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NEWS: Giornali Internet 31/08/06



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CACCIA
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Tar Marche ferma preapertura caccia
Accolto il ricorso presentato dal Wwf sulle specie protette
http://www.ansa.it/main/notizie/awnplus/italia/news/2006-08-31_1315342.html
(ANSA) - ROMA, 31 AGO - Il Tar delle Marche ha bloccato, con un'ordinanza
sospensiva, la preapertura della caccia in regione, prevista per il 2
settembre. Accogliendo un ricorso del Wwf, l'ordinanza del Tar sospende
l'efficacia del calendario venatorio 2006-07 nella parte in cui 'dispone
l'apertura della caccia alle specie di fauna migratoria a decorrere dal 2
settembre' e 'prevede l'inclusione nell'ambito delle specie cacciabili di
quelle protette dalla direttiva Cee 79/409'.
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LA POLEMICA L?associazione contro l?assessore Pizzo: «Le regole ci sono.
Basta la volontà di rispettarle»
Il Wwf impallina i cacciatori del Delta
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3053995&Luogo
=Rovigo&Pagina=DELTA
Porto Tolle
Il conto alla rovescia per l'apertura della caccia accende la polemica tra
ambientalisti e cacciatori. Non sono piaciute al Wwf alcune dichiarazioni e
proposte rese dall'assessore all'Urbanistica di Porto Tolle, Luigi Pizzo.
«Valutazioni permeate da una visione preconcetta e ideologica del mondo
venatorio. Secondo Pizzo, i cacciatori sono ancora divisi in poveri, quelli
che "esercitano" fuori dalle valli, e in ricchi, quelli che "esercitano"
dentro le valli: i primi sono annoverati d'ufficio fra i "belli e buoni" i
secondi sono, a prescindere, "brutti e cattivi". Ma i cacciatori odierni,
pur con le ovvie e dovute sfumature sono mediamente benestanti. Dagli anni
'60 la caccia si è trasformata da un modo per procacciarsi pranzo o cena in
un trastullo un tantino cruento e nient'affatto sportivo. L'assessore Pizzo
dovrebbe inoltre essere a conoscenza che, secondo gli studi promossi dalla
Provincia, le massime concentrazioni di uccelli acquatici sono sempre e solo
presenti all'interno delle valli da pesca e, recentemente, delle zone
sottratte alla caccia grazie all'istituzione del Parco. Le restanti zone,
quelle ove "esercitano" i cacciatori poveri e dunque belli e buoni, sono una
specie di deserto dei tartari per l'enorme disturbo arrecato dai medesimi.
Prova ne sia che alcune zone precluse alla caccia in seguito all'entrata in
vigore del Parco si sono letteralmente riempite di animali. Una per tutte:
golena Carpano lungo il Po di Maistra di cui ora, e in maniera del tutto
impropria, gli stessi cacciatori menano vanto in quanto sede di
notevolissimi contingenti di acquatici svernanti».
«Al Wwf non importa passare per difensore dei vallicoltori. Tuttavia non si
può non osservare che i dati raccolti in anni di studi confermano la
validità di un modello di gestione delle aziende faunistico venatorie che
tende a favorire la presenza quanto meno dell'avifauna svernante. Diverso è
il discorso relativo all'avifauna di passo e nidificante non cacciabile, ma
qui si aprirebbe un altro capitolo che comunque non depone ancora a favore
dei cacciatori "poveri". L'assessore all'Urbanistica dovrebbe infine essere
a conoscenza che le valli da pesca destinano all'area protetta un'estensione
comunque non inferiore a quella sottratta alla caccia nel restante
territorio destinato alla caccia libera e che, in ogni modo ai cacciatori
poveri ma belli restano ancora circa 300 appostamenti disponibili dove poter
esercitare la loro amata passione». Quanto alla supposta "rivoluzione
copernicana" del mondo venatorio nei confronti del Parco ed alle richieste
dei cacciatori, regole chiare e chiare (come quella di non usare il richiamo
acustico e i fucili a più di 3 colpi) ci sono da tempo. Basta aver la voglia
di leggere le normative vigenti e la volontà di adeguarsi alle stesse».
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«Le zone Sic non sono state ancora approvate da Bruxelles».
