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NEWS: Giornali Internet 25/10/06



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CACCIA
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BRACCONAGGIO: DAINO ABBATTUTO DA TRE UOMINI NEL BRESCIANO
Due uomini sono stati denunciati per violazione della legge sull?attività
venatoria e detenzione illegale di armi, mentre continuano le ricerche del
terzo responsabile sfuggito alla cattura
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=4475
25 Ottobre 2006 ? Durante un controllo nell?ambito dell?Operazione
Pettirosso 2006, gli agenti forestali del Nucleo Operativo Antibracconaggio
hanno sorpreso tre persone mentre uccidevano illegalmente un daino di 3-4
anni, in un bosco in località Zovo, nel comune di Pertica Alta (Brescia).
Gli agenti che hanno assistito all?episodio hanno cercato di fermare i tre
uomini, ma due di loro sono riusciti a fuggire mentre il terzo, di appena 21
anni, è stato bloccato. Vedendosi in trappola, il ragazzo ha brandito un
coltello da caccia contro i Forestali che lo hanno immobilizzato e
ammanettato solo dopo una breve colluttazione. Gli agenti hanno poi
proceduto alla perquisizione di una cascina poco distante dal luogo dell?
uccisione dell?animale, dove si nascondeva uno dei due uomini sfuggiti alla
cattura, successivamente identificato come il padre del ragazzo. Nella
struttura sono stati trovati anche 7 fucili e oltre 2000 cartucce, tra cui
alcune di calibro 9 mm Flobert, ritenute illegali per la caccia al daino, ma
non è stata rinvenuta l?arma idonea a tali munizioni. Sia il padre che il
figlio sono stati denunciati per violazione della legge sull?attività
venatoria, detenzione di armi in luogo diverso da quello denunciato, oltre
che per false generalità. Inoltre, il ragazzo è stato anche denunciato per
resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Sono attualmente in corso gli
accertamenti per ritrovare l?arma inquisita e per identificare il terzo
bracconiere.
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BRACCONAGGIO: DENUNCIATO UN UOMO PER USO DI RICHIAMI ILLEGALI NEL COSENTINO
Sequestrati un richiamo meccanico elettromagnetico insieme al fucile e agli
animali uccisi
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=4478
25 Ottobre 2006 ? Durante un controllo del territorio nel comune di Cassano
allo Ionio (Cosenza), gli agenti dei Comandi Stazione Forestale di
Castrovillari, Morano, Laino e San Donato hanno denunciato un bracconiere
per violazione della legge sulla caccia. L?uomo è stato sorpreso mentre
utilizzava un richiamo meccanico a funzionamento elettromagnetico illegale.
I forestali pertanto hanno proceduto al sequestro del richiamo, del fucile e
degli animali uccisi.
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TORBOLE CASAGLIA. Una operazione antibracconaggio nella Bassa in un week end
segnato da ben 13 verbali
Due denunciati per la caccia nel parco
Le guardie volontarie del Wwf li hanno sorpresi con fucili e fonofil nel
bosco didattico
http://www.bresciaoggi.it/storico/20061025/Provincia/Eae.htm
Forse pensavano che quel particolare contesto ambientale giustificasse la
loro presenza, e che tra alberi autoctoni e bacheche per la descrizione
della flora spontanea della Bassa ci fosse posto anche per qualche fucilata.
Così, all?insegna della «tradizione». Avevano torto, e domenica, due
cacciatori all?opera abusivamente nel bosco didattico «Odue» di Torbole
Casaglia, destinato all?osservazione della natura senza fonti di disturbo di
alcun genere, hanno finito per passare un guaio.
Sono infatti stati sorpresi dalle guardie volontarie del nucleo di vigilanza
ambientale del Wwf, composto da numerosi agenti provenienti da tutta Italia
(Brescia compresa, ovviamente) che in queste settimane stanno attuando l?
ennesimo campo antibracconaggio sul nostro territorio provinciale.
Muovendosi quando serve dalle tre valli alla pianura
Gli operatori dell?associazione sono intervenuti sulla base di numerose
segnalazioni arrivate dai cittadini, e hanno raggiunto il parco comunale nel
quale, come testimonia chiaramente la tabellazione esistente lungo il
perimetro, la caccia è assolutamente vietata.
