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NEWS: Giornali Internet 25/08/06



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CACCIA
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Bracconieri sparano alla polizia
La fucilata a San Biagio dopo una battuta al cinghiale
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=489169&IDCategori
a=594
San Biagio della Cima. Due bracconieri avrebbero sparato nei giorni scorsi
contro un agente della polizia provinciale che tentava di fermarli dopo
averli sorpresi con un cinghiale abbattuto poco prima.
La notizia è trapelata in queste ore dopo la conclusione della prima fase
dell'inchiesta avviata subito dopo i fatti avvenuti sulle alture del piccolo
paese del Verbone.
Il poliziotto ha notato in tarda mattina due uomini che avevano appena
ucciso un cinghiale. Ha cercato di bloccarli per verificare che cosa era
accaduto ma la coppia, per tutta risposta, si è data alla fuga.
Per l'agente i dubbi si sono tramutati in realtà e ha iniziato a inseguire i
due bracconieri, ma uno di loro, a un certo punto, nella fuga concitata,
avrebbe sparato un colpo di fucile, non si sa se intenzionamente o per caso.
Per fortuna l'agente non è rimastol ferito. I due bracconieri invece sono
fuggiti a piedi nel bosco abbandonando la loro preda: unico elemento per
stabilire, forse, chi sono gli autori del gesto ora indagati per tentato
omicidio colposo.
Nel frattempo la polizia provinciale ha anche sequestrato un fucile da
caccia, munizioni e persino un laccio metallico che hanno fatto scattare
nuove denunce nei confronti di chi caccia di frodo.
L. D.
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Caprioli e cervi: i prelievi possibili
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=12939&p
agina=20&versione=testuale&zoom=&id_articolo=67839
Il Comitato faunistico provinciale ha approvato ieri le norme tecniche che
disciplinano l'esercizio della caccia nella stagione 2006 e 2007 della
provincia di Trento: tra queste, le limitazioni ai periodi venatori a
seconda delle specie e la caccia alla selvaggina migratoria. Il gruppo di
lavoro ha inoltre deciso i programmi di prelievo per capriolo, cervo,
camoscio e muflone: in base alle nuove disposizioni sarà possibile abbattere
nella prossima stagione venatoria 3.608 caprioli, 1.841 cervi, 2.930 camosci
e 354 mufloni. Del Comitato faunistico provinciale fanno parte, tra gli
altri, le associazioni dei cacciatori e degli ambientalisti, i
rappresentanti dei Comuni trentini e degli agricoltori, tecnici e i
rappresentanti del Servizio foreste e fauna, Servizio parchi, Servizio
agricoltura della Provincia. Nella seduta di ieri sono state approvate le
norme tecniche che disciplinano l'esercizio della caccia nella stagione 2006
e 2007. Queste comprendono le limitazioni ai periodi di attività venatoria
delle specie cacciabili, le modalità per l'esercizio della caccia, per
l'accompagnamento alla caccia di selezione e per il recupero di animali
feriti. La novità più rilevante riguarda la definizione della distanza
massima di tiro (individuata in 300 metri per capriolo, camoscio e muflone,
e 400 metri per il cervo). Altra questione decisa dal comitato riguarda i
programmi di prelievo per capriolo cervo e camoscio e muflone: per quanto
riguarda il capriolo sono stati assegnati complessivamente 3.608 esemplari
in tutto il Trentino; 1.841 sono i capi di cervo abbattibili; 2.930 di
camoscio e 354 di muflone. Il Comitato ha ratificato l'accordo tra l'ente
gestore della caccia (Associazione cacciatori) e i rappresentanti degli
agricoltori, per quel che riguarda l'apertura della caccia nei terreni
coltivati. L'esercizio venatorio sarà possibile una volta terminato il
raccolto. È stato autorizzato il rilascio di fagiani «pronta caccia»,
subordinandolo al rispetto dei requisiti sanitari degli animali liberati.
