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NEWS: Giornali Internet 29/08/06



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CACCIA
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Caccia
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=490190&IDCategori
a=594
Ventimiglia. Nascondeva due fucili ed un vero e proprio arsenale in
munizioni in un pollaio, probabilmente allo scopo di usarle per la caccia di
frodo.
Questa, almeno, la convinzione dei carabinieri di Ventimiglia, i quali in
collaborazione con la Polizia Provinciale, hanno portato a termine
un'operazione che ha consentito il sequestro di due fucili, altrettanti
riduttori di calibro ed oltre 230 munizioni di vario genere.
A finire nei guai, con l'accusa di detenzione illegale e di alterazione di
armi è finito un cacciatore di 68 anni, residente ad Apricale, in valle
Nervia.
I fucili, un "Investarm" calibro 36 ed un "Huglu" calibro 12, come detto
erano nascosti nel pollaio. Sono di fabbricazione straniera e non sono mai
stati registrati in Italia.
Uno dei due fucili era stato modificato in modo da essere silenzioso e,
proprio per questo, il cacciatore dovrà anche rispondere di alterazione di
armi, oltre che di detenzione illegale.
Le munizioni, invece, sono di pistola, fucile e moschetto. I carabinieri
hanno anche trovato una canna riduttrice di calibro e un riduttore semplice.
I militari ventimigliesi, durante la festa di San Secondo, hanno poi
sequestrato 340 Cd e una decina di Dvd illegali ad un venditore abusivo
senegalese che li aveva messi in vendita sul lungomare.
L'uomo, alla vista dei militari, ha lasciato la merce sul selciato ed è
fuggito. Dopo la fuga del senegalese, ai militari della compagnia di via
Chiappori non è rimasto che verificare la merce: si tratta di cd musicali
masterizzati di artisti italiani e stranieri e dvd dei film in Divx,
presenti nelle sale cinematografiche
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CACCIA, IL WWF AL TAR
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060829&ediz=14_PESARO&npag=30&fil
e=AL.xml&type=STANDARD
ANCONA - Il Wwf invoca al Tar la sospensione del provvedimento con cui la
Regione, in deroga alla legge nazionale, ha previsto l?anticipo della
stagione venatoria al 2 settembre, ammettendo la caccia delle specie
protette. L?associazione ambientalista, assistita dall?avvocato Gianni
Marasca, cercherà di convincere i giudici amministrativi a cambiare le cose
nell?udienza di oggi. Due le richieste oggetto del ricorso. In primo luogo
il posticipo dell?apertura della stagione alla terza domenica di settembre,
come stabilito dalla normativa nazionale, in modo da non compromettere il
ciclo riproduttivo degli uccelli, che fino a metà mese migrano con i piccoli
al seguito. In secondo luogo, il divieto di uccidere le specie protette (il
passero, la passera mattugia, la taccola e lo storno), come imposto da un
recente decreto legge, al quale la Regione, che ancora tace, dovrebbe dar
seguito. Tanto più che l?istituto nazionale per la fauna selvatica, il cui
parere è considerato vincolante, si è schierato per il no.
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Caccia alla minilepre, è favorevole l?assessore
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060829&ediz=06_UMBRIA&npag=31&fil
e=SETTE.xml&type=STANDARD
«Proporrò alla prima giunta utile e alla commissione consiliare competente
il reinserimento della minilepre nel calendario venatorio umbro» ha
annunciato l'assessore alla caccia della Regione, Lamberto Bottini. E spiega
che si tratta «di non vedere vanificato l'obiettivo di contenere una specie
non autoctona e per alcuni aspetti incompatibile, che dovrebbe essere
eradicata dal territorio regionale». Solo da pochi anni la minilepre era
stata introdotta in Umbria fra le specie cacciabili. «Su questo fronte
tuttavia - ha spiegato Bottini - si registra il ritardo dell'Istituto
nazionale della fauna selvatica che deve esprimere il parere obbligatorio».
Intanto per domani sera è confermata a Piazza Italia, dalle 20,30 alle 24,
una manifestazione di protesta, promossa dal club ?Le Torri? contro la
proibizione della caccia alla minilepre. Dalla riunione di domenica dei
cacciatori umbri a Spoleto è emersa l?importanza del ruolo svolto dal ?
Comitato 409?, per ottenere modifiche al decreto-legge del goevrno. Il primo
risultato è stato il chiarimento fornito dai direttori generali di Ambiente
e Politiche Agricole sull?apertura della caccia in Umbria al 3 settembre,
superando l?ambiguità dell?art. 3 del decreto. Alla riunione di Spoleto è
sorta però qualche polemica per l?assenza dei dirigenti regionali della
Federcaccia. Per partecipare alla prossima manifestazione del primo
settembre a Roma ci saranno pullman gratuiti a disposizione dei cacciatori,
tramite le sedi del Cpa e di altre organizzazioni che aderiscono al ?
