[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

NEWS: Giornali Internet 29/11/05



======
CACCIA
======
Ciclista impallinato
A TRAVAGLIATO, IN CAMPAGNA
www.giornaledibrescia.it/giornale/2005/11/29/15,PRIMO_PIANO/T8.html
TRAVAGLIATO - Un incidente di caccia: colpito in fronte mentre pedala in
campagna da un paio di pallini impazziti esplosi chissà dove e da chissà
chi. È accaduto ieri, attorno alle 10.45, alla periferia di Travagliato. A
quell?ora un pensionato del paese di 73 anni stava pedalando in sella alla
sua bicicletta lungo via Trepola, una stradina asfaltata che da Travagliato
finisce ad Ospitaletto. Improvvisamente, mentre si lasciava alle spalle una
pista di motocross allestita in un terreno di qualche metro più basso della
strada, si è sentito colpire alla fronte. Si trattava di due pallini di
piombo provenienti, senza alcun dubbio, da una cartuccia da caccia. L?uomo
ha comunque continuato a pedalare ritornando a casa e facendosi accompagnare
al Pronto soccorso dell?ospedale Civile. È stato medicato e dimesso con una
prognosi di guarigione di dieci giorni. Insomma, niente di grave,
fortunatamente. Una volta rientrato a Travagliato, l?anziano si è presentato
alla caserma dei carabinieri dove ha denunciato l?accaduto. (bon)
-----
TRAVAGLIATO
Cacciatore «impallina» un ciclista
www.bresciaoggi.it/storico/20051129/Provincia/D.htm
Incidente di caccia, fortunatamente non grave, ieri mattina alle 11 in via
Trepola a Travagliato, sulla strada che unisce il paese con Ospitaletto.
Pietro B., pensionato travagliatese 72enne stava pedalando in bicicletta
quando ha udito in lontananza uno sparo e sentito una fitta alla fronte. Si
è portato la mano alla testa accorgendosi di perdere sangue. E? riuscito a
far ritorno a casa dove i familiari lo hanno invitato a recarsi al Civile di
Brescia per una visita.
Un medico del pronto soccorso ha estratto dalla fronte due pallini da caccia
e lo ha dimesso fissando la prognosi in una decina di giorni. Non era
necessario il ricovero in ospedale. Un paio d?ore dopo il fatto sono stati
informati i carabinieri diChiari che hanno raggiunto via Trepola. Ma i
cacciatori da tempo erano andati via ed era imposibile rintracciarli e
stabilire chi, senza intuire il pericolo, aveva sparato da alcuni boschetti
verso la strada. Se individuato verrà denunciato.
f.mo.
-----
PISA: FAUNA PROTETTA IN VENDITA ILLEGALMENTE IN UNA MACELLERIA DEL CENTRO,
DENUNCIATO IL TITOLARE
La perquisizione ha portato alla luce 60 chilogrammi di fauna non
commerciabile: allodole, fringuelli, cappellacce, folaghe, luì piccolo,
passeri, pettirossi, merli, tordi ed altri uccelletti di cui è vietato il
commercio. Sono in corso indagini per verificare la provenienza della fauna
sequestrata
www.newslettercorpoforestale.it/newsletter_single.asp?Id=3153&TipoArticolo=N
otizie
28 Novembre ? Una centrale del commercio illegale di fauna selvatica
protetta è stata scoperta sabato scorso in un?antica macelleria nel centro
di Pisa, con una operazione che ha portato al sequestro di circa 60 chili di
uccelli come allodole, fringuelli, cappellacce, folaghe e altre specie di
uccelli. L?azione è stata condotta dagli agenti del Corpo forestale dello
Stato, che hanno collaborato con il personale del nucleo vigilanza
ambientale del Wwf di Pisa. La base di tutto è un?antica macelleria della
città, nella cui vetrina era esposto un cartello che avvertiva della
possibilità di acquistare ?allodole, tordi e uccellini?. Una guardia dell?
