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NEWS: Giornali Internet 26/09/06



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CACCIA
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ALTIDONA. Cacciatore denunciato dalla Forestale: aveva imbalsamato 230
animali protetti
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060926&ediz=07_MARCHE&npag=42&fil
e=D.xml&type=STANDARD
ALTIDONA. Sono tornati a volare in libertà gli uccelli vivi sequestrati nei
giorni scorsi dalla Forestale, catturati e detenuti illegalmente da un
cacciatore in un casolare nelle campagne di Altidona, dove sono stati
rinvenuti oltre 230 esemplari imbalsamati tra uccelli e rettili protetti
dalla legge sulla caccia e dalla normativa Cites che tutela le specie
minacciate da estinzione. Da mesi gli agenti della Forestale tenevano sott?
occhio l?uomo che si presumeva praticasse la caccia e l?imbalsamazione
illegale di uccelli, fino a quando il Pm Dott. Luigi Ortenzi della Procura
di Fermo ha disposto la perquisizione della residenza e del casolare di
campagna. La sorpresa è stata grande quando è stata scoperta una vera
collezione di animali imbalsamati tra cui anche specie molto rare come: l?
aquila reale, aironi, falchi, poiane, colibri; vi erano addirittura
tartarughe marine e uno storione. Tutti gli animali sarebbero stati
imbalsamati dallo stesso cacciatore, senza la necessaria autorizzazione ad
esercitare l?attività di tassidermista. E? quindi scattato il sequestro di
tutti gli animali imbalsamati per i quali si presume la provenienza
illecita, da parte degli uomini della Stazione Forestale di Fermo in
collaborazione con il Servizio Cites di Macerata.L?anziano cacciatore è
stato denunciato sia per la violazione delle norme sulla detenzione di
esemplari particolarmente protetti o in via di estinzione, sia di quelle in
materia di imbalsamazione; gli è stata inoltre contestata una infrazione per
l?irregolare detenzione di 11 fucili da caccia.
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Guardie e agenti mobilitati. Nel Cremonese e nel Cremasco netto incremento
dei verbali rispetto agli scorsi anni
Caccia, settanta multe in 5 giorni
Colpi esplosi vicino a case e strade la violazionie più frequente
http://www.laprovinciadicremona.it/index.asp?id=6603&sezione=CREMONA&edizion
e=20060926
di Giacomo Guglielmone
Settanta verbali nell?arco di appena cinque giorni. Oltre cento sanzioni in
totale, tenuto conto di quelle elevate prima del via della stagione
(domenica 17 settembre). Il debutto della caccia, quest?anno, coincide con
un sorprendente incremento delle violazioni riscontrate nel Cremonese, nel
Cremasco e nel Casalasco da chi è chiamato a far rispettare le regole:
guardie venatorie volontarie e agenti della Polizia Provinciale. Da un lato
cresce il numero di coloro che non rispettano norme e regolamenti (e questo,
ovviamente, preoccupa parecchio); dall?altro un?attività di controllo che ?
anche grazie all?entrata in vigore, quest?anno, del nuovo Corpo delle
guardie volontarie ? si fa via via più efficace e puntuale. Insomma, gli
uomini guidati dal comandante della Polizia Provinciale Mauro Barborini sono
in grado di garantire interventi rapidissimi in tutti gli ambiti di caccia.
