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NEWS: Giornali Internet 25/09/06



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CACCIA
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Incidente di caccia: morto un maresciallo
http://www.giornaledicalabria.net/index.php?categoria=C&id=48262&action=most
ra_primopiano
FILADELFIA. Un maresciallo dei carabinieri, Francesco Caruso, di 46 anni, è
morto in un incidente di caccia accaduto a Filadelfia, in località Vattiati.
Caruso stava effettuando una battuta insieme ad un gruppo di amici. Il
sottufficiale, secondo la ricostruzione dell?incidente fatta dai
carabinieri, è scivolato ed è stato raggiunto al volto da un colpo partito
dal suo fucile. La morte di Caruso è stata istantanea. Il sottufficiale
comandava da una settimana la stazione dei carabinieri di Troppa.
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Donna impallinata da un cacciatore
http://www.corriereromagna.it/isapi/presstoday.exe?mail=ok&desk=RIMINI&id=43
4762
RIMINI ? Passeggiava con la sua bambina di quattro anni, lungo una strada
asfaltata in una zona di campagna al confine tra Rimini e Santarcangelo a
pochi metri da un?abitazione, quando ha improvvisamente provato una dolorosa
sensazione di calore al volto e alla spalla. ?Ho capito subito di essere
stata colpita dai cacciatori e ho provato terrore: ho preso mia figlia in
braccio e sono corsa via urlando?. La donna, una trentottenne signora di
Vergiano, non si sbagliava: medicata all?ospedale Rimini, guarirà in
quindici giorni. Può dirsi fortunata: le lesioni non sono gravi e,
soprattutto, la piccola è rimasta illesa. Solo un pallino, tra quelli
esplosi da una doppietta che hanno raggiunto la donna in ricaduta, le si è
conficcato, a una certa profondità, sotto la pelle. Nella guancia destra,
non lontano dall?occhio. Per rimuoverlo la signora sarà sottoposta, tra
qualche giorno dopo l?opportuna terapia antibiotica, a un piccolo intervento
chirurgico.L?incidente di caccia è accaduto alle 10 di ieri, davanti a una
delle poche case (il civico 45) di via Mavoncello Rodella, tra Sant?Ermete e
Vergiano, solo per qualche metro in territorio di Santarcangelo. Il
feritore, un cacciatore riminese di 54 anni, dopo lo sparo si è allontanato
per poi presentarsi spontaneamente, due ore dopo, ai carabinieri di
Santarcangelo. ?Credo di aver ferito qualcuno?, ha detto. Sarà denunciato
per lesioni colpose. Il suo tesserino venatorio è a rischio. L?uomo ha
spiegato di aver compreso quanto era successo solo dopo aver notato, ed
essersi informato, sulla mobilitazione nella zona di guardiacaccia e
militari. ?E? la cosa che fa più male ? racconta la donna ferita ? Il fatto
che non si sia fermato per vedere se avevamo bisogno di aiuto?. La signora è
ancora sotto choc. Preoccupata soprattutto per quello che sarebbe potuto
capitare alla bambina. La piccola, impressionata per aver letto il terrore
nel volto insanguinato della madre, sussurra in giro la sua interpretazione
dei fatti: ?Volevano uccidere la mamma?. ?Non è possibile aver paura di
camminare per la strada ? spiega la donna, ricostruendo l?episodio - Noi
abitiamo lì vicino. Ieri mattina stavo facendo una passeggiata con mia
figlia e il nostro cagnolino da compagnia. A un certo punto, davanti a un
campo di mais, ho sentito gli spari, poi qualcosa che mi pioveva addosso: ho
capito subito di essere stata colpita. Ho cominciato a gridare di smetterla,
che avevo la bambina con me. Poi a correre all?impazzata. Con la coda dell?
