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NEWS: Giornali Internet 30/12/06



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CACCIA
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Calendario venatorio, indaga la procura
Ipotesi di abuso d?ufficio per le delibere di giunta, sequestrati documenti
in Regione
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=A32E3EE77F58833D216F5A4
08313062A
ANCONA - Finisce sott?inchiesta il modo con cui la giunta regionale ha
tentato di riaggiustare in extremis il calendario venatorio dopo che il Tar
aveva accolto un ricorso del Wwf contro la preapertura al 2 settembre della
caccia alle specie migratorie. Il pm Paolo Gubinelli, che ha aperto un
fascicolo ipotizzando tra l?altro il reato di abuso d?ufficio, ha fatto
acquisire di recente presso gli uffici della Regione Marche le delibere di
giunta votate all?inizio del settembre scorso e l?intera documentazione
relativa all?istruttoria tecnica predisposta dal servizio Beni e attività
culturali, a cui fa capo anche l?attività venatoria. Ci sono già i primi
indagati, come avviene sempre quando la procura spicca decreti di
acquisizione e sequestro di documenti utili alle indagini, atti che
equivalgono ad avvisi di garanzia.
A sollecitare un accertamento della magistratura penale era stato anche un
esposto presentato il 24 novembre scorso alla procura di Ancona dal
presidente del Wwf Fulco Pratesi, secondo il quale nella manovra
?riparatoria? della Regione potevano ravvisarsi condotte di rilevanza
penale. In particolare l?associazione ambientalista chiedeva di verificare
se fossero o meno leciti alcuni ritocchi introdotti dalle delibere di giunta
969 e 970 del primo settembre (all?indomani della decisione del Tar che
aveva accolto il ricorso del Wwf) sulla pre-apertura e di un?altra
successiva, la 1122, che confermava due giornate aggiuntive di caccia ai
migratori nei mesi di ottobre e novembre. L?esposto del Wwf contestava
l'inclusione dello storno tra le specie cacciabili in deroga senza il
rispetto dei limiti imposti dal parere dell'Infs (l?Istituto nazionale della
fauna selvatica), un?inclusione che avrebbe violato sia l?ordinanza del Tar
del 31 agosto che la più recente normativa sulla caccia. Fuorilegge, secondo
il Wwf, anche l'inclusione della quaglia tra le specie ammesse alla
preapertura e il mancato divieto di caccia, per tutte le specie, nelle zone
di protezione speciale. Quanto alle giornate aggiuntive di caccia ai
migratori, il Wwf ritiene che siano state decise sulla base di un parere
tecnico dell'Osservatorio Epidemiologico della Asur di Urbino di fonte
incerta e comunque contestato dall'Infs per carenza di dati oggettivi di
riferimento.
Nell?esposto del presidente Pratesi si chiedeva di verificare alcune ipotesi
di reato. La mancata esecuzione dolosa del provvedimento del Tar e
addirittura l?abuso d?ufficio nel caso fosse accertato che la violazione
?sia stata compiuta procurando intenzionalmente alla categoria dei
cacciatori un ingiusto vantaggio patrimoniale?. E siccome la selvaggina
appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato, e la Regione ne ha la
disponibilità regolando l?attività venatoria, ci sarebbe anche un?ipotesi di
peculato, come se i responsabili si fossero appropriati di beni pubblici per
destinarli ai cacciatori. L?indagine del pm Gubinelli, affiancato dai suoi
collaboratori della polizia giudiziaria e dal Corpo forestale dello Stato,
sembra procedere su questi binari e ha già mosso alcuni passi ufficiali.
Come l?emissione del decreto in cui si chiede di mettere a disposizione
della procura una serie di documenti, indirizzato ai due funzionari della
Regione che hanno predisposto la pratica, Claudio Fratini e Alessandro
Agostini, mentre ieri il dirigente Raimondo Orsetti escludeva assolutamente
di aver ricevuto avvisi di garanzia. Ma l?indagine si ferma ai livelli
tecnici o potrebbe coinvolgere anche chi ha votato le delibere sott?
inchiesta? Nessun commento ufficiale, ieri, da parte della giunta regionale.
Solo un?indicazione filtrata informalmente: quelle delibere furono votate
chiedendo espressamente allo staff tecnico di non fare forzature rispetto
alle ordinanze del Tar e al parere dell?Infs.
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Trovati in pineta dalla Forestale fucili e trappole
http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1104015&Sectionid=8&Edit
ionid=8
di ENZO BIANCIARDI.
CACCIATORI di frodo all'interno di Castelfusano. La forestale ha rinvenuto
all'interno della pineta, nei pressi della Villa di Plinio, due gabbie
rudimentali utilizzate per catturare dei cinghiali e rivenderli al mercato
nero della carne. Sarebbero un migliaio circa i capi abbattuti nell'area di
Castelfusano nel corso dell'anno, una carneficina remunerativa. Facendo due
conti e considerando che la carne di cinghiale può essere venduta a 15 euro
al chilo e che ogni capo pesa mediamente circa 80 chilogrammi, il giro
d'affari dei contrabbandieri supererebbe il milione di euro l'anno. La
caccia di frodo è stata sempre praticata a Castelfusano e nella vicina
tenuta presidenziale di Castelporziano, ma in questi ultimi tempi ha
registrato un significativo incremento. Gli uomini della forestale hanno
anche rinvenuto due fucili da caccia, nascosti all'interno di un cespuglio
di rovi e poco distanti dal luogo dove è stata ritrovata una delle due
gabbie. I due fucili erano stati sotterrati sotto uno strato di sabbia. Nel
corso del recupero di una delle gabbie, infatti, le guardie forestali hanno
notato tracce di uno scavo recente e rinvenuto una pala in un cespuglio.
Sono così bastati pochi colpi di pala a far emergere le canne dei due
fucili, probabilmente utilizzati dai bracconieri per sicurezza e per difesa,
nel caso in cui uno degli animali fosse scampato alla «gabbia della morte» e
li avesse aggrediti. La prima gabbia era abbastanza rudimentale e realizzata
con una rete di recinzione, utilizzata forse per gli esemplari più piccoli.
L'altra era invece realizzata in ferro, con un pesante pannello per
intrappolare all'interno animali di grossa taglia (i cinghiali raggiungono
anche i 120 chili di peso). Nei pressi delle gabbie sono state individuate
anche tracce di sangue e di animali di grosse dimensioni. Il metodo
utilizzato dai bracconieri per catturare e uccidere i cinghiali è quello di
intrappolarli in gabbie, nelle quali finiscono attirati da un'esca.
L'animale dapprima entra in una sorta di gabbia aperta mangiando del mangime
sparso a terra e una volta raggiunto il punto centrale, dov'è sistemata
l'esca principale, viene azionato un dispositivo che chiude la gabbia
imprigionando il cinghiale. Una volta dentro il cinghiale viene poi ucciso
con delle lance o coltelli innestati su pali. Una sorta di tonnara che
lascia ben poco scampo al cinghiale che viene ferito e lasciato morire
dissanguato. Per la forestale siamo difronte ad uomini ben addestrati, che
sanno cosa devono fare e rischiano pochissimo in relazione ai lauti
guadagni, solo una multa per caccia di frodo.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it