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Gli anni felici e in solitudine della cagnolina Lilli



Gli anni felici e in solitudine della cagnolina Lilli
27-10-2005

(dal quotidiano Libero del 27 ottobre 2005) - Mi chiamo Fiorella e sono una lettrice di Libero. Se mi permette desidero raccontare una storia, quella di Lilli e le chiedo di diffonderla. Volentieri, cara Fiorella, diffondiamola a quattro mani.
Cinque anni fa, di questi giorni, il paese era avvolto da una fitta nebbia. Nel pomeriggio freddo e umido i lampioni accanto al cimitero sono già accesi, nonostante ci sia ancora un po? di luce. Sono i giorni dei morti e la gente va e viene dal camposanto con in mano mazzi di fiorni. Difficile vedere quel piccolo scricciolo bianco rannicchiato, per il freddo, accanto al cancello d?ingresso. È una cagnolina e la sua espressione è quasi impossibile da descrivere a parole. Gli occhi sono colmi di tristezza perché si accorge che le persone passano di fretta senza fermarsi. Anche i morti non dovrebbero pretendere fretta, ma oggi sembra che il tempo sia un vortice convulso che centrifuga le vite anche all?ingresso dei cimiteri.
La cagnolina cerca disperatamente un modo per attirare l?attenzione dei passanti. Si alza, allunga il musino e finalmente riesce a elemosinare una carezza. È la mano ossuta di un uomo che, rapito da tanta dolcezza, si ferma, la raccoglie e la porta con sé.
Trascorrono anni di felicità, nel conforto comune. Passeggiate assieme, carezze, sguardi senza parole, la lingua che raccoglie le lacrime salate quando la malinconia ti stringe il cuore. L?uomo le chiedeva ?ma come ho fatto a vivere senza di te?? e lei agitava la coda, quando la mano secca e istoriata di chiazze brune scendeva sulla testa, sul collo, sotto il mento, in una carezza discreta e leggera. ?I vecchi, quando accarezzano?, cantava De Andrè ?hanno paura di far troppo forte?.
Il cielo lo aveva mandato e il cielo lo richiamò a sé, senza preavviso. Lilli rimase sola e ancora oggi ne aspetta il ritorno. Trascorreva le ore in un?angosciante attesa, nel ricordo di quei dolci momenti, nella speranza di un futuro che le donasse un altro affetto, le stesse carezze, gli stessi odori. Così Lilli, un giorno decide di andarlo a cercare al cimitero. Trova la corda dell?accalappiacani che la carica sul furgone. Chiusa in una gabbia angusta e e maleodorante Lilli non può capire. Ode solo i latrati e il ringhiare di chi si sente solo e urla al vento la disperazione di essere solo e privo della libertà.
Poi, un giorno la gabbia si apre e mani premurose la sollevano riportandola in quel giardino dove la mano ossuta le lanciava un pezzo di ramo. Si mette a cercare affannosamente negli angoli, nell?aria, nei profumi ? il naso e la coda vibrano all?unisono, ma gli odori familiari sono lontani, ormai un vago sentore di irraggiungibilità. Lilli è ancora lì e non smetterà mai di cercare, di allungare quel musino come il giorno che ebbe fortuna innanzi al cancello del camposanto.
Questa storia è dedicata a tutte le Lilli del mondo. Firmato Fiorella e Oscar.
OSCAR GRAZIOLI