occhio ho visto muovere nel campo. Tra le spighe è spuntato fuori il muso di
un cane da caccia?. Alla scena ha assistito, dal balcone, il proprietario
dell?abitazione. Anche lui gridava: ?Tornate indietro, tornate indietro, ci
sono feriti?. Tutto inutile. Dall?alto ha visto allontanarsi due uomini con
il fucile.Il vicino ha poi accompagnato, in auto nonostante la brevità della
distanza, la donna ferita e impaurita. Infine, col marito, la corsa in
ospedale.Oggi formalizzerà la denuncia: ?Non mi interessa il risarcimento o
sapere se è assicurato: vorrei incontrare il cacciatore e chiedergli
soltanto perchè non ci abbia soccorso. E? quello che mi ha più sconvolto di
tutta la vicenda?. Andrea Rossini
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Donna ferita a gluteo, cacciatore fugge ma viene poi identificato
http://www.animalieanimali.it
Brescia - Una donna e' stata ferita, questa mattina, in modo non grave a un
gluteo da alcuni pallini partiti dal fucile di un cacciatore, che e' poi
fuggito, a Sonico, nel Bresciano. La donna, che e' stata ferita mentre stava
viaggiando in bicicletta, e' stata trasportata in ambulanza in ospedale.
Subito dopo il ferimento sono iniziate le ricerche del cacciatore che si e'
allontanato con un'auto risultata di proprieta' di un residente nella zona
di Franciacorta.
Il feritore e' stato quindi rintracciato e denunciato: si tratta, di un
residente nella zona che deve rispondere di lesioni e omissione di soccorso.
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CACCIA: SEQUESTRATI DUE RICHIAMI ILLEGALI PER QUAGLIE
http://www.ansa.it
Provincia di Chieti - La Guardia Forestale del Comando di Torricella Peligna
(Chieti) ha sequestrato due richiami illegali per la cattura delle quaglie.
Il sequestro e' avvenuto nel corso di un'operazione antibracconaggio
condotta nella nottata tra il 20 ed il 22 settembre scorsi. Lo ha reso noto
la Guardia Forestale di Chieti.
Sono stati posti a disposizione della Procura di Chieti - si legge in una
nota - due richiami acustici a funzionamento elettromeccanico, muniti di
timer, utilizzati per richiamare le quaglie nelle localita' 'Cotte' di
Palena (Chieti) e 'Gli Alberi' di Lettopalena (Chieti) le Quaglie (Coturnix
coturnix).
Dagli appostamenti, eseguiti fin dalle prime ore della serata seguendo i
suoni emessi dai richiami stessi, e' emerso che i timer erano impostati per
funzionare fino alle 6, in modo da richiamare sul posto gli uccelli che si
radunano durante la notte.
I Forestali, per evitare che si potessero radunare alcuni esemplari di
quaglia braccati dai cacciatori di frodo, hanno neutralizzato e rimosso i
meccanismi di richiamo, in modo da bloccare sul nascere ogni azione
illecita.
'Stiamo cercando di rintracciare i colpevoli - ha dichiarato il Comandante
provinciale Di Fabrizio - indagando sul tipo di strumenti usati e,
soprattutto, su uno zaino ritrovato sul posto'.(ANSA)
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ANACAPRI. DENUNCIA DI LEGAMBIENTE
Spari al faro, falco ferito
http://ilmattino.caltanet.it/mattino/view.php?data=20060925&ediz=CIRC_NORD&n
pag=29&file=BOH.xml
Capri. È stato ferito gravemente ieri pomeriggio ad Anacapri un falco di
palude, scientificamente «circus aeroginusus», specie rara e protetta. È
stato ritrovato nei pressi del fortino di Pino in località Faro. A colpire
il falco, secondo quanto riportato nel referto del locale centro
veterinario, sarebbe stato il proiettile di un fucile da caccia. Ferito in
un periodo in cui è severamente vietata la caccia e in un?area parzialmente
protetta. E ora a prendere posizione è Legambiente: «Bisogna far cessare
questi raid clandestini sul monte Solaro, nella valle di Cetrella e lungo la
costa - protestano i rappresentanti del circolo caprese di Legambiente,
Nabil Pulita e Fabio Ferraro - dove persone senza scrupoli quotidianamente
sparano all?impazzata ferendo e uccidendo esemplari preziosissimi». Intanto
restano incerte le condizioni del falco che resta ancora sotto osservazione
e, vista la frattura al radio e all?ulna, sicuramente verrà sottoposto a un
intervento chirurgico, al termine del quale se l?operazione andrà a buon
fine sarà sottoposto a una riabilitazione che durerà alcuni mesi. E da
Legambiente arriva anche un appello: «Invitiamo il presidente Umberto Vuotto
della sezione Federcaccia isolana e tutti i cacciatori "regolari" a vigilare
e a denunciare chi esercita in modo illecito l?attività venatoria». te.bo.