Delle settanta sanzioni, 55 sono state fatte dagli agenti, il resto dalle
guardie volontarie. Quanto alle violazioni più frequenti, in cima all?elenco
ci sono gli spari troppo vicini ad abitazioni e a strade. Talvolta si è
trattato di situazioni di effettivo pericolo. E? il caso di ricordare che,
da regolamento, in prossimità di una casa si può premere il grilletto
soltanto dando le spalle all?edificio e a una distanza di almeno cento metri
da quest?ultimo mentre non si deve mai tenere il fucile armato vicino alle
strade (a meno di 50 metri l?arma deve essere scarica e aperta). Altra
infrazione frequente è la la mancata annotazione, nel libretto in dotazione
ad ogni cacciatore, dei capi fin lì abbattuti. Il perché è presto detto:
così facendo si può continuare a cacciare anche quando si è raggiunto il
limite di capi abbattuti. Altra violazione quella della mancata segnatura
del giorno di caccia, allo scopo di aggirare il limite alle battute di
caccia: non più di tre a settimana. Quanto all?importo delle
contravvenzioni, non c?è proprio da scherzare: si va da un minimo di 30 a un
massimo di 150 euro. Se si analizza la residenza dei cacciatori sanzionati
si nota che una metà risiede in provincia, gli altri fuori. Nelle prossime
settimane l?attività di controllo diventerà ancor più consistente e mirata:
le guardie volontarie potranno mettere in pratica il bagaglio di nozioni
acquisito durante i corsi frequentati nelle scorse settimane.
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Caccia, dietrofront del Consiglio
http://www.corriereromagna.it/
SAN MARINO - Il Consiglio torna sui suoi passi e ripristina i cinque giorni
per la caccia alla fauna migratoria, che nella precedente sessione erano
stati ridotti a tre, scatenando le proteste dei 2.500 cacciatori
sammarinesi. Il consigliere del Psd Federico Pedini Amati ieri ha proposto
un nuovo emendamento per riportare tutto com?era, modifica che il Consiglio
ha approvato con 26 voti a favore, 23 contrari e 4 astenuti.Pedini Amati,
nel presentare all?aula il suo emendamento, chiedeva di considerare il
problema del sovraffollamento conseguente alla riduzione delle giornate, che
avrebbe dunque portato maggiori rischi e minori possibilità di
controllo.Vanessa Muratori, Sinistra unita, che nella scorsa sessione aveva
presentato l?emendamento, poi approvato, per ridurre a tre le giornate, ha
fatto notare l?atteggiamento ?non molto serio del Consiglio, che torna su
una decisione già presa, senza contare che le Marche hanno appena deciso di
ridurre da cinque a tre le giornate di caccia alla selvaggina migratoria: se
è necessario prendere accordi con le altre regioni allora dobbiamo lasciare
tutto così com?è?.E? stata poi l?istanza d?arengo sul Joseph club ad
infiammare nuovamente gli animi in Consiglio: approvata la petizione dei
residenti, che chiedevano sostanzialmente tre cose, di vietare l?attività da
discoteca al locale, ambienti insonorizzati per gli intrattenimenti musicali
e chiusura non oltre la mezzanotte, infine di verificare la conformità delle
opere realizzate con le leggi vigenti. L?orientamento del governo è stato
favorevole, nonostante alcune riserve sulla seconda richiesta. ?Ma il
locale - ha ricordato il segretario all?Industria Masi - è specificato sia
un night club, quindi l?attività da discoteca è esclusa?. Il consigliere di
Noi sammarinesi Marco Arzilli ha però fatto notare come le nuove pubblicità
del Joseph reclamizzino ?hot show? all?interno del locale: ?E? dunque
lecito - si è chiesto - domandarsi esattamente quale tipo di attività si
svolga?.
