suo studio di Rue d?Ulm a Parigi, tre persone: Thèodore Vone, morsicato lievemente da un cane rabido, Joseph Meister morsicato quattordici volte dallo stesso cane e sua madre capì subito che per il giovane Meister non c?era ormai nulla da fare, se non tentare. Alle 20 del 6 luglio Pasteur prende il braccio di Joseph e gli inocula la prima dose del midollo di un coniglio debolmente infetto, poi alle 9 del giorno dopo una seconda dose, poi altre 11 dosi in 10 giorni di midolli sempre più infetti. Passano giorni di ansia, notti insonni alla ricerca, nello sguardo del giovane, della vittoria o del fallimento. Il 26 ottobre Pasteur, ormai certo del risultato, lo comunica all?Accademia, assieme ad un altro tentativo che avverrà il giorno dopo su Jean Baptiste-Jupille, giovane pastore del Giura. Un altro successo.
Pasteur entra nella storia, come il giovane Meister che nel 1940, custode dell?istituto intitolato al suo salvatore, si toglierà la vita piuttosto che aprire all?armata tedesca la cripta di chi lo aveva salvato da morte certa e orribile.
Vi sono molte altre malattie che gli animali trasmettono all?uomo (e vice versa) e sono comprensibili le precauzioni, le ricerche, i timori. Quello che non è comprensibile è come l?uomo possa essere così arrogante da credere di non far parte della natura che lo ospita. (3 - Fine)
OSCAR GRAZIOLI