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Sorpesi con quattro ghiri nel carniere. Denunciati due fratelli da
Carabinieri. Animali salvi.
http://www.ansa.it
Cosenza - Due fratelli sono stati denunciati per violazione alle norme sulla
caccia.
Nel corso di un servizio di controllo del territorio, con particolare
riguardo nell'area ricadente nel 'Parco del Pollino', i carabinieri di
Sant'Agata d' Esaro hanno denunciato G.R. e R.R., rispettivamente di 26 e 35
anni di Sant'Agata, sorpresi con sedici ghiri, animali protetti, di cui
quattro vivi probabilmente con lo scopo di provare ad allevarli, nel
carniere.
Al servizio di controllo del territorio hanno collaborato anche gli uomini
della stazione del corpo forestale dello Stato di San Sosti, ai quali sono
stati consegnati i quattro ghiri vivi. (ANSA)
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Gli ornitologi: «Nella nostra provincia si contano 14 "colli di bottiglia"
percorsi dagli uccelli, e solo in cinque non si spara»
Caccia, attenzione ai migratori
Le principali «rotte» del Bresciano non sono tutelate come prescrive la
legge
http://www.bresciaoggi.it/storico/20060925/cronaca/Aad.htm
I risultati di uno studio con tutti i crismi della scientificità hanno
aperto da anni uno dei tanti fronti polemici legati alla politica venatoria
della Provincia. Il tema è quello del passo migratorio dei piccoli uccelli,
estremamente significativo proprio sul nostro territorio, e della mancata
protezione, prevista dalla legge quadro 157 sulla caccia, dei valichi
maggiormente utilizzati dalle diverse specie.
In sostanza, una ricerca realizzata dall?Università di Milano «Bicocca», e
pubblicata nel 2000 dalla rivista «Ring» (la «bibbia» degli ornitologi e
degli inanellatori europei impegnati nello studio delle migrazioni), afferma
che la Provincia di Brescia ha una grave responsabilità in questo ambito,
perchè il nostro territorio ospita ben 14 «colli di bottiglia» (le strettoie
montane nelle quali gli uccelli si concentrano durante i viaggi stagionali)
contro, per esempio, i soli 11 di Bergamo; e solo cinque di questi siti sono
vietati alla caccia.
Per capirci meglio, stiamo parlando di selle e gole dalle quali possono
transitare migliaia di esemplari in un solo giorno (ovviamente anche di
specie protette), e che sono costellate di appostamenti fissi di caccia o
teatro di esercitazioni di «tiro al volo» da parte di cacciatori vaganti.
Dal 2000 a oggi nulla è cambiato, e ornitologi e associazioni ambientaliste
e animaliste continuano a puntare l?indice su un problema che rischia di non
essere mai più affrontato. Perchè grazie a un recentissimo provvedimento
della Regione Lombardia, i Piani faunistico-venatori che prima dovevano
essere riscritti ogni cinque anni possono ora restare invariati;
teoricamente all?infinito.
Va anche detto che i cinque siti protetti esistenti nel Bresciano, ovvero il
passo della Berga, tra Bagolino e Lavenone, il passo della Spina, nell?area
del Baremone, i passi Puria e Scarpapè (nell?alto Garda) e il monte
Crestoso, sono tali in alcuni casi da molti anni, in quanto rientranti in
bandite di caccia; in oasi preesistenti (come appunto quella famosa del
Baremone). In sintesi non c?è stata alcuna scelta «politica» legata alla
protezione dei migratori.
E in compenso, associazioni e ricercatori sottolineano la situazione
pesantissima di molte altre località regolarmente aperte alla caccia.
Un elenco che si apre col colle di San Zeno, probabilmente il più importante
valico migratorio provinciale. La legge 157 prevederebbe il divieto di
sparare su un fronte di un chilometro (in ampiezza) dai «colli di
bottiglia», mentre nel solo territorio comunale di Pezzaze si contano 80
capanni, e tutti sanno che a poche centinaia di metri dal rifugio in cima al
colle, nell?area della malga Foppola, decine di doppiette praticano
regolarmente il tiro al volo.