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Si inasprisce la polemica tra ambientalisti e "doppiette" sulle possibilità
di abbattimento degli ungulati in Cansiglio
E' guerra sulla caccia a cervi e caprioli
Il presidente della Lac: «L?allarme è uno strumento usato politicamente per
accontentare una minoranza»
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3047094&Luogo
=Treviso&Pagina=VITTORIO%20VENETO
Vittorio Veneto
Non toccate quei caprioli. Mentre si avvicina l'apertura del periodo di
caccia, si inasprisce in Cansiglio il dibattito in merito alla caccia di
selezione, basata su un piano preordinato di abbattimento studiato sul
censimento della popolazione faunistica. Da un lato c'è chi come Gianpiero
Possamai, presidente della Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane
considera la caccia di selezione "uno strumento utile per mantenere il
giusto equilibrio tra la popolazione animale e le necessità
dell'agricoltura", dall'altro chi, come Andrea Zanotti, presidente della Lac
Veneto, vi ravvede solo "un escamotage per poter cacciare anche al di fuori
del periodo consentito. L'allarme caprioli e cervi non è altro che uno
strumento utilizzato politicamente come propaganda elettorale, per
accontentare lo 0,7\% dei veneti, i cacciatori. Nella foresta demaniale del
Cansiglio, zona a protezione speciale e sito di interesse comunitario, è
vietata la caccia e noi aspettiamo al varco chi non rispetta l'area". Anche
l'associazione ambientalista Mountain Wilderness manifesta la sua più totale
contrarietà "all'azione di selezione all'interno del Cansiglio. Il numero di
cervi in Cansiglio non è sufficiente a giustificarne la caccia. L'università
di Padova promulga tesi sul bramito dei cervi, ma non ha mai reso noti dati
precisi sui danni arrecati dagli ungulati. Esistono comunque possibilità
alternative, come il trasferimento degli animali in aree compatibili". A
metà strada, invece, la posizione di Antonino Morabito, responsabile
faunistico di Legambiente, per il quale "in un'area protetta come il
Cansiglio la caccia di selezione va effettuata come extrema ratio, solo
quando sono risultate insufficienti tutte le altre misure possibili. E'
lecita, invece, la caccia di selezione all'esterno delle aree protette. Chi
effettua prelievi di selezione conosce gli animali per classi di sesso ed
età, effettua un monitoraggio puntuale della popolazione faunistica e sa
quanti cervi o caprioli abbattere per non incidere sulle mortalità naturali
e tutelare l'ecosistema. La caccia di selezione rappresenta una crescita
culturale rispetto alla caccia tout court. Quanto al trasferimento di
animali selvatici, va effettuata all'interno di uno specifico piano di
fattibilità che presuppone la conoscenza della fauna e delle condizioni
territoriali, altrimenti diventa causa di mortalità degli animali".
Ad accomunare i due fronti, dei favorevoli e dei contrari, l'opinione che
nella Pedemontana non sussiste l'emergenza ungulati, come attesta, dati alla
mano, anche la biologa Paola Peresin, reduce da uno studio approfondito in
Cansiglio sull'argomento, che, sul fronte cinghiali, denuncia "casi di
irresponsabili immissioni di cinghiali da parte di alcuni cacciatori, per
legittimare la loro caccia. In Cansiglio le attività di censimento e la
caccia di selezione, l'unica che ha un senso per la conservazione
ambientale, sono sufficienti a mantenere il giusto equilibrio tra ambiente e
fauna selvatica. La provincia di Treviso sta rispondendo alla questione con
operazioni di controllo della specie e una buona gestione faunistica e
venatoria".
Angela Deganis
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Caprioli in esubero? La Provincia li difenderà
di ALDO SIMONI
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060825&ediz=04_FROSINONE&npag=35&;
file=EE.xml&type=STANDARD
E se la Ciociaria diventasse la patria di Bambi? Un?ipotesi non troppo
remota se è vero che qui il cuore ha vinto, e qui, al contrario del Piemonte
(dove i caprioli da ieri vengono uccisi perchè in esubero) la Provincia sta
predisponendo un censimento per poterli trasferire in altre zone di alta
montagna. «Il censimento - spiega l'assessore alla Caccia della Provincia di
Frosinone, Mario Ventura (che tra l'altro è un veterinario) - sarà ultimato
entro la prossima Primavera e interessa essenzialmente la zona adiacente al
Parco Nazionale d'Abruzzo. Subito dopo provvederemo alla cattura dei
caprioli (quelli in esubero dovrebbero essere circa 300, ndR) per
trasferirli in altre zone montuose del nostro territorio dove potranno
tranquillamente adattarsi senza alcun timore di essere inseguiti o cacciati.
