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NEWS: Giornali Internet 30/11/06



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CACCIA
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IL CASO/2. Un 67enne di Cazzago aveva scelto la notte per fare una battuta,
intervengono i carabinieri
Spari nel parco, denunciato
A caccia di anatre nel laghetto di un?area verde in un quartiere di Rovato
http://www.bresciaoggi.it/storico/20061130/Provincia/D.htm
A Rovato alcuni spari nella notte, che avevano fatto svegliare mezzo isolato
di via San Donato (strada al centro di un tranquillo quartiere di recente
costruzione), hanno trasformato in preda il cacciatore che aveva scelto il
laghetto tra le case per una partita solitaria di caccia all?anatra.
Verso le 3 di martedì notte alcuni residenti dell?elegante quartiere di
ville e villette, sono stati svegliati da una serie di spari: preoccupati,
data l?ora, hanno telefonato al 112 raccontando quanto succedeva. Il comando
della compagnia dei carabinieri di Chiari in pochi minuti ha inviato a
supporto dei carabinieri di Rovato le vetture in servizio sulle strade della
zona, e attorno alle 3,30 i militari hanno raggiunto via San Donato, dove,
nel buio della notte, hanno intravisto la sagoma di un uomo che si stava
spostando attorno al laghetto con un fucile appoggiato sulla spalla.
Con cautela i Carabinieri hanno circondato l?uomo e blocato l?uomo,
scoprendo, dopo averlo disarmato che si trattava del 67enne G.B., residente
a Cazzago, che aveva deciso di cacciare senza problemi di selvaggina
puntando a colpo sicuro sul laghetto dove le anatre selvatiche sono di casa.
Lo specchio d?acqua, che ha conservato sulle sponde la vegetazione tipica, è
diventato da tempo una sorta di oasi per anatre selvatiche e uccelli
acquatici, che garantiscono la difesa dagli insetti e offrono ai bambini un
ambiente naturale sempre più difficile da trovare.
Il cacciatore, che era giunto da Cazzago con due fucili, un sovrapposto e
una doppietta, era arrivato sul posto attorno alle 3: aveva parcheggiato la
sua vettura e iniziato la caccia convinto di riempire il carniere senza
problemi perché le anatre che vivono a contatto con i residenti si lasciano
avvicinare senza particolare difficoltà. Disarmato dai Carabinieri che, nell
?operazione di accerchiamento avevano trovato un fucile appoggiato ad un
cespuglio, e alcune cartucce esplose, il 67 enne cacciatore ha esibito la
regolare licenza di caccia ma questo non è bastato ad evitare il sequestro
delle due armi, di una decina di cartucce non ancora esplose e l?anatra che
aveva abbattuto. Il cacciatore, dopo il sequestro di fucili, pallottole e
carniere, è stato denunciato dai Carabinieri a piede libero per spari in
luogo pubblico.
g.c.c.
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IL CASO/1. Bilancio della Lipu: riconosciuto il reato di uccellagione
Meno archetti, ma più sep così cambia il bracconaggio
http://www.bresciaoggi.it/storico/20061130/Provincia/C.htm
Ventuno anni di presenza ininterrotta nel Bresciano, a tutela del grande
patrimonio collettivo rappresentato dalla fauna selvatica, sono davvero
tanti per dei volontari. Parliamo del Nucleo antibracconaggio della Lipu
(Lega italiana protezione uccelli); agenti coordinati da Piergiorgio Candela
che anche quest?anno hanno operato sul nostro territorio registrando una
situazione che è migliorata solo in termini relativi.
In sintesi, i tempi in cui in una sola giornata si potevano sequestrare
(senza neppure cercarli troppo) migliaia di archetti sembrano fortunatamente
passati; ma se il numero assoluto delle trappole «tradizionali» è diminuito,
si è notevolmente dilatato l?impiego delle micro tagliole per uccelli, i
«sep», decisamente difficili da individuare quando piazzate e, particolare
importante, vendute regolarmente nei negozi di ferramenta nonostante i
divieti. Evidentemente anche perchè gli organi di vigilanza preposti non
indagano molto su questo mercato clandestino; che ovviamente funziona
rigorosamente «in nero» frodando anche il fisco (oltre a permettere il
saccheggio della fauna).
