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NEWS: Giornali Internet 24/08/06



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CACCIA
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Flumini. In auto a caccia di lepri. Controlli contro il campeggio libero
Bloccati due bracconieri
http://www.unionesarda.it
Sorpresi in auto a notte fonda con un fucile, due cacciatori di
Gonnosfanadiga sono stati denunciati per bracconaggio dagli uomini della
Forestale di Fluminimaggiore. Si tratta di I. G. di 39 anni e V. S. di 31.
Gli agenti li hanno fermati per un controllo sulla strada che, da
Portixeddu, arriva a Capo Pecora. Sulla loro utilitaria c?erano un fucile da
caccia e numerose munizioni.
Molto probabilmente servivano per dare la caccia a lepri e conigli che sono
assai numerosi in quel tratto di costa. Una volta fermati e identificati, i
due sono stati accompagnati nella stazione del Corpo forestale di Flumini,
dove oltre al sequestro del fucile e delle munizioni, gli agenti hanno
provveduto a denunciarli all?autorità giudiziaria. L?operazione che ha
portato alla denuncia dei due presunti bracconieri rientra nel quadro di una
serie di operazioni coordinate dall?Ispettorato Ripartimentale di Iglesias
per tenere sotto controllo il territorio di Fluminimaggiore che, in questo
periodo, vede un grande afflusso di vacanzieri. A questo proposito, per
quanto riguarda i controlli in prossimità delle spiagge, non sono mancati
gli interventi per scoraggiare il campeggio libero.
Nei giorni di Ferragosto, gli agenti della Forestale di Fluminimaggiore
hanno eseguito numerosi controlli lungo la costa e in particolare, nel
rimboschimenti di Buggerru. Numerose persone sono state identificate e
invitate a smontare le tende e ad allontanarsi. Nel mese scorso il sindaco
di Buggerru e la Capitaneria di Porto avevano emesso ordinanze per vietare
il campeggio nelle aree costiere non autorizzate. Chi non rispetta l?
ordinanza, rischia pesanti sanzioni amministrative e in certi casi anche una
denuncia. (fe.ma.)
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Forestale e guardacaccia hanno denunciato un cacciatore della locale
associazione
Nel laccio finisce il bracconiere
A Strigno sorpreso mentre «riarmava» l'oggetto
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=12857&p
agina=42&versione=testuale&zoom=&id_articolo=67431
STRIGNO - Il laccio lo aveva posto per catturare di frodo la selvaggina. Ma
nel laccio, alla fine (seppur in senso figurato), ci è finito lui stesso.
Nella giornata di venerdì scorso, 18 agosto, gli uomini della Stazione
forestale di Strigno, in collaborazione con i guardiacaccia dell'
Associazione Cacciatori Trentini, hanno infatti sorpreso un cacciatore della
locale riserva mentre, dopo un circospetto avvicinamento, controllava e
riarmava un laccio per la cattura illecita di selvaggina. Il fatto è
accaduto verso le ore 16.30, dopo ore di paziente appostamento in località
Arcevena, nel territorio del comune di Strigno. Forestali e guardiacaccia,
scoperto il giorno prima il laccio, avevano iniziato infatti turni di
sorveglianza in attesa che l'ignoto bracconiere si facesse vivo. Lo
strumento di caccia vietato dalla legge - si tratta di un cordino d'acciaio
lungo circa un metro e mezzo - non aveva ancora espletato la sua funzione,
per fortuna dei selvatici. In compenso ha consentito ai pubblici ufficiali
di sorprendere con le mani nel sacco il bracconiere. Il laccio è stato
quindi rimosso, sequestrato e depositato presso la stazione della forestale
a disposizione dell'autorità giudiziaria. Dell'episodio è stata
tempestivamente inviata notizia di reato alla Procura della Repubblica di
Trento.
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Bracconieri in fuga sparano contro agente provinciale
A Imperia, rischiano accusa tentato omicidio
http://www.ansaweb.it
(ANSA) - IMPERIA, 24 AGO - Due bracconieri in fuga hanno esploso un colpo di
fucile contro un agente della polizia provinciale di Imperia, mancandolo. I
due sono ricercati e rischiano l'accusa di tentato omicidio. Secondo gli
investigatori l'agente della polizia provinciale ha notato i bracconieri che
avevano appena abbattuto un cinghiale. Scoperti, sono fuggiti e uno di loro,
durante la corsa, si e' girato esplodendo un colpo di fucile caricato a
pallettoni.