associazione ecologista in incognito, spacciandosi per un acquirente
interessato, ha concordato l' acquisto di un quantitativo di uccellini per
il giorno dopo. Al momento dell?acquisto della fauna vietata hanno però
fatto irruzione nel negozio altre due guardie Wwf e quattro agenti del Corpo
forestale dello Stato. La perquisizione ha portato alla luce 60 chilogrammi
di fauna non commerciabile: allodole, fringuelli, cappellacce, folaghe, luì
piccolo, passeri, pettirossi, merli, tordi ed altri uccelletti di cui è
vietato il commercio. Sono in corso indagini per verificare la provenienza
della fauna sequestrata. Il titolare dell?attività è stato denunciato per le
violazioni penali alla legge quadro sulla tutela della fauna selvatica, e in
via amministrativa sono in atto le procedure di verifica che potrebbero
portare alla chiusura della macelleria.
-----
PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO: OPERAZIONE ANTIBRACCONAGGIO, SEQUESTRATI DUE
AUTOMEZZI E DIVERSE MUNIZIONI
Due bracconieri sono stati scoperti a cacciare all?interno di una zona
protetta e si sono dati alla fuga. I forestali, per inseguirli, hanno
raggiunto i loro fuoristrada. Dalla perquisizione dei due autoveicoli sono
emersi numerosi elementi di prova a loro carico. Ora i due uomini sono stati
denunciati all?Autorità giudiziaria
www.newslettercorpoforestale.it/newsletter_single.asp?Id=3152&TipoArticolo=N
otizie
28 Novembre ? Gli uomini del Comando Stazione Forestale di Torre del Greco,
Boscoreale e Ottaviano, coadiuvati dal Coordinamento Territoriale per l?
Ambiente per il Parco del Vesuvio di San Sebastiano al Vesuvio, nell?ambito
di un operazione congiunta per la prevenzione e la repressione del fenomeno
del bracconaggio all?interno dell?area protetta del Parco Nazionale del
Vesuvio effettuata ieri pomeriggio, uditi gli spari di fucile da caccia, si
sono portati nella zona di massima protezione del Parco nazionale. Si tratta
della riserva integrale Alto Tirone Vesuvio, nella località Cognole. Qui i
forestali hanno accerchiato i bracconieri, che si sono visti in trappola e
hanno tentato la fuga, riuscendo a dileguarsi tra l?impervia vegetazione
della riserva, aiutati anche dall?oscurità e dalle avverse condizioni
meteorologiche. I due bracconieri, però, hanno portato in questo modo gli
uomini della Forestale in prossimità di due grossi fuoristrada, già notati
dagli agenti forestali nel corso di precedenti appostamenti. Dalla
perquisizione dei due automezzi è stato possibile individuare l?identità dei
due proprietari, entrambi di San Giuseppe Vesuviano, e sono emersi chiari
elementi a loro carico. Infatti, all?interno dei fuoristrada, sono state
trovate numerose munizioni da caccia e gabbie per cani, anche certificati,
che attestano che i predetti praticavano turismo venatorio all?estero,
nonché una contravvenzione per bracconaggio in provincia di Potenza.
Attualmente gli inquirenti, informata l?Autorità Giudiziaria, stanno
valutando gli alibi forniti dai due indagati in relazione alle ulteriori
prove scaturite dell?evolversi delle indagini.
-----
Da Iseo a Flero passando per Serle, intere comitive di doppiette rimediano
verbali e sequestri in tutta Italia
Caccia illegale senza confini
In pochi giorni sono stati denunciati ben 30 bresciani in trasferta
http://www.bresciaoggi.it/ (28/11/2005)
Sparano. Dal Milanese al Cilento passando per le Valli di Comacchio. Sparano
a qualsiasi volatile ignorando sistematicamente le leggi in materia di
specie protette, oasi e persino armi; spesso modificate artigianalmente.