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3053532&Luogo
=Belluno&Pagina=2
Lo manda a dire l'assessore regionale Elena Donazzan cercando di spegnere
ogni dubbio sulla legittimità dell'esercizio venatorio in tali aree,
equiparate dalla normativa nazionale a quelle dei parchi e pertanto bandite
da ogni forma di caccia. Già, perché nemmeno il decreto ministeriale n. 251
del 18 agosto, emanato per salvare la stagione venatoria dal cappio
vincolistico europeo, cita espressamente le zone Sic (Siti di interesse
comunitario). Si parla solo di Zps (Zone a protezione speciale) e Zsc (Zone
speciali di conservazione), esattamente come fece il precedente decreto del
ministro Matteoli che, su impugnazione degli ambientalisti, venne però
bocciato sia dal Tar del Lazio sia dal Consiglio di Stato ripristinando
l'equiparazione a parco per tutte le aree.Provincia e Corpo forestale dello
Stato, è stato spiegato ieri nel corso di una conferenza stampa a Palazzo
Piloni, sono in sintonia sulla questione. La caccia sarà possibile anche in
quelle aree classificate Sic che nel Bellunese si sovrappongono in larga
misura alle Zps, anche se il decreto non ne fa menzione. La risposta è
arrivata dopo un'attenta verifica col sottosegretario all'agricoltura Guido
Tampieri e quindi col comando nazionale del Corpo forestale dello Stato e
successivamente con quello regionale guidato da Alberto Colleselli.
«La direttiva di polizia ambientale emanata il 10 agosto - ha spiegato
l'ingegner Luigi De Gasperin dal Corpo forestale dello Stato -, con la quale
si affermava che per Sic, Zps e Zsc trovasse piena applicazione il regime
cautelare della legge sulle aree protette, è stata superata il 18 agosto dal
decreto ministeriale 251. Pertanto sulla caccia, piena sintonia con le
posizioni della Provincia».
Dal 17 settembre via libera quindi alle 3600 doppiette bellunesi, anche se
con le restrizioni previste dal decreto contro le quali i cacciatori hanno
indetto per il primo settembre un manifestazione a Roma.
«Questa posizione - afferma il presidente della Provincia Sergio Reolon, da
sempre attento al mondo venatorio - non mi trova d'accordo. Anzi, bisogna
dire grazie a questo governo, perché senza alcun provvedimento la caccia non
si sarebbe potuta fare. Le restrizioni previste era d'obbligo per evitare
che il decreto facesse la stessa fine di quello del precedente ministro
Matteoli, bocciato da Tar e Consiglio di Stato. Insomma, mi piacerebbe che i
cacciatori capissero che è stato scelto il male minore».
Avanti dunque con la caccia, anche nelle zone Sic (Siti di interesse
comunitario). Il mancato pronunciamento di Bruxelles sarebbe l'ancora di
salvezza per il mondo venatorio.Lauredana Marsiglia
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CACCIA Ripristinati i divieti in due località altopolesane e domani
Cacciatori veneti a Roma per protestare
Spari anticipati, la Provincia tira dritto
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3053977&Luogo
=Rovigo&Pagina=3
Ripristinati i divieti di caccia in due località di Fiesso Umbertiano e
Castelnovo Bariano. La giunta provinciale ieri ha deliberato l'istituzione
di due oasi in aree protette precedentemente decadute. Le aree in cui viene
riconfermato il divieto di caccia sono la località Le Gorghe, 9 ettari di
territorio a Fiesso, e la località golena Cibo, 70 ettari nel territorio di
Castelnovo Bariano.
La giunta di Palazzo Celio ha anche istituito tre centri pubblici di
riproduzione della fauna selvatica: a Malcontenta, 240 ettari in Comune di
Taglio di Po, in località Mea, 430 ettari sul territorio di Porto Viro, e
infine, a Crocerone, 120 ettari nel Comune di Corbola.
Si avvicina intanto la preapertura del calendario venatorio, doppiette al
via nei giorni del 2, 3, 9, 10, 16 settembre solo da appostamento fisso e
per le specie merlo, tortora, ghiadaia, gazza, Cornacchia nera e grigia.
Ovviamente caccia vietata nelle zone Zps. L'interpretazione data dalla
Provincia alla normativa non tiene conto quindi delle critiche sollevate dal
Wwf che sosteneva che la preapertura fosse illegale. Difatti
l'interpretazione ambientalista non ha avuto seguito. Wwf, Lav ed altre
associazioni però stanno organizzando una manifestazione nazionale di
protesta per la giornata del 17 settembre a Porto Levante.
Continua a tenere banco la questione delle tabelle. Un decreto regionale
impone la tabellazione sul perimetro delle Zps, circa 220mila ettari in
tutto il Veneto con una spesa che si aggira sui 450mila euro. Palazzo Celio
e altre Province ritengono che questo onere non competa loro. Va
consolidandosi l'ipotesi di pubblicare un pieghevole che illustri tutte le
zone vincolate.