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L?incidente è avvenuto in casa a Costabissara: cinquantenne ferito dall?
improvviso scoppio
La cartuccia gli esplode in mano
Corsa in ospedale: rischia l?amputazione e il sequestro del materiale
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/E.htm
È rimasto ferito dall?improvviso scoppio di una cartuccia che teneva in
mano. Rischia l?amputazione di due falangi e la prima prognosi è di tre
settimane.
L?incidente è avvenuto qualche giorno fa a Costabissara. Claudio Meggiolaro,
50 anni, che abita in via Trento, stava sistemando delle cartucce che tiene
nella sua abitazione quando una di queste, per cause tutte da accertare, gli
è esplosa in mano, rischiando di provocargli lesioni anche ad altre parti
del corpo.
Meggiolaro, sanguinante, ha dato l?allarme ed è stato accompagnato d?urgenza
all?ospedale S. Bortolo. È stato visitato e medicato al pronto soccorso e
ora dovrà restare a riposo per le ferite subite alla mano destra.
La polizia dell?ospedale ha subito avvisato i carabinieri della stazione di
Dueville e i colleghi dell?ufficio armi della questura che stanno compiendo
accertamenti. Se qualcosa risultasse non in regola, Meggiolaro rischia il
sequestro del materiale esplosivo.
Cartucce e fucili costituiscono materiale pericoloso che non di rado provoca
incidenti domestici. La scorsa settimana, un vicentino aveva rischiato
grosso quando è partito un colpo dal fucile da caccia che stava pulendo
nello scantinato di casa. Fortunatamente il colpo non lo ha centrato, ma si
è conficcato in una scatola di cartone in cui teneva dei libri.
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MOTTA SANT?ANASTASIA
Rapaci come balocchi in stand medievale
http://www.lasicilia.it
Va bene le rievocazioni medievali, va bene l?amore per i rapaci (animali
simboli di quel periodo storico) e il tentativo di abituare i bambini ad
amare questi volatili, ma quando è troppo... è troppo.
Lo dimostra l?intervento eseguito dai Baschi verdi del comando provinciale
della Guardia di Finanza in occasione delle feste medievali di Motta Sant?
Anastasia. I militari, liberi dal servizio, durante una passeggiata per in
centro mottese proprio in occasione della manifestazione, notavano in uno
degli stand la presenza di un giovane che esponeva al pubblico, facendoli
toccare e fotografare, una poiana, due barbagianni (uno dei quali con un ala
rotta) ed un assiolo.
I Baschi verdi si avvicinavano immediatamente, accorgendosi della mancanza
dell?anello chiuso ed inamovibile che viene apposto per legge su una delle
due zampe al fine di identificare l?animale. Insospettiti, chiedevano così
al proprietario degli uccelli delucidazioni circa la provenienza e il
legittimo possesso degli animali, che, rientrando nell?accordo Cites (sulla
protezione delle specie in via di estinzione), sono sottoposti a specifici
adempimenti e autorizzazioni.
Non avendo ricevuto risposte convincenti, i finanzieri invitavano il giovane
a seguirli in caserma, dove gli contestavano l?illegittimo possesso e la
mancata denuncia dei volatili alle autorità preposte. I rapaci, dopo essere
stati visitati dagli esperti del Fondo Siciliano per la Natura della
Provincia regionale di Catania, che ne constatavano l?ottimo stato di
salute, venivano consegnati in giudiziale custodia al Centro di recupero
della fauna selvatica. I naturalisti del centro, che si occupa di recuperare
tutti gli animali selvatici trovati feriti o abbandonati, hanno assicurato
che dopo le indispensabili visite approfondite ed il necessario periodo di
rieducazione faranno il loro reingresso nell?habitat naturale.