E dove, soprattutto, non potranno far danni. Fino a qualche anno fa
l'equilibrio naturale veniva essenzialmente garantito, su tutto il versante
della Valcomino, dalla presenza di branchi di lupi che però, ora,
preferiscono cacciare animali che si possono inseguire più facilmente (come
i vitelli allo stato brado). Di conseguenza i caprioli sono cresciuti al
ritmo del 30 per cento l'anno distruggendo gemme e germogli. Ma attenzione -
avverte l?assessore Mario Ventura - il problema degli equilibri naturali,
tra qualche anno, interesserà anche i cinghiali: nelle zone protette del
Parco dei Monti Simbruini e della Certosa di Trisulti già oggi si contano
esemplari in esubero. Dovremo intervenire in tempo per evitare che il
fenomeno assuma proporzioni così importanti come nel caso dei caprioli».
Infine una curiosità: gli stessi cacciatori temono i caprioli perchè i cani
da cinghiale, sentendo l?odore ?caprino? mollano la caccia al cinghiale per
inseguire i piccoli Bambi (che sono, ovviamente, protetti). Molti di questi
cani, dopo essersi addentrati in alta montagna, non sono più tornati.
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Caccia, rimane la pre-apertura
I ministri confermano il calendario preparato dalla Regione
La polemica
Squilloni (Enpa): «Basta sparare» Berlato replica: «No al divieto alle cacce
in deroga»
di Sara Marangon
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Fab.htm
La stagione della caccia partirà ufficialmente il 17 settembre, ma le
polemiche sul nuovo decreto legge del 4 agosto invece, sono già iniziate da
tempo.
Ambientalisti contro cacciatori. Per appoggiare, nel caso dei primi, e per
contestare, a detta dei secondi, un decreto, il 251, che limiterebbe l?
esercizio venatorio.
La questione è annosa e, sia per le associazioni che appoggiano i
naturalisti, sia per quelle che spalleggiano le doppiette, si tratta ogni
anno di una corsa contro il tempo.
«Ogni stagione è la stessa strage: per un uccello che vola c?è un fucile che
spara - spiega amareggiata Antonella Squilloni, presidentessa dell?Enpa di
Vicenza -. Non capisco perché continuino a chiamarlo sport. Lo sport è una
sfida ad armi pari, qui dov?è la sfida? Mio nonno era cacciatore, ma
fortunatamente suo nipote ora passeggia nei boschi solo per osservare il
volo degli uccelli e ascoltarne il canto. Quest?anno il mio appello lo
rivolgo ai giovani; chiedo loro di cambiare la tradizione. Il mio messaggio
è questo: camminate tra la natura imparando a conoscerla; fotografatela,
godete della sua bellezza, ma senza depredarla. A volte cambiare le
tradizioni è un arricchimento, non una perdita; e i cambiamenti ci rendono
migliori, perché ci permettono di crescere. I giovani della mia famiglia
hanno rifiutato la tradizione, mi auguro che molti seguano il loro gesto».
Di diverso parere il deputato italiano al parlamento europeo, Sergio
Berlato, che commenta: «Il 1° settembre scenderemo in piazza a Roma per
manifestare contro il decreto legge 251 che cancella le cacce in deroga in
tutta Italia con la conseguente drastica riduzione del calendario venatorio.
Quest?ultimo inizierà il 17 settembre, ma ci saranno dei giorni (il 2, 3, 9,
10 e 16 settembre) di pre-apertura in appostamento solo per determinate
specie. Obiettivo dell?iniziativa nella capitale sarà quello di far ritirare
al governo quello che chiamano il decreto ?ammazza diritti dei cacciatori?
che, oltre a eliminare le deroghe, appunto, penalizza molte attività
economiche e sociali all?interno delle aree Zps (Zone di protezione
speciale)».
