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DA OGGI SILENZIO VENATORIO MA...



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(La Notizia)
DA OGGI SILENZIO VENATORIO MA...
Rapporto LAV denuncia il "federalismo" del cacciatore, causa dell'imbarbarimento dell'attività venatoria.
 

31 gennaio 2006 -Cinque mesi di caccia (dal 1° settembre a ieri) sono stati un massacro infame di almeno 100 milioni di animali sacrificati per uno ?sport? moralmente inaccettabile ed incompatibile con il grado di civiltà raggiunto dalla nostra società. Da oggi siamo costretti a fare la conta dei danni (enormi) agli equilibri ecologici prodotti dalle doppiette, delle minacce alla sopravvivenza anche di molte specie rare e vulnerabili e delle sofferenze strazianti degli animali, che muoiono in una lenta agonia dissanguati o trafitti da una scarica di piombo. E? questo il giudizio della LAV in occasione della chiusura della stagione venatoria.
In Italia la caccia è un'emergenza ambientale preoccupante e costituisce una questione sociale e morale ancora aperta. La situazione della fauna nel nostro Paese ? pressione venatoria eccessiva, bracconaggio dilagante, depauperamento delle popolazioni selvatiche, ecc. - è drammatica e la colpa è in gran parte delle Amministrazioni Regionali, trasformatesi in casse di risonanza delle associazioni venatorie, disposte a violare leggi dello Stato e direttive comunitarie (vedi "deroghe", calendari venatori, ecc.) pur di ottenere il consenso elettorale dei cacciatori.
?La caccia italiana resiste solo grazie a questa situazione di ?illegalità istituzionale? diffusa ? afferma Ennio Bonfanti, responsabile ?fauna? della LAV - che permette di sparare per divertimento contro animali sempre più rari, sempre meno protetti in un ambiente sempre più inquinato e compromesso. Quella che finalmente oggi ha fine è stata una stagione di stragi, sia di animali sia di legalità: l'esercito delle quasi 700mila doppiette italiane, libere di scorrazzare anche nei fondi privati e contro la volontà dei proprietari, esiste ancora sol perché l'attività amministrativa di Regioni e Province ? prosegue Ennio Bonfanti - è palesemente strumentalizzata per ottenere il consenso elettorale dei cacciatori, anche calpestando i pareri scientifici dell?Istituto nazionale fauna selvatica (INFS) e le esigenze di conservazione delle popolazioni selvatiche. Le varie delibere e leggine emanate da quasi tutte le Regioni (sia di centrodestra sia di centrosinistra), infatti, hanno l?unico scopo di estendere le possibilità, i periodi e le modalità di caccia e le specie cacciabili, per mantenere in vita una corporazione che, al momento opportuno, viene usata come bacino di voti sicuri?.
Esigenze meramente politiche, dunque, alla base della gestione della caccia ?all?italiana?: grazie ai nuovi assetti federalistici dello Stato, le Regioni sono divenute il fulcro della liberalizzazione selvaggia della caccia che, anno dopo anno, aumenta in maniera inversamente proporzionale al numero dei cacciatori, in costante diminuzione negli ultimi quattordici anni, di circa il 50%. Lo testimonia il ?Rapporto sulla stagione venatoria 2005-2006? realizzato dalla LAV dal titolo ?Caccia e Federalismo venatorio?.
?E? paradossale che mentre l'opinione pubblica italiana, come confermano tutti i sondaggi, è fortemente contraria alla caccia in quanto non rappresenta più un'esigenza primaria di sopravvivenza ma solo un'attività ?ludica? che dal punto di vista etico e culturale non trova più alcun consenso sociale ? continua Ennio Bonfanti ? la politica, viceversa, si affanna ad inseguire ogni richiesta, anche la più anacronistica e crudele, del mondo della caccia esprimendo una totale sudditanza verso la potente lobby armieristico-venatoria. E per questo temiamo che l?imminente campagna elettorale per le politiche del 2006, come già avvenne nel 2001, veda riaprirsi la ?caccia al voto delle doppiette? da parte delle forze politiche di tutti gli schieramenti?.