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Via alla strage dei bambi piemontesi
Il Tar respinge il ricorso degli ambientalisti per bloccare la caccia ai
cerbiatti. L'Enpa organizza una ronda salva-bambi
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Agosto-2006/art38.html
Laura Landolfi
Inizia oggi il «prelievo selettivo» dei 600 caprioli piemontesi al centro di
un acceso dibattito nelle settimane scorse. Il Tar non ha infatti accolto la
richiesta di «sospensione in via provvisoria» da parte delle associazioni
ambientaliste, riservandosi di esaminare l'istanza all'udienza del 6
settembre. Così 150 cacciatori, allenati con un apposito corso, avranno la
possibilità di abbattere un capo a testa, mentre gli altri 350 saranno
eliminati a partire da dicembre. Nel documento con cui respinge il ricorso,
il tribunale amministrativo regionale afferma che non sussistono motivazioni
di estrema gravità e urgenza per bloccare la strage, poiché l'inizio della
caccia selettiva «riguarda soltanto alcune specie e segnatamente il
capriolo» e aggiunge che gli abbattimenti che avverranno in questi giorni
potranno essere «compensati con detrazioni dai piani di prelievo già
approvati», insomma i cerbiatti eliminati saranno scalati dal numero
complessivo qualora questo dovesse essere riformulato. Due i ricorsi
presentati nei giorni scorsi: il primo di Legambiente Piemonte, Enpa,
Associazione italiana familiari vittime della caccia e Lac, il secondo del
Settore ambiente e fauna e dell'Msp, ma la sostanza è la stessa: fermare
l'abbattimento dei caprioli in esubero. Secondo gli ambientalisti, infatti,
la delibera della regione Piemonte risalente al 2 agosto che permette
l'eliminazione degli animali, non tiene conto delle indicazioni
dell'istituto nazionale di fauna selvatica che stabilisce le quote in
eccesso (il numero sarebbe inferiore a quello dichiarato dalla regione).
Anche se, secondo l'assessore regionale all'agricoltura e alla fauna Mino
Taricco,: «Il parere dell'Infs è obbligatorio, ma non vincolante». Intanto è
sceso in campo anche il ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio che si era
già dichiarato favorevole a soluzioni alternative come lo spostamento degli
ungulati in altre aree e ora giudica la decisione del Piemonte
«discutibile». Pronta la risposta del presidente della regione Mercedes
Bresso secondo la quale, se il trasferimento si dimostrasse fattibile, si
potrebbe pensare a una diminuzione del numero dei capi da abbattere a
partire dall'anno prossimo.Mentre i ricorsi si moltiplicano (tra poco
toccherà a 80 caprioli nella provincia di Varese), c'è chi, da subito, pensa
a mettere in salvo i «bambi». Enpa, Lac, Una, Pronatura, Familiari e vittime
della caccia si sono dati appuntamento questa mattina alle sei di fronte al
comune di Acqui Terme, da lì sceglieranno le zone più a rischio e
inizieranno un'azione di disturbo. «I cacciatori usano armi a lunga gittata,
armi da guerra» afferma Michele Gualano dell'Enpa e aggiunge: «Muniti di
fischietti e macchine fotografiche metteremo in salvo i cerbiatti e
immortaleremo le scene di caccia», tutto materiale che andrà a confluire in
un dossier da inviare a Romano Prodi e Mercedes Bresso. I possibili scontri
tra animalisti e cacciatori creano una sempre maggior apprensione, tanto che
il presidente della regione ha voluto riportare la calma: «Mi auguro che
prevalgano il buon senso e la razionalità». Nei giorni scorsi intanto una
serie di mail piene di minacce sono arrivate nella sede dell'Enpa che, di
rimando, afferma che userà l'unica arma che gli si fa confà, quella della
non violenza.
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Parte oggi la caccia ai caprioli
Acqui. Prende il via questa mattina il piano di abbattimento di 150 capi
maschi. Il Tar ieri non ha concesso la sospensiva dopo il ricorso di Enpa e
Lac
Nei boschi anche gli animalisti con giubbotto rosso e fischietto per
distrurbare chi spara
http://www.ilsecoloxix.it/TimerAttesa.asp?IDCategoria=2094&IDNotizia=488925
Acqui Terme. L'appuntamento di animalisti e ambientalisti è alle 6 di oggi
davanti a palazzo Robellini. Obiettivo: disturbare i cacciatori nella prima
giornata di abbattimento selettivo dei caprioli considerati in esubero.
Giubbotto arancione, campanacci e fischietti, i partecipanti alla protesta
si dirigeranno nelle zone boschive per azioni di disturbo che proseguiranno
sino al 6 settembre, data di chiusura della prima parte del prelievo. È
prevista un'ottantina di persone, provenienti anche da fuori provincia. Ma
ieri la notizia della sospensiva, circolata nelle prime ore del pomeriggio e
poi rivelatasi falsa, potrebbe avere inciso sul numero. «Confusione creata
apposta», sostiene Giovanni Pallotti, coordinatore Enpa Regione Piemonte. La
stessa cosa sostengono i cacciatori, sorpresi dall'annuncio arrivato da
Torino poco dopo le 13: il tribunale amministrativo regionale ha accolto il
ricorso presentato dal Msp (movimento sportivo popolare) per irregolarità
della delibera di autorizzazione regionale. Decine di telefonate in attesa
della comunicazione ufficiale, arrivata dalla Regione: il Tar ha respinto
l'istanza cautelare di sospensione. Ed è ripartita l'organizzazione della
protesta, messa a punto l'altra sera in una riunione nella sede
dell'Europista di Alessandria, dai rappresentanti di Enpa, Legambiente, Lac
(Lega per l'abolizione della caccia), Associazione familiari vittime della
caccia e Una (uomo natura animali).