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dopo l'aviaria si chiede il ritorno dei richiami vivi
http://www.laprovinciadisondrio.it/online/online.asp?SiglaEdizione=SO&Sezion
e=SO_CACCIA&Bassa=si&Pagina=33&IDNotizia=2129684
Bruxelles
lo scorso mese di agosto la commissione europea ha adottato un provvedimento
noto come ?decreto del 18 agosto 2006? che modifica la decisione
2005/734/734/face per quanto concerne alcune misure integrative di riduzione
del rischio di diffusione dell'influenza aviaria. ?intanto - sottolinea il
comunicato stampa anuu dal quale apprendiamo la notizia - già il fatto che
venga richiamato il termine ?aviaria? dovrebbe far rizzare le orecchie agli
addetti del mondo venatorio, termine però che, almeno stavolta, per la
caccia viene evocato in maniera positiva e non nefasta come accaduto
nell'ultimo anno. infatti , questo decreto della commissione europea
introduce modifiche importanti alla precedente decisione del 2005,
particolarmente in relazione alla possibilità di reintrodurre l'utilizzo di
richiami vivi nella caccia da appostamento tramite il nuovo articolo 2 ter,
intitolato ?deroghe? fra tali deroghe, al paragrafo 1, lettera d) è scritto
che ?l'autorità competente può autorizzare ? tra gli altri n.d.r. ? l'uso di
uccelli da richiamo nella caccia agli uccelli? a un duplice fine: o ?per
attirare i volatili selvatici ai fini del campionamento nel quadro di un
programma di indagine degli stati membri sull'influenza aviaria nel pollame
e nei volatili selvatici di cui alla decisione 2005/732 ce (lett. i) oppure
(lett. ii) ?nel rispetto di idonee misure di biosicurezza che comprendono
l'identificazione dei singoli uccelli da richiamo mediante un sistema di
inanellamento; - l'attuazione di sorveglianza specifica per gli uccelli da
richiamo; la registrazione e la comunicazione dello stato sanitario degli
uccelli da richiamo, nonché test di laboratorio per l'influenza aviaria, nel
caso di morte di questi uccelli e alla fine della stagione venatoria di
caccia agli uccelli ? una rigida separazione tra gli uccelli da richiamo e
il pollame domestico e gli altri volatili in cattività; la pulizia e la
disinfezione dei mezzi di trasporto e delle attrezzature utilizzati per il
trasporto degli uccelli da richiamo e per il trasferimento nelle zone in cui
vengono collocati; - limitazioni e controllo degli spostamenti degli uccelli
da richiamo, soprattutto per impedire il contatto con altri copri idrici; -
l'elaborazione e l'attuazione di orientamenti relativi a buone pratiche di
biosicurezza che precisino gli interventi contemplati dal primo al sesto
trattino?. tutto ciò, in buona sostanza, significa che il divieto di
utilizzo di richiami vivi nelle cacce da appostamento non è più assoluto
come in precedenza, bensì che ogni stato membro può derogarvi a condizione
di rispettare i principi summenzionati. nello specifico, come recita il
successivo art. 2 quater, vi è una serie di condizioni di autorizzazione che
devono essere rispettate dal paese membro che voglia avvalersi di tale
regola (la francia l'ha già fatto sin dallo stesso agosto), soprattutto
inerenti una corretta istruttoria sulla valutazione di rischio e una
costante relazione informativa con la commissione ue. interessante, infine,
il dettato dell'art. 2, che recita ?gli stati membri adottano immediatamente
e pubblicano le misure necessarie per conformarsi alla presente decisione.
essi ne informano immediatamente la commissione? e' auspicabile che anche le
autorità sanitarie italiane considerassero seriamente l'opportunità di
reintrodurre l'impiego dei richiami vivi di anseriformi, a suo tempo vietato
dall'ex ministro storace.
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accolto un ricorso sull'utilizzo del collare elettrico c'è la sentenza del
tar del lazio
http://www.laprovinciadisondrio.it/online/online.asp?SiglaEdizione=SO&Sezion
e=SO_CACCIA&Bassa=si&Pagina=33&IDNotizia=2129685
Roma
con sentenza 8614/2006 il tar del lazio ha annullato l'ordinanza del 5
luglio 2005 con la quale il ministero della salute vietò l'utilizzo del
collare elettrico per l'allenamento e l'addestramento dei cani, soprattutto
quelli da caccia.. i giudici hanno così accolto il ricorso delle aziende
canicom e innotek, attive nel settore della commercializzazione di articoli
e accessori per l'educazione animale tra cui, per l'appunto, i collari
elettrici. questo il testo della sentenza emessa dall'organo di giustizia
laziale: «il ricorso delle due aziende ? alle quali è stato riconosciuto di
essere direttamente lese dall'ordinanza ministeriale, trattandosi delle
produttrici del bene di cui era stato imposto il divieto ? è stato accolto
soprattutto perché ? l'ordinanza risulta adottata senza alcuna istruttoria
precisa e senza l'indicazione delle ragioni di necessità e urgenza che sole
giustificano il ricorso al potere esercitato?. considerazioni discese anche
dal fatto evidente che il prodotto colpito esiste in commercio da molti anni
a questa parte e quindi non si comprende per quale tipo di valutazione - a
patto che esista - sia sorta improvvisamente la necessità di impedirne
l'utilizzo. infine, sull'aspetto non di meno rilevante dell'eventuale
pericolosità del collare elettrico, il tar ha precisato che ?non può
ritenersi tale la prevedibile reazione alla scossa elettrica da parte
dell'animale, atteso che si tratta di reazione sempre presente in una
pratica non nuova, anzi seguita da anni, e nemmeno può ritenersi una valida
giustificazione l'interrogazione parlamentare presentata, utile per
segnalare un problema (come di fatto avvenuto n.d.a.), ma non per indicare
la corretta soluzione da dare ad esso alla luce delle norme
dell'ordinamento, profilo che è di competenza dell'amministrazione agente».