«Visto che le sigle venatorie hanno deciso di andare a manifestare proprio
il primo giorno di settembre, e non il 2 o il 3 quando la caccia era aperta,
spero almeno che i soldi che spenderanno per la protesta sia denaro levato
all?acquisto di cartucce per uccidere indifesi animali - esordisce Renzo
Rizzi, portavoce del coordinamento protezionista vicentino -. Hanno una
legge, la 157/92, che è la più permissiva d?Europa, ma credo sia giusto che
anche loro scendano in piazza, altrimenti siamo sempre noi a manifestare!
Tornando seri, personalmente non penso ci sia più la caccia di una volta;
ora è politica. I 20 mila cacciatori vicentini, infatti, si trasformano in
tesserati, e da tesserati a potenziali voti: ecco dov?è il problema».
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Cacciatori e animalisti, un giorno contro
Acqui Terme. L'abbattimento dei primi 13 caprioli nella zona indicata dalla
Regione ha provocato tensioni e discussioni fra le due parti
Oggi riposo per le doppiette, si tornerà a sparare domani. E gli
ambientalisti annunciano altre azioni
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=489116&IDCategori
a=595
Acqui Terme. Lungo le strade che salgono in collina e nei boschi tra acquese
e ovadese è tornato il silenzio. Oggi non si spara ai caprioli, domani
riprenderà la protesta degli animalisti che contestano l'abbattimento
selettivo dei primi 150 caprioli maschi dei 500 esemplari considerati in
esubero. La giornata di ieri, avvio del piano autorizzato dalla Regione, è
andata meglio del previsto, considerate le tensioni delle ultime settimane.
«Una manifestazione tranquilla», conferma Giovanni Pallotti, coordinatore
piemontese Enpa, che ha guidato il gruppo di animalisti. «Eravamo meno del
previsto, l'altra sera venivano inviati messaggi sullo slittamento a sabato.
Ma siamo soddisfatti per essere riusciti a allungare la vita a qualche
capriolo». C'è stato qualche momento 'caldo' ma, aggiunge Pallotti: «Con la
violenza non si risolve nulla». Sull'altro fronte il presidente dell'Atc,
Alessandro Buffa parla di "buon senso che ha prevalso, anche se non c'erano
solo animalisti ma anche professionisti della protesta. La pressione di
queste settimane deve comunque fare riflettere, certe attività autorizzate
devono essere prese come tali, evitando strumentalizzazioni".
L'assessore piemontese Mino Taricco in una conferenza stampa a Torino ha
ribadito: «La caccia di selezione agli ungulati è prevista dalla legge,
nazionale e regionale. Viene chiamata così proprio perché risponde a regole
molto ferree e precise, non può essere praticata da tutti. Il Piemonte è la
regione in cui il prelievo degli ungulati è più regolamentato e monitorato,
e la grande abbondanza di questa specie lo dimostra». Accanto a questi
interventi "occorre comunque mettere in atto strategie per cercare di
gestire al meglio le situazioni di oggettiva sovrabbondanza di animali che
trovano nelle nostre zone, anche per l'assenza di nemici naturali,
condizioni ottimali per svilupparsi". Taricco ha infine ricordato lo studio
di fattibilità per la cattura, a titolo sperimentale, di 100 esemplari di
capriolo nell'Atc Al4 per l'eventuale successiva liberazione in altre aree.
