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NEWS: Giornali Internet 28/10/06



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CACCIA
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Comunanza, gli agenti della Forestale hanno individuato un bracconiere che
cacciava illecitamente
Organizzava un ?concerto? per attirare i fringuelli
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=EAD7FDB7432D1EA4BE98F5A
31BCA1E29
COMUNANZA - Quello che hanno interrotto era un vero e proprio concerto, ma
in questo caso gli ascoltatori erano dei poveri fringuelli, ignari della
sorte che li attendeva. Gli uomini del Corpo Forestale di Comunanza non
credevano alle loro orecchie, quando, in una zona remota delle colline che
sovrastano il paese, nei pressi di un'appostamento fisso di caccia, si sono
trovati nel bel mezzo di un incredibile cinguettio a dire il vero un po'
anomalo per l'orecchio allenato degli agenti.
Degli altoparlanti, ben occultati nel bosco, collegati a dei richiami
elettromagnetici riproducevano in modo fedele il canto dei fringuelli,
facendo da esca a quelli veri. Richiamati da tale suono, le bestiole si
posavano su punte secche appositamente fissate su alcuni alberi, dove da
sotto, dentro ad un capanno da caccia, il bracconiere li colpiva con un
fucile di piccolo calibro.
Gli agenti del Corpo Forestale che sono intervenuti, hanno provveduto a
sequestrare l'arma da fuoco di tipo sovrapposto corredata da circa 150
cartucce di vario calibro, quattro richiami acustici ed elettromeccanici
completi di altoparlanti cavi elettrici e batterie per l'alimentazione ed
infine sei fringuelli abbattuti. Il bracconiere per i reati commessi, dovrà
risponderne all'Autorità Giudiziaria.
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Assemblea calda a Montecastrilli
Insorgono i cacciatori contro la gestione dei ripopolamenti
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20061028&ediz=06_UMBRIA&npag=58&fil
e=E.xml&type=STANDARD
di PAOLO GRASSI
A Montecastrilli i cacciatori si lamentano. Contestano aspetti della
gestione della caccia, in particolare i ripopolamenti, la Zps di Collesecco
e Dunarobba e la caccia di selezione al cinghiale.
Le critiche sono emerse nei giorni scorsi, in un convegno organizzato
proprio a Montecastrilli dal presidente della locale sezione dell?Enal
caccia Silvano Conti. I dati, diffusi dall?associazione e dal vice
presidente nazionale Augusto Bartoli, parlano della partecipazione di oltre
100 cacciatori appartenenti a tutte le associazioni venatorie. «Assente -
scrive Bartoli in una nota - l?assessore provinciale ternano alla caccia
Gianni Pelini».
La prima critica avanzata è legata al ripopolamento dei fagiani, con l?
immissione in egual numero di maschi e femmine. Secondo quanto si contesta,
«le batterie devono essere costituite da un maschio e tre femmine, ai fini
di una buo na riproduzione della specie».
La maggior parte dei cacciatori è contraria ad aprire la zona di protezione
speciale di Collesecco e Dunarobba. «A seguito di censimenti effettuati -
spiega la nota di Bartoli - risulta presente un buon numero di lepri e
fagiani». Si teme, in sostanza, che con l?apertura di quella zona si
riversino lì parecchi cacciatori, con una conseguente caccia indiscriminata.
Per questo si chiede che l?apertura venga ritardata, almeno fino a quando la
costituenda zona di Farnetta non darà effettivi e concreti risultati.
Per la gestione delle Zps in generale, molti cacciatori hanno auspicato un
ritorno all?affidamento della gestione alle associazioni venatorie ed ai
coordinatori di zona.
Critiche anche alla caccia di selezione al cinghiale, che verrebbe
utilizzata in modo errato e non per evitare i danni alle colture. Si
contestano anche le autorizzazioni a far svolgere prove cinofile nelle zone
di ripopolamento di Collesecco e Dunarobba, essendo già esistenti zone di
addestramento come Valle antica e Torre di picchio, oltre alla zona
recentemente istituita a San Gemini, gestita dal Gruppo cinofilo ternano.
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I problemi della caccia in Umbria
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20061028&ediz=06_UMBRIA&npag=50&fil
e=A.xml&type=STANDARD
di LUCIANO GIANFILIPPI
La sigla, Infs, è conosciuta forse solo dagli addetti ai lavori. Ma i
cacciatori, anche quei 40 mila e più sparsi in tutta l?Umbria, hanno da
tempo capito che Infs vuol dire l?Istituto nazionale della fauna selvatica,
con sede a Ozzano nell?Emilia in via Cà Fornacetta. L?infs rappresenta un?
autorità in grado di far scattare divieti e sospensioni di attività
venatorie, di annullare deroghe alle specie cacciabili, in una parola di
vincolare nel bene e nel male tutta la stagione di caccia.