Incontro sul 'caso capriolo' ma più in generale sull'attività venatoria, sul
futuro di convivenza possibile tra uomo e altri animali. È stato Pallotti a
introdurre il tema, anticipando che l'Enpa nei prossimi giorni presenterà
una diffida per il palio di Asti. Il coordinatore piemontese ha criticato
duramente "la mattanza di proporzioni spaventose che i cacciatori si
accingono a mettere in atto", ricordato che gli incidenti provocati dai
caprioli agli automobilisti non sono gravi come i rischi provocati dai cani
abbandonati nei giorni di esodo estivo anche se "nessuno pensa a una
delibera per il controllo sul territorio dei microcip". Subito dopo ha
suggerito come intervenire per gli ungulati: stop alle immissioni a fini
venatori, contenimento con metodi ecologici (recinzioni elettrificate, mezzi
di protezione chimica, dissuasori acustici, cattura e spostamento). Soltanto
se questi metodi si riveleranno inefficaci, si possono predisporre piani di
prelievo in base a un reale studio sull'effettiva consistenza.
Roberto Piana, vice segretario nazionale della Lac e componente della
Consulta caccia regionale, ha fornito i dati sui capi che saranno abbattuti
in Piemonte nella stagione venatoria 2006/2007: circa 15 mila ungulati,
1.710.000 uccelli migratori, 171 mila lepri comuni, oltre 684 mila fagiani,
altrettanti conigli selvatici e minilepri, più starne, pernici rosse e
tipica fauna alpina. «Perchéè esploso il caso caprioli? Sono stati superati
tutti i limiti della decenza ? ha detto Piana ?. L'Alessandrino, con 500
capi, è al vertice della piramide». Marina Berati si è soffermata sulla
sicurezza delle persone e il diritto alla tranquillità, citando un dossier
sulla pericolosità dell'attività venatoria che lo scorso anno ha provocato
60 morti e 85 feriti in battute o incidenti. L'associazione famigliari
vittime della caccia ha pubblicato un 'manuale di autodifesa dai cacciatori'
e assiste chi si rivolge ai sindaci per ottenere ordinanze di divieto.
Silvana Fossati
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«La cattura? Li farebbe morire d'infarto Impossibile anche trasferirli vivi
in Calabria»
l'esperto Secondo il consulente della Provincia di Alessandria, Ernani
Caprioglio, non esistono alternative
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=488849&IDCategori
a=595
Alessandria. «Non trasferite i caprioli». E' l'estremo appello dell'esperto
Ernani Caprioglio del servizio vigilanza e tutela faunistica della Provincia
di Alessandria. «E' necessario intervenire sulla fauna - spiega il
consulente - ma obiettivamente non è questa la soluzione. Bisogna optare per
un adeguato piano di abbattimento». Ci spiega che in entrambi i casi la fine
dei 600 caprioli in esubero sarebbe segnata, però l'abbattimento
risparmierebbe agli animali tante sofferenze inutili. «La cattura e il
trasferimento in Calabria comporta una grande mobilitazione con centinaia di
esperti al lavoro prima per distendere km di reti poi per carpire gli
animali, che difficilmente avvicinabili finirebbero con il rompersi le zampe
prima di partire, l'altra metà morirebbe d'infarto durante il viaggio.
Questi animali sono esili ed hanno il cuore debole, sottoposto al trauma del
retaggio e del nuovo ambiente il cuore scoppierebbe. I sopravvissuti,
toccati dalle mani dell'uomo non sarebbero più in grado di vivere allo stato
brado, ma trascorrererebbero il resto della vita da un centro di recupero
all'altro». Il più vicino si trova nel parco del Po nei pressi di Valenza.