Sparano, persino con cimeli della Prima guerra mondiale, spinti dai guadagni
legati al commercio illegale della selvaggina alimentato da ristoratori
compiacenti, ma anche per la mera ebbrezza di abbattere una preda in via di
estinzione. Segni particolari? Sono tutti cacciatori «veterani», senza l?
alibi dell?inesperienza. Sono i bracconieri bresciani che mai come nelle
ultime settimane sembrano aver invaso mezza Italia.
A ogni latitudine del Paese, nel giro di pochi giorni ne sono stati
denunciati una trentina da guardie venatorie volontarie, polizie provinciali
e agenti della forestale. Tre sono stati scoperti nell?area «cuscinetto» del
Parco nazionale del Cilento, in provincia di Salerno. Facevano parte di una
comitiva di una decina di persone.
I compagni di battuta si sono dileguati all?arrivo delle guardie del Wwf di
Battipaglia, che hanno incastrato due cacciatori di frodo residenti a
Brescia e uno di Flero. Al terzetto, denunciato alla Procura, sono stati
sequestrati fucili, due richiami elettromagnetici e 500 cartucce; insieme a
tre tortore dal collare, due gruccioni, un rigogolo, una upupa e due
rondini.
A pochi chilometri di distanza a un cacciatore di Poncarale è stato ritirato
il tesserino perchè trovato in possesso di dieci richiami vietati, mentre a
Saluzzo (Cuneo) ne sono finiti nei guai tre provenienti dal Sebino: P.C., 58
anni e i fratelli V.Z., di 47 e A.Z di 55 sono stati fermati dalle guardie
venatorie guidate da Valerio Civallero. Avevano ucciso 20 tordi bottacci, un
merlo, un fringuello e 11 allodole usando richiami acustici vietati.
L?operazione del neonato nucleo di guardie volontarie della Lega per l?
abolizione della caccia di Biella ha incastrato invece G.M. e W.R., due
persone di Serle sorprese in un campo di mais a Masserano mentre sparavano a
tutto: nell?auto nascondevano 15 piccoli volatili tra migliarini di palude,
peppole, allodole e pispole. La Lac ha già annunciato che si costituirà
parte civile nel procedimento penale contro i due. Un esempio che potrebbe
essere seguito anche dagli enti locali piemontesi interessati dall?episodio
di bracconaggio.
Provenivano invece da Montisola, Iseo e Sale Marasino i cacciatori
intercettati dal Nucleo venatorio della polizia provinciale di Ferrara e
Riccione mentre sparavano sul confine del parco delle Valli di Comacchio. I
tre non hanno neppure atteso la perquisizione, consegnando alle guardie
cinque richiami acustici vietati e una ventina di fringillidi.
Ma il record di catture vietate spetta a due cacciatori di Villa Carcina e
Gardone Valtrompia, che nascondevano in un cella frigorifera la bellezza di
duemila fringillidi abbattuti in alcuni giorni nelle campagne di Delianuova,
nel Reggino.
Sempre in Calabria, ma a Rocca di Neto, sono stati denunciati altri due
cacciatori-bracconieri di Brescia che utilizzavano richiami elettroacustici
in una zona di passo, mentre nel Barese sono finite nei guai due persone
residenti a Botticino che avevano abbattutto esemplari di cappellaccia
utilizzando richiami vietati.
Proseguiamo con un bracconiere di Rodengo denunciato a Carpiano, nel
Milanese. Nel carniere nascondeva dodici esemplari di specie protette. A
incastrarlo il nucleo di Milano delle guardie volontarie del Wwf, già
impegnate per tutto ottobre sul fronte «caldissimo» del Bresciano.