Se ne stanno occupando i tecnici, in collaborazione con l'Istituto per la
fauna selvatica e in contatto con il ministero dell'Ambiente. «Se i
risultati di questa difficile soluzione tecnica saranno incoraggianti si
potrà valutare anche l'opportunità di 'spostare' i caprioli dalle aree in
cui oggettivamente rappresentano un problema per l'agricoltura e per la
circolazione». Luciano Cerami di Santa Margherita, 30 anni, laureato in
economia aziendale e in cerca di lavoro, giunto ad Acqui per "una delle
poche manifestazioni contro un'organizzazione potente come quella dei
cacciatori", cita anche altri metodi: «In Australia hanno sperimentato
un'iniezione sottocutanea che sterilizza gli animali o comunque farmaci da
mettere nei prati, che temporaneamente blocca la riproduzione». E Gianni,
agricoltore di San Secondo di Arzello: «Sì', qualche danno i caprioli lo
fanno ma non giustifica un abbattimento di questa portata».
Silvana Fossati
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Spari ai caprioli, sputi ai cacciatori
Nei boschi di Acqui, all'alba, l'ultimo inutile tentativo degli animalisti
di fermare gli abbattimenti
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=489231&IDCategori
a=581
Acqui Terme (Alessandria). Dicono le effemeridi che il sole sorge alle 6,38,
ma prima delle sei inizia a far chiaro. C'è chi infila la carabina in
macchina, pronto per la prima giornata di caccia al capriolo. Senza nemmeno
radersi «e tantomeno usare il dopobarba, perché quelle bestie si accorgono
di qualunque cosa modifichi l'habitat intorno a loro per centinaia di
metri». C'è chi si prepara, con fischietti e altoparlanti, a invadere i
boschi per mettere in fuga gli animali e salvarli dalle doppiette.
Quattordici caprioli si dirigono verso le radure per la scorpacciata
mattutina di erba medica, ma se esistesse un oroscopo degli animali,
segnerebbe questa data come infausta.
C'è anche chi cacciatore lo è, ma ha lasciato la carabina a casa e, polo
verde e jeans, assapora un caffè al bar La Rotonda di Acqui: «Troppo caos,
troppe polemiche intorno a questa vicenda. Ho deciso di lasciar perdere»,
confessa Enrico Rebora. Cinquantatré anni, dirigente dell'Ansaldo,
sampierdarenese di nascita con casa a Genova ma residenza in Piemonte, non
se l'è sentita di affrontare le contestazioni degli animalisti. «Mia moglie
mi ha consigliato: non andate più a caccia. Nessuno, per due anni. Vedrete
che poi vi chiameranno loro». Perché sono i danni provocati dai caprioli,
specie in crescita preponderante (25 per cento all'anno, 15 mila esemplari
per 70 mila ettari di territorio), a giustificare le battute iniziate ieri
mattina: «Sono troppi - spiega Alessandro Buffa, presidente dell'Atc,
l'ambito territoriale di caccia - non stanno più nei boschi ma danneggiano i
vigneti, oltre a mangiare le piantine dei roveri impedendo la ricrescita dei
boschi cedui. Poi sarà il deserto».
La chiamano caccia selettiva. L'uccisione dell'animale è definita, in un
lessico politicamente corretto, "prelevamento". Ma bastasse il lessico, a
placare la furia degli animalisti riuniti ad Acqui per stoppare quella che
chiamano "la mattanza dei Bambi". Dopo un sopralluogo (a vuoto) nei boschi,
sfogano la protesta davanti al centro dei controlli veterinari, investendo
di grida di "assassini" e di sputi il primo cacciatore a presentarsi con la
preda e lo stesso Buffa.
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Un colpo e addio capriolo
E' iniziata ieri all'alba la caccia "selettiva" in Piemonte per diradare il
numero degli animali
Ai cacciatori insulti e sputi da parte degli ambientalisti
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=489193&IDCategori
a=2094
Devono intervenire i carabinieri, poi la decisione: le verifiche verranno
eseguite a Ovada. La struttura di Acqui, assediata, è inaccessibile senza
scatenare una gazzarra che nessuno sembra volere.
Inizia alle cinque di mattina, la giornata del cacciatore di caprioli. La
sveglia, il caffè. Sale in macchina, poi imbuca in una sorta di cassetta
delle lettere la scheda di caccia. Un ticket: nome, cognome, targa della
macchina, posizione. Le guardie potranno raggiungerlo per le verifiche in
ogni istante.