Qui hanno rapidamente sorpreso i due cacciatori-bracconieri, i quali però
hanno tentato la fuga: alla fine, dopo un concitato inseguimento, sono stati
fermati nel centro abitato di Torbole, identificati e denunciati.
Uno dei due, oltre ad aver esercitato l?attività venatoria in regime di
divieto possedeva anche un vietatissimo (ma purtroppo diffusissimo) richiamo
elettromagnetico.
Il parco-bosco didattico di cui stiamo parlando occupa una superficie di
circa 10 mila metri quadrati e si trova in via Gorizia, lungo la strada per
Travagliato. Realizzato tra il ?95 e il 2000 su iniziativa della vecchia
giunta guidata dal sindaco Gianfranco Boldini ospita, dicevamo, specie
botaniche tipiche del territorio e le relative bacheche descrittive.
L?episodio di cui abbiamo riferito è solamente uno dei tanti rilevati negli
ultimi giorni proprio dal nucleo di vigilanza del Wwf. E dal parzialissimo
bilancio dell?associazione emerge una realtà pesante, che ancora una volta
finisce, purtroppo, per confermare il frequente legame diretto esistente,
almeno nel Bresciano, tra l?esercizio legale della caccia e il bracconaggio.
Emblematico in questo senso il dato relativo ai controlli che le guardie del
Wwf hanno effettuato solo nell?ultimo fine settimana. Durante il quale sono
stati sorpresi e denunciati 13 diversi cacciatori tutti in possesso di
richiami elettromagnetici: i famosi e proibiti «fonofil» utilizzati per
attirare e abbattere più facilmente uccelli di ogni specie. Uno dei
verbalizzati, ricordano inoltre gli agenti dell?associazione, era stato
sanzionato solo una settimana prima per il medesimo reato dagli operatori
della polizia provinciale.
E per finire c?è stato spazio anche per il contrasto dell?uccellagione, con
il verbale compilato a Marone a carico del «titolare» di una tesa di
archetti.
In conclusione un appello: il Wwf invita a segnalare anche in forma anonima
la presenza di tese di archetti e reti sfruttando il fax 02-99982917 o la
mail vigilanza at wwf.it.
Paolo Baldi
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Denunciati un artigiano di San Zeno e un 49enne di Poncarale
Cacciavano con richiami vietati Bresciani nei guai in Calabria
http://www.bresciaoggi.it/storico/20061025/Provincia/Fae.htm
Il copione si ripete ormai ad ogni autunno. I cacciatori, ma sarebbe meglio
dire i bracconieri bresciani si riversano nelle oasi naturalistiche del
Meridione per fare incetta di specie protette da piazzare a ristoratori
compiacenti delle valli disposti a spendere centinaia di euro pur di
reperire la materia prima per uno spiedo cucinato come impone una
«tradizione» discussa e discutibile. C?è chi addirittura organizza una
spedizione con fuoristrada dotati di celle frigorifere per conservare le
prede durante il viaggio di ritorno. Ma stavolta la spedizione di un 45enne
di San Zeno è finita prima ancora di cominciare: le guardie del Corpo
forestale lo hanno sorpreso a cacciare sul versante calabrese del Parco del
Pollino, in territorio di Castrovillari.
L?artigiano aveva con se richiami vivi ed elettromagnetici vietati: nel
cassone refrigerante del suo Opel Frontera, c?erano sei esemplari di specie
protette abbattute poco prima. Gli agenti hanno sequestrato il fucile, le
prede e il materiale venatorio prima di denunciare il 45enne alla Procura di
Castrovillari. Stesso provvedimento è stato adottato a carico di un 49enne
di Poncarale sorpreso a Sibari con due fonofil per uccelli vietati dalla
legge. Oltre a questi richiami, il cacciatore della Bassa aveva con se un
fucile calibro venti, 381 cartucce e tre allodole già catturate ed uccise,
una specie non vietata dal calendario venatorio. Anche questo materiale è
stato posto sotto sequestro. Emblematico, a parere delle guardie impegnate
nei controlli sulle zone protette, che a commettere la violazione sia stato
un cacciatore iscritto da anni a un?importante associazione venatoria della
provincia di Brescia.