«La situazione nelle campagne milanesi è assolutamente fuori controllo, non
molto diversamente da quanto accade a Brescia, una provincia a più alta
densità venatoria - afferma Filippo Bamberghi, coordinatore del nucleo di
Milano degli agenti Wwf -: il flusso di bracconieri bresciani sta tuttavia
subendo una recrudescenza. Si tratta di cacciatori che non rispettano le più
elementari norme in materia venatoria».
E per finire, nel parco Milano Sud sono stati bloccati altri tre bresciani:
due utilizzavano richiami elettromagnetici e avevano abbattuto piccoli
uccelli protetti, mentre un terzo aveva ucciso un frullino, un piccolo
trampoliere protetto. Inoltre, durante l?attività di vigilanza un
cacciatore, alla vista delle guardie, è fuggito abbandonando a terra un
martin pescatore: una specie rara (oltre che ovviamente protetta) e dai
colori sgargianti, che è assolutamente impossibile confondere.
n.s.
-----
Caccia tragica, ora si corre ai ripari vademecum e corsi sulla sicurezza
Dopo la morte del pensionato di Vado appello alla prudenza delle
associazioni venatorie. Giubbotti fluorescenti in regalo
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=394690&IDCategoria=592
Dalla distribuzione gratuita di giubbini fluorescenti ai cacciatori, con
l'obbligo di essere indossati, alle sedute di educazione e sensibilizzazione
alla caccia, fornendo un manuale di comportamento da seguire quando si è in
squadra, sino al tipo di armi da utilizzare, meno potenti, durante le
battute. Dopo l'ultima tragedia, un cacciatore ucciso da un compagno di
battuta nei boschi sopra Vado, il mondo venatorio corre ai ripari.
Ricette che dividono ambientalisti, animalisti, cacciatori e associazioni
venatorie, ai poli opposti, con il mondo delle doppiette lacerato anche al
proprio interno. Da una parte la posizione drastica dei Verdi ed esponenti
ambientalisti. «Evitare queste morti? Semplice non andare a caccia,
proibirla», spiega Giovanna Olivieri dei Verdi, consigliere ambientalista
negli Ambiti di Caccia di Savona e Albenga. Dall'altra i cacciatori che
questa sera si riuniranno per puntare di più sulla prevenzione. Mentre la
Federcaccia ha già iniziato, per la prima volta "per dare un segnale", la
distribuzione gratuita agli iscritti di giubbini segnaletici
catarifrangenti, la Pro Segugio, l'associazione che raggruppa tutti i
capisquadra cinghialisti della provincia (la vittima di domenica era andata
proprio a caccia al cinghiale) questa sera riunirà gli associati. «A morire
siamo noi - attacca Marino Ferraro, presidente della Pro Segugio, che
conosceva bene la vittima Germano Giusto - dobbiamo sensibilizzare sul come
si va a caccia. Ci vuole più attenzione. Sono disgrazie che capitano anche a
chi corre in auto per sport o fa un'arrampicata, fatalità».
Ferraro questa sera ribadirà due accorgimenti: «Rimanere fermi nella
postazione assegnata che tutti i compagni di battuta devono conoscere, e se
proprio ci si deve muovere per inseguire un cinghiale comunicarlo sempre via
radio».
Gabriele Parodi, presidente della Federcaccia di Cairo, lancia un invito a
utilizzare armi meno potenti: «Meglio usare i fucili con 2 colpi, delle
carabine, più pericolose, che hanno una lunga gittata. Addirittura arrivano
ad 1 chilometro, con palle piccole e pesanti, dall'elevata potenza. La
doppietta sovrapposta arriva al massimo a 50 metri». Poi il buon senso:
«Prima di sparare il rumore non basta». Infine il monito: «Non invitare gli
amici, inesperti, a caccia, anche se hanno il porto d'armi». All'armeria
Tessitore di Savona, l'esperto Giorgio Rovera lancia l'allarme: «Tanti
cacciatori sparano senza mai vedere il cinghiale. Per chi va a sparare ci
sono a disposizione oltre ai giubbini, tipo Anas e Protezione Civile, anche
cappelli e gilet catarifrangenti, di colore rosso». Poi segnala un ulteriore
emergenza: «Boschi e sentieri non sono puliti, c'è poca visibilità».
