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Laika sacrifcata alla scienza in nome di un progresso









Laika
Sacrificata alla scienza in nome di un progresso che di rado ha tra i suoi
scopi l'avanzamento etico dell'umanità
22-11-2005 - Fonte: Repubblica.it e Antonella Sagone

In occasione dell'anniversario del lancio in orbita della cagnetta Laika,
avvenuto il 4 novembre del 1957 a bordo dello Sputnik, ricordiamo come
andarono realmente i fatti e il sacrificio inconsapevole di un essere che
avrebbe certo preferito vivere una normale vita da quadrupede, piuttosto che
essere ricordato per i secoli a venire per essere stato il primo cane a
morire nello spazio.



L'animale fu spedito in orbita sullo Sputnik nel '57
I russi dissero che aveva resistito 7 giorni: non era vero
Laika non visse nello spazio la cagnetta morì dopo il lancio
WASHINGTON - Il cane che rincorse le stelle avrebbe di molto preferito
continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca, se avesse
potuto decidere lei, ma Laika non era un cane qualsiasi. Era un soldato, una
bandiera, un latrato di battaglia, un monumento che l'Urss voleva costruire
a se stessa con il materiale della Guerra fredda, con i motori, i missili,
le ambizioni e, soprattutto, con le bugie della propaganda. Laika, la
bastardina arruolata dagli accalappiacani di Kruscev nei vicoli di Mosca per
essere la prima creatura vivente spedita in orbita, non morì la morte
indolore nello spazio dopo una settimana di orbite, che la propaganda ci
aveva raccontato allora, ma una morte orrenda e struggente, inscatolata nel
minuscolo Sputnik, poche ore dopo il lancio. Il suo cuore di cane fu
schiantato dal panico e dalla solitudine incomprensibile.
Un'altra delle perenni menzogne del potere in Russia, sovietico e non
soltanto sovietico, viene a galla dopo 45 anni, dalla confessione di uno
degli scienziati di quel programma spaziale che, tra il primo bip dello
Sputnik e il viaggio di Gagarin attorno alla Terra, doveva essere la
dimostrazione dei trionfi Socialisti sul nemico Capitalista. La prova della
profezia di Nikita Kruscev all'Occidente, "in dieci anni vi seppelliremo".
Laika, insieme con Mushka e Albina, due altri cagnetti presi a caso tra i
bastardini nelle vie della capitale, era stata scelta per la sua docilità,
per la sua resistenza alle prove d'accelerazione nella centrifuga della
"Città delle Stelle", la Houston alle porte di Mosca e, dannazione dei
piccoli, per le sue dimensioni contenute. Non c'era molto spazio per
ospitare un cane dentro lo Sputnik 2 dal peso totale di 108 chili, che i
vettori sovietici erano in grado di sparare in orbita in quel novembre del
1957. Ma per piccina e mansueta che fosse, Laika era pur sempre un cane e ci
volle tempo per adattarla a quel viaggio.
Con le sue compagne fu messa nel frullatore della centrifuga che le spingeva
il cuore fino a tre volte il ritmo normale delle pulsazioni cardiache, nella
paura e nella fatica di pompare il sangue nel corpo schiacciato
dall'accelerazione gravitazionale. Aveva, dice ora lo scienziato russo, una
tendenza a soffrire di panico, perché il cuore impiegava poi il triplo di
tempo rispetto alle sue compagne, prima di tornare a velocità normale.
Laika e le sue compagne furono costrette a vivere in gabbiette e contenitori
sempre più piccoli e strette da catenelle sempre più strette, per periodi
successivi di 3 settimane e a nutrirsi solo di gelatine, la pappa che
sarebbe stato messo a bordo, perché lo potessero, poco alla volta, con
parsimonia, leccare fino all'esaurimento e dunque alla morte. Alla fine
dell'addestramento, se così possiamo chiamare quella tortura, la vediamo
nelle foto d'epoca, che spunta con il muso scuro e gli occhi giustamente
preoccupati, da una sorta di tubo di dentrificio nero, l'ogiva nella quale
sarebbe stata sparata dalla base di Baikonur, strettamente incatenata, per
impedirle di rivoltarsi e di muoversi dentro il tubo.
Mushka, oltre che piccola, era, per sua ulteriore sfortuna, anche la più
intelligente. Era servita per collaudare i rudimentali strumenti di bordo,
un ventilatore automatico che avrebbe dovuto raffreddare l'abitacolo quando,
nei momenti di esposizione al sole durante le orbite la temperatura fosse
salita oltre i 20 gradi.
Albina era stata sparata due volte con razzi, ma recuperata con paracadute
dell'ogiva, per collaudare la resistenza al lancio. Ma Laika pescò la paglia
corta. Fu scelta per il glorioso evento. E fu lanciata. Senza sapere che per
lei non era stato previsto nessun rientro trionfale. Che sarebbe comunque
morta girando attorno alla Terra. Il dottor Dimitri Malashenkov, lo
specialista che la seguì, ha raccontato ieri a un congresso di medicina
spaziale a Houston, le ultime ore di Laika. L'elettrocardiografia seguita
via radio segnò un aumento parossistico delle pulsazioni quando i motori
s'accesero e il missile cominciò a vibrare sollevandosi dalla piazzola,
qualcosa che la cagnetta non aveva mai provato prima. Raggiunta la velocità
orbitale, il ventilatore, secondo i leggendari standard del controllo di
qualità sovietica, naturalmente non funzionò e la temperatura nella trappola
spaziale cominciò a oscillare tra il caldo e il freddo estremi.
Il suo cuore di cane prese a battere irregolarmente, fibrillando quando
l'assenza di peso rallentò di colpo le pulsazioni e alla quarta orbita, dopo
5 ore di tormento, il tracciato divenne misericordiosamente piatto. Forse fu
la temperatura a ucciderla, o l'umidità che si era accumulata nel suo
ansimare dentro quello spazio, o l'anidride carbonica che i filtri nella
capsula avrebbero dovuto ripulire, ma che, probabilmente, non funzionarono a
dovere. Il dottore non è sicuro. Ma chiunque conosca un cane e abbia visto
gli occhi di Laika mentre la insaccano dentro la sua gabbia, sa di che cosa
è morta quella cagnetta, è morta di paura e di solitudine. Di stress, se si
preferisce un'espressione più asettica. Sognando i vicoli di Mosca, il
branco dei randagi e i gatti che non avrebbe più rincorso, la mano di quegli
uomini ai quali si era sicuramente affezionata, senza sapere quello che loro
stavano preparando per lei. Il funerale di Laika fu lungo. Andò avanti per 6
mesi e 2.570 orbite, mentre il Cremlino mentiva sulla sopravvivenza di Laika
nello spazio indicata in "oltre quattro giorni" e l'America si rodeva nella
sua goffa rincorsa con missili che esplodevano dopo il lancio e scimpanzé
africani che stava addestrando per inseguire i cani russi.
Fu cremata l'8 aprile del 1958, quando lo Spuntik-2 perse velocità e rientrò
nell'atmosfera, consumandosi in un ultimo, piccolo falò delle vanità
ideologiche e della crudeltà umana. Tre anni dopo, il 12 aprile del '61, un
essere umano dal coraggio ultraterreno, Yuri Gagarin la seguì, sapendo che
avrebbe potuto fare la fine della cagnetta che l'aveva preceduto e che era
stata sacrificata per lui, da un regime che trattava gli uomini come cani e
dunque i cani come gli uomini. Troppo tardi per fare compagnia a Laika e
portarla a passeggio tra le stelle.
Vittorio Zucconi
Tratto da: www.repubblica.it