Poi c?è la passata delle Crocette, tra Bione e Lumezzane, raggiungibile
quasi solo con moto fuoristrada, decisamente poco controllata, dotata di un
appostamento estremamente appetito e teatro di abbattimenti sulle cui
dimensioni si può facilmente speculare.
Il passo Zeno è un altro valico molto frequentato dai migratori, e a poche
decine di metri c?è il confine dell?oasi del Baremone che include il passo
della Berga: ci voleva poco, sottolineano gli ornitologi, per tutelare anche
questo.
Non è finita, perchè i ricercatori citano anche il passo Portole, il passo
Maniva, l?altogardesano passo Nota, e in più anche il Tonale, il Vivione e
il Crocedomini. E se per esempio al Tonale l?urbanizzazione finisce per
proteggere indirettamente gli uccelli, per via della ovvia riduzione della
pressione venatoria, al Crocedomini la pratica del tiro al volo è ampiamente
diffusa.
Commentando questa realtà, al Wwf di Brescia parlano della «mancanza di un
approccio serio alla gestione faunistica da parte della Provincia, a partire
dall?inesistenza di una valutazione reale della consistenza delle
migrazioni».
Un tema, questo, ripreso dalla Lega abolizione caccia, Che chiede
innanzitutto la creazione di un centro di inanellamento sul colle di San
Zeno, e che annuncia l?intenzione di riproporre la questione valichi nella
Consulta faunistica provinciale.
Paolo Baldi
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LA POLEMICA
Polizia provinciale: disagi e incertezza E il Nucleo venatorio è stato
«svuotato»
http://www.bresciaoggi.it/storico/20060925/cronaca/Bac.htm
Una volta c?erano i guardiacaccia; una presenza fondamentale per una
provincia come la nostra, segnata da una altissima «densità venatoria» e da
un diffusissimo e redditizio bracconaggio che interessa ampiamente anche il
mondo della pesca. Oggi, o meglio da qualche anno, c?è la polizia
provinciale, e il «salto di qualità», a detta dei diretti interessati, ha
finito con lo snaturare e col penalizzare proprio l?attività originaria.
Perchè sempre più spesso, gli agenti di quello che oggi si chiama Nucleo
ittico-venatorio vengono comandati a servizi di ben altro genere. Come il
contrasto della prostituzione o il controllo della viabilità.
Questo, naturalmente, in appoggio agli altri nuclei dello stesso corpo,
ovvero quello stradale, quello amministrativo e quello ambientale, o in
collaborazione con altre forze dell?ordine.
E questo succede nonostante le funzioni specificamente delegate agli ex
guardiacaccia dalla legislazione nazionale e regionale siano davvero tante.
E nonostante il nucleo si debba occupare di reati venatori, ripopolamenti,
prelievi, abbattimenti selettivi e pesca di frodo (solo per ricordare alcune
incombenze) su un territorio di quasi 450 mila ettari, con parchi regionali
e nazionali, 23 zone di ripopolamento, tre laghi, 8 comprensori di caccia
alpini e un ambito territoriale con 30 mila cacciatori in tutto. Senza
dimenticare i 34 mila pescatori dilettanti e i 130 «colleghi»
professionisti.
Tanto per sottolineare il peso di questo organo di vigilanza, va ricordato
che ogni anno il Nucleo ittico-venatorio compila centinaia di verbali penali
per casi di bracconaggio e pesca di frodo e una mole altrettanto imponente
di verbali per violazioni amministrative; sequestra migliaia di archetti e
altre trappole e grandi quantitativi di reti da uccellagione (e da pesca);
mette i sigilli su decine di fucili e su un campionario notevole di
strumenti di cattura illegali. Senza dimenticare i tanti esemplari di fauna
protetta liberati o inviati ai centri di recupero.
Lo «snaturamento» di cui parliamo, e il conseguente disagio che ne deriva, è
stato sottolineato già tempo fa con una lettera inviata ai vertici del
Broletto e della stessa polizia provinciale. Ma nel frattempo la situazione
sembra essere anche peggiorata.