La nostra posizione è nei boschi di Pareto, sul versante che dà sul
Savonese, nel distretto (uno dei nove previsti) di Spigno. Ci si apposta in
prossimità di una radura, di un piccolo prato. Non sono nemmeno le sei, ma
l'attesa non è lunga. Si va a colpo sicuro: «Ogni cacciatore conosce il capo
che vuole "prelevare". L'ha visto almeno da quattro mesi».
L'"abbattimento selettivo"è preceduto da settimane di appostamento, di
censimento. Il capriolo vive un'esistenza scandita da un orologio interno
infallibile: «E' un animale intelligente, sospettoso, ma anche estremamente
prevedibile. Se alle sei e un minuto esce dal bosco per mangiare, puoi
essere sicuro che lo farà alle sei e un minuto di tutti i giorni». A meno
che non percepisca il pericolo: «Si accorge di tutto. Bisogna far silenzio,
persino respirare piano». Il colpo determinante è esploso quindi da almeno
100 metri, «non come il cinghiale, che te lo trovi a venti, quasi addosso».
Lo zaino è utilizzato come base per appoggiare la carabina, l'esplosione è
secca: «Il cacciatore sa come colpire senza causare sofferenze all'animale.
Nessuno di noi è un aguzzino, la prima regola è non creare sofferenza, fare
in modo che il capriolo non percepisca neppure quell'attimo». Il capriolo
viene caricato in macchina.
Sono le sei e mezza. Il prelevamento è già avvenuto e gli appostamenti non
durano mai più di due ore; la prassi vuole che il capriolo passi i controlli
dei veterinari. Ai quali si sovrappongono le urla gli insulti, gli sputi.
Franco Novelli scuote la testa: «Quante assurdità ho sentito in questi
giorni. La sterilizzazione selettiva di una sola specie è impossibile.
Catturarli e trasferirli? Ci vogliono 800 metri quadrati di reti e giorni di
lavoro per prendere cinque capi, senza contare che il 40 per cento morirebbe
per lo stress durante la trasferta, dicono gli esperti».
Esauriti gli scontri dialettici e salivari, alla Rotonda la mattinata si
chiude con un interrogativo politico che coinvolge la giunta rossa della
Regione Piemonte: la caccia è di destra o di sinistra? Enrico Rebora:
«Tradizionalmente di sinistra. La sinistra ha sempre dato una mano ai
cacciatori. Sin dai miei primi ricordi: la sede del Pci di Campenave, sopra
a Voltri, chiudeva per due mesi durante il transito dei colombacci. Non ci
andava nessuno: tutti a sparare».
Marco Menduni
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AMBIENTE
Caprioli: già uccisi 150 animali
Presidio degli animalisti al centro di controllo abbattimenti
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=51&ID_articolo=71&I
D_sezione=76&sezione=Ambiente
È stato abbattuto stamattina, attorno alle 6.30 il primo dei 150 caprioli
che da oggi al 6 settembre è previsto siano eliminati nell' ambito
territoriale di caccia Atc 4, nell'alessandrino. Il cacciatore che lo ha
colpito è al centro di contestazioni da parte di un gruppo di manifestanti
che stanno presidiando il centro di controllo veterinario allestito alla
periferia di Acqui. Imponente lo schieramento delle forze dell' ordine per
impedire che le azioni di protesta possano degenerare. Il centro di
controllo ha la funzione di verificare che siano abbattuti soltanto gli
esemplari selezionati e non altri. Il primo è stato ucciso in località
Ponzone,ma l' intero piano di abbattimento nelle zone di Acqui e Ovada è
diviso in due fasi: la prima terminerà il 6 settembre, la seconda a fine
dicembre con l'eliminazione di altri 350 caprioli. Nel frattempo proseguono
le manifestazioni di dissenso.
Stamattina, alle prime luci dell' alba, sulle alture una quarantina di
ambientalisti armati di fischietti, campanacci, pentole, hanno cercato di
mettere in fuga gli animali. Tra loro anche il coordinatore regionale dell'
Enpa, Giovanni Pallotti che su un' auto trasmetteva da un cd,tramite un
altoparlante, l' abbaiare di cani e il rumore degli spari. Quanto siano
riusciti ad essere efficaci, si saprà soltanto a fine giornata quando i
cacciatori stileranno il loro bilancio. A ognuno di loro è consentito
abbattere un solo esemplare tra quelli selezionati.