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i risultati della caccia di selezione agli ungulati nei comprensori di
tirano, morbegno e chiavenna tanti cervi e camosci, pochi caprioli sui
prelievi ha sicuramente influito la situazione meteorologica non ottimale
http://www.laprovinciadisondrio.it/online/online.asp?SiglaEdizione=SO&Sezion
e=SO_CACCIA&Bassa=si&Pagina=33&IDNotizia=2129686
sondrioil servizio caccia e pesca della provincia di sondrio ha reso noti i
risultati della caccia di selezione agli ungulati nei comprensori alpini di
caccia di tirano, morbegno e chiavenna. dal loro esame si evince che mentre
per il cervo, i prelievi sono abbastanza in linea con quelli dello scorso
anno e con il piano di prelievo elaborato dalla provincia per questa
stagione, per il capriolo (ma è una situazione ormai nota e che si ripete da
qualche anno), i dati disponibili non sono molo incoraggianti. stabili ed in
linea quelli del passato, i dati riferiti al camoscio. sicuramente il tempo
non ha favorito questo tipo di caccia: gran caldo e siccità hanno tenuto
lontani gli ungulati dai loro territori preferiti, rendendo più difficile il
compito dei cacciatori. i dati forniti dall'ufficio caccia coprono il
periodo che va dalle varie aperture fino al giorno 21 settembre.
comprensorio alpino di tirano (settori nord e sud) il prelievo del cervo del
quale sono stati abbattuti 34 capi sui 78 previsti dal piano di prelievo,
hanno riguardato 3 piccoli di 1 anno, 18 maschi e 15 femmine. per la caccia
al camoscio i dati sono: 5 maschi e 8 femmine prelevati su un totale di 16
capi disponibili. per il capriolo nelle due sponde (retica ed orobica) i
risultati sono: 6 maschi e 2 femmine su un totale di 20 capi disponibili.
comprensorio alpino di morbegno (settori n. 3 e 4) il piano prevede 72
esemplari tra piccoli, maschi e femmine. fino al 21 scorso erano stati
prelevati 4 piccoli, 11 maschi 19 femmine. modestissimi i risultati della
caccia la capriolo. infatti nei due settori esaminati, a fronte di una
disponibilità di 17 capi, sono stati prelevati solo 2 maschi. dati
sconfortanti (per i cacciatori) anche per quel che riguarda il camoscio. il
piano di prelievo prevede 54 capi disponibili, quelli prelevati sono: 7
maschi e 4 femmine. comprensorio alpino di chiavenna (settori 1- 2 -3) per
la caccia al cervo i dati sui capi prelevati sono: 3 piccoli di 1 anno, 24
maschi e 24 femmine su una disponibilità totale di 127 capi. anche in questo
comprensorio la caccia la capriolo ?piange? infatti su una disponibilità di
22 capi, ne sono stati prelevati, sempre fino al 21 settembre 11 capi (7
maschi e 4 femmine). buona invece la situazione della caccia la camoscio.
infatti nei tre settori la disponibilità è di 110 capi, di questi sono stati
prelevati 29 maschi e 18 femmine per un totale di 47 capi.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it