In effetti, tra gli svariati quintali di trappole rimosse in questa ennesima
stagione dalla Lipu, i «sep», spesso resi quasi invisibili dal parziale
interramento, hanno fatto la parte del leone. E poi c?è il capitolo delle
reti: quelle rimosse dagli agenti dell?associazione, una ottantina,
coprivano complessivamente la distanza di un chilometro.
Infine, come al solito non sono mancati i lacci per la cattura di mammiferi
e le gabbie trappola (per l?uccellagione) di diverse dimensioni. Senza
dimenticare le decine e decine di richiami vivi protetti sequestrati e i
numerosissimi esemplari di avifauna rinvenuti nelle reti e liberati sul
posto.
Secondo la Lipu, la costante opera di controllo e repressione sta dando
finalmente dei risultati anche nel Bresciano; ma esiste uno «zoccolo duro»
molto ben rappresentato. Lo dimostrano gli uccellatori già individuati negli
anni scorsi sorpresi in attività anche in questo autunno, evidentemente
incuranti delle sanzioni penali già subite. E in generale, l?uccellagione,
continua imperterrita. Solo con l?impiego di un minor numero di strumenti di
cattura, e sempre più spesso all?interno di proprietà private.
Quando poi hanno visitato zone poco o nulla frequentate in passato, gli
agenti Lipu hanno scoperto situazioni «d?altri tempi». È per esempio il caso
della Valle di Sarezzo, nella quale in poche ore sono stati sorpresi due
uccellatori e rimosse otto reti e decine di trappole, e che ha riservato
pure la «sorpresa» di una tesa di archetti piazzata in un?area recintata di
pertinenza di un servizio di interesse pubblico.
Alcuni bracconieri sono stati denunciati anche per le pietose condizioni di
detenzione degli uccelli da richiamo, mantenuti in molti casi in gabbiette
invase dagli escrementi, e sempre a proposito di denunce, va registrata la
positiva conclusione di una vicenda giudiziaria.
Parliamo di un cacciatore-bracconiere di Casto che è stato condannato, a
Salò, al pagamento di oltre mille euro di multa dal giudice della sezione
staccata del Tribunale. Nel terreno recintato della sua proprietà, la Lipu
aveva sequestrato decine di archetti, e il magistrato ha deciso di dare
corso al reato di uccellagione, e non a quello, meno grave, di caccia con
mezzi vietati. In questo caso, tra l?altro, il verbalizzato aveva anche
presentato ricorso al decreto penale che lo aveva già raggiunto. Ma il
ricorso è stato rigettato ed è arrivata la condanna.
E la medesima cosa è capitata a numerosi altri bracconieri individuati dalle
guardie della stessa associazione nella precedente stagione: non poche
sentenze esecutive hanno infatti accolto proprio la tesi del reato di
uccellagione (cioè della cattura indiscriminata, senza alcuna capacità di
selezione, degli uccelli selvatici) anche a fronte del sequestro di poche
decine di trappole o di qualche rete, comminando regolarmente sanzioni
superiori ai mille euro.
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Venezia. Intensa giornata del Consiglio regionale che affronta due questioni
chiave
Caccia, il Veneto ha il nuovo piano Rinviato il voto sul distacco di Lamon
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/primapagina/K.htm
Venezia. Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato a maggioranza, con
34 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti, il nuovo piano faunistico
venatorio, che rimarrà in vigore fino al 2012. Il piano, presentato dall?
assessore Elena Donazzan, individua le aree in cui esercitare o vietare l?
attività venatoria, perimetra gli ambiti territoriali di caccia, le oasi di
protezione, le zone di ripopolamento e cattura e stabilisce i centri,
pubblici e privati, di riproduzione della fauna allo stato naturale,
coordinando i sette piani provinciali in un?unica pianificazione regionale.
La sua valenza è paragonabile a quella di un Piano Regolatore Generale che
coniuga l?attività venatoria con le disponibilità e le caratteristiche del
territorio.