Sempre per il decreto sulle Zps, dove la caccia è vietata dal 4 agosto con
il piccato disappunto dei diverse associazioni venatorie, il fronte di
protesta polesano capeggiato da Cacciatori Veneti sarà domani a Roma per la
manifestazione nazionale indetta da Confavi e alla quale parteciperanno
Federcaccia nazionale, Enalcaccia, Libera caccia e Anuu migratoristi. La
protesta si concentra sulle restrizioni introdotte dal decreto che, spiega
Lorenzo Monesi leader provinciale di Acv: «Penalizzano e tagliano
drasticamente la caccia in aree nelle quali la Comunità europea non prevede
invece alcuna riduzione dell'attività venatoria».
Monesi sottolinea che i divieti sulle Zps non consentiranno più il prelievo
in deroga a salvaguradia delle colture agricole, cancellando anche la
possibilità per le Regioni di regolare le preaperture. Chi volesse
partecipare, può contattare la sede di Cacciatori veneti (0425 22492)
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NOCIVOSARAITU
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Ricercatori americani e del Centro di ecologia alpina hanno accertato
che gli ungulati proteggono dalla riproduzione dei parassiti e le infezioni
"Meno caprioli? Aumentano le zecche"
Gli scienziati lanciano l'allarme
"Nelle piccole aree il fenomeno è molto evidente"
http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/caprioli-zecch
e/caprioli-zecche/caprioli-zecche.html
di CRISTINA NADOTTI
ROMA - Meno caprioli, più zecche. Uno studio realizzato in collaborazione
tra il Centro di ecologia alpina di Trento e l'Università americana di Penn
State fornisce un altro argomento a favore di chi si oppone all'abbattimento
dei caprioli. Nelle aree in cui questi ungulati sono più numerosi si riduce
la popolazione delle zecche e i caprioli non vengono infettati dalle
malattie che questi parassiti trasmettono, rendendo più "diluita" la
concentrazione di germi patogeni. Le conclusioni della ricerca danno ragione
a chi come l'ex pornostar Eva Orlowsky ha già un capriolo nel giardino e ha
chiesto di adottarne un altro, tra quelli che il Piemonte vuole abbattere:
soprattutto nelle piccole aree la funzione anti-zecca dei caprioli è
assicurata.
"Le nostre osservazioni hanno accertato che in zone nei quali i caprioli
erano stati allontanati - spiega Annapaola P. Rizzoli, del Centro di
ecologia alpina - c'è stato un aumento consistente della presenza di zecche
e che quindi le zone in questione si sono tramutate in potenziali punti
critici per la diffusione delle malattie trasmesse dai parassiti".
"I caprioli pur se morsicati dalle zecche non vengono infettati dai batteri
trasmessi dai parassiti, quali quelli della malattia di Lyme - spiega
Rizzoli - perciò interrompono la catena di trasmissione di alcune
infezioni". "Per ora i nostri studi si sono limitati all'osservazione di
piccole zone nel territorio di Trento - dice la ricercatrice italiana - ma
stiamo portando avanti un progetto europeo, per verificare se quanto
osservato è valido su una scala più ampia".
I caprioli sono fondamentali nel ciclo riproduttivo delle zecche, che si
nutrono del loro sangue per fare un "pasto finale" prima di lasciarsi cadere
e produrre migliaia di uova. I ricercatori hanno osservato che portando via
gli ungulati da una zona le zecche tendono ad infestare maggiormente gli
altri ospiti abituali, i roditori, che al contrario dei caprioli sono in
grado di favorire la trasmissione di moltissimi batteri. In pratica, una
zecca che si ciba del sangue di un capriolo e non è ancora infetta resta
"sana", mentre una zecca che si ciba del sangue di un topo ha altissime
possibilità di "arricchirsi" di batteri patogeni e continuare a
trasmetterli, anche agli esseri umani.
"Sono molto pochi gli studi che hanno analizzato nel dettaglio l'aumento
della presenza di zecche sui roditori nel momento in cui si allontanano i
caprioli dallo stesso habitat - spiega Rizzoli - Le nostre osservazioni sono
particolarmente importanti anche per capire quale rapporto esista tra
l'allontanamento degli ungulati, l'aumento delle zecche e la dimensione
dell'area nella quale il fenomeno viene osservato ".
Per un periodo di sei mesi i ricercatori hanno catturato roditori su un'area
di circa un ettaro e mezzo nelle Dolomiti, conosciuta come zona di alta
trasmissione di encefalite da puntura di zecca. Le analisi statistiche sul
numero di parassiti trovati sui roditori hanno mostrato che, a paragone con
altre zone, quelle in cui non c'erano caprioli erano infestate da molte più
ninfe e femmine adulte di zecca.
"Dobbiamo stare molto attenti ad allontanare i caprioli da piccole aree,
anche dai giardini e dai parchi - sostiene Sarah Perkins, ricercatrice della
Penn's State University - poiché mandare via i caprioli potrebbe facilitare
la riproduzione di zecche e soprattutto di quelle che trasmettono
l'infezione dell'encefalite".

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it