LE PROTESTE. Nel centro di controllo di Acqui il presidio dei manifestanti
ha continuato ad impedire l' ingresso dei cacciatori che portavano ad
esaminare i caprioli uccisi, come previsto da protocollo. Gli animali sono
stati pertanto condotti nel centro di Ovada.
Polemiche e proteste, intanto, non si placano. Vittorio Sgarbi, in una nota,
ha ribadito che il provvedimento è una vera e propria «mattanza, una strage
che nessuna ragione può giustificare». Dello stesso parere l' Enpa che
definisce quello che è successo nelle campagne dell' Alessandrino «la
sconfitta del buonsenso, il sintomo dell' incapacità di gestire
correttamente il territorio. "Abbiamo manifestato dall' alba di questa
mattina speranzosi di salvare delle vite - ha commentato Giovanni Pallotti -
e coscienti del fatto che il problema esiste anche in Emilia Romagna, dove i
caprioli da uccidere sono oltre 1.500,in Lombardia e in altre regioni
italiane". Ha poi rimproverato la Regione Piemonte di non aver ascoltato »un
solo suggerimento". "Dobbiamo impegnarci - ha ancora aggiunto Annalisa
Gasparre, consigliere direttivo LAV - per portare all' attenzione del
Governo la necessità e l' urgenza di modifica della normativa in modo da
avere strumenti efficaci per contrastare le stragi".
Intanto il presidente della Parco Val Grande, Alberto Actis, ha ribadito la
disponibilità di ospitare almeno un centinaio di capi tra il Lago Maggiore e
la Val d' Ossola. "Purtroppo - ha detto - nonostante la grande
mobilitazione non ci siamo riusciti. Sono profondamente dispiaciuto perchè
sono convinto che si sia persa una grande occasione". "Proprio ieri sera -
ha aggiunto - ho ricevuto la telefonata del ministro dell' Ambiente,
Pecoraro Scanio, che mi ha voluto personalmente ringraziare per la
disponibilità che l' Ente Parco Nazionale Val Grande aveva espresso da
giorni".
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FIERE VENATORIE
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AL PARCO MANIN
Fiera degli uccelli, in arrivo mille espositori
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3047077&Luogo
=Treviso&Pagina=MONTEBELLUNA
Montebelluna
(L.Bel.)Tutto è pronto per il grande appuntamento di domani quando al parco
Manin si disputerà il campionato italiano di uccelli canori. Per
Montebelluna è senza dubbio il più importante avvenimento della stagione che
la Pro Loco locale presieduta da Antonello Ceron sta preparando da più di
tre mesi. "Le specie canore ammesse allo storico appuntamento per la nostra
città - spiega Giuseppe Caverzan, braccio destro di Antonello Ceron e
coordinatore di tutta la manifestazione sono moltissime: tordo bottaccio,
tordo sassello, merlo, allodola, fringuello, prispolone, quaglia ed in
deroga troviamo la cesena, il cardellino, il lucherino, i passeri e le
peppole. Preparare questo appuntamento non è stato molto semplice, ma il
nostro grande impegno ha consentito di realizzare quello che ritenevamo
potesse essere solo un sogno. Organizzare appunto un campionato italiano.
Naturalmente noi montebellunesi guarderemo con un occhio di riguardo i
merli, che sono il vanto del nostro territorio". "A Montebelluna - continua
Giuseppe Caverzan - arriveranno espositori da tutta Italia. La gara canora
si svolgerà al parco Manin. Oltre mille gli espositori che fino ad oggi
hanno dato le loro adesioni". La manifestazione inizierà ufficialmente verso
le 6 quando le giurie inizieranno il loro lavoro. Domenica invece si terrà
la tradizionale fiera degli uccelli con altre manifestazioni collaterali che
sicuramente avranno il loro effetto".

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it