Dopo l?approvazione del piano - caccia, il Consiglio ha iniziato a discutere
della richiesta di distacco del Comune bellunese di Lamon per passare alla
confinante regione autonoma del Trentino Alto Adige. Ma dopo circa due ore,
alle 22, venuto a mancare il numero legale, il presidente di turno, Carlo
Alberto Tesserin, ha prima sospeso i lavori per un'ora in attesa di
verificare le reali intenzioni dei diversi gruppi politici e poi, prendendo
atto delle presenze in aula, ha aggiornato a mercoledì 6 dicembre la
prosecuzione del dibattito e il voto. Questa soluzione era stata indicata da
Pettenò, il quale aveva fatto notare l?assenza di tutto ilo gruppo della
Lega e quella dei consiglieri del PNE.
Il dibattito era stato aperto da Bonfante (Ds), che ha illustrato il
significato della questione. Ha fatto seguito il presidente della Regione
Giancarlo Galan, seguito poi dai consiglieri Franco Manzato, Guido Trento,
Gianfranco Bettin, Nicola Atalmi, Pietrangelo Pettenò.
Il presidente Galan, da governatore del Veneto, ha ribadito che il proprio
compito è quello di difendere l'integrità della regione. "Due sono le
questioni - ha proseguito - che ci troviamo di fronte: i problemi della
montagna dove vivere è più difficile e una situazione di oggettivo e
intollerabile privilegio con l aquale le aree di confine si devono
confrontare".
Tre sono le possibili soluzioni al "caso Lamon" che Galan ha prospettato
all'assemblea veneta. La prima: dire sì all'istanza di Lamon: "E' la più
facile, la più demagogica e la più irrealizzabile", ha detto Galan. "La
seconda: interventi per favorire i comuni veneti che confinano con
Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Ma Servirebbe solo a spostare
il confine del privilegio". "La terza: la più difficile, anche da spiegare
ai cittadini, e la più complicata, ma l'unica vera risposta, e cioè il
"federalismo fiscale".
"Il mio preciso dovere di presidente del Veneto- ha concluso Giancarlo
Galan- è difendere l'integrità del bene che mi è stato dato da amministrare.
Ma non è un compito solo mio e della Giunta, ma di tutti i consiglieri
regionali veneti, sia di maggioranza che di opposizione".
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Valsassina sospesa la caccia al camoscio, protestano i cacciatori
Protestano i cacciatori: solo la metà i camosci abbattuti
http://www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=
LE_VALSASS&Bassa=si&Pagina=23&IDNotizia=2219490
Valsassina (m. vas.) dopo la sospensione della caccia al camoscio imposta
dal tar di milano a seguito del ricorso presentato dalla lac (lega anti
caccia) presieduta da sandro lavelli, l'eco delle proteste dei cacciatori
attraversa la valsassina. una prima presa di posizione arriva dal
comprensorio alpino «prealpi lecchesi». «la gestione della fauna e del
territorio ? premette il presidente della commissione tecnica ungulati,
roberto combi ? non può prescindere dalla collaborazione costruttiva tra
istituzioni e associazioni ambientaliste. come condanno il comportamento
estremista di alcuni cacciatori, devo condannare l'estremismo esasperato
verso la caccia ed i cacciatori». il piano della caccia di selezione,
iniziata il 15 ottobre scorso, è stato redatto in base ai censimenti
«prevedendo ? dice combi ? il prelievo nel comprensorio prealpi lecchesi di
91 capi sui 720 censiti». per arrivare a tale piano «sono state seguite
norme ? continua combi ? disposizioni e regolamenti in collaborazione con
l'ufficio caccia della provincia. il piano è poi stato autorizzato
dall'istituto nazionale fauna selvatica come da tempo avviene». a questo
punto della stagione il prelievo è giunto al 50% e contribuisce «alla
regolazione dei capi presenti sul territorio» e grazie alla collaborazione
con l'università di veterinaria di milano si può «monitorare la specie». «il
nostro comprensorio ? ricorda combi ? è preso ad esempio per la gestione e
le iniziative intraprese per mantenere, e se possibile, migliorare
l'ambiente e la fauna selvatica. riteniamo che la sospensione sia un
provvedimento estraneo all'operato del nostro comprensorio». i dati danno
uno sguardo ottimistico sul futuro: parlano di un passaggio dai 300 capi del
1994 ai 720 attuali, tenendo conto dell'epidemia che c'è stata in alcuni
punti del territorio che aveva portato alla chiusura della caccia al
camoscio nel 2002 «su richiesta del cacciatori del settore resegone».