Di fronte all?ondata di bracconieri che invade ogni anno le riserve, il
Corpo Forestale ha moltiplicato il controllo del territorio nella fascia a
ridosso dei confini del Parco del Pollino per appurare eventuali infrazioni
commesse dai cacciatori. La campagna di controlli e pattugliamento
proseguirà per tutto il periodo del passo coinvolgendo gli uomini in
servizio nelle stazioni di Castrovillari, Morano, San Donato Di Ninea, Laino
Castello e Morano. La prima uscita ha verificato la posizione di circa circa
ottanta cacciatori all?intero di una vasta area: le uniche infrazioni
rilevate riguardano proprio i due bresciani. n.s.
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Regione latitante, doppiette fuorilegge
In Friuli VG rischiano l?arresto i cacciatori che eserciteranno l?attività
nei "siti di interesse comunitario"
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3124385&Luogo
=Nordest&Pagina=NORDEST
Udine
La "Rete Natura 2000" ha intrappolato i cacciatori del Friuli Venezia
Giulia. E oggi chi imbraccerà il fucile per una battuta di caccia in una
delle tante zone classificate Sic (siti di interesse comunitario), Zps (zone
a protezione speciale) e Zsc (zona speciale di conservazione), rischierà una
denuncia penale che prevede l'arresto e un'ammenda. È l'epilogo di una serie
di inadempienze della Regione che non ha, come prescritto dalle direttiva
92/43 dell'Unione Europea, predisposto i piani di gestione di queste aree,
individuate dalla stessa Regione e considerate strategiche per la
conservazione della biodiversità nel nostro continente.
L'atto formale che ha determinato una situazione di virtuale divieto di
caccia in queste zone classificate è la scadenza, il 18 ottobre scorso, del
decreto legge 251/006 sulla fauna selvatica che sostituiva le precedenti
misure di conservazione. Tutte le aree di "Rete Natura 2000" (Sic, Zps e
Zsc, appunto) ricadono quindi nel regime della "Legge quadro sulle aree
protette", la 394 del 1991, che prevede il divieto di "cattura, uccisione,
danneggiamento, disturbo delle specie animali», oltre all'introduzione di
specie estranee, animali e vegetali che possano alterare l'equilibrio
naturale" e "l'introduzione, da parte di privati, di armi, esplosivi e
qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura se non autorizzati".
E non vale nemmeno l'obiezione che queste aree non siano tabellate e
delimitate visibilmente, dal momento che diverse sentenze della Corte
Costituzionale si sono pronunciate sulla sussistenza del reato di caccia in
zona protetta anche in mancanza delle tabelle perimetrali.
Riassumendo: nelle zone classificate di interesse comunitario la caccia è
vietata. Queste zone riguardano tutta la laguna di Grado e Marano (e quindi
anche la pesca è a rischio), il Carso triestino, parte del tarvisiano, della
Carnia, delle Valli del Natisone, i magredi della Meduna e del Cellina e
molti siti sparsi nella pianura. In pratica il meglio del territorio e le
zone più appetibili per i cacciatori. La mancanza dei piani di gestione le
equipara ad aree protette, come i parchi e le riserve regionali, munite
quindi di tutte le limitazioni che riguardano agricoltura, infrastrutture e
altre attività. Solo con l'attuazione di questi piani, che comunque a questo
punto non possono prevedere misure di protezione inferiore a quelle dei
parchi, si potrebbe tornare a cacciare. La stessa cosa vale per quanto
riguarda le altre attività.
L'Unione Europea è particolarmente sensibile alla tutela della biodiversità,
che rappresenta uno dei temi strategici della programmazione dei fondi
agricoli 2007-2013. E l'Italia, anche per il comportamento delle Regioni e
alle molte deroghe concesse in materia, ha pendenti a Bruxelles una ventina
di procedure d'infrazione tra i quali la più grave è la condanna della Corte
di Giustizia europea per non aver rispettato l'obbligo di individuazione di
sufficienti siti protetti come Zps. L'effetto di tutto questo potrebbe
essere il blocco dell'erogazione dei fondi per lo sviluppo rurale e
l'agricoltura per i prossimi sette anni, una cifra che si aggira sugli 8,3
miliardi di euro.