Comitato 409?.
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PORTO TOLLE La proposta giunge dall?assessore all?urbanistica Luigi Pizzo
«Anche le valli da pesca nel perimetro del Parco»
La realtà ambientale permette spazi che consentono svaghi e attività per
tutti
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3051373&Luogo
=Rovigo&Pagina=DELTA
(E.G.) Vietare la caccia nelle valli da pesca inserendole per intero nel
perimetro del Parco. È la proposta con cui l'assessore all'Urbanistica Luigi
Pizzo dà corpo alla volontà del vicepresidente provinciale Gino Sandro
Spinello di modificare il perimetro del Parco senza però ridurlo.
«Sino a qualche anno fa, i politici portotollesi, ma anche i rappresentanti
della categorie produttive e sociali, erano tutti schierati contro il
Parco - ricorda Pizzo - tanto che in alcuni momenti la stessa parola era
tabù. Ma si sono fatti passi da gigante: anche la stragrande maggioranza dei
cacciatori, il nocciolo duro antiparco, ha preso coscienza che la realtà
ambientale di questi luoghi mette a disposizione di tutti una sufficiente
armonia di spazi che soddisfa le esigenze di libertà e svago di ognuno.
Oggi, giustamente, tutti vogliono dire la loro sulla nuova bozza di Piano
del Parco e perciò mi auguro che a differenza del passato non ci sia solo il
contributo dei vallicoltori».
Pizzo, che come segretario di Rifondazione comunista è stato per anni
l'unico esponente politico portotollese a volere il Parco, da sempre è stato
critico verso il compromesso sul tracciato raggiunto nel 1997 e fautore
della riscrittura della legge regionale 36. «Questo è un Parco dei ricchi
perchè in quell'occasione è stato fatto un favore alle grandi aree vallive.
Anche se non dobbiamo dimenticare le promesse fatte da alcuni esponenti del
centrodestra in occasioni delle amministrative del 2002, resta però il fatto
che questa è la realtà che oggi abbiamo di fronte e non hanno senso le
dichiarazioni di alcuni "pseudo intellettualoidi" difensori della natura che
vorrebbero un Parco nazionale perchè più tutelato. In un contesto come il
nostro, affermazioni di questo tipo scatenerebbero una reazione della parte
'avversa' riportando indietro di 15 anni il dibattito. Sì, perchè in questi
ultimi anni è avvenuta una rivoluzione copernicana: oggi gli stessi
cacciatori richiedono regole precise, regolamenti chiari e vogliono sedersi
al tavolo della discussione, mentre gli agricoltori, nel rivendicare il
diritto a scegliere le produzioni, non intendono rinunciare a pubblicizzare
i loro raccolti col marchio del Parco».
La soluzione, offerta dal decreto con cui il commissario straordinario
dell'Ente Parco Luigi Migliorini ha abrogato l'art. 4 della bozza di Piano
del Parco redatto nel 2004 rimettendo nelle mani dei comuni la possibilità
di riscrivere il perimetro del Parco in funzione delle esigenze dei tanti
pur con il sacrificio di alcuni, è dunque quella di inglobare le valli da
pesca. «Un semplice regolamento comunale può vincolare più o meno porzioni
di territorio senza preoccuparsi delle proprietà di quel territorio -
sostiene Pizzo - perchè allora uno strumento intercomunale come il Parco non
dovrebbe prevedere che alcuni luoghi storicamente votati alle attività di
caccia siano rimessi a disposizione di tutti e frenare la stessa attività in
luoghi che sino a 20-30 anni fa erano deputati quasi esclusivamente
all'allevamento ittico?».
Sarà un caso, ma tra i più strenui difensori di questo Parco ci sono proprio
i vallicoltori.
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La legge sulla pre-apertura
Caccia vietata nelle sei zone ?protette? del Vicentino
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Bab.htm
L?unico rischio è che in quei giorni si ritrovino tutti a sparare nei Colli
Berici, affollati come al casello di Mestre a Ferragosto. L?assessore alla
caccia della Provincia di Vicenza, Gianfranco Zonin, avvisa infatti i
cacciatori che già da questa settimana è in vigore il decreto legge n. 251,
che prevede particolari regole e limitazioni nelle Zps (Zone di protezione
speciale), primo fra tutte il divieto di pre-apertura della caccia e di
addestramento e allenamento dei cani da caccia. E i Colli Berici, per
sfortuna degli animali residenti, sono esclusi dal divieto.