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Raduno alle 19.30 nel piazzale dell?Ortomercato, il corteo si concluderà
davanti al Pirellino in via Dalmazia
Doppiette in «processione» per le deroghe negate
L?assessore Sala: «Mai come adesso è utile unire le forze per ottenere
qualche risultato»
http://www.bresciaoggi.it/storico/20061130/cronaca/Bae.htm
Una legge che non piace e che stasera fa scendere per strada per una
fiaccolata che si concluderà davanti alla sede della Regione Lombardia in
via Dalmazia. Le associazioni dei cacciatori bresciani (Federcaccia, Anuu
migratoristi, Acl, Libera caccia, Arcicaccia, Enal caccia, Cpa, Italcaccia e
Lega difesa caccia) si ritrovano stasera alle 19.30 nel piazzale dell?
Ortomercato di via Orzinuovi per una ?processione? che si concluderà al
Pirellino con la presentazione di un documento unitario: obiettivo della
protesta, ancora una volta, le deroghe non concesse.
Molto indicativo a tal proposto un passaggio del documento che stasera sarà
presentato: «Le associazioni venatorie sollecitano i parlamentari bresciani
affinché non sia varata dal Parlamento una legge punitiva dell?attività
venatoria e in particolare delle nostre tradizioni»; e un altro aspetto
preso in esame dai cacciatori è quello dell?utilità di alcuni tipi di caccia
come quella allo storno, «già cacciato in alcuni paesi dell?Unione Europea a
causa dei danni che produce alle popolazioni agricole», chiedendo
contemporaneamente alla Regione di «rivendicare le competenze in materia di
caccia attraverso la riscrittura della legge regionale 26/93 e di adottare
provvedimenti di deroga attraverso leggi del Consiglio e non atti
amministrativi di Giunta».
Un percorso tortuoso, quello delle legge sulla caccia, come ricordato in una
nota anche dall?assessore provinciale Alessandro Sala: «Il decreto
governativo 251 dell?agosto scorso, non convertito in legge, è diventato
disegno di legge in un testo che più volte in passato abbiamo criticato. C?è
il rischio che diventi legge, e la stessa Regione, la cui disponibilità a
disciplinare le deroghe non è mai venuta meno, si troverebbe di fatto nella
totale impotenza normativa. Mai come adesso - chiude Sala - occorre unire le
forze e mettere in campo iniziative nei confronti delle forze politiche e
delle stesse istituzioni, concertandole opportunamente con le associazioni
agricole il cui sostegno, sempre importante, considero in questo momento
essenziale per ottenere qualche buon risultato».m.mat.
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ALLEVAMENTO
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Clima: Fao, allevamenti bestiame inquinano piu' delle auto
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id={962D64D8-A901-42AA-97FF-0D
78EA265BDA}
MILANO - Gli allevamenti di bestiame generano piu' gas a effetto serra del
settore dei trasporti. Lo afferma la Fao, l'Agenzia Onu per l'Alimentazione
e l'Agricoltura, nel cui studio si legge che gli allevamenti sono fonte del
18% di tutte le emissioni di anidride carbonica legate alle attivita' umane.
E oltre alla CO2 il settore degli allevamenti e' anche responsabile del 65%
delle emissioni di protossido d'azoto, prodotto dal letame, un gas quasi 300
volte piu' pericoloso dell'anidiride carbonica per il riscaldamento globale
del pianeta. Inoltre, secondo la Fao, alla luce dell'aumento delle capacita'
produttive del settore, la situazione e' destinata a peggiorare. (Agr)

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it