La scadenza del decreto e la mancata redazione dei piani di gestione delle
Zps da parte delle Regioni, a cominciare dal Friuli Venezia Giulia, può
portare a una serie di situazioni paradossali. Oltre al blocco della caccia,
la perdita degli 8,3 miliardi di euro, l'Italia dovrà comunque sottostare
agli obblighi comunitari di "Rete Natura 2000", ma senza alcun fondo
europeo. Come dire il danno e la beffa.
Umberto Sarcinelli
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Caccia, protesta in aula
IL CASO Manifestazione contro la legge regionale che accoglie le restrizioni
imposte dall'Europa. Slitta il dibattito
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=505112&IDCategori
a=584
Genova. Urla e minacce, sala assediata da un folto gruppo di cacciatori,
discussione del disegno di legge per la caccia - che avrebbe dovuto recepire
la direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli selvatici -
rimandato a martedì prossimo. E, nuovamente, la maggioranza che si sgretola
con la Verde Cristina Morelli contro una legge che considera «l'ennesima
forzatura, in riunione di maggioranza ci eravamo lasciati con un richiamo
alla legalità e dopo 24 ore, basta qualche cacciatore a far cambiare idea».
A Morelli, ma anche al diessino Luigi Cola. "Reo", quest'ultimo, di aver
ripreso i cacciatori per gli applausi riservati al capogruppo di An Gianni
Plinio, intervenuto sottolineando «le contraddizioni esistenti in
all'interno della maggioranza di centro sinistra».
Ieri mattina il consiglio è stato sospeso per quasi due ore per l' incontro
tra i capigruppo e i rappresentanti dei cacciatori». Nel pomeriggio
l'assessore all'agricoltura Giancarlo Cassini ha proposto di rinviare la
discussione a martedì prossimo con la presentazione di un nuovo disegno di
legge rispondente alle norme europee. «Le infrazioni europee - ha ricordato
Cassini - portano a pesanti multe e anche al taglio di finanziamenti alle
Regioni».
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Continua lo sciopero delle doppiette
l'assessore Vignudelli nella bufera caccia al cinghiale
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=505274&IDCategori
a=593
Caccia al cinghiale, la polemica continua come lo sciopero delle squadre
numero 60 e 63 del comprensorio H (Calice-Bolano) che domenica, in aperto
contrasto con la politica portata avanti dalla Provincia, hanno fatto tacere
le doppiette. Come spiega il caposquadra Antonio Montanari a nome dei
colleghi cacciatori, «contestiamo che una porzione di territorio dove
esisteva una riserva, sia stato assegnato a una squadra soltanto». Nella
bufera l'assessore provinciale, Marco Vignudelli, accusato di avere gestito
la suddivisione delle zone in modo poco razionale. Lo dimostrerebbero i 1277
ettari di territorio assegnato alla squadra numero 61 di Bolano che conta 32
cacciatori contro i 696 ettari di pertinenza della 63 con 50, in una zona
dove esistono, peraltro, numerose frazioni abitate. «Abbiamo fatto proposte
finalizzate soprattutto alla sicurezza proponendo una divisione di zone già
in passato sperimentate dalla Provincia stessa, in modo particolare lo
spostamento del confine dalla strada provinciale che da Madrignano porta a
Nasso con la mulattiera che porta dal Castello di Madrignano alla Foce di
Cazacchi - scende nei particolari Montanari - L'assessore provinciale ha
dimostrato di non avere idee chiare in quanto, in poco più di venti giorni,
ha fatto approvare dalla giunta tre diverse cartografie. Dovrebbe spiegarci
perché non abbia rispettato le divisioni degli anni precedenti che avevano
avuto il consenso di tutti invece che modificare peraltro quella cartografia
che ha finito per penalizzare la squadra numero 63». Le due formazioni di
cinghialisti in sciopero si rammaricano che la proposta da loro avanzata non
sia stata portata alla discussione con le altre squadre. «Era costruttiva e
tendeva alla formazione delle due zone nel comprensorio H, da sempre
caldeggiate dall'assessore e dal sindaco di Calice», conclude Montanari.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it