Il collega Daniele Pera, che a Cairo è titolare dell'omonima armeria da 25
anni, è consulente del Tribunale di Savona: «La pericolosità non dipende dal
fatto se si spara con una canna liscia, o rigata, che è molto più
pericolosa. Le carabine hanno le pallottole ad espansione, non blindate
completamente, sono letali anche di rimbalzo». L'unico rimedio "è la
prudenza".
L' Enpa, ente nazionale protezione animali, dal canto suo propone
"l'apertura della caccia agli ungulati soltanto quando nei boschi sono
cadute le foglie, infatti con gli alberi ancora verdi la visibilitàè di
poche decine di metri, a fronte di una gittata delle munizioni di diverse
centinaia di metri". Inoltre propone anche la posa di cartelli segnalatori
alle confine delle zone di battuta: «Caccia in corso».
-----
Uccise un cacciatore, condannato a 17 anni per omicidio volontario
La vittima durante una battuta era entrata nel terreno di un pensionato a
Rivalta, il quale stufo di sentir sparare lo freddò con una pistola
www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=394509&IDCategoria=595
Tortona Diciassette anni e quattro mesi di reclusione. È la condanna
inflitta in abbreviato ad Alfredo Barberis, 66 anni, il pensionato di
Rivalta Scrivia, accusato di avere ucciso con un colpo di pistola Giancarlo
Torriglia, 50 anni, amministratore dello studio Biomedico di Tortona e di
una clinica a Milano. Il delitto avvenne nel tardo pomeriggio del 2 ottobre
2004, la vittima stava rientrando con due amici da una battuta di caccia. Il
gup Sara Moglia ha fissato una provvisionale di 120 mila euro ciascuno per
la moglie e la madre di Torriglia. L'entità del risarcimento sarà stabilita
in separata sede. Il pm Elisabetta Pagliai ha chiesto la condanna a 30 anni
per omicidio volontario aggravato e porto abusivo d'arma. «Un delitto a
freddo, l'imputato non ha soccorso la vittima che non gli aveva fatto nulla,
non ha mai dimostrato alcun pentimento».
I difensori Fausto Chiesa e Roberto Tava si sono battuti per la
derubricazione in omicidio colposo (il colpo partì accidentalmente) e in
subordine le attenuati generiche equivalenti alle aggravanti. Barberis, solo
prima che il giudice si ritirasse in camera di consiglio, ha detto:«Sono
pentito. Provo un grande rimorso per quanto accaduto, ho rovinato due
famiglie, la sua e la mia».
Il pensionato è tuttora richiuso nella casa di reclusione di piazza don
Soria. I suoi legali hanno presentato ricorso al tribunale del riesame
contro l'ordinanza del gip che ha respinto la richiesta di arresti
domiciliari. L'udienza a Torino non è stata ancora fissata. Barberis ha
sempre sostenuto che non intendeva uccidere Torriglia, che si è tratto di
una disgrazia. L'uomo aveva visto i tre cacciatori che stavano tornando da
una battuta, fucile scarico in spalla, camminando su uno sterrato che divide
due terreni di sua proprietà. Esasperato perché i cacciatori continuavano a
sparare vicino a casa sua, rischiando di venire impallinato, si era
avvicinato al gruppo, gesticolando. In tasca aveva la pistola per
difendersi, lui ha sempre detto, «dai cani randagi che girano di notte».
Durante la discussione, si era difeso il pensionato, la vittima lo aveva
colpito al basso ventre e in quell'attimo era partito il colpo. Raggiunto
all'addome, l'imprenditore era poi deceduto un'ora dopo il ricovero in
ospedale.
Si. Fo.

-----
Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it