Qualcosa era già emerso nel decreto sulla caccia di agosto, poi lasciato
decadere. Infatti tra gli articoli del decreto De Castro - Bonino - Pecoraro
Scanio emergeva chiaramente l?intenzione del governo di dare un maggior peso
alle scelte dell?Infs sulla protezione della fauna selvatica in Italia, in
particolare sulle valutazioni di consistenza delle varie specie di uccelli,
mettendo in salvaguardia le specie più a rischio di estinzione.
Una tendenza che aveva suscitato l?allarme fra gli esponenti del ?Comitato
409?, ma anche tra assessore regionale e assessori provinciali, preoccupati
di difendere le rispettive competenze in materia di calendario venatorio e
di programmazione faunistica. E altrettanta preoccupazione usciva anche
dagli Atc di tutta l?Umbria.
Ed è attorno alla questione della funzione e della difesa del ruolo dell?
Osservatorio faunistico regionale che si sta combattendo in sede di Terza
Commissione regionale una battaglia che vede schierati su fronti diversi
consiglieri, cacciatori, ambientalisti e docenti universitari. Dalle
decisioni sull?Oosservatorio faunistico regionale dipende infatti la
soluzione del nodo delle deroghe alle specie caccbiali. Una partita da cui
dipenderà molto del futuro della caccia in Umbria.
Ad aprire le ostilità è stato il consigliere regionale Aldo Tracchegiani,
vicepresidente della Terza Commissione consiliare sulla caccia, che è anche
coordinatore del ?Comitato 409?, denunciando «l'immobilità della Regione
Umbria sulla questione deroghe». Secondo Tracchegiani «è evidente che sulle
deroghe non c'è la volontà politica di arrivare ad una soluzione positiva.
Siamo ormai a fine ottobre, da circa un mese ho presentato la proposta di
legge relativa all'argomento, ma non si arriva alla discussione».
«La caccia in deroga va regolamentata: o attraverso una legge ad hoc come
quella presentata, o attraverso una modifica della legge regionale 14 del
2004, il mezzo dovrebbero deciderlo gli amministratori locali.
Quest'immobilismo dell'assessore e della Giunta non è ulteriormente
tollerabile».
«Non ci sono alibi - sostiene ancora Tracchegiani - nella Regione Veneto ad
esempio dal 19 ottobre i cacciatori praticano l'attività venatoria per la
modica quantità per fringuello, passero e storno. A livello nazionale
abbiamo vinto una battaglia il decreto legge 251 del 16 agosto 2006 è
decaduto. Ora tocca alla Regione fare la sua parte».
Tracchegiani ha chiarito che intende battersi per un ruolo centrale della
Regione per quanto riguarda la raccolta e l?analisi dei dati sulla fauna
regionale. Per questo sostiene la necessità di creare una forte authority,
con docenti di livello universitario, che diventi interlocutore valido per l
?Infs. E Tracchegiani sottolinea anche che bisogna chiedere conto all?Infs
di quanto ha fatto finora, di come ha speso e intende spendere gli ingenti
finanziamenti per la ricerca che ha ottenuto e di quali valutazioni disponga
realmente sulla situazione faunistica in Umbria.
Diversa sulla questione dell?Osservatorio faunistico regionale sembra invece
l?opinione dell?assessore provinciale di Perugia per la programmazione
faunistica, Masimo Buconi. Secondo Buconi la via migliore e più adatta è
quella di rafforzare l?Osservatorio faunistico regionale, magari ampliandone
i membri e le competenze. Ma Buconi ritiene che creare nuovi organismi
accanto a quelli che già esistono possa diventare un elemento di confusione
e di potenziale conflitto di competenze.
Intanto l?assessore Lamberto Bottini ha chiesto un parere all?Infs per la
deroga sulla caccia al fringuello, ha dichiarato ad un recente incontro con
le associazioni dei cacciatori.
Ad esempio su questo argomento, Mario Bartoccini del ?Club Le Torri? di
Perugia sottolinea che attualmente non c?è in pratica prelievo in Umbria per
il fringuello, è ridicolo il limite di prelievo consentito che è in vigore.
E Bartoccini rileva che data la crescita della popolazione del fringuello
nelle campagne umbre si tratta di un problema anche per gli agricoltori, con
la imminente stagione delle semine a novembre.
Sulla questione delle deroghe va ricordato che la Federcaccia Umbra, la
maggiore organizzazione per numero di iscritti in regione, aveva gia a fine
giugno messo le mani avanti con una nota del vicepresidente regionale
Corrado Capaccioni, sostenendo che «non vediamo motivi ostativi affinché le
Province possano emetere anche per l?annata venatoria 2006-2007 gli atti
necessari per il prelievo delle specie storno e passero, nonché della specie
fringuello, ovviamente nelle misure compatibili con le indicazioni delle
direttive europee». Poi arrivò il decreto sulla caccia ai primi di agosto e
adesso a fine ottobre la questione è ancora in sospeso.