Qui gli esperti si occupano dei caprioli piccoli che le persone hanno
trovato nel bosco portandoli via per sottrarli ai cacciatori. Dopo un
periodo di adattamento di solito sono trasferiti in un altro centro, ma mai
più in grado di vivere in piena libertà. «L'unica soluzione scientificamente
provata per il controllo della fauna selvatica in tutta Europa sono i piani
di selezione a cura dell'istituto nazionale della fauna selvatica». Ogni
anno la sede di Bologna rileva un aumento del 30-40% della popolazione dei
caprioli a livello nazionale e definisce le linee guida di abbattimento per
età e tipologia. «Questa è la media - sottolinea Caprioglio - ma il problema
è che l'ambiente del basso alessandrino è particolarmente favorevole alla
proliferazione di questi animali». Dappertutto il contenimento è
indispensabile. «Il capriolo ha nemici naturali - spiega - sui quali però
non possiamo fare affidamento: uno è il lupo, ma per parlare di risultati
occorrerebbe ripopolare la specie fino a triplicare il numero dei lupi
rispetto a quello caprioli. Altro predatore è l'aquila che qui non è
presente». Sarebbe una posizione sconsiderata anche lasciare che la natura
segua il suo corso: «Se i caprioli proliferassero indisturbati - avverte
l'esperto - rischierebbero l'estinzione. Dodici anni fa in Val d'Aosta il
divieto di caccia al camoscio portò ad una sovrappopolazione tale che la
specie fu colpita da una congiuntivite, con effetto letale. Dopo l'epidemia
fu necessario ripopolare la montagnia ricorrendo al trasferimento da altre
zone». L'esperto alessandrino conclude: «Questo caso dimostra che per
l'equilibrio ambientale la specie non deve superare la densità sopportabile
dal territorio, altrimenti il cibo scarseggia e gli animali fisicamente più
delicati finiscono per indebolirsi, rimanendo vittime di lunghi patimenti
fino alla moria generale. Per questo continuare sulla strada
dell'abbattimento controllato rappresenta la soluzione più saggia e
soprattutto indolore».
Daniela Terragni
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Controlli di carabinieri, polizia forestale e agenti provinciali
piano di sicurezza
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=488847&IDCategori
a=595
Alessandria. Vertice ieri tra prefetto e vice questore vicario per
predisporre servizi straordinari in occasione del via alla caccia selettiva
dei caprioli. Ieri mattina con un fax, inviato a palazzo Ghilini, al
procuratore della Repubblica di Acqui e al presidente della Provincia, Paolo
Filippi, l'Enpa e le altre associazioni animaliste e ambinetaliste avevano
chiesto la sospensione del piano di abbattimento. La motivazione della
richiesta sottolineava la pericolosità della messa in pratica del
provvedimento regionale riguardo all'abbattimento dei caprioli e la
necessità di tutelare l'incolumità delle persone, considerata la mancanza di
'adeguata pubblicizzazione del provvedimento', la presenza nella zona tra
acquese e ovadese di numerosi villeggianti e di cercatori di funghi
"ovviamente ignari dell'eventuale pericolo'. Richiesta alla fine non accolta
e trattandosi di attività venatoria disciplinata da precise regole, è stato
deciso di intensificare il controllo in tutta l'area interessata con
ordinanze di servizio a tutte le forze dell'ordine.
Saranno impegnate pattuglie di carabinieri, polizia, finanza, corpo
forestale e 'civich'; dal canto suo la Provincia ha previsto una trentina
tra agenti del servizio di vigilanza e guardie volontarie che conoscono il
territorio. «Ma i cacciatori non si vedranno ? spiega un esperto ? non è
come una battuta al cinghiale. Nel giro di un'ora potrebbe già essere tutto
finito"». Ai contestatori che insistono sulla scelta del periodo ("per avere
un bel trofeo con le corna da appendere in salotto"), i cacciatori
rispondono a muso duro "che la selezione avviene per motivi di riproduzione,
tanto è vero che gli altri capi in esubero saranno abbattuti in inverno".
Si. Fo.
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PESCA
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Civitella Pesca di frodo nel Bidente
http://www.corriereromagna.it/
CIVITELLA - Avvertita, ieri mattina, la polizia ittico-venatoria della
Provincia di Forlì-Cesena, per un caso di pesca abusiva in località
Castagnolo, lungo il fiume Bidente. La segnalazione giunta alla guardia alla
fauna ittica ha descritto la presenza di un individuo, di apparente
nazionalità asiatica, che era riuscito a catturare un grosso pesce (forse
una carpa) a mani nude. E? il primo caso, però, del 2006. Invece nel 2005 e
2004 le segnalazioni erano state più numerose. Segno che informare sui
divieti è utile.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it