Le Zps sono aree individuate e perimetrate dalla Regione Veneto per la
rilevanza comunitaria che rivestono, in funzione della presenza e
rappresentatività su tali siti di habitat e specie vegetali e animali da
tutelare.
Il Vicentino conta 6 zone di protezione speciale: Monti
Lessini-Pasubio-Piccole Dolomiti e comprende i territori di Crespadoro,
Romano d?Ezzelino, Valli del Pasubio, Posina, Laghi, Schio, Velo d?Astico,
Santorso e Piovene. Poi le zone umide in Valbrenta: tutto il tratto del
fiume Brenta all?interno dell?alveo, da Bassano a Pozzoleone ai confini con
Padova.
Terza zona il bosco di Dueville, con i territori dei Comuni di Dueville,
Villaverla e Caldogno. Quindi le ex cave di Casale che interessano il
territorio comunale di Vicenza. Ancora l?area del massiccio del Grappa,
corrispondente ai Comuni di Romano d?Ezzelino, Solagna, San Nazario e Cismon
del Grappa. Infine Altopiano dei Sette Comuni con Rotzo, Roana, Asiago,
Gallio ed Enego.
In tutte queste aree, come detto, vige il divieto di pre-apertura dell?
attività venatoria, permesso nelle altre zone nei fine settimana del 2 e 3
settembre, 9 e 10 settembre e sabato 16 settembre. Divieto propedeutico,
inoltre, di addestramento e allenamento dei cani da caccia.
Non si può poi effettuare il ripopolamento a scopo venatorio, uccidere
pernice bianca, combattente e moretta e realizzare nuove discariche e
trattamento rifiuti. A conferma del fatto che si tratta di siti
particolarmente delicati e da tutelare.
Le sanzioni, ricorda il comandante della polizia provinciale Giancarlo
Bonavigo, sono pesanti. Sia per le semplici multe che per le violazioni
penali, ad esempio per chi spara in una zona vietata.
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Oltre quaranta sono iscritte alle varie associazioni su circa undicimila
praticanti in provincia di Terni
Caccia, non è cosa per soli uomini
Le donne sono una netta minoranza, ma rappresentano tutte le età
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060829&ediz=06_UMBRIA&npag=43&fil
e=C.xml&type=STANDARD
di PAOLO GRASSI
Lasciare a casa gonne, ciprie, rossetti, smalto e scarpe col tacco per
imbracciare una doppietta ed andare a caccia. Può sembrare anche strano,
eppure ci sono donne che lo fanno. Donne spinte dalla passione venatoria,
che seguono il marito, il fratello o il papà cacciatore. Oppure che
semplicemente, senza una tradizione familiare, decidono di coltivare la
passione per la caccia.
In Umbria, forse, il fenomeno è meno marcato rispetto ad altre regioni d?
Italia (come ad esempio in Toscana), ma le donne cacciatrici non mancano.
Nella provincia di Terni il numero preciso è difficile da quantificare
(anche perchè l?anagrafe venatoria, contenente i dati di circa 11 mila
cacciatori, non è suddivisa per sessi). In via approssimativa, si può dire
che ci sono oltre 40 cacciatrici iscritte alle associazioni. Ma oltre a
queste ci sono anche quelle, non quantificabili, non associate.
C?è la ragazza giovane che si è avvicinata da poco all?arte venatoria e c?è
l?anziana cacciatrice ultrasettantenne. Ci sono figlie e mogli dei
cacciatori ed anche ragazze che fanno questa scelta per amore, decidendo di
seguire i loro fidanzati cacciatori.
Un ?esercito? femminile ben assortito lo vanta ad esempio la Federcaccia,
dalla quale si sostiene che circa una ventina fra tutti gli iscritti sono
proprio donne, la maggior parte delle quali residenti nell?orvietano e nella
Valnerina ternana e la magior parte delle quali tra i 40 ed i 50 anni di
età. Ci sono, però, anche un paio di ragazze.
Giovanissima è una ternana di 19 anni della Libera caccia, che ha sostenuto
meno di un mese fa l?esame di abilitazione. «Nella nostra associazione ?
dice il presidente provinciale dell?associazione Sauro Zara ? abbiamo anche
due donne nell?orvietano tra i 40 ed i 50 anni, mentre un?altra, residente a
Monte Castello di Vibio, va a caccia insieme al marito».
«Anche tra le sei nostre iscritte ? spiega il presidente provinciale di Arci
caccia Gian Piero Amici ? ci sono per lo più mogli di cacciatori. Si tratta
di donne sopra i 40 anni, ma abbiamo pure qualche ragazza».