Per esempio con l?ordine (riguardante in questo caso tutto il parco mezzi
della Provincia) di riportare al comando centrale e in quelli periferici le
auto di servizio prima affidate agli agenti residenti sul territorio. Col
risultato che, per fare un esempio, gli operatori di Bagolino devono
scendere a Lavenone per recuperare il veicolo col quale, magari, tornare
subito dopo proprio a Bagolino per esigenze di servizio. Oppure con la
scelta di cambiare il fornitore di carburante; costringendo a nuove
trasferte verso l?unico distributore della nuova rete della Valsabbia (anche
in questo caso l?esempio di Bagolino è calzante, perchè la stazione di
servizio è a Vobarno), o verso l?altrettanto unico impianto della
Valtrompia.
Ma c?è dell?altro, e qui il discorso si allarga all?intero corpo della
polizia provinciale includendo il tema, piuttosto «caldo», delle relazioni
sindacali. Recentemente, per esempio, sulle auto di servizio è stato
installato un sistema «gps» che consente sì di muoversi meglio sul
territorio, ma anche di controllare direttamente dalla centrale spostamenti
e attività di ogni equipaggio. Una decisione che la Provincia ha preso senza
avvisare minimamente sindacati e dipendenti, e quindi senza affrontare alcun
confronto sul tema.
La stessa questione dell?uso degli agenti per compiti speciali dovrebbe,
secondo i sindacati, essere concertata; anche perchè, spiegano le Rsu del
Broletto, in certi ambiti la provinciale è di «ausilio» alle forze di
polizia tradizionali. E per di più, viene ricordato, servizi come quello del
contrasto della prostituzione richiedono turni di lavoro particolari, che
secondo il contratto nazionale di lavoro dovrebbero essere concordati
proprio con le rappresentanze sindacali.
Proprio le Rsu della Provincia hanno presentato nei mesi scorsi una bozza di
regolamento del corpo, che finora non è mai esistito. È rimasta finora
lettera morta, mentre pare che il Broletto stia studiando un regolamento
«istitutivo», con l?obiettivo di dare innanzitutto un orientamento
«politico» a questa struttura.
Intanto, «le relazioni sono carenti - spiegano le Rsu -, spesso vengono
assunti provvedimenti unilaterali e, in alcuni casi, il sistema messo in
campo dall?amministrazione provinciale rasenta il limite dell?atteggiamento
antisindacale».
p.bal.
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Vibo: al via la caccia al cinghiale
http://www.giornaledicalabria.net/index.php?categoria=VIBO&id=48239&action=m
ostra_primopiano
VIBO VALENTIA. La caccia al cinghiale sarà esercitabile su tutto il
territorio provinciale di Vibo Valentia, senza l?obbligo per i cacciatori di
restare entro i confini dell?Ambito territoriale di Caccia (Atc) nel quale
risulta la propria ?residenza venatoria?. È quanto ha deciso la Giunta
provinciale, su proposta dell?assessore competente, Domenico Dominelli. In
pratica, grazie a questo provvedimento, è possibile esercitare l?attività
venatoria in deroga al Regolamento regionale di attuazione degli Atc, che
altrimenti obbligherebbe i cacciatori a restare nel proprio Ambito
territoriale di Caccia (nella provincia vibonese sono due, VV1 e VV2). Una
norma che in passato ha creato non pochi disagi agli appassionati di questa
disciplina, limitando notevolmente la mobilità dei cacciatori nell?ambito
della stessa provincia. ?In vista dell?approvazione da parte della Regione
del calendario venatorio 2006/2007, varato poi a luglio - spiega
Dominelli -, e d?accordo con le associazioni di categoria, suggerimmo di
inserire nel provvedimento un?esplicita possibilità di deroga al divieto di
mobilità tra gli Atc locali, a patto che questa venisse autorizzata dalle
Giunte provinciali. La nostra istanza fu accolta dalla Regione, che nell?
elaborare il calendario venatorio ha previsto, con riferimento alla caccia
al cinghiale, la possibilità di derogare al divieto in questione?. Si tratta
di un provvedimento molto atteso dai cacciatori interessati a questo tipo di
selvatico, che già preparano le doppiette in vista del 2 ottobre, data di
inizio della caccia al cinghiale, che si chiuderà tre mesi dopo, il 31
dicembre.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it