Intanto Luciano Rossi, il deputato umbro che ha lanciato l?intergruppo dei
parlamentari appassionati di tiro, caccia e pesca, esponente del ?Comitato
409?, lamenta che dopo la cancellazione del decreto «sulla caccia ci sono
ritardi della Regione». E aggiunge: «Vorrei sapere quali sono i risultati
dei viaggi a Roma dell?assessore Bottini e delle consultazioni a livello
ministerale. La Regione deve fare il proprio compito, in base alle
competenze che ha». Per Rossi adesso «l?Osservatorio faunistico regionale è
tornato in auge, è giusto che l?Osservatorio regionale abbia un peso
maggiore sulle scelte venatorie in base all vocazioni territoriali e alle
esigenze dell?Umbria, rispetto alle valutazioni dell?Infs. Sono molto
critico rispetto alla situazione di incertezza normativa in cui si trovano i
cacciatori umbri, per come si è sviluppata tutta la vicenda del decreto in
estate».
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ALEVAMENTO
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Mangimi e cure 'fai da te': denunce
In Emilia e Lombardia la gang del farmaco, rischi per salute
http://www.ansa.it/main/notizie/awnplus/italia/news/2006-10-28_1281618.html
(ANSA) - REGGIO EMILIA, 28 OTT - Un 'fai da te' del farmaco veterinario e
del mangime medicato ha portato a galla un' attivita' fraudolenta in diversi
allevamenti. Riguardano la Bassa reggiana, la modenese e quella mantovana,
con potenziale quanto grave pericolo per la salute umana. Allevatori senza
scrupoli, secondo i Nas di Parma curavano in famiglia il loro bestiame con
materiale fornito da canali di commercializzazione clandestini e con la
complicita' di compiacenti veterinari privati e farmacisti zootecnici.
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Pomodori contro i macelli
animalisti Bersagliati i politici presenti all'inaugurazione. «No al rito
musulmano, fa soffrire le bestie»
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=505925&IDCategori
a=590
Pomodori contro Giuseppe Pericu, Claudio Montaldo e Mario Margini. È stata
questa la giornata inaugurale dei macelli di Ca' De Pitta, dove si sono
riuniti decine di ambientalisti che hanno protestato lanciando salsa di
pomodoro al sindaco, all'assessore regionale alla sanità e all'assessore
comunale allo sviluppo economico, invitati per l'occasione. La scelta della
salsa è dovuta evidentemente al colore, che ricorda il sangue delle bestie
macellate. Infatti la protesta riguardava, da una parte, la macellazione in
generale e, dall'altra, il metodo della macellazione islamica ed ebraica,
possibile nella struttura grazie alla presenza di una gabbia destinata a
questo scopo. Questo metodo prevede lo sgozzamento degli animali svegli,
(mentre il metodo occidentale richiede il preventivo stordimento
dell'animale), per procurargli un'emorragia e un conseguente stato
confusionale, prima dell'uccisione. Tra i manifestanti erano presenti gli
attivisti della Lav, la lega antivivisezione, che si sono però dissociati
dal lancio della salsa, altri gruppi di animalisti e i Verdi, guidati dal
capogruppo in consiglio regionale Cristina Morelli. «Non possiamo opporci
alla macellazione - ha detto la Morelli - ma non era neanche il caso di
festeggiare l'apertura di un luogo di morte. E siamo inoltre contro la
macellazione rituale, una pratica atroce che provoca grandi sofferenze per
le bestie». La Lav, contesta non solo il metodo rituale, ma il concetto
stesso di macellazione, perché«Chi ama gli animali non li mangia - chiosa
Daniela Filippi, della Lav - ma se proprio la società non può farne a meno,
facciamo soffrire il meno possibile queste bestie». La necessità dello
stordimento è stata sottolineata anche da Gianni Plinio, capogruppo di
Alleanza Nazionale della Regione Liguria, che ha presentato un'interpellanza
all'assessore alla sanità Claudio Montaldo per chiedere se tutti gli
impianti in Liguria, compreso Ca' de Pitta, prevedano lo stordimento prima
di qualsiasi tipo di macellazione. Luigi Ballauti, presidente del consorzio
Mercato Ca' De Pitta, replica le accuse cercando di smorzare sul nascere le
proteste degli animalisti: «Siamo attrezzati per la macellazione rituale, ma
per attivarla dobbiamo ancora richiedere le autorizzazioni ministeriali
necessarie. Anche io rispetto gli animali e quindi, se in futuro useremo il
metodo rituale, farò in modo che ciò avvenga con il preventivo stordimento».
Angelica Giambelluca

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it