«Nella nostra associazione ? aggiunge Paolo Sciannameo dell?Anuu
migratoristi ? dovremmo avere sette o otto donne. Quattro di loro sono
fidanzate con quattro guardie venatorie. E così, per seguire i loro ragazzi,
fanno le guardie venatorie pure loro. Le nostre donne vanno dai 25 anni in
su. Compresa mia figlia Roberta, che ha deciso di seguire la tradizione
venatoria familiare».
Particolare è il caso di una cacciatrice ?storica? iscritta all?associazione
Umbria caccia: ha più di 70 anni, vanta un?esperienza quasi cinquantennale
ed anche quest?anno ha rinnovato la sua licenza.
«Noi avevamo due cacciatrici - conclude il presidente provinciale dell?Enal
caccia Augusto Bartoli - ma da qualche anno hanno rinunciato al rinnovo
della licenza. Però, a livenno nazionale, abbiamo delle ottime tiratrici».
E così, mentre la stagione venatoria sta per partire, a Terni mettono a
punto le doppiette anche le cacciatrici in gonnella. D?altra parte la dea
della caccia, Diana, non era una donna?
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Maria Grazia, fucile in spalla da cinquant?anni
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060829&ediz=06_UMBRIA&npag=43&fil
e=B.xml&type=STANDARD
«Ho 71 anni, vado a caccia da quasi cinquant?anni ed ho rinnovato la mia
licenza per altri sei anni». Parla con orgoglio la cacciatrice ?storica?
Maria Grazia Sapora. Ogni anno, sostenuta dalla sua associazione venatoria
Umbria caccia, si presenta con la sua doppietta e con una passione sempre
forte. Ha lavorato come agente di custodia nel braccio femminile nel vecchio
carcere di via Carrara, poi come macellaia. «Mi chiamavano Maria la
marescialla - ricorda - o Maria la cacciatora». Iniziò ad andare a caccia
giovanissima, quando era fidanzata con quello che oggi è suo marito,
cacciatore anche lui. «A casa - rivela - abbiamo 11 doppiette. Ne ho pure
una d?epoca. Quando ero più giovane tante volte andavo a caccia con il
motorino. Mi ricordo anche quando andavamo in Abruzzo». Inevitabile il
paragone tra la caccia di oggi e quella dei decenni passati: «una volta
avevamo meno problemi. Oggi tutto è più complicato. Tra cartine, ambiti
territoriali ed altre cose siamo più confusi e penalizzati. E poi andare a
caccia è diventato più costoso».
Orgogliosa di essere cacciatrice è anche Roberta Sciannameo. «Noi donne -
dice - siamo ancora una minoranza rispetto ai cacciatori uomini, ma proprio
per questo ci sentiamo preziose». Va a caccia da tre anni, dopo essere
cresciuta al fianco del papà cacciatore. E? figlia di Paolo Sciannameo,
presidente provinciale dell?Anuu migratoristi. «Sin da bambina lo seguivo
nelle sue battute ? precisa - ma non pensiate che mi abbia aiutata o
favorita: quando decisi di diventare cacciatrice lo feci di nascosto da
tutti e neanche lui sapeva nulla. Gli mostrai la mia licenza solo in
occasione di una giornata speciale: era il suo compleanno e gli feci una
sorpresa». Roberta Sciannameo, moglie e mamma, trova il tempo ed il modo per
dedicarsi alla sua passione.
E non teme di essere? etichettata: «visto che noi cacciatrici siamo poche ?
spiega ? non so se altre donne si sentano o meno in soggezione rispetto agli
uomini. Io di certo no. Io sono tranquilla, in pace con me stessa ed amo
andare a caccia».
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COMMERCIO
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Animali: 250 tartarughe spedite per posta, denunciati
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id=%7BF407F14F-4539-4DB0-97D4-
897A5FB9A416%7D
SIGNA (Firenze) - Avevano sistemato 250 tartarughe in una scatola di
polistirolo e le hanno spedite per posta. Tre persone sono state denunciate
dai carabinieri di Signa, che hanno scoperto la scatola in una ditta di
spedizioni di Calenzano, dopo la segnalazione dei dipendenti. L'accusa e' di
maltrattamento di animali. Un commerciante di Scandicci ha ricevuto il pacco
per errore ma e' stato comunque denunciato perche', pur avendone scoperto il
contenuto, lo aveva rispedito al mittente senza denunciare l'accaduto.
Adesso le tartarughe rimaste, molte sono morte all'interno della scatola,
sono state affidate a un centro specializzato. (Agr)

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it